L’oro crolla ai minimi di quattro mesi

L’escalation del conflitto in Medio Oriente aumenta i timori di aumento dell’inflazione, spingendo gli operatori ad incrementare le loro previsioni di un nuovo rialzo dei tassi di interesse da parte delle banche centrali.
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Quotazioni dell’oro in discesa
Vendite scatenate sull’oro con l’escalation del conflitto in Medio Oriente che continua ad alimentare i timori di inflazione e aumentato le aspettative di un aumento dei tassi di interesse delle banche centrali.
Stamattina il prezzo spot della materia prima gialla scende a 4.234 dollari l’oncia, segnando un calo del 5%, mentre il future cede il 7% e porta a 4.267 dollari l’oncia.
La scorsa settimana i prezzi del bene rifugio per eccellenza hanno ceduto oltre il 10%, registrando la sua peggiore settimana dal febbraio 1983, e ha perso oltre il 20% rispetto al picco record di 5.594,82 dollari toccato il 29 gennaio.
Anche altri metalli preziosi mostrano un forte calo questa mattina: l'argento spot è sceso del 9% a 62,7 dollari l'oncia, il platino spot ha perso il 7% attestandosi a 1.787 dollari.
Escalation militare in Medio Oriente
Nel fine settimana, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dato all'Iran un ultimatum di due giorni per riaprire lo Stretto di Hormuz, pena il bombardamento delle sue centrali elettriche.
L'Iran ha replicato che avrebbe chiuso "completamente" la strategica via navigabile e preso di mira le infrastrutture energetiche, informatiche e di desalinizzazione qualora i suoi impianti di produzione di energia fossero stati attaccati.
Le tensioni sullo Stretto di Hormuz mantengono elevati i prezzi del petrolio con il greggio Wti a 100,64 dollari al barile (+2,6%) e il Brent a 113,71 dollari (+1,35%).
Ritmo delle vendite molto rapido
"L'entità del crollo del prezzo dell'oro non è senza precedenti, ma il ritmo delle vendite è stato molto più rapido rispetto a molte altre occasioni storiche", secondo Wayne Gordon, consulente finanziario presso la divisione di gestione patrimoniale di UBS Group AG.
La reazione del metallo "all'attuale shock macroeconomico ha un chiaro precedente di mercato", ricorda David Wilson, direttore della strategia sulle materie prime presso BNP Paribas SA. "Se si osservano i tre precedenti cicli di shock economico (nel 2008, 2020 e 2022), l'oro inizialmente è sceso in seguito alla reazione dei mercati alle notizie, con gli investitori che in genere vendevano attività per detenere dollari statunitensi", contunua, aggiungendo che tutti e tre i periodi sono stati seguiti da un rally sostenuto.
L’importanza dei tassi di interesse
Dall'inizio del conflitto, l'impennata dei prezzi dell'energia ha alimentato le aspettative di rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve e di altri istituti centrali come la Banca centrale europea. Questo rappresenta un ostacolo per l'oro, bene rifugio che ha appena registrato il suo maggiore calo settimanale dal 1983.
Sebbene l'inflazione in aumento solitamente incrementi l'attrattiva della materia prima gialla come bene rifugio, gli alti tassi frenano la domanda di questo asset che non genera rendimento.
"Nonostante l'escalation della guerra con l'Iran, i prezzi dell'oro sono diminuiti dall'inizio del conflitto, evidenziando come i fattori macroeconomici, in particolare i tassi di interesse, il dollaro statunitense e il posizionamento multi-asset, continuino a dominare le dinamiche dei prezzi a breve termine”, spiega in una nota Ewa Manthey, Commodities Strategist di ING, che aggiunge: “Questo andamento è coerente con precedenti episodi di shock, in cui le esigenze di liquidità tendono a prevalere sulla domanda di beni rifugio nelle fasi iniziali".
"Più in generale, la geopolitica da sola raramente influenza i prezzi dell'oro in modo prolungato”, prosegue l’esperto, “ciò che conta è come tali shock si ripercuotono sull'inflazione, sulla politica monetaria e sul dollaro. Nel breve termine, un dollaro statunitense più forte e l'elevata liquidità dell'oro possono renderlo una fonte di finanziamento durante i periodi di stress".
"L'oro ha un problema di liquidità", evidenzia Johan Jooste, amministratore delegato di Pangaea Wealth AG. “La rapida ondata di vendite è stata determinata dalla necessità degli investitori di reperire liquidità e, se la guerra dovesse continuare a intensificarsi, il metallo prezioso aumenterebbe ulteriormente il rischio di ribasso”, concludeva Jooste.
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