Oro in calo ma UBP lo vede ancora a 6 mila dollari

Il blocco dello Stretto di Hormuz pesa sui mercati e rafforza i timori sui tassi, ma la banca svizzera torna a comprare lingotti puntando su una ripresa strutturale.
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Oro in calo
Lโoro ha avviato la settimana con nuove pressioni ribassiste, confermando una fase di forte volatilitร . Il prezzo spot scendeva stamattina dello 0,60% fino a 4.719 dollari lโoncia, dopo aver toccato in precedenza livelli inferiori a 4.650 dollari, segnando un calo intraday fino al 2,2%.
Il movimento รจ stato accompagnato dal rafforzamento del Bloomberg Dollar Spot Index (+0,3%) e dal ribasso delle azioni asiatiche e dei future sullโS&P 500, segnali di un clima di avversione al rischio sui mercati globali. Anche gli altri metalli preziosi hanno mostrato debolezza: lโargento spot scendeva del 2%, a 74,28 il platino รจ rimasto pressochรฉ invariato e il palladio ha registrato un lieve rialzo.
Il metallo giallo continua quindi a muoversi in un equilibrio fragile, sostenuto dallโincertezza geopolitica ma penalizzato dallโaumento dei rendimenti reali e dal dollaro forte.
Tornano gli acquirenti
Nonostante la debolezza recente, alcuni segnali indicano un graduale ritorno degli acquirenti. Gli investitori che hanno approfittato dei ribassi hanno iniziato a sostenere i prezzi e, secondo i dati Bloomberg, le riserve globali degli ETF garantiti da oro sono aumentate di circa 20 tonnellate ad aprile, dopo i forti deflussi registrati a marzo โ i maggiori degli ultimi cinque anni.
Lโoro resta inoltre in rialzo di circa lโ80% dallโinizio del 2025, segno che il trend di lungo periodo non รจ stato compromesso dalla correzione delle ultime settimane.
Energia e inflazione
Il contesto macroeconomico resta il principale freno nel breve periodo. Lโimpennata dei prezzi energetici ha rafforzato i timori di inflazione persistente, alimentando le aspettative che le banche centrali possano ritardare i tagli dei tassi o addirittura tornare a irrigidire la politica monetaria.
I dati preliminari del Bureau of Labor Statistics hanno indicato che a marzo lโinflazione ha registrato il maggiore incremento degli ultimi quattro anni, con il rincaro della benzina responsabile di quasi tre quarti dellโaumento mensile. Un contesto di tassi elevati per piรน tempo riduce lโattrattiva dellโoro, che non offre rendimenti, e spiega parte della correzione registrata dal metallo dallโinizio della guerra.
Sul fronte geopolitico, la situazione in Medio Oriente continua a dominare il sentiment degli investitori. I colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran si sono conclusi senza una soluzione e Washington ha annunciato lโavvio del blocco dello Stretto di Hormuz, uno dei punti marittimi piรน strategici al mondo, attraverso cui prima del conflitto transitava circa un quinto del petrolio greggio e del gas naturale liquefatto globale. Gli Stati Uniti hanno inoltre dichiarato che intercetteranno qualsiasi nave che paghi pedaggi allโIran per attraversare lo stretto.
La prospettiva di una prolungata interruzione delle forniture ha fatto impennare petrolio e gas naturale, aumentando lo shock energetico globale e aggravando i rischi inflazionistici.
Dallโinizio del conflitto a fine febbraio, lโoro ha perso circa il 10%, anche perchรฉ la stretta di liquiditร delle prime settimane ha spinto molti investitori a vendere il metallo per coprire perdite su altri asset.
UBP vede sempre quota 6 mila dollari
In questo scenario si inserisce la strategia di Union Bancaire Privรฉe (UBP), che ha annunciato di aver ripreso ad acquistare oro dopo aver ridotto lโesposizione dal 10% al 3% dei portafogli discrezionali durante la fase piรน acuta del ribasso. Oggi lโallocazione รจ tornata intorno al 6% e la banca intende incrementarla progressivamente.
Secondo Paras Gupta, responsabile di UBP della gestione discrezionale dei portafogli in Asia, le posizioni degli investitori sono ora piรน equilibrate e la domanda strutturale resta solida grazie agli acquisti delle banche centrali, ai timori per i deficit pubblici e alle tensioni geopolitiche persistenti.
UBP mantiene quindi una visione costruttiva sul metallo prezioso e conferma la previsione di un prezzo dellโoro a 6.000 dollari lโoncia entro la fine dellโanno.
Nel breve termine il rischio inflazione e lโincertezza sulla politica monetaria potrebbero continuare a pesare sulle quotazioni, ma per la banca svizzera il quadro di fondo resta favorevole. Ulteriori acquisti, tuttavia, richiederanno maggiore chiarezza sullโevoluzione geopolitica, che continua a rappresentare la variabile chiave per la direzione dei mercati nei prossimi mesi.
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BNP Paribas
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