Preview Bce, lo shock iraniano cambia la narrativa e riapre il rischio stagflazione

17/03/2026 13:45
Preview Bce, lo shock iraniano cambia la narrativa e riapre il rischio stagflazione

Lo shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente sta ridefinendo lo scenario macro europeo, mettendo sotto pressione la Bce proprio mentre il ciclo economico sembrava stabilizzarsi. Tra inflazione in risalita, crescita più fragile e mercati che iniziano a prezzare nuovi rialzi dei tassi, nel meeting di giovedì la Bce si trova davanti a un equilibrio sempre più complesso. La scelta chiave riguarda la gestione dello shock: ignorarlo come temporaneo o reagire per evitare effetti persistenti su prezzi e aspettative.

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Shock energetico e cambio di narrativa della Bce

Il quadro macroeconomico europeo è stato improvvisamente stravolto dall’escalation del conflitto in Medio Oriente, che ha riportato al centro il rischio di uno shock energetico con effetti stagflazionistici. Come si legge nel report di BNP Paribas, la narrativa relativamente costruttiva della Bce sull’economia, definita come “in un buon punto”, è stata profondamente messa in discussione dagli sviluppi geopolitici.

La presidente Christine Lagarde potrebbe quindi abbandonare ufficialmente questo approccio nella riunione di giovedì 19 marzo, adottando un tono più prudente e orientato al rischio. Anche all’interno del Consiglio direttivo emerge la consapevolezza che “non si può essere compiacenti”, segnale di un cambio di fase nella comunicazione della banca centrale.

Il messaggio che la Bce intende trasmettere, spiega BNP Paribas, appare articolato su più livelli: da un lato il riconoscimento che i rischi sull’outlook sono aumentati in modo significativo, dall’altro la convinzione che la politica monetaria sia ancora in grado di gestire eventuali shock partendo da un’economia europea considerata resiliente. Allo stesso tempo, la banca centrale ribadisce il proprio orientamento di medio periodo, che consente di guardare oltre gli shock temporanei sull’inflazione, mantenendo flessibilità nell’azione.

Questo equilibrio si traduce in una strategia di attendismo (“wait-and-see”), con la possibilità di interventi più incisivi solo nel caso in cui lo shock energetico si dimostri persistente e inizi a influenzare salari e prezzi in modo più strutturale.

Inflazione, crescita e il rischio stagflazione

Le nuove dinamiche dei prezzi energetici stanno già modificando le prospettive macroeconomiche. L’aumento di petrolio e gas rispetto alle ipotesi di base utilizzate nelle proiezioni della Bce potrebbe avere un impatto significativo: secondo le stime di BNP Paribas fino a +0,9 punti percentuali sull’inflazione headline e circa -0,1 punti sulla crescita nel 2026.

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Questo scenario riflette un tipico shock stagflazionistico, come evidenziato nel report di BNP Paribas, in cui l’inflazione sale mentre la crescita si indebolisce. Il rischio è che la distribuzione dei rischi si sposti in modo netto: crescita orientata al ribasso e inflazione al rialzo, una combinazione particolarmente complessa da gestire per la politica monetaria.

Un elemento chiave riguarda il fatto che le proiezioni ufficiali della Bce potrebbero risultare già obsolete. Le ipotesi tecniche su cui si basano sono state infatti definite prima dell’escalation del conflitto, osserva BNP Paribas, rendendo necessario fare maggiore affidamento su analisi di scenario e valutazioni dei rischi per interpretare l’evoluzione del quadro macroeconomico .

In questo contesto, sottolinea BNP Paribas, la Bce potrebbe introdurre una distinzione temporale nei rischi inflazionistici, sottolineando che la pressione è più intensa nel breve periodo, mentre resta incerta la trasmissione nel medio termine. Questo riflette anche possibili divergenze interne al Consiglio direttivo sulla lettura dello shock.

Tra attendismo e rischio di sbagliare la politica monetaria

La Bce si trova oggi in una posizione delicata, puntualizza BNP Paribas, sospesa tra due rischi opposti: ripetere l’errore del 2011, quando un rialzo prematuro aggravò la crisi europea, oppure intervenire troppo tardi come avvenuto durante la fase post-pandemica, contribuendo all’accelerazione dell’inflazione .

In questo contesto, l’ipotesi di base di BNP Paribas resta quella di uno shock energetico temporaneo, con effetti limitati nel tempo. Se il conflitto dovesse mantenersi su un orizzonte di settimane, la Bce potrebbe permettersi di non intervenire, mantenendo i tassi invariati e confidando nel contenimento degli effetti di secondo livello.

Diverso sarebbe lo scenario, delineato da BNP Paribas, in cui il petrolio si mantenesse stabilmente sopra i 100 dollari al barile per diversi mesi. In questo caso, la banca centrale potrebbe essere costretta a intervenire anche a costo di penalizzare ulteriormente la crescita, soprattutto se emergessero segnali di trasmissione dello shock a salari e prezzi.

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Per valutare questi rischi, spiega BNP Paribas, la Bce potrebbe utilizzare strumenti come le indagini sulle imprese e le aspettative dei consumatori, monitorando il comportamento di pricing delle aziende e le dinamiche salariali. La rapidità di reazione potrebbe essere maggiore rispetto al 2022, anche alla luce della nuova strategia che prevede azioni più tempestive per evitare il disancoraggio delle aspettative di inflazione.

Le aspettative e la funzione di reazione della Bce

I mercati hanno già iniziato a reagire in modo significativo allo shock energetico, con movimenti marcati sulla parte breve delle curve dei tassi. In pochi giorni, si legge nel report di BNP Paribas, si è passati da aspettative di tagli a una piena incorporazione di possibili rialzi dei tassi, riflettendo un rapido cambiamento della percezione del rischio .

L’aumento dei prezzi di petrolio e gas ha spinto al rialzo le aspettative di inflazione, con un incremento medio di circa 86 punti base nei prossimi 12 mesi e oltre 70 punti base nel 2026. Questo, spiega BNP Paribas, ha portato i mercati a prezzare fino a 50 punti base di rialzi entro la fine del 2026, coerentemente con uno scenario di shock energetico persistente.

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La risposta della politica monetaria, secondo BNP Paribas, dipende in modo cruciale dalla percezione della durata dello shock. In scenari in cui le aspettative restano ancorate, l’aggiustamento richiesto è più contenuto. Al contrario, se le aspettative diventano adattive e retrospettive, la necessità di intervento aumenta sensibilmente, con un maggiore inasprimento della politica monetaria.

In questo contesto, osserva BNP Paribas, la Bce potrebbe scegliere di non contrastare apertamente il pricing dei mercati, lasciando che le aspettative contribuiscano a contenere i rischi di effetti di secondo livello. Allo stesso tempo, non appare intenzionata ad alimentare ulteriormente tali aspettative, mantenendo un equilibrio tra comunicazione e flessibilità operativa.

Resta centrale il monitoraggio di alcuni segnali chiave: normalizzazione dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, andamento delle aspettative di inflazione, negoziazioni salariali e capacità delle imprese di trasferire i costi ai consumatori. In assenza di un miglioramento su questi fronti, conclude BNP Paribas, l’incertezza continuerà a dominare la funzione di reazione della Bce, rendendo il percorso dei tassi sempre più dipendente dall’evoluzione dello shock energetico.

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