Oro e crisi in Iran, cosa c'è dietro l'estrema volatilità dei prezzi?

01/04/2026 14:45
Oro e crisi in Iran, cosa c'è dietro l'estrema volatilità dei prezzi?

Nonostante il forte rialzo iniziale legato al conflitto, l’oro ha subito una correzione significativa, evidenziando i limiti del metallo prezioso come copertura nel breve periodo. Dinamiche di mercato, aspettative sui tassi e tensioni fiscali hanno guidato le vendite, ma il quadro di lungo termine resta legato a fattori strutturali come de-dollarizzazione, rischi geopolitici e fragilità fiscali.

Scopri le soluzioni di investimento

Con tutti i certificate di Orafinanza.it


Perché l'oro ha subito una correzione?

Il prezzo dell’oro è salito nei primi giorni del conflitto, superando i 5.300 dollari il 3 marzo. Da allora ha subito una serie di cali drastici. Il 23 marzo, mentre la guerra entrava nella sua quarta settimana, l’oro era sceso a circa 4.400 dollari, registrando uno dei cali più repentini mai osservati.

L'opinione di James Luke, Senior Portfolio Manager Gold and Commodities di Schroders, è che, nel tempo, l'oro abbia dimostrato di essere un valido strumento di diversificazione del portafoglio e una preziosa copertura contro l'aumento tendenziale a lungo termine delle tensioni geopolitiche e fiscali. Tuttavia, l'oro spesso non è stato una buona copertura geopolitica a breve termine, né una copertura contro significativi stress di mercato.

Schroders rileva tre fattori determinanti a breve termine:

  1. Una reazione istintiva alla minore probabilità di tagli dei tassi. Una probabile carenza di petrolio e gas, innescata dalla chiusura del canale di Hormuz, unita ai danni permanenti inflitti alle infrastrutture energetiche del Golfo, alimenta aspettative di inflazione più elevate che, a loro volta, esercitano pressione sulle banche centrali affinché alzino i tassi di interesse.
  2. L'oro risente delle dinamiche di mercato improntate alla fuga dal rischio. Nell’ultimo anno e oltre, i rendimenti dell'oro sono stati molto positivi. In un periodo di risk off, caratterizzato da forti tensioni sui mercati e da una corsa alla liquidità a breve termine, l'oro può risentirne.
  3. I timori relativi alle tensioni fiscali portano alla vendita dell’oro. Tra questi figurano i timori che i fondi sovrani abbiano liquidato le proprie posizioni per finanziare le richieste di liquidità da parte dei governi, oppure che le banche centrali dei mercati emergenti stiano utilizzando le riserve auree come fonte di liquidità a breve termine per sostenere le valute o far fronte ad altre esigenze, come la spesa per la difesa.

Si è registrato un notevole contrasto tra le forti vendite nei mercati occidentali e una domanda molto più tenace in Cina. Ciò è evidente nel grafico sottostante elaborato da Schroders, che traccia i flussi degli ETF sull'oro fisico per l'Europa e il Nord America rispetto all'Asia dall'inizio del 2025.

Immagine contenuto

Fonte: Schroders, Bloomberg, mostra i flussi cumulativi in miliardi di dollari Usa, media mobile a 7 giorni, 25 marzo 2026

Il bull market dell'oro è quindi giunto al termine?

Un aumento estremo del prezzo del petrolio, secondo Schroders, causerebbe probabilmente danni a tutte le asset class nel brevissimo termine, compreso l'oro. Ma il quadro generale è molto diverso.

Schroders ritiene che il modo per inquadrare il rapporto rischio/rendimento a medio-lungo termine degli investimenti in oro dal punto di vista dell'allocazione degli asset sia chiedersi se il trend di svalutazione (guidato in gran parte da preoccupazioni fiscali) o quello di de-dollarizzazione (guidato in gran parte da preoccupazioni geopolitiche relative all'uso del dollaro come arma e alle tensioni tra Stati Uniti e Cina) siano ormai terminati, a seguito degli attuali eventi in Medio Oriente.

Se la risposta è sì, allora forse il prezzo dell'oro ha raggiunto il picco per questo ciclo. Se la risposta è no, allora questo periodo potrebbe essere visto come un'opportunità di acquisto.

Schroders ritiene che la risposta sia no, per diversi motivi. In primo luogo, il passaggio geopolitico dall'unipolarità statunitense, che ha raggiunto il picco nei primi anni 2000, a una competizione multipolare tra grandi potenze, con una fiducia ridotta nelle istituzioni globalizzate e nelle catene di approvvigionamento, è destinato a continuare nella maggior parte degli scenari, a meno che non si verifichi una vittoria rapida e schiacciante di Stati Uniti e Israele.

In secondo luogo, evidenzia Schroders, gli eventi attuali fanno intravedere sia la prospettiva di una stagflazione sia un aumento degli oneri legati alla spesa per la difesa. Le probabilità di recessione sono in aumento secondo Schroders. La tendenza fiscale all'aumento del debito e del deficit nei paesi del G7 continuerà.

Schroders valuta piuttosto alta la possibilità che la guerra con l'Iran venga vista come il prossimo shock fiscale, così come la probabilità che le prospettive fiscali peggiorino. Infine, anche se la crisi dovesse protrarsi, Schroders si aspetta che, una volta esaurite le vendite impulsive a breve termine, l'oro inizi a rompere la sua correlazione negativa a breve termine con i mercati petroliferi.

L'impatto sui titoli auriferi

Il valore dei titoli auriferi è sceso di circa il 25% dall'inizio della guerra. Come si legge nel report di Schroders, gli investitori temono che l'inflazione dei costi e il calo dei prezzi dell'oro possano erodere in modo significativo i margini di profitto dei produttori di oro. Ancora una volta, c'è una tendenza istintiva a vedere l'attuale shock iraniano come una potenziale replica dello shock energetico ucraino del 2022 che, alla fine, ha contribuito alla sottoperformance dei titoli auriferi rispetto all'oro fisico.

La differenza più grande tra oggi e il 2022, sottolinea Schroders, è il punto di partenza dei margini dei produttori. Su base all-in (costi totali inclusi il capitale di crescita e le imposte in contanti), i margini erano circa dieci volte più alti all'inizio di questo conflitto rispetto a quelli all'inizio della guerra Russia/Ucraina (circa 150 dollari Usa per oncia all'inizio del 2022 contro i 1.800 dollari Usa per oncia di oggi).

L'attuale ampio margine di sicurezza comporta di fatto una significativa riduzione della leva operativa. In altre parole, sintetizza Schroders, i costi possono aumentare molto più rapidamente dei prezzi dell'oro, mentre i margini potrebbero comunque continuare a crescere.

L'opinione di Schroders è che il mercato rialzista dell'oro è destinato a proseguire e che il settore azionario dell'oro continua a presentare numerosi aspetti interessanti.

La Finestra sui Mercati

Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!

Leggi la nostra guida sugli ETF

Obbligazione in sterline al 12,5%

tasso fisso cumulativo e richiamabile

Chi siamo

Orafinanza.it è il sito d'informazione e approfondimento nel mondo della finanza. Una redazione di giornalisti e analisti finanziari propone quotidianamente idee e approfondimenti per accompagnarti nei tuoi investimenti.

Approfondimenti, guide e tutorial ti renderanno un esperto nel settore della finanza permettendoti di gestire al meglio i tuoi investimenti.

Maggiori Informazioni


Feed Rss

Dubbi o domande?

Scrivici un messaggio e ti risponderemo il prima possibile.




Orafinanza.it
è un progetto di Fucina del Tag srl


V.le Monza, 259
20126 Milano
P.IVA 12077140965


Note legali
Privacy
Cookie Policy
Dichiarazione Accessibilità

OraFinanza.it è una testata giornalistica a tema economico e finanziario. Autorizzazione del Tribunale di Milano N. 50 del 07/04/2022

La redazione di OraFinanza.it