Oro in rialzo sui segnali di pace in Medio Oriente

Le prospettive di una riapertura dello Stretto di Hormuz stanno spingendo al ribasso di prezzi del petrolio, attenuando così i timori sull’inflazione e riducendo le previsioni su un aumento dei tassi.
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Prezzi dell’oro in crescita
Quotazioni dell’oro in rialzo grazie ai segnali di un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz che attenuano così i timori di inflazione grazie al calo del petrolio (Brent -5%, a 96,3 dollari al barile).
Il prezzo spot del metallo prezioso saliva dell'1,5% questa mattina, sfiorando così i 4.580 dollari l'oncia, recuperando le moderate perdite della scorsa settimana, mentre il future con scadenza a giugno superava i 4.600 dollari.
L'oro è ancora in calo di circa il 13% dall'inizio del conflitto datato fine febbraio. Gli operatori hanno intensificato le scommesse su un rialzo dei tassi, dato che la guerra con l'Iran ha fatto impennare i prezzi dell'energia. Il mercato monetario sta scontando che la Federal Reserve inizierà quasi certamente ad aumentare i tassi entro dicembre: tassi di interesse più elevati pesano sull'oro, che non genera interessi.
Una svolta potrebbe arrivare con l'insediamento del nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, e nei prossimi giorni gli investitori cercheranno indizi sulla sua visione dell'economia.
Segnali di pace in Medio Oriente
Il Segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, aveva dichiarato che nelle prossime ore potrebbero esserci "buone notizie" riguardo allo Stretto di Hormuz, mentre Teheran e Washington proseguono con i negoziati di pace.
Gli Stati Uniti e l'Iran hanno elaborato un memorandum d'intesa che estende il cessate il fuoco di 60 giorni, in attesa che le due parti raggiungano un accordo definitivo per porre fine alla guerra, ha riportato il Washington Post. Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz verrà sminato e riaperto, secondo quanto riportato.
Le trattative sulla formulazione precisa dell'accordo, però, sono ancora in corso e che potrebbero essere necessari diversi giorni prima che entrambe le parti ottengano l'approvazione definitiva.
Dopo la fuga in avanti di Donald Trump che lasciava intravedere una svolta quasi immediata, lo stesso presidente americano ha fatto una piccola retromarcia: "Non c'è fretta, il tempo è dalla nostra parte", scriveva il tycoon sui social media.
Pur parlando di trattative costruttive, la Casa Bianca ritiene che servirà ancora del tempo prima di avere l'ok delle due parti. Via libera che per ora da Teheran non è arrivato. “Questo”, fanno sapere alcuni funzionari USA, “anche per il lento e opaco sistema iraniano che non rende veloce il processo decisionale del regime”.
Intanto, i pasdaran avvertono: “L'ostruzionismo degli USA su alcune clausole rischia di far annullare l'accordo". Per Teheran resta più di un nodo da sciogliere, tra i quali anche quello degli asset congelati. Sul nucleare, poi, la posizione dell'Iran appare più dura.
Se l'intesa sarà firmata a giorni, si ipotizza già che un nuovo round di colloqui potrebbe tenersi a Islamabad il 5 giugno.
Reazione contenuta
“Credo che i mercati siano cautamente ottimisti sugli aggiornamenti dal Medio Oriente, da cui una certa propensione al rischio”, spiega Nick Twidale, analista di mercato capo di AT Global Markets. “Trump è già passato da ‘accordo imminente’ a ‘non ho fretta’ questo fine settimana. Quindi penso che le probabilità di raggiungere un accordo siano di nuovo 50/50, anche se ovviamente è positivo che stiano negoziando,” aggiunge.
I mercati "stanno rapidamente passando dalla valutazione della paura geopolitica alla valutazione di un potenziale dividendo di pace, mentre le aspettative di riapertura di Hormuz fanno pressione sul petrolio e sul dollaro", commenta Stephen Innes, managing partner di Spi Asset Management.
La reazione dell'oro alle notizie è stata comunque "relativamente contenuta", sottolinea Justin Lin, analista di Global X ETFs a Sydney. "I mercati hanno già visto più volte annunci di Trump svanire nel nulla e necessitano di prove più concrete di cooperazione da parte dell'Iran prima di confermare un rialzo", proseguiva l’esperto.
Potrebbe esserci una certa riluttanza a inseguire il rimbalzo dell'oro, dato che mancano ancora dettagli chiave sul programma nucleare iraniano, prevede Christopher Wong, stratega presso Oversea-Chinese Banking Corp. I mercati di Stati Uniti, Regno Unito, Hong Kong e Corea del Sud saranno inoltre chiusi per festività lunedì, con conseguente "minore liquidità dovuta alle festività", concludeva Wong.
I prossimi market mover
Sul fronte delle rilevazioni macroeconomiche, si apre "una settimana che ruoterà attorno ad un dato cruciale in agenda giovedì: il Pce Core Usa di aprile, indicatore preferito dalla Fed per misurare l'inflazione”, sottolinea Innes.
“Un dato sopra il consenso (2,8% a/a) raffredderebbe definitivamente le attese di tagli 2026, sostenendo dollaro e rendimenti dei bond, mentre una sorpresa al ribasso potrebbe riaprire spazio al risk-on su azionario growth e oro. Sempre negli Usa attenzione alla seconda lettura del Pil del primo trimestre, agli ordini di beni durevoli, alla fiducia dei consumatori e ai sussidi settimanali", spiega Antonio Tognoli di Cfo Sim.
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