Il petrolio rimbalza dopo il crollo dell'8% seguito alle midterm USA

Le quotazioni del petrolio restano in altalena: la vittoria democratica alle elezioni di metà mandato alimenta le scommesse su una fine negoziata della guerra con l'Iran e fa evaporare il premio al rischio accumulato in ottobre. Dopo il tonfo di ieri, il greggio WTI è sceso fin sotto 86,50 dollari in mattinata, per poi recuperare terreno insieme al Brent.
Indice dei contenuti
- 1. Quotazioni Brent e WTI: perché il petrolio è crollato dopo le midterm USA
- 2. Guerra Iran-USA e prezzo del petrolio: perché il mercato scommette sulla pace
- 3. Petrolio oggi: quotazioni WTI e Brent in tempo reale e livelli tecnici da seguire
- 4. Previsioni prezzo petrolio: le stime degli analisti su Brent e WTI restano divise
Quotazioni Brent e WTI: perché il petrolio è crollato dopo le midterm USA
Il mercato del petrolio ha letto il risultato delle elezioni di metà mandato statunitensi come il segnale che la guerra con l'Iran potrebbe avvicinarsi alla fine e ha venduto in massa i contratti sul greggio.
Ieri mercoledì 4 novembre il Brent aveva chiuso a 94,62 dollari al barile, in calo di 8,98 dollari (-8,7%), mentre il greggio WTI terminava la seduta a 88,12 dollari, con un ribasso di 7,97 dollari (-8,3%): per entrambi si tratta della chiusura più bassa dal 31 agosto.
La discesa del prezzo del petrolio è proseguita nella notte e nella prima parte della mattinata di oggi giovedì 5 novembre, quando il WTI è scivolato fin sotto la soglia di 86,50 dollari, rompendo il supporto a 87 dollari indicato dagli analisti tecnici.
Il movimento è impressionante se si guarda alla settimana: venerdì scorso 30 ottobre il Brent viaggiava vicino ai 118 dollari, quindi il crollo fino ai minimi di ieri vale circa il 20%.
Guerra Iran-USA e prezzo del petrolio: perché il mercato scommette sulla pace
Il fattore scatenante del calo del petrolio è politico: i democratici hanno conquistato la maggioranza in entrambe le camere del Congresso e la stessa Casa Bianca ha collegato la sconfitta repubblicana al conflitto in Medio Oriente.
Il vicepresidente JD Vance ha attribuito in parte la disfatta elettorale alla guerra, mentre il presidente Donald Trump ha dichiarato ai giornalisti che l'Iran vuole raggiungere un accordo e che questo «potrebbe accadere».
Gli operatori hanno interpretato il nuovo equilibrio a Washington come una maggiore pressione su Trump per una soluzione negoziata, che permetterebbe di ripristinare i flussi di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz.
«I mercati stanno valutando l'impatto delle midterm sulle prossime mosse di Donald Trump nella guerra con l'Iran, prezzando una maggiore probabilità che il conflitto finisca», spiega June Goh, analista senior di Sparta Commodities, che però avverte: «ci sarà più volatilità, perché il percorso verso la diplomazia è pieno di incognite e le riserve strategiche globali si sono assottigliate molto».
Sul fronte dei fondamentali, i dati settimanali dell'EIA hanno mostrato un calo delle scorte di greggio USA di 865.000 barili e delle scorte di benzina di 222.000 barili: numeri rialzisti che però sono stati completamente ignorati dalle vendite.
Petrolio oggi: quotazioni WTI e Brent in tempo reale e livelli tecnici da seguire
Dopo i minimi della mattinata, le quotazioni del petrolio hanno ripreso fiato con la riapertura delle piazze europee e statunitensi.
Alle 14:36 di oggi il contratto più scambiato sul greggio WTI vale 89,46 dollari (+1,52%), dopo aver oscillato da un minimo di 86,65 dollari a un massimo di 89,83, mentre il Brent si attesta a 96,95 dollari (+2,46%), dopo un minimo di 93,44 dollari.
Sul piano dell'analisi tecnica, gli analisti di FX Empire segnalano che il WTI è sceso fino alla media mobile a 200 giorni, in area 87 dollari, dopo aver fallito la rottura dei 104 dollari con il massimo di 104,99 dollari toccato il 30 ottobre.
Una rottura confermata sotto 87 dollari aprirebbe la strada verso i 78 dollari, dove passa la trendline rialzista che parte dai minimi di dicembre 2025, con un primo obiettivo a 80 dollari nel breve; per il Brent, già sotto la media a 200 giorni, l'area da monitorare è quella dei 90 dollari.
Previsioni prezzo petrolio: le stime degli analisti su Brent e WTI restano divise
Il consenso delle case d'affari non è affatto convinto che il ribasso del petrolio sia destinato a durare.
Warren Patterson ed Ewa Manthey, strategist delle materie prime di ING, ritengono che il mercato possa continuare a ridurre il premio geopolitico accumulato negli ultimi mesi, a patto che il conflitto non si riaccenda.
Citi mette invece in guardia: con le midterm alle spalle, la Casa Bianca potrebbe concentrarsi sui poteri esecutivi in politica estera e persino intensificare lo scontro con Teheran, anche perché il nuovo Congresso a maggioranza democratica si insedierà solo a gennaio.
In caso di escalation, Eurasia Group stima un rapido ritorno del Brent in una fascia tra 110 e 125 dollari, mentre Mukesh Sahdev, amministratore delegato della società di consulenza XAnalysts, ricorda che le scorte commerciali dei grandi paesi consumatori sono vicine ai minimi da 15 anni e che l'Iran potrebbe uscire dal voto con maggiore determinazione.
Anche Goldman Sachs, con il team guidato da Daan Struyven, ha appena alzato le previsioni sul prezzo del petrolio: Brent medio a 105 dollari a dicembre (da 90) e a 88 dollari nel 2027 (da 80), con il WTI a 94 dollari, includendo nello scenario base un'interruzione dell'offerta globale di 1 milione di barili al giorno nel 2027.
Sul lato opposto, JPMorgan calcola che il mercato sia tornato in surplus di 1,1 milioni di barili al giorno a settembre e di 1,4 milioni a ottobre. Per gli investitori il messaggio è chiaro: il premio al rischio si è sgonfiato in pochi giorni, ma può ricostruirsi altrettanto in fretta al primo segnale di escalation.
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