Il Brent rimbalza dopo il raid Usa sull'isola di Qeshm: torna il premio al rischio

Il greggio recupera terreno dopo il crollo di lunedì, il peggiore da luglio, perché un attacco USA riferito dal Wall Street Journal sull'isola iraniana di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, riaccende i timori sull'offerta mediorientale. Il mercato resta sospeso tra i colloqui mediati dal Qatar e il rischio di una nuova escalation dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, mentre a Piazza Affari i titoli petroliferi non seguono il rimbalzo.
Indice dei contenuti
- 1. Il petrolio riprende quota dopo il tonfo di lunedì
- 2. Il raid su Qeshm riaccende la paura per Hormuz
- 3. Lunedì il crollo più forte da luglio sulle speranze di dialogo
- 4. Piazza Affari: Eni, Saipem e Tenaris non seguono il rimbalzo del greggio
- 5. Gli analisti: il premio al rischio non sparisce con i titoli dei giornali
- 6. Cosa guardare nei prossimi giorni
Il petrolio riprende quota dopo il tonfo di lunedì
Il petrolio torna a salire oggi, martedì 3 novembre, perché la notizia di un nuovo attacco statunitense in territorio iraniano ha rimesso sul prezzo parte del premio al rischio geopolitico che la diplomazia aveva cancellato nella seduta precedente.
Alle 9:52 ora italiana il Brent con consegna a gennaio, il contratto più scambiato, vale 106,99 dollari al barile, in rialzo del 2,12% rispetto alla chiusura di ieri a 104,77 dollari, dopo un massimo intraday a 107,21 dollari.
Il greggio WTI con consegna a dicembre sale dell'1,82% a 98,22 dollari, da 96,46 dollari, con un picco di seduta a 98,68 dollari.
Nelle prime ore delle contrattazioni asiatiche il movimento era più contenuto: il Brent guadagnava lo 0,5% a 105,25 dollari alle 2:04 ora italiana e il WTI lo 0,5% a 96,93 dollari.
Il raid su Qeshm riaccende la paura per Hormuz
A innescare il rimbalzo è stato il Wall Street Journal, secondo cui gli Stati Uniti hanno colpito ieri, lunedì 2 novembre, l'isola iraniana di Qeshm, citando funzionari USA.
L'isola si trova nello Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transitava circa un quinto del greggio e del gas naturale mondiali prima che il conflitto tra Stati Uniti e Iran, iniziato a fine febbraio, ne riducesse drasticamente il traffico.
Secondo il quotidiano l'operazione rientra in una serie di attacchi limitati condotti nelle ultime settimane, con cui Washington vuole evitare di segnalare il ritorno a una campagna militare su larga scala. Alcuni funzionari l'hanno definita difensiva, mirata a impedire che l'Iran usi l'isola per minacciare le navi commerciali.
Il Comando centrale statunitense non aveva confermato l'attacco al momento delle prime notizie.
Lunedì il crollo più forte da luglio sulle speranze di dialogo
Il rimbalzo di oggi recupera solo una parte delle perdite di ieri, quando i prezzi avevano subito il calo giornaliero più pesante da luglio sulle aperture diplomatiche tra Washington e Teheran.
Il Brent aveva chiuso in ribasso di 8,66 dollari, pari al 7,63%, a 104,77 dollari, con un minimo intraday a 103,29 dollari; il WTI aveva perso il 7,4% a 96,46 dollari.
A pesare erano state le parole del presidente Donald Trump, secondo cui l'Iran vuole fare un accordo e questo «potrebbe accadere», e quelle del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che ha dichiarato la disponibilità di Teheran al dialogo. Il ministro degli Esteri Abbas Araqchi ha confermato che i colloqui con i mediatori del Qatar proseguono.
Trump ha anche detto di non avere intenzione di attaccare l'Iran dopo le elezioni di metà mandato di oggi, mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe spinto Washington a riprendere gli attacchi.
Il quadro resta comunque molto volatile: la settimana scorsa il Brent aveva sfiorato i 117 dollari dopo l'incendio di una petroliera nello Stretto di Hormuz e aveva chiuso ottobre ai massimi da sei mesi, con un guadagno mensile di oltre il 10%.
Piazza Affari: Eni, Saipem e Tenaris non seguono il rimbalzo del greggio
Il recupero del petrolio non basta a sostenere i titoli petroliferi di Piazza Affari, che proseguono il ribasso avviato ieri sulla scia del crollo del greggio, in una mattinata debole per i listini azionari con i future sugli indici USA in calo di circa lo 0,5%.
Poco prima delle 10 ora italiana Eni cede lo 0,7% a 26,33 euro, dopo aver perso il 2,28% ieri a 26,515 euro dai 27,135 euro di venerdì.
Saipem scende dell'1,86% a 4,318 euro, sommando il ribasso dell'1,81% di lunedì, quando aveva chiuso a 4,40 euro da 4,481 euro.
La peggiore è Tenaris, in calo del 2,88% a 25,64 euro, dopo l'1,68% lasciato sul terreno ieri a 26,40 euro.
In due sedute i tre titoli hanno quindi perso tra il 3% e il 4,5%: il mercato sembra scontare più la prospettiva di un accordo che riporti il greggio sotto i 100 dollari che il rialzo di oggi, giudicato fragile finché i colloqui in Qatar restano aperti.
Gli analisti: il premio al rischio non sparisce con i titoli dei giornali
Per Tim Waterer, capo analista di mercato di KCM Trade, la notizia del raid ha riportato una dose di premio al rischio nel prezzo del petrolio proprio quando il mercato cominciava a scontare un percorso diplomatico, ribaltando il tono della seduta.
Gli strategist di ING avvertono che i prezzi potrebbero oscillare con forza nei prossimi giorni, perché molti degli sviluppi decisivi del conflitto sono arrivati nei fine settimana: il mercato, scrivono, «potrebbe dover trattenere il respiro fino a fine settimana».
Ryan McKay, responsabile della strategia sulle materie prime di TD Securities, non si aspetta una completa erosione del premio al rischio sulla base delle sole notizie diplomatiche, visti gli attacchi ancora in corso contro le petroliere e quelli degli Houthi.
Sul fronte delle previsioni, Goldman Sachs ha alzato a 105 dollari la stima sul Brent per dicembre, mentre UBS si aspetta che il Brent arrivi a 110 dollari entro fine anno, perché le esportazioni dal Golfo restano sotto i livelli prebellici.
Sul piano tecnico gli analisti di XTB notano che il Brent ha trovato sostegno sulla media mobile esponenziale a 50 periodi e che il rimbalzo in corso potrebbe in teoria riportarlo sopra i 110 dollari; a loro giudizio un attacco di questo tipo è difficile da immaginare se i negoziati stessero procedendo senza intoppi.
Cosa guardare nei prossimi giorni
Il mercato si muove tra due scenari opposti: una svolta diplomatica che riapra lo Stretto di Hormuz e faccia evaporare il resto del premio bellico, oppure una nuova escalation dopo il voto statunitense che riporti i prezzi verso i massimi di ottobre.
I fattori da monitorare sono:
- l'esito delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti di oggi, martedì 3 novembre, e le mosse di Washington nei giorni successivi;
- un eventuale nuovo incontro sulla bozza di proposta di pace mediata dal Qatar;
- la ripresa, o meno, del traffico di navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz;
- la conferma ufficiale o la smentita del raid su Qeshm e l'eventuale risposta iraniana.
Per gli investitori il messaggio è che, finché le petroliere non torneranno a transitare regolarmente nel Golfo, anche la sola minaccia di attacchi alle navi è in grado di muovere i prezzi, indipendentemente dalle perdite effettive di offerta. La volatilità resta quindi elevata sul greggio, sui titoli energetici come Eni, Saipem e Tenaris e sui prodotti raffinati.
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