Oro e argento crollano: -5,7% e -10,3% mentre Medio Oriente spinge il petrolio

Seduta da dimenticare per i metalli preziosi: l'oro perde il 5,7% a 4.610 dollari/oz mentre l'argento affonda del 10,3% a 69,6 dollari/oz, la peggior performance in anni per entrambi i metalli. Il doppio colpo arriva dall'escalation militare in Medio Oriente — che spinge il WTI sopra i 97 dollari al barile — e da una Federal Reserve che ha confermato i tassi invariati con toni hawkish, riducendo le aspettative di taglio e rafforzando il dollaro.
Indice dei contenuti
- 1. Sette sedute di calo consecutive: l'oro testa livelli critici
- 2. Argento: crollo da doppia cifra, peggior seduta degli ultimi anni
- 3. Il doppio catalizzatore: Medio Oriente e Fed hawkish
- 4. Implicazioni per gli investitori: opportunità o trappola?
- 5. Petrolio in rialzo: l'unica materia prima che sorride oggi
Sette sedute di calo consecutive: l'oro testa livelli critici
L'oro è in caduta libera da sette sessioni consecutive — la serie negativa più lunga dal 2023 — e oggi accelera al ribasso con una perdita del -5,7%, scendendo da un'apertura di 4.828 dollari/oz fino a un minimo intraday di 4.505 dollari/oz prima di stabilizzarsi intorno a 4.610 dollari. Il confronto con i massimi recenti è impietoso: il 10 marzo il contratto futures sull'oro aveva toccato 5.229 dollari/oz, il che significa che in meno di due settimane il metallo giallo ha bruciato oltre il -11,8% di valore. Il sentiment sul mercato dell'oro, misurato dalla piattaforma EODHD, è passato da un livello decisamente positivo di 0,79 della scorsa settimana a un più neutro 0,56 di oggi — segno che anche gli operatori più ottimisti stanno ridimensionando le aspettative.
Argento: crollo da doppia cifra, peggior seduta degli ultimi anni
Se la performance dell'oro è pesante, quella dell'argento è a dir poco devastante: il metallo bianco segna -10,3% in una sola sessione, passando da una chiusura precedente di 77,6 dollari/oz a un minimo toccato a 65,55 dollari/oz e un prezzo corrente di 69,6 dollari/oz. Si tratta della peggior seduta giornaliera per l'argento in anni, con i volumi di scambio particolarmente elevati (56.267 contratti trattati). Da inizio mese l'argento ha perso terreno in modo progressivo:
- 10 marzo: 89,6 dollari/oz
- 12 marzo: 85,1 dollari/oz
- 18 marzo: 77,6 dollari/oz
- 19 marzo (corrente): 69,6 dollari/oz
Il calo complessivo da inizio mese supera il -22%, una correzione che riporta le quotazioni su livelli non visti da diverse settimane. Il sentiment sull'argento è crollato in territorio fortemente negativo (-0,93), uno dei valori più bassi registrati di recente.
Il doppio catalizzatore: Medio Oriente e Fed hawkish
Due forze si sono combinate per colpire i metalli preziosi in maniera così violenta. Il primo fattore è geopolitico: l'escalation militare in Medio Oriente — con attacchi alle infrastrutture energetiche regionali — ha spinto il greggio WTI sopra i 97 dollari al barile (+0,9% oggi, con un massimo intraday a 99,17 dollari), riaccendendo i timori inflazionistici e riducendo le scommesse su un taglio dei tassi da parte della Fed. Paradossalmente, la guerra che normalmente sostiene l'oro come bene rifugio questa volta sta facendo l'effetto opposto, perché l'impatto inflazionistico del petrolio caro rende più difficile l'allentamento monetario. Il secondo fattore è la Federal Reserve: nella riunione conclusa ieri, il FOMC ha confermato i tassi invariati nel range 3,50%-3,75% con toni marcatamente hawkish, segnalando che l'inflazione rimane sopra target e che non ci sono le condizioni per tagliare a breve. Il dollaro si è rafforzato, rendendo i metalli preziosi — quotati in USD — più cari per gli acquirenti internazionali.
Implicazioni per gli investitori: opportunità o trappola?
Per gli investitori retail italiani esposti ai metalli preziosi — attraverso ETC fisici, ETF o futures — la domanda chiave è se la correzione sia un'opportunità di acquisto o l'inizio di una fase ribassista più strutturata. Gli analisti di New Street Research mantengono un atteggiamento cauto nel breve termine, citando:
- Rischio Fed: finché non arrivano segnali chiari di taglio tassi, il dollaro forte continuerà a pesare sull'oro
- Petrolio e inflazione: il WTI sopra i 95 dollari rimette pressione sui prezzi al consumo, allontanando lo scenario di easing
- Supporto tecnico: area 4.500-4.600 dollari/oz sull'oro rappresenta una zona chiave; una tenuta potrebbe favorire un rimbalzo
Sul fronte positivo, i livelli attuali potrebbero attirare acquisti da parte di banche centrali e investitori istituzionali asiatici, che negli ultimi trimestri hanno aumentato significativamente le riserve auree. Il consensus di medio termine rimane costruttivo sul metallo giallo, con target price che oscillano tra i 5.000 e i 5.500 dollari/oz nell'orizzonte dei 12 mesi.
Petrolio in rialzo: l'unica materia prima che sorride oggi
Mentre oro e argento soffrono, il petrolio WTI guadagna lo 0,9% a 97,15 dollari al barile, toccando un massimo intraday di 99,17 dollari — una soglia che non veniva avvicinata da mesi. L'escalation delle tensioni in Medio Oriente con attacchi alle infrastrutture energetiche regionali è il principale motore del rialzo, che aggiunge pressione inflazionistica globale. Per le società energetiche europee quotate — come ENI (ENI.MI) e TotalEnergies — il contesto è in linea di principio favorevole, ma il rischio geopolitico elevato introduce un elemento di incertezza sulle catene di approvvigionamento. Sul fronte macro, la combinazione di petrolio caro e tassi alti configura uno scenario particolarmente sfidante per i mercati azionari globali, che nella giornata odierna stanno registrando perdite diffuse.
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