Perché i titoli del quantum computing fanno impazzire Wall Street

Barron’s accende i riflettori su un settore ancora privo di veri vincitori industriali. IonQ cresce, Rigetti accelera, IBM resta il gigante più credibile. Secondo Barclays, il vantaggio quantistico potrebbe arrivare entro il 2027. Intanto le quotazioni corrono molto più velocemente dei ricavi.
Indice dei contenuti
- 1. Tra euforia e realtà, la corsa dei titoli più speculativi di Wall Street
- 2. Un settore dominato più dalla narrativa che dai fondamentali
- 3. La scommessa: il “vantaggio quantistico” entro pochi anni
- 4. IonQ punta a diventare la “Nvidia del quantum”
- 5. Rigetti e D-Wave cercano il salto industriale
- 6. IBM resta il gigante più credibile
Tra euforia e realtà, la corsa dei titoli più speculativi di Wall Street
Le azioni delle società legate ai computer quantistici registrano oscillazioni quotidiane impressionanti, alimentate da un misto di entusiasmo tecnologico, aspettative industriali e forte appetito per il rischio. A riportare il tema sotto i riflettori è un articolo di approfondimento pubblicato da Barron's, che prova a fare ordine in un comparto ancora difficile da valutare con i parametri tradizionali della finanza.
La promessa della tecnologia quantistica è enorme. I computer quantistici, sfruttando i principi della meccanica quantistica, potrebbero in teoria esplorare simultaneamente un numero gigantesco di soluzioni possibili, superando di molto le capacità dei computer tradizionali in campi come la ricerca farmaceutica, la scoperta di nuovi materiali, l’ottimizzazione logistica o la crittografia.
Il problema è che, almeno per ora, il settore resta in una fase pionieristica. Le aziende specializzate non generano utili, consumano molta cassa per finanziare ricerca e sviluppo e devono ancora dimostrare di poter costruire macchine sufficientemente affidabili, stabili e soprattutto commercialmente utili.
Un settore dominato più dalla narrativa che dai fondamentali
L’andamento di borsa delle società quantistiche racconta bene l’incertezza che circonda il comparto.
Negli ultimi dodici mesi D-Wave Quantum ha più che triplicato il proprio valore in borsa, mentre Rigetti Computing è salita di circa il 45%. Molto più contenuta invece la performance di IonQ, poco sopra il 7%, mentre Quantum Computing Inc. ha addirittura perso terreno.
Differenze così marcate suggeriscono che il mercato stia premiando soprattutto singole storie aziendali, più che una vera dinamica industriale comune.
Anche le valutazioni riflettono il carattere altamente speculativo del settore. Secondo Barron’s, società come Rigetti o D-Wave trattano a multipli di fatturato estremamente elevati, livelli che ricordano le fasi più euforiche della bolla Internet. In pratica gli investitori stanno pagando oggi risultati economici che forse arriveranno soltanto tra molti anni — ammesso che arrivino davvero.
Molto diversa la situazione di IBM, che pur essendo uno dei protagonisti storici della ricerca quantistica mantiene multipli decisamente più moderati grazie alla solidità del business tradizionale.
La scommessa: il “vantaggio quantistico” entro pochi anni
Nonostante tutte le incertezze, il mercato continua a credere che il quantum computing possa avvicinarsi a un punto di svolta.
Secondo gli analisti di Barclays, i sistemi quantistici potrebbero dimostrare una superiorità concreta rispetto ai computer tradizionali già entro il 2027, purché riescano a superare gli enormi problemi tecnici ancora aperti, primo fra tutti quello della correzione degli errori.
Le stime di McKinsey & Company parlano invece di un mercato potenziale compreso fra 43 e 72 miliardi di dollari entro il 2035.
Numeri sufficienti per attirare capitali speculativi, anche se il percorso industriale appare tutt’altro che lineare.
IonQ punta a diventare la “Nvidia del quantum”
Fra le società quotate, IonQ è spesso considerata il nome più rappresentativo del settore.
L’amministratore delegato Niccolo de Masi ha definito la società una possibile “Nvidia del quantum”, evocando il paragone con il colosso che ha dominato il boom dell’intelligenza artificiale.
IonQ è stata la prima società quantistica quotata a superare i 100 milioni di dollari di ricavi annuali secondo i principi contabili tradizionali americani. Negli ultimi risultati trimestrali il gruppo ha mostrato perdite inferiori alle attese e soprattutto una forte crescita del portafoglio ordini, elemento che il mercato interpreta come segnale di crescente interesse commerciale.
Rigetti e D-Wave cercano il salto industriale
Anche Rigetti sta tentando di trasformarsi da laboratorio di ricerca a vero produttore di sistemi commerciali.
Ad aprile la società ha presentato il suo più grande computer quantistico finora sviluppato, pur rallentando temporaneamente il ritmo di espansione per migliorare affidabilità e stabilità della tecnologia.
Rigetti cerca inoltre di ridurre la dipendenza dai contratti pubblici americani di ricerca, aumentando la vendita diretta di processori quantistici. Negli ultimi mesi ha annunciato forniture sia a un’università canadese sia a un istituto di ricerca indiano.
D-Wave invece ha costruito la propria specializzazione sui sistemi di “quantum annealing”, utilizzati soprattutto per problemi di ottimizzazione industriale. La società punta però ora anche sui computer quantistici “gate model”, considerati più versatili e potenzialmente più potenti.
IBM resta il gigante più credibile
In un settore dominato da piccole società altamente speculative, IBM continua a rappresentare il volto più rassicurante del quantum computing.
Il gruppo americano offre già accesso cloud ai propri sistemi quantistici e sviluppa Qiskit, una delle piattaforme software open source più utilizzate dagli sviluppatori che lavorano nel settore.
Recentemente IBM ha attirato l’attenzione degli investitori annunciando una roadmap che punta alla realizzazione di un computer quantistico “fault tolerant”, cioè in grado di correggere autonomamente gli errori, entro il 2029.
È probabilmente proprio questo il nodo centrale dell’intero settore: trasformare esperimenti ancora fragili e instabili in macchine realmente affidabili.
Fino a quando questo obiettivo non sarà raggiunto, il quantum computing resterà soprattutto una gigantesca scommessa sul futuro. E come tutte le grandi scommesse tecnologiche, promette rendimenti straordinari ma anche rischi molto elevati.
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