Pechino corre in soccorso della Borsa: acquisti pubblici e freno alle vendite

Secondo Bloomberg, le autorità cinesi hanno avviato una serie di interventi per arrestare la caduta del mercato azionario. Mobilitati i fondi statali, mentre alle grandi compagnie assicurative sarebbe stato chiesto di limitare le vendite. Sullo sfondo, i timori per le valutazioni dei titoli tecnologici e il rallentamento dell'economia
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Pechino mobilita gli investitori istituzionali
La Cina prova a fermare la discesa della Borsa. Secondo quanto riferisce Bloomberg, citando fonti a conoscenza delle discussioni riservate, le autorità finanziarie di Pechino hanno avviato un'azione coordinata per sostenere le quotazioni azionarie, incoraggiando gli acquisti da parte di società e fondi statali e cercando contemporaneamente di limitare le vendite dei grandi investitori istituzionali.
L'iniziativa sarebbe stata discussa giovedì 15 ottobre nel corso di una riunione delle autorità di vigilanza finanziaria. Non si tratta, almeno per il momento, di un piano annunciato ufficialmente: Bloomberg precisa che le informazioni provengono da persone informate sui colloqui e che le autorità cinesi non hanno fornito commenti immediati.
L'obiettivo è impedire che le vendite alimentino ulteriori ribassi, innescando una spirale capace di compromettere la fiducia degli investitori.
Alle assicurazioni l'invito a non vendere in perdita
Uno degli aspetti più significativi dell'intervento riguarda le grandi compagnie assicurative, che gestiscono ingenti patrimoni investiti anche sul mercato azionario.
Secondo Bloomberg, le autorità avrebbero chiesto ad alcuni importanti gruppi assicurativi di comunicare l'entità delle proprie partecipazioni azionarie, evitare di liquidare posizioni in perdita e orientare le decisioni di investimento in modo coerente con gli obiettivi generali della politica economica.
È un esempio della cosiddetta window guidance, una pratica attraverso la quale le autorità cinesi indirizzano informalmente le scelte degli operatori finanziari, senza necessariamente ricorrere a provvedimenti normativi.
Contemporaneamente sarebbe arrivata una richiesta di accelerare gli acquisti rivolta alla cosiddetta national team, l'insieme di fondi e istituzioni finanziarie sostenuti dallo Stato che Pechino mobilita nei momenti di particolare tensione sui mercati.
Già 2,8 miliardi di dollari su un ETF
Qualche segnale concreto dell'intervento sarebbe già visibile negli scambi. Giovedì, nella parte finale della seduta, Bloomberg ha rilevato un'accelerazione degli acquisti su alcuni ETF tradizionalmente utilizzati nelle operazioni di sostegno pubblico.
Uno di questi strumenti, collegato all'indice CSI 300, ha registrato afflussi giornalieri record per 18,8 miliardi di yuan, equivalenti a circa 2,8 miliardi di dollari.
Il dato è particolarmente significativo perché suggerisce che gli acquisti potrebbero essere già cominciati, anche se non costituisce di per sé una conferma ufficiale dell'intervento statale.
Venerdì mattina le azioni cinesi hanno inizialmente recuperato terreno, salvo poi restituire parte dei guadagni. Il bilancio resta pesante: l'indice di riferimento del mercato azionario cinese CSI 300 ha perso l’11,6% dall'inizio dell'anno con un calo del 3,1% nell’ultima settimana. Giovedì l’indice ha chiuso sui minimi dall'agosto 2025. Ancora più marcata la correzione dei titoli orientati alla crescita: l'indice ChiNext, fortemente esposto alla tecnologia, ha ceduto il 9% nell'ultima settimana e oltre il 13% da gennaio.
La crisi dell'AI contagia anche la Cina
La debolezza della Borsa cinese si inserisce in una correzione internazionale dei titoli tecnologici, dopo mesi in cui l'entusiasmo per l'intelligenza artificiale aveva sostenuto le quotazioni.
Gli investitori stanno rivalutando la sostenibilità degli investimenti miliardari nelle infrastrutture AI e la capacità delle aziende di trasformare quelle spese in profitti. Le vendite hanno investito anche altri mercati asiatici: giovedì il Kospi sudcoreano ha perso oltre il 7%, mentre il Nikkei giapponese è arretrato di quasi il 5%.
A Wall Street, tuttavia, nella seduta di giovedì sono tornati i compratori. L'S&P 500 ha interrotto una serie di tre ribassi consecutivi, mentre si sono attenuate le vendite sui produttori di semiconduttori.
A favorire il recupero sono intervenute anche le dichiarazioni del numero uno di Nvidia, Jensen Huang, in difesa della solidità finanziaria di CoreWeave, importante cliente e società partecipata dal gruppo. I timori sull'indebitamento dell'operatore di data center avevano contribuito ad alimentare le tensioni sul settore.
Per Pechino il problema va oltre la Borsa
La fragilità del mercato azionario cinese non dipende soltanto dalle turbolenze internazionali. L'economia continua a confrontarsi con una domanda interna debole, investimenti privati insufficienti e una crisi immobiliare che si prolunga ormai da anni.
Nel secondo trimestre la crescita ha rallentato più delle attese, raggiungendo il ritmo più debole da oltre tre anni. Lunedì 19 ottobre sono attesi i dati sul Pil del terzo trimestre, un appuntamento importante per valutare se saranno necessari ulteriori interventi di sostegno all'economia.
Già all'inizio del mese le autorità di vigilanza avevano annunciato l'intenzione di rafforzare i meccanismi di stabilizzazione del mercato, favorire l'afflusso di capitali istituzionali di lungo periodo e incoraggiare le società quotate ad aumentare dividendi e riacquisti di azioni proprie.
Le indiscrezioni raccolte da Bloomberg indicano che Pechino potrebbe ora essere passata dalle dichiarazioni ai fatti.
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