Brent oltre i 102 dollari con i nuovi attacchi nello Stretto di Hormuz

Il passaggio di petrolio attraverso la via d’acqua resta ancora pericolosa per le navi in transito mentre sembrano proseguire le trattative tra Stati Uniti e Iran, anche se per ora senza particolari progressi.
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Petrolio in rialzo
Petrolio sempre protagonista sui mercati dopo il nuovo balzo di questa mattina arrivato a seguito dei nuovi attacchi iraniani verso le navi che cercano di attraversare lo Stretto di Hormuz.
Il Brent sera salito oltre i 102 dollari al barile, seguito dal West Texas Intermediate (WIT) che ha superato i 90 dollari.
Verso le 10, però, la crescita si attenuava e il benchmark del Mare del Nord tornava vicino quota 100 dollari.
Il greggio ha registrato un forte rialzo quest'anno poiché la guerra tra Stati Uniti e Iran ha interrotto i flussi dal Medio Oriente, alimentando l'inflazione e diffondendo incertezza sui mercati per le conseguenze sulle scelte di politica monetaria della Federal Reserve.
Nuovi attacchi a Hormuz
Sebbene le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz siano aumentate nelle ultime settimane, la UK Maritime Trade Operations ha segnalato almeno nove attacchi nella via d'acqua finora questo mese: si tratta già della metà del numero complessivo registrato tra Hormuz e il Golfo Persico a settembre.
Teheran stava colpendo alcune navi, ma non abbastanza da fermare il flusso di petrolio e gas, spiegava all’agenzia Reuters il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance.
Nel frattempo, Washington è rimasta aperta a un accordo ed è in trattative con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, aggiunto Vance.
Segnali negativi
Negli Stati Uniti, le scorte di greggio si sono contratte di 2,1 milioni di barili la scorsa settimana, secondo una stima dell'American Petroleum Institute finanziato dal settore e consultata da Bloomberg. La panoramica ha mostrato anche un calo delle giacenze di benzina, mentre i distillati sono aumentati. I dati ufficiali sono attesi più tardi mercoledì.
Il presidente Donald Trump ha dichiarato che sta valutando una sospensione della tassa federale sulla benzina, mentre la sua amministrazione cerca modi per ridurre i costi in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.
L’annuncio arriva dopo che, a inizio settimana, il tycoon ha allentato le norme sull'uso del diesel, consentendo ai camionisti di bruciare carburante normalmente riservato ai trattori.
Meno soluzioni
Figure di spicco del settore, tra cui l'amministratore delegato di Shell Plc Wael Sawan, però, hanno avvertito questa settimana che il mondo sta esaurendo le soluzioni tampone per gestire l'impatto del conflitto, con le scorte globali in calo e i prezzi dei prodotti, tra cui il diesel, ancora elevati.
I flussi di petrolio del Medio Oriente sono recuperati a circa l'80% dei volumi pre-conflitto, ha aggiunto Sawan, mentre l'amministratore delegato di Vitol Group, Russell Hardy, ha affermato che circa 12 milioni di barili al giorno di greggio sono usciti dallo stretto negli ultimi sette-dieci giorni.
Intanto, l'Arabia Saudita ha dichiarato di stare ora pompando 5,8 milioni di barili al giorno attraverso il suo oleodotto transcontinentale verso il Mar Rosso. Il collegamento era stato chiuso il mese scorso a seguito di attacchi condotti con droni lanciati dall'Iraq.
"Il mercato sta iniziando a credere che i barili possano continuare a passare", evidenzia Haris Khurshid, direttore degli investimenti presso Karobaar Capital LP. Tuttavia, le scorte ridotte e le scarse forniture di diesel significano che "il mercato fisico ha molto meno margine di sicurezza di quanto suggeriscano i dati sui volumi di esportazione", ha aggiunto.
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