Petrolio di nuovo in rialzo dopo gli scontri nello Stretto di Hormuz

La tregua pattata tra Stati Uniti e Iran sembra ancora fragile dopo gli attacchi militari da entrambi le parti che diffondono nuove preoccupazioni sul traffico nello stretto.
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Prezzi del petrolio in rialzo
Nuovo balzo del petrolio dopo la serie di attacchi lanciati allโIran da parte degli Stati Uniti, in risposta alle azioni attribuite a Teheran contro tre navi nello Stretto di Hormuz che avevano spinto Washington anche a ripristinare le sanzioni economiche sul petrolio iraniano.
La fragilitร della tregua accordata tra i due paesi spinge il Brent (+3%) a 76,60 dollari, mentre il greggio WTI si porta a 72,70 dollari al barile. In forte crescita anche il gas ad Amsterdam, salito di circa il 10% e attestatosi a 48,43 euro al megawattora, per il timore che gli attacchi possano bloccare anche il transito delle navi che trasportano gas naturale liquefatto attraverso lo stretto.
Il petrolio era crollato del 30% nel secondo trimestre dopo che Washington e Teheran hanno raggiunto un accordo di pace provvisorio, attenuando le preoccupazioni per le interruzioni dellโofferta dal Medio Oriente. Il Brent ha completamente cancellato il premio di guerra che si era accumulato nei mesi recenti, con alcune delle principali banche, tra cui Goldman Sachs e Morgan Stanley, che ora avvertono del rischio di un nuovo eccesso di offerta.
Le tensioni militari
La rappresaglia USA ha portato le Guardie Rivoluzionarie iraniane a colpire siti militari statunitensi in Bahrein e Kuwait, mentre il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha detto invece che "l'era delle prepotenze e delle estorsioni รจ finita" e che "non porta da nessuna parte. Noi non ci arrendiamo".
Lโallentamento delle restrizioni sul settore petrolifero iraniano, che permetteva la vendita del greggio del Paese, era uno dei pilastri dellโaccordo di pace provvisorio, sollevando lo spettro di un riacutizzarsi delle ostilitร che potrebbe soffocare le esportazioni di greggio dalla regione.
Possibilitร di nuove interruzioni nello Stretto di Hormuz
Lo Stretto di Hormuz, che collega i produttori del Golfo Persico ai mercati globali, รจ stato parzialmente riaperto dopo la sua quasi totale chiusura scatenata dalla guerra tra USA e Iran. Tuttavia, sebbene il traffico stia riprendendo, i movimenti rimangono al di sotto dei livelli pre-conflitto.
LโIran ha informato lโagenzia marittima delle Nazioni Unite di avere autoritร su parti dello stretto. Gli sforzi del paese per controllare la via dโacqua, e in definitiva imporre tariffe alle navi che la attraversano, sono attentamente monitorati dal settore marittimo e dai suoi paesi vicini.
โIl mercato non sta piรน pagando un premio sostanziale per il rischio geopolitico, ma nemmeno sta sottovalutando completamente la possibilitร di ulteriori interruzioniโ, secondo Fawad Razaqzada, analista di mercato di Forex.com. โLe prospettive a breve termine per il petrolio greggio stanno iniziando a sembrare un poโ piรน costruttive ora che la maggior parte delle vendite รจ alle spalleโ, ha aggiunto.
Le previsioni dellโEIA sulla produzione
Ieri, intanto, lโEnergy Information Administration (EIA) statunitense ha rivisto al rialzo le stime sulla produzione mondiale di petrolio dopo la riapertura delloย Stretto di Hormuzย e l'aumento dei traffici marittimi successivo all'accordo tra Stati Uniti e Iranย per porre fine al conflitto.
Secondo il rapporto mensile Short-Term Energy Outlook di luglio, la produzione globale di greggio e i flussi commerciali torneranno vicini ai livelli precedenti al conflitto entro la fine dell'anno. La maggior parte della produzione rimasta bloccata durante la crisi dovrebbe invece tornare operativa entro il primo trimestre del 2027.
La maggiore disponibilitร di petrolio sul mercato globale dovrebbe contribuire a spingere verso il basso iย prezzi del greggioย e dei carburanti: l'EIA prevede che ilย Brentย si attesti in media a 74 dollari al barile nel terzo trimestre del 2026, 27 dollari in meno rispetto alla precedente previsione, e che scenda fino a una media di 65 dollari al barile nel 2027, grazie anche alla crescita delle scorte.
I mercati petroliferi stanno quindi incorporando uno scenario di maggiore offerta, con il ritorno dei barili precedentemente rimasti fermi e una progressiva ricostituzione delle scorte globali.
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