Rendimento fino al 17,91% annuo con il certificate sulle grandi banche in Europa

Prezzo sotto la parità e rendimento elevato. Il Certificate firmato Vontobel con Isin DE000VH788P5 si compra sotto la pari a 94 euro ed è scritto su un paniere formato da quattro titoli bancari europei: BPER Banca, Banco BPM, Banca MPS e Commerzbank.
Il rendimento potenziale annuo è del 17,91% lordo (calcolato sull'attuale prezzo di acquisto e sulla vita residua del prodotto) grazie a un flusso di premi mensili con memoria pari a 1,17 euro. La barriera cedolare parte dal 60% del livello iniziale dei sottostanti per poi scendere al 50% all’ultima data di valutazione (low barrier). La prossima cedola di 1,17 euro è certa per chi compra il certificate entro la chiusura di oggi.
Possibilità di rimborso anticipato a partire dal 6 agosto 2026. In caso di un passo indietro di Trump nel conflitto contro l’Iran, il recupero dell’azionario potrebbe far scattare l’autocall già alla prima finestra disponibile tra meno di quattro mesi. L’investitore riceverebbe così 5 cedole (5,85 euro) più 6 euro di capital gain (100-94 euro di acquisto), per un rendimento del 12,61% (38,10% annualizzato). La soglia autocall è decrescente dell’1% al mese, parte dal 100% del valore iniziale e arriva al 74% finale.
A scadenza (6 novembre 2028), tra circa due anni e mezzo, il capitale è protetto da una barriera posizionata al 50% del livello iniziale dei sottostanti (low barrier). Acquistando il certificate oggi e sommando tutti i premi rimanenti del prodotto, il potenziale rendimento sarebbe del 46,21% a scadenza, un ritorno difficile da trovare sul mercato italiano per un prodotto dotato di una barriera così profonda e con sottostanti così solidi.
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Prezzo sotto la pari e una cedola in arrivo
Rendimento elevato, barriera finale al 50%, possibile autocall tra meno di quattro mesi e come sottostanti solidi istituti di credito in Europa. Questi i punti di forza del certificate con Isin DE000VH788P5 di Vontobel dotato di una barriera cedolare al 60% del valore iniziale dei sottostanti, ma che alla scadenza si abbassa fino al 50%, aumentando così la probabilità di staccare tutti i premi mensili con memoria di 1,17 euro ciascuno, per un rendimento annualizzato che raggiunge il 17,91%.
Il punto di forza del certificate è proprio quello di unire l’effetto memoria delle cedole a una barriera cedolare molto bassa a scadenza. Il risultato sarà quello di avere come barriera finale di tutte le cedole quella più bassa e profonda pari al 50% e, allo stesso tempo, alzare il rendimento medio rispetto a un certificate con barriera fissa.
Per chi compra il prodotto entro la chiusura di oggi, si vedrà accreditato il 13 aprile una cedola certa di 1,17 euro. La condizione è già stata verificata il 2 aprile quando nessun sottostante ha chiuso sotto la barriera cedolare al 60% del livello iniziale.
Lanciato sul mercato il 7 novembre 2025 a un valore nominale di 100 euro, il certificate si compra oggi sotto la pari a 94 euro con un sottostante su quattro che quota oltre il livello iniziale: BPER Banca +11,3%, mentre Banco BPM cede il -3,4%, Banca MPS il -2,5% e Commerzbank il -2,1% dal valore iniziale.
Se la barriera cedolare verrà rispettata alla scadenza, l’investitore otterrà ben 32 premi mensili (in totale 37,44 euro di premi, 46,21%), per un potenziale rendimento annuo del 17,91% (ipotizzando di acquistare oggi il certificate a 94 euro e tenendo conto della restante vita del certificate di circa due anni e mezzo).
Il calcolo è semplice: 37,44 euro di premi (1,17 euro per 32 cedole mensili rimanenti) più 6 euro di capital gain (differenza tra 100 euro di rimborso e il prezzo attuale di 94 euro), il risultato è 43,44 euro. Dividiamo questo numero per il prezzo di acquisto (usiamo quello attuale) di 94 euro e arriviamo a un rendimento da qui alla scadenza (6 novembre 2028) del 46,21%. Ora annualizziamo il rendimento per capire, all'anno, quanto rende il certificate e confrontarlo con gli altri prodotti sul mercato della stessa tipologia: dividiamo 46,21% per 2,58 (anni di vita residui del prodotto) e arriviamo a un ritorno annuo del 17,91% lordo.
Un altro punto di forza è l'autocall: dopo nove mesi di vita l’investitore può approfittare del rimborso anticipato con cadenza mensile a barriere decrescenti. Il meccanismo di autocall scatterà dal 6 agosto 2026. Come funziona? Il certificate verrà ritirato a 100 euro avendo pagato la cedola del periodo e le precedenti non staccate se tutti i sottostanti quoteranno a un livello almeno pari alla barriera di rimborso anticipato.
In molti scommettono su una exit strategy di Trump dal conflitto contro l’Iran per evitare una rivolta interna. Si sa che l’elettorato americano è molto sensibile ai prezzi alla pompa, soprattutto quando fra non molto si aprirà la driving season, la stagione dei viaggi estivi e il consensus per questa guerra è molto basso.
Un passo indietro di Trump potrebbe innescare un rimbalzo dell’azionario (penalizzato da fine febbraio per il conflitto in Medio Oriente) e il certificate potrebbe già andare in autocall il 6 agosto (tra meno di 4 mesi). In tal caso, l’investitore riceverà cinque cedole da 1,17 euro (i primi quattro premi sono già stati pagati) e 6 euro di capital gain (acquistando il certificate oggi a 94 euro), portando così l'incasso complessivo a 12,85 euro. Il rendimento al momento dell'autocall sarebbe del 12,61% (11,85 euro tra premi e capital gain su 94 euro di acquisto), per un ritorno annualizzato pari al 38,10% considerando il breve orizzonte temporale di 3,97 mesi (periodo da oggi alla prima data di autocall del 6 agosto 2026).
Come dicevamo anche le barriere del rimborso anticipato sono decrescenti, dell'1% al mese, dal 100% del livello iniziale dei sottostanti alla prima data di valutazione, fino ad arrivare al 74% all'ultima data del 6 novembre 2028, aumentando così le possibilità di rimborso anticipato prima della scadenza. La possibilità di autocall si presenterà a ogni data di valutazione mensile dal 6 agosto in poi. Con un autocall fino al 74% l'investitore potrebbe vedersi il certificate rimborsato a 100 euro di nominale dopo aver incassato diversi premi a seconda del tempo maturato, e questo nonostante cali fino al 26% dei sottostanti dal livello iniziale.
Il capitale a scadenza (6 novembre 2028) è protetto da una barriera posta al 50% (low barrier) del livello iniziale del sottostante, all’interno del paniere, con la performance peggiore. Di seguito la tabella che mostra i principali livelli di riferimento del certificate:
Ogni mese una cedola con memoria di 1,17 euro
Per l'Isin DE000VH788P5 il flusso cedolare rappresenta il principale punto di forza del certificato. Ogni mese l’investitore può incassare un premio con memoria dell’1,17% del nominale (100 euro), pari a 14,04 euro in un anno. In ogni data di osservazione mensile, la cedola verrà distribuita se nessuno dei sottostanti si troverà sotto la barriera posta al 60% del valore iniziale, che poi scende giù fino al 50% (low barrier) all’ultima data di valutazione, rendendo più probabile il pagamento di tutti i premi. Le cedole verranno quindi pagate anche in caso di ribassi dei sottostanti, basta che ogni mese alle date di osservazione il calo dal valore iniziale del titolo peggiore, all'interno del paniere, non superi il rispettivo livello barriera.
Un ruolo importante lo ricopre l’effetto memoria: un premio non pagato non è definitivamente perduto ma rimane in pancia al prodotto. Nelle successive date di osservazione, qualora si verifichino le condizioni che danno diritto al pagamento, i premi non pagati in precedenza vengono distribuiti tutti insieme compresa la cedola relativa a quel periodo di osservazione.
L'obiettivo di questo certificate è quello di aumentare le possibilità di stacco di tutti i premi, grazie a una barriera finale al 50% unita all’effetto memoria. Per chiudere l’investimento in bellezza e portare a casa tutti i 32 premi previsti (le prime 4 cedole sono già state staccate), nessuno dei sottostanti dovrà crollare del 50% dal livello iniziale all’ultima data di osservazione (6 novembre 2028). A quel punto l’investitore, al prezzo di oggi di 94 euro, avrà portato a casa un flusso di cedole pari a 37,44 euro e 6 euro di capital gain, pari un rendimento da qui alla scadenza (tra 2,58 anni) del 46,21% (17,91% annualizzato).
Il punto di forza è quello di lasciare lavorare al meglio il tempo e i soldi investiti per poter offrire premi più alti e una barriera cedolare più bassa rispetto ai classici Cash Collect tradizionali. Oggi non è facile trovare sul mercato un certificate che renda così tanto con una barriera dei premi così profonda.
Non bisogna scordarsi dell’efficienza fiscale dei certificate. I premi di questo prodotto sono considerati dal Fisco “redditi diversi” e, in quanto tali, possono compensare le eventuali minusvalenze presenti nello zainetto fiscale dell’investitore. Con questo sistema è possibile recuperare il credito fiscale derivante dalle perdite registrate entro i successivi quattro anni dalla loro realizzazione.
I due possibili scenari alla scadenza naturale
L'Isin DE000VH788P5 ha l'obiettivo di arrivare a scadenza, offrendo un rendimento molto elevato con lo stacco di tutte le cedole sfruttando l’effetto memoria e una barriera cedolare molto bassa. La barriera capitale, osservata solo alla scadenza (6 novembre 2028), è profonda e fissata al 50% dal valore iniziale dei sottostanti (low barrier). Il capitale investito è così protetto da discese fino a -50% dal livello iniziale dei sottostanti. In caso di mancato evento di autocall, alla scadenza naturale saranno due gli scenari possibili:
- Se tutti e quattro i sottostanti quoteranno sopra, o allo stesso livello, della barriera il certificate verrà rimborsato al valore di emissione di 100 euro a cui vanno aggiunti 37,44 euro di premi (più 6 euro di capital gain se si compra oggi a 94 euro). L’investitore riceverà quindi anche l’ultima cedola mensile e i premi eventualmente non pagati trattenuti in memoria. Considerato il prezzo di acquisto attuale di 94 euro, il rendimento complessivo a scadenza raggiungerebbe il 46,21% (17,91% annualizzato).
- Se, invece, alla scadenza finale anche solo uno dei sottostanti dovesse quotare sotto il 50% dal valore iniziale, il certificate verrà rimborsato in proporzione alla performance del peggiore dei titoli all'interno del paniere. A questo valore dobbiamo però aggiungere eventuali cedole staccate durante la vita del certificate, che andrebbero così a compensare la perdita sul capitale. Per fare il calcolo esatto, ad oggi impossibile, dovremmo sapere l'ammontare dei premi distribuito.
Attualmente, i sottostanti si trovano ben distanti dalla barriera sul capitale: BPER Banca dista il 55,1%, Banco BPM il 48,2%, Banca MPS il 48,7% e Commerzbank il 48,9%, rafforzando le probabilità di uno scenario favorevole a scadenza.
Tassi ancora elevati e risiko bancario senza freni
Il mercato ha fatto due conti, petrolio più caro uguale inflazione uguale tassi più alti. Se ai mercati non piace l’incertezza, ai conti delle banche i tassi elevati hanno sempre fatto molto piacere, tanto che negli ultimi due anni il leitmotiv è stato quello degli extraprofitti. Ebbene questi potrebbero non essere finiti, soprattutto se si tratterà di una crisi di durata limitata che non va a intaccare la qualità dei prestiti.
Per le banche il 2026 potrebbe rivelarsi un altro anno all’insegna del risiko bancario in Europa, con colossi come Banca MPS, UniCredit, Commerzbank e Raiffeisen Bank pronti a giocare partite decisive che potrebbero ridisegnare gli equilibri del mercato del credito del Vecchio Continente. In quest'ottica si legge la mossa di UniCredit su Commerzbank.
BPER Banca
Arrivato l’ok dalle assemblee straordinarie di Bper Banca e di Banca Popolare di Sondrio per la fusione tra i due istituti. Il concambio per l'operazione di fusione per incorporazione di Pop Sondrio in Bper è stato fissato in 1,45 azioni Bper per ogni azione Pop Sondrio.
Il concambio delle azioni verrà attuato mediante annullamento delle azioni proprie detenute dalla Sondrio alla data di efficacia della fusione; annullamento delle azioni di Sondrio di proprietà di Bper alla data di perfezionamento della fusione; annullamento delle restanti azioni ordinarie di Sondrio e assegnazione in concambio di azioni ordinarie di Bper in base al rapporto di cambio.
La fusione è attesa avere efficacia per il 20 aprile, mentre gli effetti economici saranno retrodatati al 1° gennaio. L'assemblea di Bper ha inoltre approvato la modifica dell'articolo 5 dello statuto per riflettere l'aumento di capitale sociale a servizio del rapporto di concambio.
Gli analisti guardano con favore alla fusione, sottolineando innanzitutto il forte razionale strategico dell’operazione, grazie alla complementarietà delle reti e dei business e al track record di integrazioni già realizzate da Bper, che rende relativamente basso il rischio di esecuzione secondo le case d’investimento, le quali stimano sinergie lorde annue fino a 100 milioni di euro sui ricavi e fino a 190 milioni sui costi, con una diluizione dell’Eps intorno al 3% nel 2027 che viene considerata uno scenario prudenziale e un accrescimento dell’utile per azione a regime nella media-alta singola cifra percentuale, un Rote aggiustato in area 15% e un Cet1 destinato a salire verso il 16%.
La combinazione tra le due banche rafforzerà la posizione competitiva di Bper e che l’impatto sulla capitalizzazione appare gestibile. I broker interpellati dalle agenzie di stampa inquadrano la nascita del “quarto polo” bancario nazionale come un tassello chiave nel processo di consolidamento del credito italiano, con una valutazione dell’offerta giudicata in linea con i premi visti in altre operazioni recenti sul settore.
Banco BPM
Il risiko bancario potrebbe accendersi di nuovo con Banco Bpm e Banca MPS protagoniste. Parlando davanti alla Commissione d’inchiesta sul settore bancario del Senato, l’amministratore delegato Giuseppe Castagna non ha escluso in futuro un’aggregazione di Piazza Meda con l’istituto senese.
"Se in futuro ci dovesse essere una possibilità" con Mps, "come tutte le operazioni nelle quali abbiamo una partecipazione, le dobbiamo guardare con grande attenzione", spiegava il manager.
Castagna ha inoltre precisato che al momento con Mps non c'è nulla in discussione, e "penso che nessuno dei nuovi azionisti di Mps abbia intenzione in questo momento - come mi pare abbia detto anche Lovaglio - di dedicarsi a una nuova operazione avendo già un'operazione importante da dover concludere" con Mediobanca.
Castagna poi ricordato l'ingresso di piazza Meda in Mps avvenuto lo scorso novembre in occasione della cessione della terza tranche da parte del Mef. L’offerta di Bpm era “strategica e non speculativa”, e “siamo stati spinti dalla voglia di creare un legame più stretto per Anima Holding abbiamo preso il 5%", ha spiegato, precisando che la decisione di acquisire una quota nel capitale di Rocca Salimbeni si è basata anche su risultati "palesemente migliori" rispetto al passato.
L’ad ha poi parlato di un’altra operazione ipotizzata negli ultimi mesi, quella con Credit Agricole, smentendo qualunque possibilità di intesa con la banca verte. "Aspettiamo di capire le intenzioni di Credit Agricole”.
Lo scorso 13 gennaio la Bce ha dato il via libera a Crédit Agricole per superare la soglia del 20% del capitale sociale di Banco Bpm. Nel corso del terzo trimestre 2025, l’istituto ha stipulato contratti derivati legati alle azioni di Piazza Meda e ha acquisito una partecipazione aggiuntiva dello 0,3% attraverso questi strumenti. Il gruppo francese “intende regolare fisicamente tali derivati” (cioé convertirli) e, di conseguenza, “deterrà il 20,1% del capitale” di Bpm.
Dopo la notizia, Crédit Agricole si è affrettata a specificare che non intende andare oltre. In particolare, la banca “non intende acquisire o esercitare il controllo” su Piazza Meda e “manterrà la propria partecipazione al di sotto della soglia di offerta pubblica di acquisto obbligatoria”. L’istituto ha aggiunto che contabilizza la propria partecipazione in Bpm “nel quadro dell'influenza significativa nel quarto trimestre 2025, in linea con la posizione di Crédit Agricole come azionista e partner a lungo termine” della banca.
Banca MPS
Da radici profonde a nuove frontiere - Una forza competitiva di primo piano nel settore bancario. È questo il titolo del Piano Industriale 2026-2030 approvato il 27 febbraio scorso dal consiglio di amministrazione di Banca MPS. Tra gli elementi “chiave del piano”, MPS sottolinea come i due brand coinvolti siano “iconici”, ampiamente riconosciuti e sinonimo di fiducia. Il modello di business “diversificato”, completo e resiliente, vede un ruolo chiaro e definito per ciascuna attività nella creazione di valore e rafforzamento della capacità di servizio per i clienti.
La forte complementarità dei business presente un'offerta di prodotti distintiva, in cui asset gathering & wealth management, corporate & investment banking e private banking contribuiscono per circa il 44% dei ricavi complessivi. Inoltre, si sottolinea il franchise commerciale, solido e radicato, capace di generare una crescita sostenibile e profittevole, a cui si aggiunge oltre 1 miliardo di investimenti IT in arco piano per il pieno sviluppo di una piattaforma tecnologica digitale e potenziata dall'intelligenza artificiale. Infine, la banca evidenzia una scala significativa e una posizione patrimoniale best-in-class per cogliere opportunità ad alto valore aggiunto anche in nuovi mercati.
Il piano vede obiettivi finanziari e patrimoniali “chiari”, con un margine di intermediazione in crescita fino a 9,5 miliardi nel 2030, con un cagr del 4,6%, sostenuto da un mix di ricavi diversificato e con un contributo crescente della componente commissionale (cagr 2025-2030 pari a +5,6%). Il rapporto cost/income ratio è visto in ulteriore riduzione dal 46% nel 2025 al 38% nel 2030 e l’utile netto adjusted dovrebbe arrivare a 3,7 miliardi nel 2030 (3,3 miliardi nel 2028).
Per quanto riguarda il ROTE adjusted, questo viene previsto pari al 18% nel 2030 e il net npe ratio all'1% entro il 2030, con una significativa solidità patrimoniale, con CET1 ratio a circa il 16% lungo l'intero orizzonte di piano, e un elevato buffer di capitale (circa 3 miliardi) che consente ampia flessibilità strategica per valutare nuove opportunità sia di crescita che di remunerazione agli azionisti.
Il Piano prevede poi masse in gestione nei Private Markets in crescita da circa 2,5 miliardi nel 2025 a circa 5 miliardi nel 2030. Per la divisione Cib il piano prevede una traiettoria verso un margine di intermediazione pari a circa 1,3 miliardi e un utile ante imposte di circa 0,8 miliardi entro il 2030, a fronte di impieghi in crescita da circa 22 miliardi a 27 miliardi.
Commerzbank
Il board di Commerzbank ha formalmente respinto l'offerta pubblica di scambio volontaria lanciata da UniCredit il 16 marzo, con cui la banca italiana proponeva di acquistare il 100% delle azioni della banca tedesca non già in suo possesso a un valore complessivo di circa 35 miliardi di euro (pari a circa 40 miliardi di dollari). Il comunicato del consiglio tedesco è stato netto: la proposta “non è allineata con la strategia attuale” e manca delle “informazioni critiche” necessarie per valutare un'operazione che crei valore. A fare ancora più rumore sono state le parole del CEO Bettina Orlopp, che in una conferenza ha definito il prezzo implicito dell'offerta “molto basso” e ha sottolineato di aver scoperto l'intenzione di UniCredit di superare la soglia del 30% tramite un annuncio ad hoc, senza essere stata preventivamente avvisata. Un segnale chiaro di quanto il clima tra le due banche sia tutt'altro che disteso.
UniCredit, guidata dall'amministratore delegato Andrea Orcel, è già il maggiore azionista di Commerzbank con una quota che supera il 30%, raggiunta progressivamente negli ultimi mesi attraverso acquisti di azioni sul mercato e derivati. L'offerta formale rappresenta il tentativo di trasformare questa posizione di forza in un controllo pieno, creando quello che sarebbe il più grande polo bancario europeo per capitalizzazione. La logica industriale è chiara: sinergie di costo stimate in miliardi, diversificazione geografica verso il mercato tedesco (il più grande d'Europa) e rafforzamento della base di clientela corporate.
Oltre alla dimensione finanziaria, l'operazione ha una forte valenza politica. Il governo tedesco, azionista di Commerzbank con circa il 12% del capitale, ha già in passato espresso perplessità sull'idea di cedere il controllo della banca a un istituto straniero, in particolare italiano. Il ministero delle Finanze di Berlino non ha ancora commentato ufficialmente il rifiuto del board, ma le posizioni espresse in passato lasciano intendere una resistenza di fondo. La CEO Orlopp ha chiesto a UniCredit di presentare una proposta formale e dettagliata che includa: sinergie quantificate, una struttura di governance post-fusione, un piano occupazionale per i dipendenti tedeschi e un prezzo adeguato per gli azionisti. Senza questi elementi, ogni dialogo rischia di restare bloccato.
La vicenda pone interrogativi concreti su UniCredit, che resta uno dei titoli bancari più seguiti di Piazza Affari. Il sentiment di mercato è moderatamente positivo, ma l'incertezza sull'esito dell'operazione pesa. Gli analisti di settore ricordano che operazioni di questa portata raramente si concludono al primo tentativo: la storia delle grandi fusioni bancarie europee insegna che la pazienza, e la capacità di alzare il prezzo, è spesso la chiave del successo.
Il parere degli analisti sui quattro sottostanti
Le raccomandazioni degli analisti sui quattro titoli che formano il paniere del certificate si confermano complessivamente positive, rafforzando ulteriormente le prospettive favorevoli per il prodotto.
Il titolo BPER Banca è monitorato da 15 analisti: sono 13 le raccomandazioni di acquisto (buy), 2 esperti dicono di mantenere le azioni in portafoglio (hold) e nessuno consiglia di vendere (sell). Il target price medio è pari a 13,78 euro, che implica un potenziale rendimento del 24% rispetto al valore corrente a Piazza Affari.
Più neutrale il sentiment su Banco BPM. Tra i 18 analisti che monitorano il titolo, 4 consigliano buy, 10 suggeriscono hold e 4 sell. Il prezzo obiettivo medio è di 13,70 euro, che implica un upside potenziale del 15% rispetto alla quotazione attuale del titolo a Piazza Affari.
Situazione favorevole anche per Banca MPS: su 13 analisi che seguono il titolo, 9 consigliano buy, 4 suggeriscono hold e nessuno sell. Il target price medio è di 10,25 euro, con un potenziale di crescita del 40% rispetto al valore attuale del titolo a Piazza Affari.
Infine, situazione più bilanciata per Commerzbank. Dei 19 analisti che monitorano il titolo, 8 consigliano buy, 10 suggeriscono hold e 1 dice sell. Il prezzo obiettivo medio è di 37,86 euro, che implica un potenziale rendimento del 23% rispetto al valore corrente a Francoforte.
La combinazione tra distanza dalle barriere e prospettive positive degli analisti dovrebbe offrire una cornice di relativa tranquillità per gli investitori che valutano l'acquisto di questo certificate con Isin DE000VH788P5.
Attenzione: Il Certificate DE000VH788P5 è soggetto ad un livello di rischio pari a 6 su una scala da 1 a 7.
Ricordiamo che investire in certificati espone l’investitore al rischio fallimento dell’emittente e a quello di azzeramento di un sottostante, casi che possono comportare la perdita dell’intero investimento.
Vontobel gode di un buon rating: I potenziali rendimenti indicati sono sempre al lordo della tassazione.
Prima di ogni investimento leggere sempre tutti i documenti scaricabili dalla pagina del prodotto dell’emittente.
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