Perché il balzo del petrolio non trascina più Tesla

Perché il balzo del petrolio non trascina più Tesla

Il legame tra greggio e azioni della società di Musk si è spezzato dopo che negli Usa il gap di costo tra benzina ed elettricità si è dimezzato. Ma soprattutto crollano le vendite di auto elettriche in Cina. Il mercato continua a valutare Tesla come un’azienda di intelligenza artificiale

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La chiusura di lunedì 2 marzo: titolo poco mosso

C’era un tempo in cui un balzo del petrolio si traduceva quasi automaticamente in un rialzo delle azioni Tesla. Quel tempo sembra finito. Lunedì 2 marzo, con il greggio statunitense Wti salito del 6,9% (71,61 dollari al barile) dopo l’avvio di operazioni militari di Usa e Israele contro l’Iran, il titolo Tesla ha chiuso con un modesto +0,2% a 403,32 dollari. Insomma, un andamento sostanzialmente in linea con gli indici principali di Wall Street (S&P 500 piatto, Dow Jones -0,2%).

Come osserva Barron’s, in passato rincari della benzina spingevano i consumatori americani verso le auto elettriche, sostenendo indirettamente il titolo. Oggi il legame appare molto più debole.

Negli Usa il vantaggio economico dell’elettrico si è ridotto

Negli Stati Uniti, a parità di condizioni, l’elettricità domestica resta più conveniente della benzina: oggi servono circa 10 dollari di ricarica per percorrere 250 miglia con una Model Y, contro circa 25 dollari di carburante per un’auto tradizionale equivalente. Ma il differenziale si è assottigliato.

Dal picco del 2022, i prezzi della benzina sono scesi di circa il 40%, mentre le tariffe elettriche per le utenze domestiche sono salite di circa il 30%. Se tre anni fa il vantaggio dell’elettrico poteva arrivare a 30 dollari su 250 miglia, oggi il gap è attorno ai 15 dollari. Un incentivo dimezzato.

Inoltre, la penetrazione dell’elettrico è ormai più elevata rispetto al passato: nel 2025 negli Usa sono state vendute circa 1,3 milioni di auto elettriche, pari all’8% delle immatricolazioni. Il “trade” petrolio-su, Tesla-su non è più così lineare.

La Cina rallenta: numeri in rosso per quasi tutti

Il vero punto critico è però la Cina, primo mercato mondiale per auto elettriche e pari al 22% dei ricavi Tesla nel 2025. Qui i dati di febbraio diffusi e riportati da Barron’s mostrano un indebolimento generalizzato.

BYD ha consegnato 187.782 vetture passeggeri, in calo del 41% su base annua; le sole elettriche pure sono state 79.539 (-36%). XPeng ha consegnato 15.256 auto (-50%), Li Auto 26.421 (-5%). Solo Nio ha segnato un progresso, con 20.797 consegne (+57%).

Nel complesso, Nio, Li e XPeng hanno totalizzato 62.474 unità, in calo del 10,6% rispetto a un anno prima: la peggiore performance combinata da gennaio 2023.

Anche Tesla non è immune: nel 2025 ha venduto in Cina circa 631.000 auto, in calo del 4% sull’anno precedente, primo arretramento annuale nel Paese. A livello globale le consegne sono scese a circa 1,6 milioni (-9%), secondo calo consecutivo.

In Europa segnali di recupero per Tesla, ma quota in discesa

Il mese di febbraio ha mostrato segnali di stabilizzazione per le vendite di Tesla in alcuni mercati europei: +55% immatricolazioni in Francia, più che raddoppiate in Portogallo, +74% in Spagna, +32% in Norvegia, +14% in Belgio. Tuttavia cali significativi si sono registrati in Olanda (-45%), Danimarca (-18%) e Italia (-7%).

Nel 2025 le vendite europee erano scese del 27%, con quota di mercato nell’Unione Europea, Regno Unito ed EFTA allo 0,8% in gennaio, contro l’1% di un anno prima e ben lontana dal 2,9% del 2023.

Tesla è sempre più una scommessa sull’AI

Nonostante due anni consecutivi di calo delle vendite globali, il titolo Tesla è salito del 41% negli ultimi dodici mesi. Il mercato guarda oltre l’auto e valuta Tesla come una piattaforma di intelligenza artificiale applicata alla mobilità e alla robotica.

Nel giugno scorso è stato lanciato ad Austin il servizio di robotaxi addestrato con AI; nel 2026 è attesa l’espansione in altre città e la presentazione della terza generazione del robot umanoide Optimus.

Gli investitori scommettono che questi catalizzatori avranno un impatto maggiore sulle prospettive di utili rispetto alle sole consegne di veicoli. Ma resta un dato strutturale: oggi il cash flow che finanzia robotaxi e robot umanoidi proviene ancora in larga parte dalla vendita di automobili.

Su 45 analisti che coprono il titolo, 20 raccomandano l’acquisto e 17 mantengono una posizione neutrale. Il target price medio è 420 dollari, circa il 4% sopra la chiusura di lunedì.

Il petrolio può salire, le tensioni geopolitiche possono aumentare. Ma Tesla, in Borsa, non è più solo un’auto elettrica che compete con la benzina: è una scommessa sull’intelligenza artificiale. Anche se, per ora, gli strumenti che finanziano quella scommessa restano veicoli a quattro ruote a batteria.

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