Petrolio sempre più giù: spiragli di pace in Medio Oriente

La revoca delle sanzioni al petrolio iraniano permette un nuovo calo dei prezzi del greggio mentre proseguono le trattative tra Stati Uniti e Iran anche se Bessent avvisa che i tempi di un accordo non saranno brevi.
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Prezzi del petrolio ancora in calo
Non si ferma il calo del petrolio dopo l’annuncio della revoca delle sanzioni sul greggio iraniano fino al 21 agosto prossimo fatto dal dipartimento del Tesoro statunitense, mentre riprende il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz e proseguono le trattative di pace.
Stamattina il Brent e il greggio WTI cedevano un altro 1%, scendendo rispettivamente a 75,60 e 71,97 dollari al barile.
I future sul petrolio sono scesi di oltre un terzo dai massimi di guerra, in parte grazie alle aspettative di un imminente aumento dell’offerta di greggio.
In un segno di rapido indebolimento delle condizioni di mercato, lo spread tra i due contratti più vicini del Brent si è ristretto oggi a 22 centesimi al barile in backwardation, mostrando così aspettative di calo futuro dei prezzi in quanto i trader pagano di più per il petrolio ‘subito’ che per quello futuro.
Trattative e Stretto di Hormuz
Con la revoca delle sanzioni, gli USA hanno temporaneamente permesso l’acquisto di petrolio iraniano come parte del processo diplomatico, agevolando gli sforzi dei venditori per corteggiare i più grandi raffinatori asiatici.
Washington e Teheran hanno entrambi segnalato progressi iniziali nei negoziati per porre fine alla guerra, anche se le trattative saranno probabilmente lunghe e le posizioni delle due parti restano divergenti.
Iran e Oman hanno annunciato di aver avviato i lavori su un accordo per la gestione dello Stretto di Hormuz, compresi i costi di transito, anche se permangono preoccupazioni che la Repubblica Islamica possa imporre tariffe.
Il raggiungimento di un accordo di pace “Sarà un processo”, ha dichiarato il Segretario al Tesoro degli USA, Scott Bessent, parlando dello stato dei negoziati con l’Iran durante un intervento all’Economic Club di New York.
Intanto, le navi attraversano lo Stretto di Hormuz con i segnalatori satellitari attivi, segno di una crescente fiducia tra gli armatori. L’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) ha dichiarato di aver ricevuto garanzie di sicurezza che permettono a centinaia di navi di uscire dal Golfo Persico.
La rapidità con cui i flussi fisici torneranno alla normalità determinerà se il livello minimo dei prezzi attuale reggerà o verrà nuovamente superato al ribasso.
“Penso che il mercato stesse aspettando che gli ultimi ottimisti cedessero e ora stiamo trovando un minimo vicino ai 75 dollari,” ha affermato Carl Larry, analista petrolifero di Enverus. “Ci sono molte domande aperte: sostituzione dell’offerta, tempi di attesa per i carichi, il ritorno della Cina come acquirente”, avvisa l’esperto.
Altre notizie
Intanto, sono diverse le notizie riguardanti il petrolio. Il Senato statunitense a guida repubblicana ha votato ieri per porre fine alla guerra contro l’Iran, in una rara mozione simbolica di condanna nei confronti del presidente Donald Trump. Sebbene la risoluzione non costringa l’amministrazione a cambiare strategia, rappresenta l’ultimo segno che il presidente manca di sostegno interno per questa guerra.
In un post sui social media, Trump ha dichiarato di aver ordinato al Dipartimento di Giustizia di indagare sul perché i prezzi della benzina non siano scesi più velocemente nonostante il calo del petrolio. Il prezzo medio al dettaglio a livello nazionale è diminuito del 14% dalla fine di maggio e ora è sotto i 4 dollari al gallone, anche se rimane sopra la media stagionale degli ultimi cinque anni, secondo i dati dell’American Automobile Association (AAA).
Nel Golfo Persico, i produttori stanno lavorando per ripristinare rapidamente le esportazioni. Gli Emirati Arabi Uniti hanno recuperato quasi l’85% dei livelli di produzione prebellici, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), evidenziando la capacità della regione di aumentare rapidamente l’offerta. Il Kuwait ha revocato le dichiarazioni di forza maggiore, mentre l’Iraq sta aumentando la produzione.
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