Rendimenti elevati e tensioni in Medio Oriente frenano i titoli tech

19/08/2026 06:30
Rendimenti elevati e tensioni in Medio Oriente frenano i titoli tech

Le vendite sui titoli dei semiconduttori si sono intensificate a livello globale, con gli investitori che hanno ridotto l’esposizione a uno dei temi più forti dell’anno in un contesto segnato da rendimenti obbligazionari elevati e incertezza geopolitica. A Seul, Samsung Electronics e SK Hynix hanno ceduto entrambe oltre il -7%. Il movimento segue la flessione dei produttori statunitensi di chip, che ieri ha trascinato il Philadelphia Semiconductor Index in ribasso del -5%, nella peggiore seduta dalla fine di luglio. La debolezza si è estesa al resto dei listini asiatici. Il Kospi sudcoreano ha guidato le perdite regionali con una flessione di circa il -6%, penalizzato dalle preoccupazioni per l’aumento dei costi di finanziamento sostenuti dagli hyperscaler. I futures sugli indici azionari indicano una possibile prosecuzione delle vendite anche sui mercati europei e statunitensi.


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INTELLIGENZA ARTIFICIALE

I titoli tecnologici, considerati investimenti legati alle prospettive di crescita di lungo periodo, sono tornati sotto pressione mentre i rendimenti obbligazionari restano vicini ai massimi degli ultimi decenni. A sostenere i tassi contribuiscono un’inflazione persistente, l’elevata spesa pubblica e la consistente quantità di debito immessa sul mercato. Le tensioni ancora presenti in Medio Oriente aumentano le pressioni, alimentando il rischio di shock sulle forniture energetiche capaci di mantenere inflazione e costi di finanziamento su livelli elevati per un periodo più lungo.

Le prospettive di crescita di lungo termine legate all’intelligenza artificiale restano intatte, ma tassi più elevati e rischi geopolitici stanno riducendo la disponibilità degli investitori a riconoscere valutazioni più alte per beneficiare di questa crescita. Rendimenti più alti aumentano i costi di finanziamento degli hyperscaler, alimentando interrogativi sulle prospettive della spesa in conto capitale e sulle possibili conseguenze per le società legate alle infrastrutture destinate all’intelligenza artificiale.


MEDIO ORIENTE E DAZI CANADA

Le tensioni in Medio Oriente tornano ad aumentare dopo che gli Emirati Arabi Uniti hanno riferito che due missili balistici lanciati dall’Iran verso il Paese sono finiti in mare. L’episodio rappresenta il primo attacco noto della Repubblica Islamica contro lo Stato del Golfo dallo scorso maggio e si inserisce in un conflitto che continua a protrarsi.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha escluso nuovi colloqui con l’Iran e ha ribadito che lo Stretto di Hormuz è aperto. Una posizione opposta a quella di Teheran, secondo cui il passaggio marittimo resta chiuso. Il progressivo ridimensionamento delle aspettative per un accordo ha sostenuto le quotazioni del greggio, alimentando i timori per una ripresa delle pressioni inflazionistiche e per le possibili conseguenze sui bilanci. Il cessate il fuoco temporaneo è scaduto lunedì. Nonostante le dichiarazioni di Trump sull’apertura dello Stretto di Hormuz, numerosi Paesi continuano a segnalare tentativi di ostacolare la navigazione attraverso la rotta.

Sul tema dei dazi, Trump ha annunciato ieri sera una proroga di tre giorni dell’entrata in vigore delle nuove tariffe del 50% sui beni provenienti dal Canada, inizialmente prevista a mezzanotte, affermando che i due Paesi hanno raggiunto un accordo. Circa un’ora più tardi, il primo ministro canadese Mark Carney ha dichiarato in una nota che sono stati compiuti progressi significativi, precisando che resta ancora molto lavoro da fare.


MINUTE FED

I verbali della riunione del Fomc di fine luglio saranno al centro dell’attenzione questa sera alle ore 20:00 italiane, con gli investitori alla ricerca di indicazioni sulla futura traiettoria dei tassi di interesse. In quell’occasione la Federal Reserve aveva confermato il costo del denaro, ma la decisione non era stata unanime: nove membri avevano votato per mantenere i tassi invariati, mentre tre si erano espressi a favore di un rialzo di 25 punti base. Le minute assumono un peso particolare alla luce delle limitate indicazioni contenute nel comunicato diffuso al termine della riunione e delle poche informazioni fornite dal presidente Kevin Warsh durante la successiva conferenza stampa.

Le aspettative sulla politica monetaria sono state condizionate dai dati pubblicati dopo l’ultima riunione, che hanno mostrato un’inaspettata perdita di posti di lavoro a luglio, un’inflazione più contenuta delle previsioni e una contrazione delle vendite al dettaglio. Il mercato prevede che la banca centrale statunitense mantenga i tassi invariati a settembre, pur continuando a incorporare la possibilità di un rialzo entro dicembre, in un contesto in cui i prezzi del greggio risultano superiori di circa il +25% rispetto ai livelli precedenti allo scoppio del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Dopo l’ultimo meeting, diversi componenti del Fomc hanno indicato che potrebbe rendersi necessario un orientamento monetario più restrittivo qualora l’inflazione restasse elevata.


PETROLIO

Il petrolio avanza per la quarta seduta consecutiva, mentre non emergono segnali di progresso verso una soluzione della guerra tra Stati Uniti e Iran, ormai vicina ai sei mesi di durata. Il Brent si porta verso i 92 dollari al barile dopo avere accumulato un rialzo del +4,5% nelle tre sedute precedenti, mentre il West Texas Intermediate si mantiene in prossimità degli 86 dollari. Ieri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ribadito che non sono in corso negoziati con Teheran.

Lo scontro mantiene irrisolta la situazione nello Stretto di Hormuz. Teheran e Washington restano su posizioni contrapposte riguardo alle modalità di gestione del passaggio marittimo, mentre il traffico visibile attraverso la rotta che collega i produttori del Golfo Persico ai mercati internazionali rimane limitato.

Le quotazioni del greggio hanno registrato un forte aumento dall'inizio del conflitto in Medio Oriente alla fine di febbraio, contribuendo ad alimentare le pressioni inflazionistiche. Anche la guerra tra Russia e Ucraina ha determinato un irrigidimento delle condizioni sui mercati energetici in seguito agli attacchi contro le raffinerie. I prezzi dei prodotti raffinati, in particolare del diesel, sono cresciuti molto più del petrolio, aumentando i costi sostenuti da automobilisti, autotrasportatori, agricoltori e imprese industriali.

In assenza di colloqui, come dichiarato da Trump, gli Stati Uniti intendono intensificare la pressione economica sull'Iran con l'obiettivo di costringere Teheran alla resa, mantenendo allo stesso tempo il blocco dei porti iraniani. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha anticipato che già questa settimana potrebbe essere annunciato un nuovo pacchetto di misure particolarmente severe.

Prima dell'eventuale introduzione delle nuove misure statunitensi, gli Emirati Arabi Uniti hanno comunicato la sospensione di tutti gli scambi commerciali e delle transazioni finanziarie con Teheran, motivando la decisione con l'escalation delle tensioni nella regione. Gli Emirati Arabi Uniti, situati sul lato opposto del Golfo Persico rispetto all'Iran, sono stati ripetutamente bersaglio di attacchi, in particolare contro il traffico marittimo.

Negli Stati Uniti sono emerse nuove indicazioni di una riduzione delle scorte. L'American Petroleum Institute ha segnalato un moderato calo delle riserve nazionali di greggio, compresi gli stock presenti nell'hub di Cushing, in Oklahoma. Anche le scorte di distillati, categoria che comprende il diesel, risultano in diminuzione. I dati ufficiali sono attesi oggi nel pomeriggio.

Il mercato globale del diesel presenta condizioni particolarmente tese, a causa delle interruzioni dei flussi provenienti dal Medio Oriente e della sospensione delle esportazioni da parte di Mosca. Negli Stati Uniti il margine ottenuto dalla trasformazione del petrolio in diesel ha superato i 100 dollari al barile, raggiungendo livelli record. In Europa il gasolio segue il rialzo del greggio, con i futures in aumento di circa il +1% a 1.312 dollari per tonnellata. I contratti più scambiati hanno più che raddoppiato il proprio valore dall'inizio dell'anno.


ORO

L’oro torna a salire con l’attenuarsi delle vendite sui titoli di Stato statunitensi, recuperando terreno dopo avere registrato ieri la flessione più marcata da quasi un mese.

Le quotazioni del metallo prezioso arrivano a guadagnare fino al +0,6%, superando i 4.360 dollari l’oncia, dopo il calo di quasi il -2% accusato nella seduta precedente. I Treasury si stabilizzano dopo le forti vendite che ieri avevano spinto i rendimenti dei titoli a 30 anni sui livelli più elevati da quasi due decenni. L’aumento del costo del denaro rappresenta generalmente un elemento sfavorevole per l’oro, che non offre interessi.

Nelle ultime settimane il metallo prezioso ha recuperato terreno fino a muoversi intorno ai 4.400 dollari l’oncia, sostenuto dal ritorno della domanda degli investitori e dagli acquisti delle banche centrali, con un contributo rilevante della Cina. Un sondaggio tra i gestori condotto da Bank of America ha mostrato che la quota di intervistati che considera l’oro sottovalutato ha raggiunto il livello più elevato da marzo 2023.

Le minori possibilità di arrivare a un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran potrebbero limitare ulteriori progressi delle quotazioni. Ieri Trump ha ribadito che non sono in corso colloqui con Teheran, lasciando irrisolta la questione del controllo dello Stretto di Hormuz. Il memorandum d’intesa firmato a giugno dai due Paesi è scaduto senza che sia stato definito un piano per prorogarlo, una situazione che ha sostenuto i prezzi del petrolio. Un aumento dell’inflazione alimentato dai costi dell’energia accresce le pressioni sulla Federal Reserve affinché alzi i tassi di interesse, creando un fattore negativo per l’oro.

AZIONARIO

Ecco le principali notizie di oggi:

ANTHROPIC. La linea di credito revolving di Anthropic è destinata a superare l’obiettivo di circa 10 miliardi di dollari, secondo persone a conoscenza della situazione, mentre la società attiva nell’intelligenza artificiale si prepara a un’attesa offerta pubblica iniziale.

UNITREE ROBOTICS. Le azioni hanno registrato un balzo del +629% al debutto alla Borsa di Shanghai, dopo che Unitree Robotics ha raccolto 6,1 miliardi di yuan, equivalenti a 904 milioni di dollari, attraverso l’offerta pubblica iniziale. La quotazione rende la società il primo produttore di robot umanoidi della Cina continentale a essere negoziato in Borsa.

BAIDU. Il titolo ha perso terreno dopo che i ricavi della società hanno registrato una contrazione per il quinto trimestre consecutivo.

XIAOMI. Le azioni sono arrivate a guadagnare fino al +5% a Hong Kong dopo che Xiaomi ha comunicato ricavi derivanti dagli smartphone superiori alle previsioni.



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