Oro sotto quota 5 mila dollari: è la prima volta da febbraio

Oro sotto quota 5 mila dollari: è la prima volta da febbraio

Le quotazioni del bene rifugio per eccellenza continuano a essere influenzati dalle prospettive di una politica monetaria più restrittiva di quanto precedentemente attesa, con il conflitto in Medio Oriente che porta con sé nuovi timori inflazionistici.

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Prezzi dell’oro in calo

Quotazioni dell’oro ai minimi da due mesi sui timori che la Federal Reserve potrebbe allungare i tempi per il tanto atteso nuovo allentamento della sua politica monetaria.

Stamattina il prezzo spot del metallo giallo oscillava intorno quota 5 mila dollari l’oncia, scivolando fino a 4.967 dollari, livello che non vedeva da febbraio, dopo aver concluso venerdì scorso la sua seconda settimana di vendite, con un calo del 3%.

Resta ancora positivo l’andamento dell’oro in questo 2026, con una performance che vede i prezzi in crescita del 14%.

L’impatto del conflitto in Medio Oriente

Le quotazioni restano ancora condizionate dalla guerra in Medio Oriente, ormai entrata nella sua terza settimana, poiché la domanda di beni rifugio è stata in gran parte oscurata dai timori di tassi di interesse elevati a lungo termine a causa degli shock inflazionistici derivanti dalla guerra con l'Iran.

L'ipotesi di costi di finanziamento più elevati, infatti, continua ad aumentare l'attrattiva del dollaro e a scoraggiare gli acquisti di metalli preziosi. L'aumento dei tassi pesa in genere sui metalli preziosi, in quanto quest’ultimi non generano interessi.

La cautela prevale anche in vista della riunione della Federal Reserve in agenda questa settimana (17 e 18 marzo), che dovrebbe lasciare i tassi d'interesse invariati. Le scommesse sulla conferma dei tassi sono state alimentate principalmente dalla crescente incertezza sulle prospettive dell'economia statunitense causata dalla guerra con l'Iran e dalla resilienza dell'inflazione USA, costantemente sopra l'obiettivo della Fed (2%).

Sempre bene rifugio

L'oro ha "preso una pausa" dall'inizio del conflitto, "poiché le preoccupazioni per un'inflazione prolungata e tassi d'interesse elevati per un periodo prolungato hanno oscurato la domanda di beni rifugio", sottolinea Manav Modi, analista di materie prime presso Motilal Oswal Financial Services Ltd.

Malgrado le crescenti incertezze, gli analisti di ANZ hanno osservato che la giustificazione di base per l'oro, come bene rifugio contro l'incertezza geopolitica, rimane valida. “Sebbene la spinta rialzista si sia arrestata, il metallo ha comunque realizzato una crescita a doppia cifra quest'anno e le preoccupazioni per la stagflazione, una combinazione di crescita più lenta e inflazione elevata, potrebbero spingere gli investitori verso l'oro come migliore riserva di valore nel lungo termine”, scrivono dal broker.

Il metallo potrebbe anche trovare sostegno nel lungo periodo, poiché la guerra "erode la fiducia negli Stati Uniti sia tra gli avversari che, sempre più spesso, tra gli alleati", prevede Kyle Rodda, analista di Capital.com, sebbene gli effetti positivi potrebbero essere limitati se le banche centrali dovessero aumentare i tassi in modo aggressivo per contenere l'inflazione.

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