Petrolio, nuovo balzo: Trump non rassicura sulla fine del conflitto

Il presidente degli Stati Uniti era atteso rassicurare i mercati sulla fine della guerra in Iran ma il tycoon ha invece lasciato intendere una possibile escalation del conflitto, facendo spengere nuovamente la propensione al rischio sui mercati.
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Quotazioni del petrolio in rialzo
Tornano gli acquisti sul petrolio dopo il discorso di Donald Trump pronunciato nella notte italiana che non ha portato al mercato le rassicurazioni di cui questo aveva bisogno.
Il Brent schizza nuovamente a 107 dollari al barile, con un balzo superiore al 6%, dopo essere sceso ieri sotto quota 100 dollari, mentre il greggio WTI si porta a 106 dollari.
A Piazza Affari, intanto, sono i petroliferi a spiccare tra le performance negative della gran parte dei componenti del Ftse Mib, oggi in profondo rosso (-1,20%) in apertura: Eni guadagna oltre il 2% e Tenaris sale dell’1%.
Trump delude
Ieri Trump ha avvertito che gli Stati Uniti avrebbero colpito l'Iran "in modo estremamente duro" nelle prossime due o tre settimane, annullando così le aspettative di una risoluzione imminente del conflitto mediorientale, che dura ormai da cinque settimane.
Fondamentale anche il passato sullo Stretto di Hormuz che, secondo il presidente, si riaprirà in maniera “naturale” una volta che le ostilità saranno terminate, senza però fornire dettagli o una tempistica precisa.
Trump ha poi affermato che gli obiettivi strategici principali sono in fase di completamento e ha lasciato intendere che le operazioni militari potrebbero presto intensificarsi, dichiarando: "Nelle prossime due o tre settimane, li riporteremo all'età della pietra, dove appartengono".
Per il tycoon si tratta di una sorta di cambio di posizione arrivata dopo solo alcune ore aver affermato che la guerra sarebbe terminata entro due o tre settimane, parole che avevano spinto all’ottimismo Wall Street e i mercati europei.
Potenziale escalation
"Il discorso di Trump non è stato ciò che il mercato si aspettava, ovvero segnali che indicassero la fine del conflitto", spiega Jumpei Tanaka, responsabile della strategia di investimento presso Pictet Asset Management Japan, ma, "al contrario, ha suggerito una potenziale escalation. Le sue dichiarazioni vengono interpretate come un fattore negativo per il mercato azionario".
"Trump avrebbe dovuto rassicurare i mercati. Non ci è riuscito", evidenzia Maxence Visseau, fondatore della società di investimenti Arkevium, aggiungendo che il presidente "ha definito l'operazione 'vicina al completamento', ma non ha fornito alcuna tempistica, alcun piano di uscita e, soprattutto, alcuna strategia per la riapertura dello Stretto di Hormuz".
"Il mercato desiderava ardentemente chiarezza sulla fine del conflitto, ma questo discorso ha solo aggiunto ulteriore incertezza", secondo Nick Twidale, analista di mercato capo di AT Global Markets. "Gli investitori sono chiaramente delusi e penso che potremmo assistere a ulteriori ribassi per i mercati globali oggi", prevede l’esperto.
Ancora volatilità
"Sebbene tutti vogliano voltare pagina, c'è ancora molto da analizzare riguardo agli eventi del mese scorso in Medio Oriente", secondo Ken Wong, specialista di portafogli azionari asiatici presso Eastspring Investments Hong Kong, ma "La domanda ora è quanto questi sviluppi si ripercuoteranno sull'economia globale nei prossimi trimestri".
Garfield Reynolds, Team Leader Asia di MLIV, prevede su Bloomberg che “i rialzi dei titoli a rischio rimarranno volatili nel breve termine e vulnerabili a inversioni di tendenza prolungate nel lungo termine, a causa della probabilità che anche lo scenario migliore per il conflitto crei danni profondi e duraturi alle catene di approvvigionamento globali. Le oscillazioni di questa settimana sembrano rafforzare la probabilità che il traffico marittimo attraverso Hormuz rimarrà ben al di sotto dei livelli prebellici per un periodo considerevole".
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