L’oro tenta la reazione in attesa dei dati sull’inflazione USA

Il prezzo dell’energia continua a mettere pressione sui prezzi e a confermare uno scenario di nuovi rialzi dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, possibilità che indebolisce i prezzi del bene rifugio per eccellenza che non genera interesse.
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Oro in lieve crescita
Prova il recupero l’oro dopo aver toccato ieri i minimi di oltre sette settimane a causa delle maggiori possibilità di una stretta monetaria da parte della Federal Reserve.
Stamattina il prezzo spot del metallo giallo sale a 4.142 dollari (+0,60%) dopo il -3,13% di ieri (4.127 dollari), mentre il future con scadenza a dicembre scambia a 4.170 dollari l’oncia.
I movimenti dell’oro arrivano mentre i rendimenti dei Treasury a 10 anni si mantengono al 5,245%, superando il massimo toccato ieri di 5,235%, livello che non vedeva da 19 anni.
A incidere è anche il prezzo del Brent, ancora in crescita (97 dollari al barile) mentre alcuni funzionari iraniani hanno espresso privatamente pessimismo sulla possibilità di raggiungere un accordo per porre fine alle ostilità con Washington prima delle elezioni di metà mandato americane di novembre dopo che il presidente Donald Trump aveva rifiutato l'ultima proposta iraniana di riaprire lo Stretto di Hormuz.
Verso un aumento dei tassi Fed?
Gli alti prezzi dell'energia aumentano le attese per ulteriori rialzi dei tassi, un ostacolo per un bene come l’oro che non genera rendita, con gli investitori che attualmente stimano a circa il 70% la probabilità di un aumento a ottobre.
La governatrice della Fed Lisa Cook ha avvisato ieri che “i futuri guadagni di produttività derivanti dall'intelligenza artificiale potrebbero non bastare a compensare le pressioni sui prezzi nel breve periodo, avvertendo che ciò potrebbe far salire l'inflazione in tutta l'economia”, condizionando dunque le future scelte della Fed.
“I forti investimenti nei data center”, ha aggiunto, “stanno aumentando anche la competizione per risorse condivise come l'energia e la manodopera edilizia, riflettendo un aumento di circa il 5% dei costi di elettricità e acqua nell'ultimo anno”.
Il prossimo market mover per l’oro potrebbe essere il dato sulle spese per consumi personali statunitensi atteso per domani, l'indicatore di inflazione preferito dalla Fed, oltre a quello sull’occupazione non agricola in agenda per venerdì.
Il prossimo livello tecnico
"Un forte volume di negoziazione si è accumulato vicino ai massimi di settembre, quindi ulteriori rialzi dei tassi affrontano una pressione significativa nel breve periodo", secondo gli analisti di China Zheshang Bank. Secondo gli esperti del broker, questo è dovuto al fatto che gli acquirenti che hanno comprato a livelli più alti tendono a vendere quando i prezzi rimbalzano, rendendo difficile una rottura al rialzo nel breve termine.
"Un ritorno al tema di lungo periodo del ‘debasement’ (svalutazione) del dollaro avrà bisogno di un nuovo catalizzatore macroeconomico", hanno aggiunto.
"L'oro ha perso un'importante area di supporto intorno ai 4.230 dollari", sottolinea Charu Chanana, chief investment strategist di Saxo Markets a Singapore, ritenendo chem, "Se i rendimenti rimangono elevati, la zona di giugno-luglio intorno ai 4.000 dollari diventa la prossima grande prova psicologica e tecnica".
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