Brent ancora sopra i 105 dollari: accordo USA-Iran sempre incerto

Le quotazioni del petrolio tornano a salire a causa del permanere delle incertezze su un accordo tra Stati Uniti e Iran, con lo Stretto di Hormuz sempre al centro dellโattenzione.
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Quotazioni del petrolio stabili
Quotazioni del petrolio in risalita dopo i cali delle scorse ore a causa delle dichiarazioni dell'Iran sull'uranio e sullo Stretto di Hormuz, che hanno ridimensionato l'ottimismo iniziale sui progressi nei negoziati con gli Stati Uniti.
Il Brent รจ tornato sopra i 105 dollari al barile, seppur in calo di oltre il 4% questa settimana, mentre il greggio West Texas Intermediate (WTI) scambia a 98,40 dollari dopo aver perso il 5% da lunedรฌ scorso.
Le trattative USA-Iran
L'Iran ha affermato che l'ultima proposta degli Stati Uniti aveva parzialmente colmato il divario tra le parti in conflitto, ma le dichiarazioni della Guida Suprema della Repubblica Islamica sul mantenimento delle scorte di uranio a Teheran e la disputa sui pedaggi nello Stretto di Hormuz hanno offuscato le prospettive di una svolta.
Le dichiarazioni contrastanti su questioni chiave non hanno chiarito se le due parti siano effettivamente piรน vicine a un accordo, dopo le rinnovate minacce di escalation degli ultimi giorni, mentre gli operatori cercano di capire quando i flussi energetici attraverso lo Stretto riprenderanno a pieno regime.
Intanto, l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) si dichiara pronta a immettere sul mercato ulteriori riserve, se necessario, dopo una prima emissione a marzo, come ha affermato giovedรฌ il direttore esecutivo Fatih Birol.
La disputa su Hormuz
Resta ancora chiuso lo Stretto di Hormuz, principale motivo dell'impennata del greggio e ragione della piรน profonda crisi energetica della storia.
Secondo Bloomberg, in vista della sua riapertura, l'Iran starebbe discutendo con l'Oman su come istituire un sistema di pedaggio permanente per formalizzare il controllo del traffico marittimo nello Stretto."L'Iran e l'Oman devono mobilitare tutte le loro risorse sia per fornire servizi di sicurezza sia per gestire la navigazione nel modo piรน appropriato", avrebbe affermato l'ambasciatore iraniano in Francia, Mohammad Amin-Nejad, aggiungendo che questo "comporterร dei costi" e quindi "chi desidera beneficiare di questo traffico dovrร anche pagare la propria parte". Ma il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha respinto questa eventualitร , ribadendo "lo vogliamo aperto, lo vogliamo libero, non vogliamo pedaggi".
Lโalternativa a Hormuz
In attesa di chiarimenti, si lavora al passaggio alternativo allo Stretto di Hormuz, progetto che prevede una pipeline negli Emirati Arabi, che sarebbe giร completo al 50% secondo indiscrezioni dellโagenzia Reuters.
Il progetto รจ stato fortemente voluto dal Principe ereditario Sheikh Khaled bin Mohamed bin Zayed, che ha ordinato al colosso petrolifero statale ADNOC di accelerarne la costruzione al fine di raddoppiare la capacitร di esportazione attraverso il porto di Fujairah entro il 2027.
Nel caso di un accordo di pace, potrebbero essere necessari almeno quattro mesi prima che i flussi globali di petrolio tornino all'80% dei livelli pre-conflitto.
Thu Lan Nguyen di Commerzbank ha avvertito che il petrolio potrebbe raggiungere nuovi massimi qualora lo Stretto di Hormuz restasse chiuso, sottolineando come il mercato stia giร incorporando un significativo premio di rischio geopolitico. Lโanalista ha ricordato che circa un quinto delle forniture mondiali di greggio transita attraverso il passaggio strategico tra Golfo Persico e Oceano Indiano e che unโinterruzione prolungata delle spedizioni potrebbe spingere il Brent ben oltre i recenti picchi, con scenari estremi che arrivano fino a 150-200 dollari al barile.
Nguyen ha aggiunto che le riserve strategiche stanno contribuendo a limitare lโimpatto immediato sul mercato, ma non sarebbero sufficienti a compensare a lungo un blocco duraturo delle esportazioni energetiche della regione.
Calo delle scorte
Secondo Goldman Sachs, la guerra e la conseguente riduzione delle forniture hanno portato a un calo record delle scorte globali di petrolio greggio e prodotti petroliferi.
"Il continuo alternarsi di notizie contrastanti sta chiaramente riducendo la propensione al rischio sia sui mercati finanziari che su quelli fisici", spiega Rebecca Babin, senior energy trader presso CIBC Private Wealth Group, aggiungendo che "Gli acquirenti che approfittano dei ribassi rimangono restii a intervenire sui potenziali flussi di ritorno attraverso lo Stretto, mentre gli operatori fisici continuano a ridurre le scorte e ad attendere, anzichรฉ inseguire carichi costosi".
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