Brent di nuovo sopra i 100 dollari dopo il blocco USA dello Stretto di Hormuz

Brent di nuovo sopra i 100 dollari dopo il blocco USA dello Stretto di Hormuz

Le minacce di escalation di Trump hanno nuovamente raffreddato il sentiment dopo il maggior guadagno settimanale delle borse in oltre due anni e la peggiore performance settimanale dal 2022 messa a segno dal Brent in vista dei colloqui.

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Quotazioni del petrolio in crescita

Nuova fiammata dei prezzi del petrolio dopo la decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di bloccare lo Stretto di Hormuz che ha aumentato le tensioni con l’Iran in seguito al fallimento dei colloqui di pace svoltosi nel fine settimana in Pakistan.

La nuova incertezze spinge il Brent di nuovo sopra quota 100 dollari, a 101,74, mentre il gregio WTI accelera e sale a 103,60 dollari.

Sul fronte dei metalli preziosi, torna a calare l'oro che vale 4.727 dollari l'oncia (-0,43%) e l'argento cede l'1,90% a 74,43 dollari.

Il dollaro, bene rifugio per eccellenza dall'inizio del conflitto in Medio Oriente, si è rafforzato nei confronti di tutte le altre valute del G10 e la coppia EUR/USD scende stamattina a 1,1692.

Il blocco del traffico di greggio

Gli Stati Uniti inizieranno ad attuare un blocco di tutto il traffico marittimo in entrata e in uscita dai porti iraniani oggi alle ore 16 italiane, ha annunciato il Comando Centrale degli Stati Uniti in seguito all'annuncio di Trump. L'Iran ha dichiarato che "non permetterà" che il blocco venga attuato.

Trump ha affermato che gli Stati Uniti intercetteranno qualsiasi nave che abbia pagato un pedaggio all'Iran per il transito sicuro attraverso Hormuz e che smineranno lo stretto. Un blocco fermerebbe i quasi due milioni di barili al giorno di petrolio iraniano che transitano attraverso lo stretto, comprimendo ulteriormente l'offerta globale e tagliando una via di rifornimento vitale per la Repubblica Islamica.

"La misura non limita formalmente il transito verso porti non iraniani”, spiegano gli analisti di Equita, "ma rappresenta un'ulteriore escalation con impatto diretto sui flussi regionali e sulla logistica energetica”.

Dalla sim evidenziando come il Brent abbia "reagito immediatamente, tornando sopra i 100 dollari al barile, con lo spot che resta significativamente a premio rispetto alla curva forward, segnale di forte tensione sul mercato fisico. Lo scenario si mantiene volatile per petrolio e gas, con prezzi sostenuti da disruption fisiche e crescente complessità logistica (Hormuz, rischi su Bab el-Mandeb, premi assicurativi in aumento). Allo stesso tempo, il blocco appare anche come leva negoziale: una riapertura dei colloqui potrebbe rapidamente invertire parte del movimento, comprimendo il recente spike dei prezzi”.

La Cina come elemento di rischio aggiuntivo

A marzo, l'Iran continuava a esportare petrolio greggio e condensati dal Golfo Persico, con la Cina come principale destinazione, sebbene i flussi fossero diminuiti rispetto al mese precedente, secondo le stime preliminari elaborate da Bloomberg.

La mossa degli Stati Uniti verso un blocco introduce "un enorme elemento di rischio aggiuntivo", ha dichiarato spiegava Michael Ratney, ex ambasciatore statunitense in Arabia Saudita. Dato che alcune navi trasportano petrolio destinato alla Cina, "la Marina statunitense intende bloccarle, innescando così una crisi nelle relazioni sino-americane?", ha aggiunto.

Cala la nebbia sui mercati

Se i principali indici europei stamattina aprono con cali dell’1%, i future sui principali indici di Wall Street cedono solo mezzo punto percentuale. I limitati cali di oggi, nonostante il fallimento dei negoziati, suggeriscono che gli investitori mantengono un cauto ottimismo sulla possibilità di raggiungere una soluzione e limitare l'impatto più ampio del conflitto.

"Dopo una reazione iniziale impulsiva alle notizie del fine settimana, il sentiment di mercato si è in qualche modo stabilizzato, ma rimane cautamente resiliente", sottolinea Dilin Wu, stratega di Pepperstone, aggiungendo che "Gli operatori ora si concentrano sulla possibilità di estendere i canali diplomatici, sebbene finora non siano emersi segnali chiari di progresso".

"Era già in qualche modo previsto sul mercato che i negoziati del fine settimana non sarebbero stati del tutto ottimistici", spiega Hiroshi Matsumoto, senior client portfolio manager di Pictet Asset Management Japan Ltd, e "Il ribasso limitato di oggi suggerisce che non erano molti gli operatori che avevano accumulato posizioni lunghe la scorsa settimana in seguito al cessate il fuoco".

"La parte più difficile del trading in questo contesto è che la nebbia della guerra è calata completamente", secondo Jordan Rochester, responsabile della strategia per reddito fisso, valute e materie prime presso Mizuho Bank a Londra: "È difficile fidarsi di ciò che leggiamo. Riceviamo notizie estremamente contraddittorie a distanza di minuti o ore l'una dall'altra".

"Gli investitori potrebbero aspettarsi che le minacce del presidente Trump non si traducano ancora una volta in azioni concrete questa settimana e finora non si è registrata una nuova escalation di combattimenti in Medio Oriente”, dichiara a Bloomberg Garfield Reynolds, Team Leader Asia di MLIV, e, avvisa l’esperto, “Ciononostante, rimane la possibilità che i mercati azionari subiscano un calo sostanziale, visti i segnali provenienti dagli operatori del settore petrolifero".

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