Petrolio Brent quasi a $120: attacchi iraniani nel Golfo scuotono i mercati globali

Il greggio Brent ha sfiorato 120 dollari al barile nel corso della settimana — il rialzo più violento dal 2022 — dopo che la Guardia Rivoluzionaria Iraniana ha colpito tre petroliere nel Golfo Persico, portando il traffico nello Stretto di Hormuz a un quasi totale blocco. Goldman Sachs ha alzato d'urgenza le previsioni sul greggio, l'IEA ha tagliato le stime sull'offerta globale e i mercati finanziari globali si trovano ora di fronte a uno scenario di stagflazione: inflazione in risalita e crescita sotto pressione.
Indice dei contenuti
- 1. Lo shock: Brent quasi a $120, il peggio dal 2022
- 2. Goldman Sachs e IEA: le previsioni cambiano in corsa
- 3. I titoli energetici volano: Eni, Chevron, Occidental in grande spolvero
- 4. Il dilemma per Fed e BCE: inflazione in risalita, tagli dei tassi a rischio
- 5. Come posizionarsi: opportunità e rischi per gli investitori
Lo shock: Brent quasi a $120, il peggio dal 2022
Il mercato petrolifero ha vissuto una delle sue settimane più turbolente degli ultimi anni. Il Brent Crude, il benchmark internazionale del greggio, ha toccato un picco di quasi 120 dollari al barile — il livello più alto dal 2022 — dopo che la Guardia Rivoluzionaria Islamica dell'Iran ha lanciato attacchi contro tre petroliere commerciali nel Golfo Persico. Il risultato immediato è stato una paralisi pressoché totale del traffico nello Stretto di Hormuz, il collo di bottiglia attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale.
I dati storici confermano la violenza del movimento: il Brent era scambiato intorno a 91 dollari il 6 marzo, è schizzato fino a 114 dollari il 9 marzo prima di ritracciare verso area 89-90 dollari nei giorni successivi, con volatilità estrema. Oggi, 12 marzo, i mercati rimangono in stato d'allerta elevata, con gli operatori che prezzano ulteriori rialzi nel caso in cui la crisi dovesse aggravarsi.
Goldman Sachs e IEA: le previsioni cambiano in corsa
La risposta degli analisti è stata immediata. Goldman Sachs ha alzato d'urgenza le proprie previsioni sul petrolio, citando il rischio di una "chiusura persistente" dello Stretto di Hormuz come scenario centrale. La banca d'affari americana aveva già alzato il target sul Brent nelle scorse settimane, e ora vede il greggio potenzialmente sopra i 110 dollari nel breve termine qualora le tensioni non si allentino.
Anche l'Agenzia Internazionale per l'Energia (IEA) ha rivisto al ribasso le proprie stime sull'offerta globale di petrolio per il 2026, contribuendo a sostenere i prezzi. In parallelo, il Giappone ha annunciato il rilascio di 80 milioni di barili di riserve strategiche — una mossa senza precedenti per dimensioni — in coordinamento con altri grandi Paesi importatori, nel tentativo di calmierare i prezzi e garantire la continuità degli approvvigionamenti. La compagnia danese Maersk, uno dei principali armatori mondiali, ha dichiarato di avere 10 navi bloccate nel Golfo Persico e che sarebbero necessari almeno 7-10 giorni per normalizzare le operazioni anche in caso di cessate il fuoco.
I titoli energetici volano: Eni, Chevron, Occidental in grande spolvero
Lo shock petrolifero si è tradotto in una corsa agli acquisti sui titoli del settore energetico. A Piazza Affari, Eni guadagna oggi il +2,26% a 21,765 euro, con volumi sostenuti oltre i 16 milioni di titoli scambiati. Il titolo dell'ENI era a 20,87 euro solo tre sedute fa, accumulando un progresso di quasi il 4,3% in pochi giorni.
A Wall Street, le performance sono ancora più marcate:
- Occidental Petroleum (OXY): +5,53% a 58,65 dollari
- Chevron (CVX): +3,33% a 198,18 dollari
- TotalEnergies (TTE): sostanzialmente invariata a 70,40 euro sulla Borsa di Parigi, dopo aver già messo a segno rialzi significativi nelle sedute precedenti
Il sentiment sulle major petrolifere è nettamente positivo: il dato normalizzato di Chevron raggiunge 0,76 (su scala 0-1) nelle ultime 24 ore, mentre Occidental segna 0,63 — entrambi in forte accelerazione rispetto ai giorni scorsi.
Il dilemma per Fed e BCE: inflazione in risalita, tagli dei tassi a rischio
Lo scenario che si apre è quello temuto dagli economisti: una nuova fiammata inflazionistica importata attraverso i prezzi energetici, proprio nel momento in cui la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea stavano valutando ulteriori tagli ai tassi di interesse.
KPMG Chief Economist Diane Swonk ha dichiarato che "il recente rialzo del petrolio rende molto più difficile giustificare nuovi tagli dei tassi". Il tasso ipotecario fisso a 30 anni negli Stati Uniti è già risalito al 6,11% dal 6% della settimana scorsa, riflettendo i timori del mercato obbligazionario. Secondo Drew Matus, chief market strategist di MetLife Investment Management, l'impatto sull'inflazione potrebbe essere temporaneo se la crisi geopolitica si risolve rapidamente — ma è uno scenario tutt'altro che garantito.
Per gli investitori italiani, il rincaro del petrolio ha implicazioni dirette: bollette energetiche più alte, costi di produzione in aumento per le imprese manifatturiere e pressioni sui margini aziendali nei settori non energetici.
Come posizionarsi: opportunità e rischi per gli investitori
Di fronte a questo scenario, gli investitori si trovano a dover ponderare opportunità e rischi. Sul fronte delle opportunità, i titoli delle major petrolifere come Eni e TotalEnergies beneficiano direttamente del rialzo del greggio, con margini di raffinazione e upstream in forte espansione. Anche i titoli legati all'estrazione e ai servizi petroliferi — come Saipem sul mercato italiano — potrebbero beneficiare di un prolungato contesto di prezzi elevati.
Sul fronte dei rischi, occorre tuttavia considerare:
- La volatilità estrema: il Brent ha oscillato tra 80 e 114 dollari in pochi giorni, rendendo molto difficile la gestione del rischio
- Il rischio di recessione: prezzi dell'energia persistentemente elevati potrebbero deprimere la domanda globale e innescare una fase di stagflazione
- Il rischio geopolitico imprevedibile: un'escalation o una de-escalation rapida del conflitto può ribaltare il quadro in poche ore
Gli analisti raccomandano di monitorare con attenzione l'evoluzione della situazione nel Golfo Persico e le prossime comunicazioni dell'IEA, che rappresenteranno il vero termometro per capire la durata e la profondità di questo shock energetico.
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