Oro: il prezzo scende ancora, ecco perché e le previsioni di ING

25/06/2026 15:15
Oro: il prezzo scende ancora, ecco perché e le previsioni di ING

Dopo un avvio d'anno da record, l'oro ha cambiato improvvisamente direzione. Il rialzo dei rendimenti Usa, il rafforzamento del dollaro e il rallentamento degli acquisti degli investitori hanno frenato il metallo prezioso, costringendo gli analisti a rivedere le stime sui prezzi. Nonostante il quadro di breve periodo si sia complicato, banche centrali e tensioni geopolitiche continuano a sostenere le prospettive di lungo termine, mentre anche l'argento affronta una fase di mercato più impegnativa.

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L'oro fa fatica nonostante le tensioni geopolitiche

Dopo aver raggiunto i massimi storici all'inizio di quest'anno, i prezzi dell'oro sono crollati bruscamente, portando il metallo giallo in territorio negativo nel 2026. Come si legge nel commento di Ewa Manthey, Commodities Strategist di ING, l'aumento dei rendimenti dei Treasury Usa, il rafforzamento del dollaro, e una domanda ridotta, hanno pesato sul mercato, costringendo gli investitori a rivalutare i fattori che hanno guidato il rally.

Il sell-off dell'oro può apparire sorprendente, data la persistente incertezza geopolitica e gli acquisti ininterrotti da parte delle banche centrali. Tuttavia, la debolezza del metallo giallo evidenzia quanto i mercati abbiano spostato la loro attenzione dalla domanda di beni rifugio alle implicazioni derivanti da tassi di interesse più elevati e condizioni finanziarie più restrittive.

Pur rimanendo ottimisti sull'oro nel medio termine, chiarisce Manthey, il contesto a breve termine si è fatto più complicato. Di conseguenza, ING ha rivisto al ribasso le sue previsioni sul prezzo dell'oro.

L'oro fa fatica nonostante le tensioni geopolitiche

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ING abbassa le previsioni per il 2026

Rendimenti più elevati, un dollaro più forte e una domanda di ETF più debole probabilmente peseranno sull'oro più a lungo di quanto ING aveva previsto in precedenza.

In seguito agli sviluppi delle scorse settimane, ING prevede che il prezzo medio dell'oro si attesti a 4.300 dollari l'oncia nel terzo trimestre del 2026 e a 4.600 dollari l'oncia nel quarto trimestre, in calo rispetto alle nostre precedenti previsioni di 4.850 dollari l'oncia e 5.000 dollari l'oncia, rispettivamente.

Con la svolta restrittiva della Fed, i mercati sono sempre più preoccupati che i tassi di interesse possano rimanere elevati a lungo, mentre l’economista di ING James Knightley, che osserva da vicino gli Usa, continua a prevedere che la Federal Reserve manterrà i tassi invariati. Ad ogni modo, i rendimenti elevati e un dollaro forte probabilmente continueranno a rappresentare un ostacolo per l'oro nel breve termine.

La domanda di ETF si è indebolita

Gli investitori in ETF sono stati una forza trainante del rally dell'oro all'inizio dell'anno, spiega Manthey, contribuendo a spingere la quantità di metallo giallo detenuta dagli ETF al livello più alto dal 2022.

Tuttavia, a marzo il sentiment è cambiato bruscamente, dato che gli investitori hanno rivalutato le prospettive della politica monetaria statunitense. L'aumento dei rendimenti e il rafforzamento del dollaro hanno innescato prese di profitto, soprattutto tra gli investitori nordamericani, portando a un’inversione dei flussi che fino a quel momento avevano sostenuto gli acquisti di oro da parte degli ETF.

La quantità di oro detenuta dagli ETF a livello globale oggi è minore di circa l'1,5% rispetto all'inizio dell'anno. Sebbene i recenti afflussi suggeriscano un possibile rallentamento delle vendite, secondo Manthey è probabile che la domanda di ETF rimanga meno sostenuta rispetto al 2025.

Gli acquisti di ETF sull'oro rallentano

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Le banche centrali continuano comprare oro

Sebbene la domanda degli investitori si sia indebolita, gli acquisti da parte delle banche centrali rimangono un pilastro fondamentale del supporto all’oro.

Nel primo trimestre del 2026, evidenzia Manthey, le banche centrali e le istituzioni ufficiali hanno aggiunto circa 244 tonnellate d'oro alle proprie riserve. La Polonia si è confermata tra i maggiori acquirenti, mentre la Cina ha esteso a 19 mesi consecutivi la sua serie di acquisti d'oro. Anche diverse altre banche centrali dei mercati emergenti hanno continuato a incrementare le loro riserve.

Anche le prospettive a lungo termine per la domanda istituzionale rimangono positive. Secondo l'ultimo sondaggio del World Gold Council, l'84% delle banche centrali prevede che l'oro rappresenterà una quota maggiore delle riserve globali nei prossimi cinque anni, mentre quasi il 90% si aspetta un aumento delle riserve auree pubbliche nei prossimi 12 mesi.

Le banche centrali prevedono di aumentare le riserve di oro

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La prospettiva di ING a lungo termine rimane intatta

La recente correzione, secondo Manthey, è stata determinata principalmente da fattori macroeconomici ciclici sfavorevoli piuttosto che da un deterioramento dei fondamentali strutturali dell'oro.

La domanda da parte delle banche centrali rimane robusta, la diversificazione delle riserve continua e i rischi geopolitici restano elevati. Tuttavia, i rendimenti più alti e la minore domanda da parte degli investitori si stanno rivelando ostacoli più significativi di quanto previsto da ING in precedenza.

La correzione dell'oro ha portato ING a rivedere le proprie previsioni, ma non la sua visione generale del mercato. ING continua a credere che i fattori strutturali a sostegno dell'oro rimangano intatti. Tuttavia, la ripresa sarà probabilmente più lenta e volatile di quanto previsto da ING in precedenza.

Anche le prospettive dell’argento si sono indebolite

ING ha rivisto al ribasso anche le sue previsioni sul prezzo dell'argento. Sebbene si preveda che il mercato dell'argento rimanga in deficit, alcuni dei principali fattori trainanti della domanda stanno perdendo slancio. La crescita della domanda di energia solare sta rallentando. Inoltre, il riuso dell’argento e la sua sostituzione con altri metalli stanno riducendo la necessità di nuovo argento per ciascun pannello.

Allo stesso tempo, rendimenti più elevati, un dollaro più forte e una domanda degli investitori più debole stanno pesando sui metalli preziosi in generale. In questo contesto ING prevede che l'argento si attesti in media a 68 dollari l'oncia nel terzo trimestre del 2026 e a 74 dollari l'oncia nel quarto trimestre, in calo rispetto alle sue precedenti previsioni di 79 dollari l'oncia e 84 dollari l'oncia, rispettivamente. Nonostante la revisione al ribasso, ING continua ad aspettarsi che l'argento faccia leggermente meglio dell'oro, sostenuto dai persistenti deficit di mercato e dall’ampia tendenza all'elettrificazione.

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