Rendimento al 14% se i sottostanti bancari non crollano del 99%

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16/03/2026 08:15
Rendimento al 14% se i sottostanti bancari non crollano del 99%

Prezzo sotto la parità, rendimento elevato, premi certi se i sottostanti non crollano del 99% a scadenza. Emesso da Vontobel con Isin DE000VJ8ER25 si compra a 987 euro ed è scritto su un paniere formato da quattro titoli bancari europei: BPER Banca, Intesa Sanpaolo, Raiffeisen Bank e Société Générale.

Il rendimento potenziale annuo è del 14% lordo (calcolato sull'attuale prezzo di acquisto e sulla vita residua del prodotto) grazie a un flusso di premi mensili con memoria pari a 11 euro.

Caratteristica unica nel suo genere è la barriera cedolare: si parte dall’80% del livello iniziale dei sottostanti per poi scendere, dell'1% al mese, si arriva al 58% alla penultima data di valutazione, fino all’1% con un gradino finale più ampio a scadenza. Con questa ultima condizione tutti i premi a scadenza sono quasi certi, verranno staccati se nessun sottostante sarà crollato del 99% dal livello iniziale, per un rendimento condizionato del 28% tra poco meno di due anni.

Possibilità di rimborso anticipato a partire dal 10 aprile 2026, a discrezione dell'emittente (callable). A scadenza (10 marzo 2028), il capitale è protetto da una barriera posizionata al 55% del livello iniziale dei sottostanti.

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Prezzo sotto la parità e sottostanti solidi

Rendimento elevato, barriera cedolare finale all’1% e quattro solidi istituti di credito in Europa. Questi i punti di forza del certificate con Isin DE000VJ8ER25 di Vontobel dotato di una struttura innovativa che migliora con il passare del tempo. Grazie alla presenza di una barriera fortemente cedolare decrescente, il prodotto ha più probabilità di staccare tutti i premi mensili con memoria di 11 euro ciascuno, per un rendimento fino al 14% annualizzato.

Vediamo, nel dettaglio, come funziona e quali sono i pregi e difetti. Per poter offrire un rendimento così elevato, Vontobel mette in campo una struttura molto efficiente: una barriera cedolare che parte dall’80% del livello iniziale dei sottostanti per poi scendere, dell'1% al mese, si arriva al 58% alla penultima data di valutazione, fino all’1% con un gradino finale più ampio a scadenza.

Il punto di forza del certificate è proprio quello di associare l’effetto memoria sulle cedole a una barriera cedolare bassissima a scadenza. Il risultato sarà quello di avere come barriera finale di tutte le cedole, quella più bassa pari all’1%, e allo stesso tempo alzare il rendimento medio rispetto a un certificate con barriera fissa. Con questa ultima condizione tutti i premi a scadenza sono quasi certo, verranno staccati se nessun sottostante avrà perso il 99% dal suo valore iniziale (28% in due anni con l’acquisto oggi a 987 euro).

Lanciato sul mercato lo scorso 12 marzo a un valore nominale di 1.000 euro, il certificate si compra oggi sotto la pari a 987 euro con nessuno dei quattro sottostanti che quota oltre il livello iniziale: BPER Banca perde il -2,8%, Intesa Sanpaolo il -5%, Raiffeisen Bank il -7,3% e Société Générale il -5,8% dal valore iniziale.

Se la barriera cedolare verrà rispettata alla scadenza (evento quasi certo), l’investitore otterrà 24 premi mensili (in totale 264 euro di premi, 28%), per un potenziale rendimento annuo del 14% (ipotizzando di acquistare oggi il certificate a 987 euro e tenendo conto della restante vita del certificate di poco inferiore ai due anni).

Il calcolo è immediato: 264 euro di premi (11 euro per 24 cedole mensili) più 13 euro di capital gain (differenza tra 1.000 euro di rimborso e il prezzo attuale di 987 euro), il risultato è 277 euro. Dividiamo questo numero per il prezzo di acquisto (usiamo quello attuale) di 987 euro e arriviamo a un rendimento da qui alla scadenza (10 marzo 2028) del 28%. Ora annualizziamo il rendimento per capire, all'anno, quanto rende il certificate e confrontarlo con gli altri prodotti sul mercato della stessa tipologia: dividiamo 28% per 2 (anni di vita residui del prodotto) e arriviamo a un ritorno annuo del 14% lordo.

Non è da trascurare la possibilità di rimborso anticipato a discrezione dell'emittente (callable). Il meccanismo di callable scatterà dal 10 aprile 2026 e l'investitore riceverà il 100% del valore nominale più la cedola del periodo e le altre eventuali in memoria nel caso in cui l'emittente riterrà opportuno richiamare il prodotto, a sua discrezione, liquidandolo a 1.000 euro nella relativa data mensile di osservazione.

Se, ad esempio, Vontobel decidesse di liquidare il certificate a 1.000 euro dopo dodici mesi di vita (marzo 2027), l’investitore riceverebbe anche 12 cedole da 11 euro e 13 euro di capital gain (acquistando il certificate oggi a 987 euro), portando l'incasso complessivo a 1.145 euro. Considerando il breve orizzonte temporale di un anno (periodo da oggi al 17 marzo 2027), il rendimento sarebbe del 14,7% (132 euro di premi più 13 euro di capital gain su 987 euro di acquisto).

Il capitale a scadenza (10 marzo 2028) è protetto da una barriera posta al 55% del livello iniziale del sottostante, all’interno del paniere, con la performance peggiore. La prossima data di valutazione mensile è fissata per il 10 aprile 2026. Di seguito la tabella che mostra i principali livelli di riferimento del certificate:

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Se rendimento elevato, barriere cedolare finale bassissima e sottostanti solidi possono rappresentare i pregi, il prezzo da pagare per avere un potenziale ritorno annuo del 14% è dato dal rischio di vedere un sottostante scendere più velocemente della barriera cedolare decrescente. In questo caso, i premi potrebbero rimanere tutti in pancia al prodotto. A compensare questo scenario avverso, il possibile stacco delle cedole grazie all'effetto memoria potrebbe avvicinare il prezzo del certificate ai 1.000 euro di valore nominale. Basterà infatti trovare, in una data di valutazione, i sottostanti sopra la barriera cedolare (1% a scadenza), per recuperare tutti i premi non distribuiti in precedenza, quando la barriera dei premi era posizionata sui livelli di prezzo più elevati.

Ogni mese una cedola con memoria di 11 euro

Per l'Isin DE000VJ8ER25 il flusso cedolare rappresenta il principale punto di forza del certificato. Ogni mese l’investitore può incassare un premio con memoria dell’1,10% del nominale (1.000 euro), pari a 132 euro in un anno. In ogni data di osservazione mensile, la cedola verrà distribuita se nessuno dei sottostanti si troverà sotto una barriera discendente nel tempo: infatti, si parte da una barriera pari all’80% del valore iniziale che si abbassa dell’1% ogni mese per arrivare fino all’1% (lo scalino all’ultima data di valutazione del 10 marzo 2028 è maggiore e pari a 57 punti percentuali), rendendo quasi certo il pagamento di tutti i premi. Le cedole verranno quindi pagate anche in caso di ribassi dei sottostanti, basta che ogni mese alle date di osservazione il calo dal valore iniziale del titolo peggiore, all'interno del paniere, non superi il rispettivo livello barriera.

Un ruolo importante lo ricopre l’effetto memoria: un premio non pagato non è definitivamente perduto ma rimane in pancia al prodotto. Nelle successive date di osservazione, qualora si verifichino le condizioni che danno diritto al pagamento, i premi non pagati in precedenza vengono distribuiti tutti insieme compresa la cedola relativa a quel periodo di osservazione.

L'obiettivo di questo certificate è quello di aumentare le possibilità di stacco di tutti i premi, grazie a una barriera finale all’1% del livello iniziale unita all’effetto memoria. Grazie a questa struttura innovativa, per chiudere l’investimento in bellezza e portare a casa tutti i 24 premi previsti, nessuno dei sottostanti dovrà crollare del 99% dal livello iniziale all’ultima data di osservazione, ovvero il 10 marzo 2028. A quel punto l’investitore, al prezzo di oggi di 987 euro, avrà portato a casa un flusso di cedole pari a 264 euro e 13 euro di capital gain, pari un rendimento da qui alla scadenza (tra poco meno di due anni) del 28% (14% annualizzato).

Il punto di forza è quello di lasciare lavorare al meglio il tempo e i soldi investiti per poter offrire premi più alti e una barriera cedolare più bassa rispetto ai classici Cash Collect tradizionali. Oggi non è facile trovare sul mercato un certificate che renda così tanto con una barriera dei premi così profonda.

Non va dimenticata l’efficienza fiscale dei certificate. I premi di questo prodotto sono considerati dal Fisco “redditi diversi” e, in quanto tali, possono compensare le eventuali minusvalenze presenti nello zainetto fiscale dell’investitore. Con questo sistema è possibile recuperare il credito fiscale derivante dalle perdite registrate entro i successivi quattro anni dalla loro realizzazione.

I tre possibili scenari alla scadenza finale

L'Isin DE000VJ8ER25 ha l'obiettivo di arrivare a scadenza, offrendo un rendimento davvero elevato con lo stacco di tutte le cedole sfruttando l’effetto memoria e una barriera cedolare bassissima. La barriera a capitale, osservata solo alla scadenza (10 marzo 2028), è profonda e fissata al 55% dal valore iniziale dei sottostanti. Il capitale investito è così protetto da discese fino a -45% dal livello iniziale dei sottostanti. In caso di mancato evento di callable da parte dell’emittente, alla scadenza naturale saranno tre gli scenari possibili:

  1. Se tutti e quattro i sottostanti quoteranno sopra, o allo stesso livello, della barriera, il certificate verrà rimborsato al valore di emissione di 1.000 euro a cui vanno aggiunti 264 euro di premi (più 13 euro di capital gain se si compra oggi a 987 euro). L’investitore riceverà quindi anche l’ultima cedola mensile e i premi eventualmente non pagati trattenuti in memoria. Considerato il prezzo di acquisto attuale di 987 euro, il rendimento complessivo a scadenza raggiungerebbe il 28% (14% annualizzato).
  2. Se anche solo uno dei sottostanti quoterà tra l'1% e il 55% del valore iniziale, il certificate verrà rimborsato in proporzione alla performance del peggiore dei titoli all'interno del paniere, ma verrà incassata l’ultima cedola e tutti i premi non staccati precedentemente. In totale il certificate può distribuire 264 euro di premi. Se, ad esempio, il sottostante peggiore registrasse un calo del 60% rispetto al valore iniziale, l’investitore riceverebbe 400 euro a cui si aggiungono 264 euro di premi (664 euro, -34% dal livello iniziale a fronte di un calo del peggiore dei sottostanti del 60%).
  3. Se uno tra i sottostanti avrà perso un importo superiore al 99% rispetto al valore iniziale, caso quasi impossibile, l'investitore non incasserebbe neanche il premio finale e quelli eventualmente in memoria. Il certificate verrà quindi rimborsato in proporzione alla performance del peggiore dei titoli all'interno del paniere, ma a questo valore dovremo aggiungere eventuali cedole staccate durante la vita del certificate, che andrebbero così a compensare in parte la perdita sul capitale. Per fare il calcolo esatto, ad oggi impossibile, dovremmo sapere l'ammontare dei premi distribuito.

Attualmente, i sottostanti si trovano ben distanti dalla barriera sul capitale: BPER Banca dista il 43,4%, Intesa Sanpaolo il 42,1%, Raiffeisen Bank il 40,7% e Société Générale il 41,6%, rafforzando le probabilità di uno scenario favorevole a scadenza.

Altro aspetto, ogni volta che il certificate si porterà sotto la pari il rendimento sale. Oggi il certificate passa di mano a 987 euro, per un ritorno annualizzato del 14%. Per flussi cedolari bassi lo si avverte poco, ma con flussi cedolari elevati la differenza è sostanziale. Ad esempio, acquistando il certificate a 900 euro, il rendimento annuo salirebbe al 20,22% e quello finale al 40,44% nei due anni di vita residui del prodotto.

Tassi ancora elevati, risiko bancario e buoni conti nel 2025

Il mercato ha fatto due conti, petrolio più caro uguale inflazione uguale tassi più alti. Se ai mercati non piace l’incertezza, ai conti delle banche i tassi elevati hanno sempre fatto molto piacere, tanto che negli ultimi due anni il leitmotiv è stato quello degli extraprofitti. Ebbene potrebbero non essere finiti, soprattutto se si tratterà di una crisi di durata limitata che non va a intaccare la qualità dei prestiti. In molti scommettono su una exit strategy che salvi Trump da una rivolta interna, l’elettorato americano è molto sensibile ai prezzi alla pompa, soprattutto quando fra non molto si aprirà la driving season, la stagione dei viaggi estivi e il consensus a questa guerra è molto basso.

Per le banche il 2026 potrebbe rivelarsi un altro anno all’insegna del risiko bancario in Europa, con colossi come BPER Banca, Intesa Sanpaolo, Raiffeisen Bank e Société Générale pronti a giocare partite decisive che potrebbero ridisegnare gli equilibri del mercato del credito del Vecchio Continente. Anche i risultati dell’intero 2025 hanno confermato la solidità di questi quattro gruppi bancari nel panorama europeo. In quest'ottica si legge la mossa di oggi di Unicredit su Commerzbank.

BPER Banca

La banca italiana ha chiuso il 2025 con un risultato netto ordinario consolidato pari a 2.100,2 milioni di euro, in forte crescita rispetto ai 1.407 milioni del 2024 (+49%). Le attività propedeutiche all'integrazione Bper-Banca Popolare di Sondrio sono "in pieno svolgimento" con fusione entro fine aprile 2026. Includendo la banca valtellinese, consolidata dal primo luglio scorso, il “nuovo” gruppo BPER raggiunge nel 2025 un margine di interesse di 3,815 miliardi con commissioni nette per 2,405 miliardi. Proventi operativi netti per 6,589 miliardi, oneri a 3,013 miliardi, cost/income del 45,7% e un costo del credito di 24 punti base.

Sul fronte patrimoniale, invece, la raccolta diretta da clientela si attesta a 168,7 miliardi, mentre i crediti netti verso la clientela sono pari a 128,7 miliardi. L'incidenza dei crediti deteriorati a livello lordo (Npe ratio lordo) è pari al 2,1% e a livello netto all'1,0%. Nel dettaglio, le sofferenze nette sono pari a 0,2 miliardi con un livello di copertura pari al 71,3%.

"L'anno 2025, caratterizzato da una costante instabilità del contesto geo-politico e macroeconomico, ha visto il nostro gruppo raggiungere tutti gli obiettivi prefissati, da quelli del Piano Industriale all'esecuzione dell'operazione su Banca Popolare di Sondrio”, spiega nella nota l'AD Gianni Franco Papa.

"La focalizzazione sulla buona riuscita dell'operazione su Banca Popolare di Sondrio non ha distolto l'attenzione dall'attività di sviluppo del business, come dimostrato dalla crescita dei volumi e delle commissioni, dalle nuove erogazioni a favore di privati e imprese per oltre 25 miliardi di euro a livello di Gruppo, dalla costante solidità di tutti gli indici patrimoniali e di liquidità e dalla robusta qualità degli asset”, sottolineava Papa.

BPER oggi si posiziona in modo distintivo nel panorama bancario nazionale, grazie alla presenza ancora più radicata e capillare in tutta Italia, in particolare nelle regioni del Nord a più alta produttività, e alla forte penetrazione nel mercato dei privati, delle imprese e nella gestione del risparmio. Abbiamo iniziato il 2026 con immutato orientamento al risultato, pronti a portare a termine l'integrazione e a confermare il nostro percorso di crescita come gruppo, continuando a generare valore tangibile per i nostri azionisti, clienti e territori", concludeva.

Intesa Sanpaolo

Utili in aumento per Intesa Sanpaolo nel 2025, mentre la banca italiana annuncia anche il nuovo piano relativo al periodo 2026-2029. La banca ha chiuso il 2025 con un utile netto di 9,3 miliardi di euro, segnando una crescita del 7,6% rispetto al 2024, “a fronte di oltre un miliardo allocato a valore sull'utile ante imposte dell'anno con le azioni gestionali per l'ulteriore rafforzamento della sostenibilità futura dei risultati del gruppo”. Nel solo quarto trimestre l'utile è salito del 15,6% a 1,7 miliardi a fronte degli 1,6 miliardi previsti dal consensus di mercato.

Nel 2026 Intesa Sanpaolo prevede di raggiungere un utile netto di circa 10 miliardi, risultato che sarà ottenuto grazie alla “crescita dei ricavi, trainati principalmente dalle commissioni e dal risultato dell’attività assicurativa, con interessi netti in aumento anche grazie all'hedging sulle poste a vista e alla crescita dei volumi, costi stabili, significativa riduzione degli accantonamenti” e a fronte di un “aumento della tassazione (dovuto alla Legge di Bilancio italiana) e di tributi e altri oneri riguardanti il sistema bancario e assicurativo”.

L’istituto guidato da Carlo Messina ha comunicato anche il nuovo piano 2026-2029, caratterizzato da un significativo potenziale di crescita grazie alle sinergie di gruppo. Gli obiettivi di fine piano prevedono proventi operativi netti in crescita del 3% medio annuo a 30,7 miliardi e costi operativi in calo dello 0,5% medio annuo a 11,3 miliardi. La banca punta a ottenere un ritorno sul capitale del 22% e del 27% sul capitale tangibile, mantenendo un coefficiente Cet 1 sopra il 12,5% in ciascun anno del quadriennio 2026-2029.

Raiffeisen Bank

Raiffeisen Bank chiude il 2025 con una redditività in calo, mentre il volume d’affari continua a espandersi. Il secondo gruppo bancario svizzero ha registrato un utile netto di 1,09 miliardi di franchi, in diminuzione del 9,9% su base annua. La flessione arriva in un contesto di ricavi sotto pressione, anche se l’attività complessiva della banca ha mostrato segnali di crescita.

Il gruppo con sede a San Gallo ha indicato che i ricavi complessivi sono scesi del 2% a 3,83 miliardi di franchi. La dinamica riflette soprattutto la contrazione dei proventi derivanti dalle operazioni su interessi, principale fonte di guadagno per l’istituto. Il risultato netto da interessi è diminuito del 7,1% a 2,6 miliardi di franchi, un effetto collegato ai tagli del tasso guida decisi dalla Banca nazionale svizzera (BNS). In controtendenza, le attività basate su commissioni e servizi hanno registrato un aumento del 10% del risultato, salito a 752 milioni di franchi. Andamento positivo anche per le operazioni di negoziazione, con un progresso del 13% a 295,6 milioni di franchi. Il Cost Income Ratio è salito dal 56,7% al 59,4%.

Sul piano dei volumi, l’attività creditizia ha continuato a espandersi. I crediti ipotecari sono aumentati del 4,6% raggiungendo 230,9 miliardi di franchi, con Raiffeisen che rivendica una quota di mercato del 18,4% nel settore. In crescita anche i finanziamenti alle imprese: prestiti e crediti alla clientela aziendale sono saliti di 3,9 miliardi fino a 57 miliardi di franchi. La banca segnala l’acquisizione di quasi 5.000 nuove aziende clienti, con un’evoluzione definita particolarmente incoraggiante nel segmento delle medie e grandi imprese.

L’istituto sottolinea la volontà di mantenere una crescita qualitativa del portafoglio crediti accompagnata da una politica dei rischi prudente. Le rettifiche di valore per i rischi di insolvenza restano molto contenute, pari allo 0,14% del totale dei prestiti e dei crediti alla clientela.

Anche la raccolta mostra un’espansione significativa. I depositi della clientela sono aumentati del 5,1% a 225,8 miliardi di franchi, con 10,9 miliardi di nuovi fondi raccolti nel corso dell’anno. La crescita è distribuita su tutte le regioni in cui opera il gruppo. Il rafforzamento dei depositi ha portato il tasso di rifinanziamento dal 92,2% al 92,6%.

Guardando alle prospettive, Raiffeisen non fornisce indicazioni quantitative. La banca si dichiara fiduciosa ma evidenzia un contesto di tassi d’interesse bassi, che limita il contributo atteso dalle operazioni su interessi. L’espansione dei volumi dovrebbe comunque sostenere un risultato in leggero miglioramento nel corso dell’anno.

Il direttore generale Gabriel Brenna ha indicato le priorità strategiche per il prossimo periodo: concludere la strategia del Gruppo 2025, diversificare le fonti di ricavo con un maggiore sviluppo delle attività di previdenza e investimento e definire una nuova strategia entro la fine del 2026.

Société Générale

Société Générale archivia il 2025 con risultati record, sostenuti dalla riduzione dei costi e da un miglioramento della redditività. La banca francese ha registrato un utile netto di 6 miliardi di euro, in aumento del 43%, mentre i ricavi hanno raggiunto 27,3 miliardi di euro, in crescita dell’1,7%.

Il quarto trimestre ha confermato il trend positivo. L’utile netto trimestrale è salito a 1,4 miliardi di euro, con un incremento del 36% rispetto allo stesso periodo del 2024 e del 21% sopra la stima del consenso degli analisti raccolto dalla stessa banca. Anche i ricavi trimestrali hanno superato le aspettative. Il fatturato del periodo è aumentato dell’1,6% a 6,73 miliardi di euro, rispetto ai 6,65 miliardi stimati dal consenso. Le spese operative sono risultate leggermente inferiori alle previsioni, contribuendo alla performance complessiva. L’unico elemento di debolezza riguarda la divisione di investment banking, dove i ricavi sono scesi del 2,3% a 2,41 miliardi di euro, al di sotto delle attese del mercato. In flessione anche le attività di trading su fixed income, valute e materie prime, con ricavi in calo del 13,3%.

“Grazie ai nostri solidi risultati, abbiamo aumentato in modo significativo i rendimenti per i nostri azionisti, in particolare attraverso l’eccezionale distribuzione di capitale tramite due successivi programmi di riacquisto di azioni proprie”, ha dichiarato il ceo Slawomir Krupa.

Nel complesso, i risultati hanno consentito alla seconda banca quotata più grande di Francia di rivedere al rialzo il proprio obiettivo di ritorno sul capitale tangibile (Rote), indicatore chiave della redditività. Il target è stato portato a oltre il 10%, rispetto al precedente intervallo 9-10%, con il consenso degli analisti al 10,2%. L’obiettivo resta comunque inferiore a quello dei principali concorrenti, tra cui BNP Paribas, che punta a quasi il 13%.

Per l’esercizio in corso, l’istituto prevede una crescita dei ricavi superiore al 2% e una riduzione dei costi del 3%, confermando anche l’obiettivo di un rapporto cost/income inferiore al 60%, quasi cinque punti percentuali in meno rispetto al quarto trimestre del 2025.

Sotto la guida di Krupa, Société Générale sta lavorando per superare anni di sotto-performance attraverso una doppia strategia basata sulla riduzione dei costi e sul rafforzamento del capitale core. In segno di fiducia, il consiglio di amministrazione ha deciso all’unanimità di rinnovare il mandato del ceo per altri quattro anni a partire dal 2027.

Il mercato guarda già alla presentazione del prossimo piano strategico, che secondo l’amministratore delegato includerà un pilastro dedicato all’efficienza dei costi, elemento destinato a rafforzare ulteriormente il percorso di miglioramento della redditività del gruppo.

La view degli analisti sui quattro titoli

Le raccomandazioni degli analisti sui quattro titoli sottostanti si confermano complessivamente positive, rafforzando ulteriormente le prospettive favorevoli per il prodotto.

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Il titolo BPER Banca è monitorato da 14 analisti: sono 13 le raccomandazioni di acquisto (buy), 1 esperto dice di mantenere le azioni in portafoglio (hold) e nessuno consigliano di vendere (sell). Il target price medio è pari a 13,74 euro, che implica un potenziale rendimento del 24% rispetto al valore corrente a Piazza Affari.

Positivo il sentiment su Intesa Sanpaolo. Tra i 26 analisti che monitorano il titolo, 18 consigliano buy, 6 suggeriscono hold e 2 sell. Il prezzo obiettivo medio è di 6,82 euro, che implica un upside potenziale del 31% rispetto alla quotazione attuale del titolo a Piazza Affari.

Situazione favorevole anche per Raiffeisen Bank: su 18 analisi che seguono il titolo, 12 consigliano buy, 4 suggeriscono hold e 2 sell. Il target price medio è di 45,05 euro, con un potenziale di crescita del 19% rispetto al valore attuale del titolo a Vienna.

Infine, view positiva per Société Générale. Dei 24 analisti che monitorano il titolo, 14 consigliano buy, 7 suggeriscono hold e 3 dicono sell. Il prezzo obiettivo medio è di 80,02 euro, che implica un potenziale rendimento del 22% rispetto al valore corrente a Parigi.

La combinazione tra distanza dalle barriere e prospettive positive degli analisti dovrebbe offrire una cornice di relativa tranquillità per gli investitori che valutano l'acquisto di questo certificate con Isin DE000VJ8ER25.

Attenzione: Il Certificate DE000VJ8ER25 è soggetto ad un livello di rischio pari a 5 su una scala da 1 a 7.

Ricordiamo che investire in certificati espone l’investitore al rischio fallimento dell’emittente e a quello di azzeramento di un sottostante, casi che possono comportare la perdita dell’intero investimento.
Vontobel gode di un buon rating: I potenziali rendimenti indicati sono sempre al lordo della tassazione.
Prima di ogni investimento leggere sempre tutti i documenti scaricabili dalla pagina del prodotto dell’emittente.

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Questo articolo è stato scritto grazie alla sponsorizzazione di un emittente o di un intermediario. Le informazioni in esso contenute non devono essere considerate né interpretate come consulenza in materia di investimenti. Eventuali punti di vista e/o opinioni espressi non sono intesi e non devono essere interpretate come raccomandazioni o consigli di investimento, fiscali e/o legali. Orafinanza.it non si assume alcuna responsabilità per azioni, costi, spese, danni e perdite subiti a seguito di informazioni, punti di vista o opinioni presenti su questo sito. Prima di intraprendere decisioni di investimento, invitiamo gli utenti a leggere la documentazione regolamentare sempre disponibile per legge sul sito dell'emittente ed ottenere una consulenza professionale.

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