Petrolio di nuovo in crescita in attesa di un incontro tra USA e Iran

Sembra terminare la serie di cinque sedute consecutive di cali per i prezzi del greggio con le speranze che si rivolgono ad eventuali tentativi di dialogo tra le parti in conflitto in Medio Oriente.
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Petrolio in rialzo
Dopo cinque sedute consecutive di cali, i prezzi del petrolio tornano a salire mentre rimangono i rischi geopolitici e produttivi nel Medio Oriente, con le speranze che si rivolgono verso un possibile dialogo tra Stati Uniti e Iran.
Stamattina il Brent si portava a 101,70 dollari dopo essere sceso ieri sotto quota 100 dollari, mentre il greggio WTI torna sopra i 93 dollari al barile.
Il petrolio è salito di quasi il 70% quest'anno a causa della guerra in Medio Oriente che ha interrotto le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz, mentre il conflitto Russia-Ucraina ha danneggiato le infrastrutture energetiche.
Prove di dialogo in Medio Oriente
Secondo alcuni addetti ai lavori, il recupero odierno dei prezzi appare legato soprattutto a ricoperture dopo la recente discesa, in attesa di capire se il dialogo tra Washington e Teheran porterà a progressi concreti.
Intanto, i timori sulle forniture dal Medio Oriente si sono parzialmente attenuati: i flussi di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz hanno raggiunto nel fine settimana il livello più alto degli ultimi sei mesi. L'Arabia Saudita ha inoltre aumentato le esportazioni: circa 14 milioni di barili sono stati caricati domenica su sette superpetroliere nel Golfo.
Non si placano, però, le tensioni sul territorio, dove gli Houthi, sostenuti dall'Iran, hanno rivendicato nuovi attacchi contro obiettivi sauditi, mentre la Cina avrebbe chiesto a Teheran di contribuire a limitarne le operazioni.
Sul fronte dell'offerta arriva anche un nuovo rischio dalla Libia: la chiusura di una valvola dell'oleodotto del giacimento di Sharara ha ridotto la produzione di circa 200.000 barili al giorno, portandola tra 100.000 e 105.000 barili.
Dialogo USA-Iran
Qualche novità potrebbe arrivare dai colloqui tra il presidente americano Donald Trump e quello iraniano Masoud Pezeshkian a margine dell'Assemblea generale dell'Onu a New York.
Il presidente Trump si è detto disponibile a incontrare il presidente iraniano, atteso a New York questa settimana per l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, contribuendo così a migliorare il sentiment e a spingere al ribasso i rendimenti obbligazionari.
William Bratton, responsabile della ricerca azionaria (cash equity) per l'area APAC presso BNP Paribas, prevede che questa visita di Stato sarà simile a quella effettuata da Trump in Cina a maggio.
"Molte immagini e parole positive, ma ben poco in grado di modificare concretamente le dinamiche di fondo. Di fatto, ci preoccupa più ciò che accadrà dopo la visita di Stato rispetto a quanto avverrà durante la stessa", ha dichiarato.
L’importanza del dialogo
Inoltre, il presidente degli Stati Uniti ospiterà un vertice con il leader cinese Xi Jinping giovedì prossimo.
"Gli investitori osserveranno eventuali progressi sul fronte diplomatico mentre il presidente Trump incontra i presidenti Pezeshkian e Xi", secondo Hamad Hussain, economista senior per clima e materie prime presso Capital Economics Ltd, “tuttavia, non è garantito che i colloqui portino a progressi concreti, data la distanza tra le richieste di Stati Uniti e Iran”.
"Il calo del prezzo del petrolio è un fattore determinante", ha osservato Nick Twidale, chief market strategist di ATFX Global. "Il greggio è il principale motore del mercato e gli investitori stanno tornando a puntare sull'IA, seguendo un trend già visto quest'anno", ha aggiunto.
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