Rame, Goldman Sachs e Citi alzano i target price

Rame, Goldman Sachs e Citi alzano i target price

Il rally della materia prima non accenna a fermarsi a causa di diversi fattori come lโ€™aumento della domanda dovuto al boom dellโ€™intelligenza artificiale, i problemi affrontati dai grandi produttori ai ritardi nei nuovi progetti minerari e il trasferimento di una quota significativa del metallo negli Stati Uniti.

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Sale il prezzo del rame

Rame sempre protagonista sui mercati, sostenuto dai timori di una contrazione dell'offerta, sebbene i guadagni siano stati limitati dalle incertezze relative all'accordo di pace con l'Iran e dal rallentamento dell'attivitร  manifatturiera in Cina, principale consumatore del metallo.

Sulla borsa di Londra, il contratto a tre mesi sulla materia prima cresce di quasi il 2%, portandosi a 13.876 dollari la tonnellata, non lontano dal massimo di 14.531 dollari raggiunto a inizio anno.

A incidere sullโ€™andamento del rame resta lโ€™aumento della domanda dovuto al boom dellโ€™intelligenza artificiale, i problemi affrontati dai grandi produttori legati alla riduzione della qualitร  dei giacimenti, ai ritardi nei nuovi progetti minerari e alle interruzioni operative in alcuni Paesi chiave come Cile e Perรน. A questo si aggiunge il trasferimento di una quota significativa del metallo negli Stati Uniti, a causa del timore di dazi da parte dellโ€™amministrazione Trump.

Goldman Sachs alza il target price

A partire da queste considerazioni, oggi Goldman Sachs ha aumentato le sue previsioni sul prezzo del rame per la fine del 2026, portandolo da 12.465 a 13.735 dollari. Alzate anche le attese per il 2027: da una media di prezzo pari a 12.150 della precedente previsione, ora gli analisti della banca indicano una media di 13.800 dollari.

GS sottolinea come il mercato globale al di fuori degli Stati Uniti sia piรน teso del previsto, con una minore offerta e una crescita delle importazioni statunitensi che sottrarrร  metallo ad altre regioni. Nel dettaglio, la banca prevede che i mercati non statunitensi dovranno fare i conti con unย deficit di offerta di circa 640 mila tonnellate nel 2026, destinato a ridursi a 170 mila tonnellate nel 2027.

Nel contempo, gli analisti prevedono unaย crescita delle scorte negli Stati Uniti fino a 900 mila tonnellateย quest'anno, rispetto alla precedente stima di 550 mila tonnellate. In questo scenario, gli esperti non tengono conto dell'eventuale introduzione di dazi sulle importazioni.

Fattori di rischio e di rialzo per i prezzi

GS ha inoltre individuato una serie di rischi che potrebbero incidere sullโ€™andamento dei prezzi, quali una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, fattore negativo per la domanda, e un rallentamento dellโ€™economia globale: in questo scenario, i prezzi potrebbero scendere fino a 12.600 dollari per tonnellata entro la fine di questโ€™anno.

Invece, lโ€™introduzione eventuale di dazi statunitensi potrebbe fornire una nuova spinta al rally del rame, portando le quotazioni del metallo oltre i 14 mila dollari nella seconda parte del 2026. Nel caso in cui gli USA dovessero decidere di non applicare queste tariffe, i prezzi potrebbero contrarsi fino ai 12.800 dollari, sempre secondo GS.

Prezzo ancora supportato secondo Citi

Stessa decisione รจ arrivata oggi dagli analisti di Citigroup, i quali hanno portato a 14.500 dollari le loro attese sul prezzo del rame, dai precedenti 13 mila dollari per tonnellata.

Solo ai primi di maggio, il broker aveva giร  aumentato le sue attese, spiegando che gli acquisti fisici avrebbero mantenuto i prezzi al di sopra i 12 mila dollari fino al secondo trimestre del 2026, anche in uno scenario di vendite piรน marcate.

Citi ritiene che il mercato stia entrando in una fase di crescente tensione tra domanda e offerta, sostenuta dallโ€™espansione dei data center legati allโ€™intelligenza artificiale, dagli investimenti nelle reti elettriche e dalla transizione energetica. La banca vede inoltre il rischio di un deficit strutturale dellโ€™offerta nei prossimi anni, aggravato dai problemi produttivi in alcuni dei principali siti minerari mondiali, tra cui Indonesia, Cile e Repubblica Democratica del Congo.

Secondo diverse stime di mercato, la crescita della domanda legata a veicoli elettrici, energie rinnovabili e infrastrutture digitali continua infatti a superare lโ€™aumento della produzione mineraria. Gli analisti citano anche il calo delle scorte disponibili sulle principali piazze internazionali e il rischio che le tensioni geopolitiche e commerciali possano accentuare ulteriormente la scarsitร  del metallo rosso.

In questo contesto, alcune case dโ€™affari ipotizzano deficit di mercato superiori alle 300 mila tonnellate nel 2026, mentre gli scenari piรน ottimistici vedono il rame spingersi fino a 15 mila dollari a tonnellata.

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