Rendimento fino al 19,47% annuo per il certificate sui colossi bancari europei

Prezzo sotto la pari e sottostanti sopra il livello iniziale. Il Certificate targato Vontobel con Isin DE000VH9W5W3 si compra sotto la pari a 997 euro e vede come sottostanti quattro titoli bancari europei, tutti oltre il livello iniziale: Banco BPM +2,3%, Banca MPS +3,2%, Commerzbank +1,9% e Société Générale +13,8%.
Il rendimento potenziale annuo è del 19,47% lordo (calcolato sul prezzo attuale e sulla restante vita del prodotto) grazie a un flusso di premi mensili con memoria pari a 15,83 euro. La barriera cedolare parte dal 100% del livello iniziale dei sottostanti per poi scendere, dell'1% al mese, al 55% con un gradino finale più ampio.
Possibilità di rimborso anticipato dopo nove mesi di vita con la prima finestra che cade ad agosto 2026. La soglia autocall è decrescente dell’1% al mese, dal 100% del valore iniziale al 74% finale. A scadenza (settembre 2028), tra meno di tre anni, protezione del capitale con barriera al 55%.
Acquistando il certificate oggi, la somma di tutti i premi offre un rendimento potenziale del 55,87% a scadenza, un ritorno difficile da trovare sul mercato per un certificate dotato di una barriera così profonda.
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Tutti i sottostanti oltre il livello iniziale e barriera finale profonda
Rendimento elevato, barriere finali profonde e quattro grandi istituti di credito europei. I punti di forza di questo certificate con Isin DE000VH9W5W3 di Vontobel sono dati da una struttura innovativa che migliora con il passare del tempo grazie al rapido calo della barriera cedolare. In questo modo aumenta la probabilità che il prodotto stacchi tutti i premi mensili con memoria di 15,83 euro, condizionati da una barriera discendente nel tempo.
Vediamo, nel dettaglio, come funziona e quali sono i pregi e difetti. Per poter offrire un rendimento così alto, Vontobel mette in campo una struttura molto efficiente: una barriera cedolare che parte da livelli alti, pari al livello iniziale dei sottostanti, per scendere velocemente al 55% con un gradino finale più ampio. Il punto di forza del certificate è proprio quello di una barriera cedolare molto bassa a scadenza associata all’effetto memoria sulle cedole: in questo modo l’investitore può incassare alla data di valutazione finale tutte le cedole come se la barriera fosse sempre stata al 55%.
Lanciato sul mercato il 28 novembre scorso a un valore nominale di 1.000 euro, il certificate oggi si compra sotto la pari a 997 euro con tutti e quattro i sottostati oltre il livello iniziale: Banco BPM +2,3%, Banca MPS +3,2%, Commerzbank +1,9% e Société Générale +13,8%.
A condizione che la barriera dei premi venga rispettata alla scadenza, l’investitore potrà ottenere 35 cedole mensili (in totale 554,05 euro di premi, 55,87%), per un potenziale rendimento annuo del 19,47% (tenendo conto dell’acquisto a 997 euro oggi e anche della restante vita del certificate inferiore ai tre anni).
Il conto è questo: 554,05 euro di premi (15,83 euro per 35 cedole mensili totali) più 3 euro di capital gain (differenza tra 1.000 euro di rimborso e il prezzo attuale di 997 euro), il risultato è 557,05 euro. Dividiamo questo numero per il prezzo di acquisto (usiamo quello attuale) di 997 euro e arriviamo a un rendimento da qui alla scadenza (27 novembre 2028) del 55,87%. Ora annualizziamo il rendimento per capire, all'anno, quanto rende il certificate e confrontarlo con gli altri prodotti sul mercato della stessa tipologia: dividiamo 55,87% per 2,87 (anni di vita residui del prodotto) e arriviamo a un ritorno del 19,47% lordo annualizzato.
Dopo nove mesi di vita l’investitore può approfittare del rimborso anticipato con cadenza mensile: il meccanismo di autocall scatterà dal 28 agosto 2026, quando il certificate potrà essere liquidato a 1.000 euro con la quotazione di tutti i sottostanti almeno pari al livello iniziale (come lo scenario attuale). A quel punto l’investitore riceverebbe anche otto cedole da 15,83 euro (il primo premio è già stato staccato) e 3 euro di capital gain (acquistando il certificate oggi a 997 euro), portando l'incasso complessivo a 1.129,64 euro. Il rendimento al momento dell'autocall sarebbe del 13 % (129,64 euro tra premi e capital gain su 997 euro di acquisto), per un ritorno annualizzato che balzerebbe così al 20,72% considerando il breve orizzonte temporale di 7,53 mesi (periodo da oggi al 28 agosto 2026).
Anche le barriere del rimborso anticipato sono decrescenti, dell'1% al mese, dal 100% del livello iniziale alla prima data di valutazione, fino al 74% del valore iniziale dei sottostanti, aumentando così le possibilità di rimborso anticipato prima della scadenza.
Il capitale a scadenza (27 novembre 2028) è protetto da una barriera al 55% del livello iniziale del sottostante, all’interno del paniere, con la performance peggiore. La prossima data di valutazione mensile è fissata il prossimo 28 gennaio 2026. Di seguito la tabella che mostra i principali livelli di riferimento del certificate:
Se rendimento elevato, barriere profonde, sottostanti solidi e possibile autocall possono rappresentare i pregi, il prezzo da pagare per avere un potenziale ritorno annuo del 19,47% è dato dal rischio di vedere un sottostante scendere più velocemente della barriera, quindi perdere oltre il 45% dal livello iniziale senza mai recuperare. In questo caso, i premi potrebbero rimanere tutti in pancia al prodotto. A compensare questo scenario, il possibile stacco delle cedole grazie all'effetto memoria potrebbe avvicinare il prezzo del certificate ai 1.000 euro di valore nominale. Basterà però trovare, in una data di valutazione, i sottostanti sopra la barriera cedolare (55% a scadenza), per recuperare tutti i premi non distribuiti in precedenza, anche quando la barriera dei premi era posizionata sui livelli più alti.
Ogni mese un premio con memoria di 15,83 euro
Il flusso cedolare rappresenta il principale punto di forza del certificato con Isin DE000VH9W5W3. Ogni mese l’investitore può incassare un premio con memoria dell’1,583% del nominale (1.000 euro), pari a 189,96 euro in un anno. In ogni data di osservazione mensile, la cedola verrà distribuita se nessuno dei sottostanti si troverà sotto una barriera discendente nel tempo: infatti, parte dal 100% del valore iniziale e si abbassa dell’1% ogni mese per arrivare fino al 55% (lo scalino all’ultima data di valutazione del 27 novembre 2028 è maggiore e pari a 11 punti percentuali), rendendo più probabile il pagamento dei premi. Le cedole verranno quindi pagate anche in caso di ribassi dei sottostanti, basta che ogni mese alle date di osservazione il calo dal valore iniziale del titolo peggiore non superi il rispettivo livello barriera.
Un ruolo importante lo ricopre l’effetto memoria: un premio non pagato non è definitivamente perduto ma rimane in pancia al prodotto. Nelle successive date di osservazione, qualora si verifichino le condizioni che danno diritto al pagamento, i premi non pagati in precedenza vengono distribuiti tutti insieme compresa la cedola relativa a quel periodo di osservazione.
L'obiettivo di questo certificate è quello di aumentare le possibilità di stacco di tutti i premi, grazie a una barriera finale al 55% del livello iniziale unita all’effetto memoria. Grazie a questa struttura innovativa, per chiudere l’investimento in bellezza e portare a casa tutti i 35 premi previsti (la prima cedola è già stata pagata), nessuno dei sottostanti dovrà crollare del 45% dal livello iniziale all’ultima data di osservazione, ovvero il 27 novembre 2028. A quel punto l’investitore, al prezzo di oggi di 997 euro, avrà portato a casa un flusso di cedole pari a 554,05 euro, pari un rendimento da qui alla scadenza (tra 2,87 anni) del 55,87% (19,47% annualizzato).
Il punto di forza è quello di lasciare lavorare al meglio il tempo e i soldi investiti per poter offrire premi più alti e una barriera più bassa rispetto ai classici Cash Collect tradizionali. Oggi non è facile trovare sul mercato un certificate che renda così tanto con una barriera così profonda.
Non va dimenticata l’efficienza fiscale dei certificate. I premi di questo prodotto sono considerati dal Fisco “redditi diversi” e, in quanto tali, possono compensare le eventuali minusvalenze presenti nello zainetto fiscale dell’investitore. Con questo sistema è possibile recuperare il credito fiscale derivante dalle perdite registrate entro i successivi quattro anni dalla loro realizzazione.
Due scenari possibili alla scadenza finale
L’obiettivo del certificate è quello di arrivare a scadenza, offrendo una barriera cedolare molto bassa e distribuire tutte le cedole sfruttando l’effetto memoria con un rendimento davvero elevato. La barriera a capitale, osservata solo alla scadenza (27 novembre 2028), è profonda e fissata al 55%, proteggendo il capitale investito da discese fino a -45% dal valore iniziale dei sottostanti. In caso di mancato evento di autocall, alla scadenza naturale saranno due gli scenari possibili:
- Se tutti e quattro i sottostanti quoteranno sopra, o allo stesso livello, della barriera il certificate verrà rimborsato al valore di emissione di 1.000 euro a cui vanno aggiunti 554,05 euro di premi. L’investitore riceverà quindi anche l’ultima cedola e i premi eventualmente non pagati trattenuti in memoria. Considerato il prezzo di acquisto attuale di 997 euro, il rendimento complessivo a scadenza raggiungerebbe il 55,87% (19,47% annualizzato).
- Se invece alla scadenza finale anche solo uno dei sottostanti dovesse quotare sotto il 55% dal valore iniziale, il certificate verrà rimborsato in proporzione alla performance del peggiore dei titoli. A questo valore dobbiamo aggiungere le eventuali cedole staccate durante la vita del certificate, che andrebbero così a compensare la perdita sul capitale. Per fare il calcolo esatto, ad oggi impossibile, dovremmo sapere l'ammontare dei premi distribuito.
Ipotizziamo che il prodotto valga 1.000 euro e che il worst of accusi un ribasso del 50% dal valore iniziale: il certificate verrà rimborsato a 500 euro (50% del valore iniziale). A questo valore dobbiamo aggiungerci le eventuali cedole staccate. Ad esempio, se dovesse staccare 506,56 euro (32 premi su 35) saremmo in pari sul nominale. Con un worst of al 40% del valore nominale (-60% di performance) e un rimborso a 400 euro è più facile aspettarsi una perdita.
Attualmente, i sottostanti si trovano ben distanti dalla barriera sul capitale: Société Générale dista il 51,7%, Banca MPS il 46,7%, Commerzbank il 46% e Banco BPM il 46,2%, rafforzando le probabilità di uno scenario favorevole a scadenza.
Altro aspetto, ogni volta che il certificate si porterà sotto la pari il rendimento sale. Oggi il certificate passa di mano a 997 euro, per un ritorno annualizzato del 19,47%. Per flussi cedolari bassi lo si avverte poco, ma con flussi cedolari elevati la differenza è sostanziale. Ad esempio, acquistando il certificate a 900 euro, il rendimento annuo salirebbe al 25,32% e quello finale al 72,67% nei 2,87 anni rimanenti di vita del prodotto.
Gli scenari del risiko bancario in Europa
Il 2026 potrebbe rivelarsi un altro anno all’insegna del risiko bancario in Europa, con colossi come Banca MPS, Banco BPM, Commerzbank e Barclays pronti a giocare partite decisive che potrebbero ridisegnare gli equilibri del mercato del credito del Vecchio Continente. Anche i risultati del terzo trimestre 2025 confermano la solidità di questi quattro gruppi bancari nel panorama europeo.
Banca MPS
Proseguono anche nel terzo trimestre il rafforzamento della qualità dei risultati e il miglioramento della profittabilità. Il terzo trimestre dell’istituto senese si è chiuso con un aumento dell’utile netto a 474 milioni di euro, superiore ai 407 milioni dello stesso periodo del 2024 e alle previsioni del consensus raccolte dalla stessa banca, ferme a 366 milioni.
I ricavi si sono attestati a circa 1 miliardo, stabili sullo scorso anno grazie a maggiori commissioni e ricavi da trading che hanno compensato il calo del margine di interesse, anche in questo caso superando il consensus (973 milioni).
Tali risultati recepiscono gli effetti dell’acquisizione di Mediobanca e delle relative controllate, oggetto di consolidamento a partire dalla data del 30 settembre 2025. Pertanto, lo stato patrimoniale consolidato include, linea per linea, i saldi del gruppo Mediobanca alla data del 30 settembre, mentre il conto economico consolidato includerà, invece, il contributo del gruppo di Piazzetta Cuccia solo a partire dal 1° ottobre 2025.
Management ottimista anche per il futuro: parlando nel corso della call con gli analisti, l’ad Luigi Lovaglio ha affermato di vedere nel 2025 un utile pre-tasse “ben sopra 1,6 miliardi di euro”.
Ricordiamo che il 24 gennaio scorso, Banca MPS ha lanciato un’offerta pubblica di scambio (Ops) su Mediobanca, provocando un terremoto ai vertici della finanza italiana. L'8 settembre è terminata l'Ops di MPS sulle azioni ordinarie Mediobanca, iniziata il 14 luglio (in origine Ops, si è trasformata in Opas a seguito della decisione della banca senese di aggiungere a quanto messo già sul piatto una componente cash, in contanti, di 0,90 per azione).
Il risultato ha stracciato le previsioni più ottimistiche, consentendo a Banca MPS di conquistare l’86,3% circa del capitale di Mediobanca e riducendo le quote dei maggiori azionisti di MPS. Delfin si ritrova con il 18%, Caltagirone con l'11%, il MEF con il 5% e Banco BPM con il 2%. Ma soprattutto la valanga di adesione all'offerta di acquisto e scambio rende più vicino il delisting di Mediobanca dalla Borsa e in parallelo la fusione fra le due banche. Probabile poi che le attività verranno riorganizzate secondo le specializzazioni di entrambi gli istituti di credito conservando entrambi i marchi.
Al centro del progetto c’è l’idea di replicare, anche se in versione “premium”, il modello di FinecoBank: una banca-piattaforma dove concorrono tecnologia, consulenza e automazione. Secondo fonti vicine al dossier, infatti, l’obiettivo è integrare Banca Widiba (che fa parte di MPS) all’interno della rete di Mediobanca Premier/Private, valorizzando il brand Mediobanca Premier e quello Widiba. Il gruppo stesso indica che lo sviluppo della divisione wealth è "la priorità" del piano strategico 2023-26.
Occorre ricordare che, per opporsi alla scalata di MPS, Mediobanca aveva messo sul piatto una controffensiva con l’acquisizione di Banca Generali per 6,3 miliardi di euro, finanziata cedendo la propria quota in Generali. L’operazione, presentata come una spinta verso una “partnership industriale”, è stata però fermata dall’assemblea degli azionisti: solo il 35% dei votanti ha votato a favore, con 10% contrari e un’amazzonia di astensioni (32%), incluse quelle di Delfin e Caltagirone. Questo rifiuto ha compromesso la difesa strategica di Alberto Nagel, che aveva puntato su Banca Generali per rafforzare il gruppo e neutralizzare l’offensiva di MPS.
Banco BPM
Il terzo trimestre 2025 ha visto l’istituto di Piazza Meda registrare un margine d'interesse di 757,9 milioni di euro, in calo del 3,5% rispetto allo stesso periodo del 2024. Le commissioni nette di 621,6 milioni sono diminuite dell'1,4% t/t, con quelle sui prodotti di risparmio e investimento che evidenziano però un incremento del 2,8% grazie al contributo delle società del gruppo Anima, pari a 120,3 milioni di euro. In calo l'apporto della banca commerciale e degli altri servizi (-5,4% rispetto al 30 giugno 2025). Il risultato dell'attività assicurativa è stato pari a 34,8 milioni, in calo dai 42,8 milioni nel secondo trimestre. Il risultato lordo dell'operatività corrente scende a 684,6 milioni rispetto ai 754,2 milioni del periodo aprile-giugno.
Tenuto conto della quota di risultato di pertinenza di terzi, negativa e pari a 4,9 milioni, il terzo trimestre 2025 si chiude con un risultato netto di periodo positivo per 450,3 milioni, sceso rispetto ai 703,8 milioni nel secondo trimestre 2025. Il risultato netto adjusted trimestre è pari a 449 milioni, rispetto al dato di 524,2 milioni del 30 giugno 2025.
Banco BPM ha confermato la guidance sul risultato netto atteso per il 2025, pari a un utile netto di 1.950 milioni, “pienamente raggiungibile pur tenendo conto dell’incertezza dell’attuale scenario”, ha commentato l'ad Giuseppe Castagna, che ha poi affrontato le strategie future. "Certo, non abbiamo paura di concentrarci sul raggiungimento del nostro obiettivo per il 2026 e di valutare anche eventuali opportunità provenienti dal mercato in termini di M&A".
Risiko bancario che sembra non voler terminare dopo l’acquisizione di Mediobanca da parte di Banca Monte dei Paschi di Siena e il fallimento dell’operazione Banco Bpm tentata e non riuscita di UniCredit. Indiscrezioni di stampa diffuse dall’agenzia Reuters indicano che il governo italiano punterebbe a mantenere il suo 4,9% in Banca MPS, puntando su una futura nuova operazione di M&A per ridurre ancora il capitale detenuto.
Fonti dell’agenzia indicano che l’esecutivo non avrebbe ancora abbandonato il piano di integrare MPS con Banco BPM e l’operazione potrebbe essere tentata dopo il completamento del processo di integrazione della banca senese con Piazzetta Cuccia, anche se potrebbero volerci mesi o anni.
Le future mosse di Banco BPM, però, potrebbero vedere protagonista un’altra banca, ovvero Crédit Agricole, già partner commerciale dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna e suo maggiore azionista con il 20,1%, quota incrementata con lo scopo di respingere l’assalto di UniCredit.
A settembre la Reuters riferiva che la banca francese aveva incaricato alcuni consulenti per definire la propria strategia in Italia e aveva avuto colloqui con il governo italiano per discutere di una possibile combinazione della sua rete con Bpm. Tuttavia, un accordo tra Bpm e Crédit Agricole Italia sarebbe difficile da strutturare in modo da soddisfare sia gli azionisti di Piazza Meda sia della banca francese, sempre secondo le fonti dell’agenzia. Inoltre, l’operazione passerebbe sotto la scure del golden power, anche se Roma non avrebbe le basi legali per bloccare un accordo con la banca francese.
Intanto, la banca verte ci spera: “Siamo molto attenti a quanto Banco BPM potrebbe offrirci in un piano di fusione e se così fosse lo vedremmo molto positivamente”, dichiarava l’ad di Crédit Agricole, Olivier Gavalda. “Al momento ci stiamo concentrando sulla nostra crescita organica e sulla nostra capacità di svilupparci da soli in Italia”.
Commerzbank
L’utile netto della banca tedesca è calato inaspettatamente del 7,9% nel terzo trimestre, a causa di un maggior carico fiscale e di un aumento dei costi, scendendo a 591 milioni di euro rispetto ai 642 milioni dello stesso periodo del 2024 e deludendo le previsioni del consensus pubblicato dallo stesso istituto di 659 milioni.
A incidere sul risultato, secondo quanto spiegato dal management, è stato l’aumento dal 22% al 36% del proprio tax rate del periodo, a cui si è aggiunta la crescita del 5% dei costi, in parte a causa delle maggiori spese per il personale. I ricavi nel terzo trimestre sono saliti del 7% a 2,9 miliardi.
Nonostante il calo registrato, Commerzbank conferma il proprio obiettivo di utile per l’intero esercizio 2025 di 2,9 miliardi di euro al lordo degli oneri di ristrutturazione e, al netto di questi costi, la banca prevede un risultato netto di circa 2,5 miliardi di euro.
Tra le altre previsioni, Commerzbank alza le sue attese di reddito netto da interessi per il 2025, portandole da 8 a 8,2 miliardi e conferma la sua guidance sul reddito da commissioni di circa il 7% e l’obiettivo di un rapporto costi/ricavi di circa il 57%. La banca prevede ora un risultato di rischio inferiore a 850 milioni per l'intero anno, mentre in precedenza aveva previsto circa 850 milioni. Il coefficiente CET 1 dovrebbe rimanere almeno al 14,5% entro la fine dell'anno, dopo la prevista restituzione del capitale e le spese di ristrutturazione.
Nel frattempo, la scalata silenziosa di UniCredit in Commerzbank è arrivata a un nuovo punto di svolta: il gruppo guidato da Andrea Orcel detiene oggi circa il 26% dei diritti di voto nella banca tedesca, dopo aver convertito una parte consistente delle posizioni derivate in azioni fisiche. L’obiettivo dichiarato è spingersi fino al 29% circa, restando sotto la soglia del 30% che obbligherebbe a un’offerta pubblica d’acquisto.
Sul fronte regolamentare, UniCredit ha ottenuto via libera dalla Bce e dalle autorità tedesche della concorrenza, ma lo scenario resta tutt’altro che lineare. Il governo di Berlino ha ribadito la sua opposizione, definendo “sconnesso e ostile” l’approccio del gruppo italiano e chiarendo che non intende cedere ulteriori quote della banca simbolo del credito tedesco. Il management della banca tedesca ha ribadito la difesa dell’indipendenza e anche i sindacati di Commerzbank hanno espresso forte preoccupazione a Bruxelles, paventando rischi occupazionali e dubbi sulla reale sostenibilità industriale di un’eventuale fusione.
Il Ceo di Unicredit non ha escluso la possibilità di un’offerta pubblica di acquisto ostile, qualora lo scenario lo imponesse. “Abbiamo speso miliardi per costruire la nostra quota e questo ci conferisce diritti. Se le cose non vanno bene, bisogna agire per cambiarle”, ha spiegato Orcel, lasciando aperta l’ipotesi di chiedere un seggio nel consiglio di sorveglianza.
Rispondendo alle critiche della Ceo di Commerzbank, Bettina Orlopp, Orcel ha chiarito che la presenza di un rappresentante UniCredit nel board non configurerebbe un conflitto di interessi, grazie alle regole di governance vigenti in Germania.
L’integrazione di Commerzbank con la controllata bavarese HypoVereinsbank, controllata di UniCredit, resta lo scenario preferito da Orcel, che insiste sui possibili benefici occupazionali: “Se Commerzbank resterà indipendente, nei prossimi cinque-sette anni dovrà probabilmente tagliare più posti di lavoro rispetto a un’eventuale acquisizione”.
Il Ceo ha ribadito che l’operazione mira a rafforzare i ricavi più che a ridurre i costi, con l’intenzione di preservare e potenziare la rete territoriale della banca tedesca. Per ora, Unicredit è “esattamente dove vuole essere” e procede con calma. “Nessuno sa davvero quale sia il piano, ma questo non significa che non ci sia. Perché noi abbiamo un piano”, ha detto Orcel.
Société Générale
La banca francese ha chiuso il terzo trimestre del 2025 con risultati superiori alle attese. L’utile netto di gruppo è aumentato dell’11% a 1,52 miliardi di euro, contro 1,37 miliardi dell’anno precedente e ben al di sopra delle stime medie degli analisti (1,31 miliardi secondo Visible Alpha).
Il risultato è stato trainato da una riduzione dei costi più marcata del previsto e da un miglioramento della redditività nella banca retail francese, dove l’utile operativo è salito del 18%. Le spese di gestione si sono attestate a 4,06 miliardi di euro, sotto le attese di 4,14 miliardi, mentre il rapporto cost/income è sceso al 61%, ben al di sotto dell’obiettivo annuale inferiore al 65%.
I ricavi complessivi sono stati pari a 6,66 miliardi di euro, in calo del 2,7% su base annua, principalmente per effetto delle dismissioni di asset non strategici, ma ha comunque battuto le previsioni (6,41 miliardi). A perimetro costante, i ricavi sono invece cresciuti del 3,8%, grazie alle divisioni di banca retail, private banking e assicurazioni. Nelle attività di mercato, la performance è rimasta solida: i ricavi del trading su obbligazioni e valute sono aumentati del 12%, compensando la flessione del 6,7% nel comparto azionario.
Il Common Equity Tier 1 (CET1), misura della solidità patrimoniale, è salito al 13,7%, contro il 13,2% di un anno fa e sopra il target minimo del 13%. Nonostante il margine di capitale in eccesso, l’amministratore delegato Slawomir Krupa ha scelto la cautela: “Non intendiamo operare con un livello di capitale significativamente superiore al 13%, ma dobbiamo rimanere ragionevolmente prudenti, viste le condizioni macroeconomiche e di mercato.”
Da quando Krupa ha assunto la guida della banca, nel 2023, Société Générale ha accelerato il piano di semplificazione del gruppo attraverso la vendita di attività non core, la riduzione dei costi e il rafforzamento del capitale. I risultati mostrano che la strategia sta dando frutti con il titolo ha raddoppiato il suo valore nel 2025, dopo anni di sottoperformance. La redditività del capitale tangibile (ROTE) è salita al 10,7% nel trimestre e al 10,5% sui nove mesi, già oltre l’obiettivo annuale del 9%. Il costo del rischio è rimasto sotto controllo, a 369 milioni di euro, in calo rispetto ai 406 milioni del 2024.
La banca digitale BoursoBank, considerata una delle punte di diamante del gruppo, ha superato la soglia di 8 milioni di clienti a luglio, in anticipo rispetto agli obiettivi, contribuendo alla crescita della divisione retail in un mercato domestico sempre più competitivo. Krupa ha confermato che la banca è “sulla buona strada per raggiungere tutti gli obiettivi annuali”, mantenendo un focus su efficienza operativa, solidità del capitale e disciplina dei costi.
Le raccomandazioni degli analisti sui sottostanti
La view degli analisti sui quattro titoli sottostanti si conferma complessivamente positiva, rafforzando ulteriormente le prospettive favorevoli per il prodotto.
Banco BPM è monitorato da 18 analisti: sono 5 le raccomandazioni di acquisto (buy), 9 esperti dicono di mantenere le azioni in portafoglio (hold) e 4 consigliano di vendere (sell). Il target price medio è pari a 13,13 euro, che implica un potenziale rendimento del 4% rispetto al valore corrente a Piazza Affari.
Su Banca MPS, il sentiment si presenta più positivo. Tra i 13 analisti che monitorano il titolo, 9 consigliano buy, 4 suggeriscono hold e nessuno sell. Il prezzo obiettivo medio è di 9,84 euro, che implica un upside potenziale del 10% rispetto alla quotazione attuale del titolo a Piazza Affari.
Situazione più neutrale per Commerzbank: su 21 analisi che seguono il titolo, 8 consigliano buy, 9 suggeriscono hold e 4 sell. Il target price medio è di 34,28 euro.
Infine, su Société Générale il sentiment si presenta molto positivo. Dei 25 analisti che monitorano il titolo, 18 consigliano buy, 4 suggeriscono hold e 3 sell. Il prezzo obiettivo medio è di 68,03 euro, sostanzialmente in linea con la quotazione attuale a Madrid.
La combinazione tra distanza dalle barriere e prospettive positive degli analisti dovrebbe offrire una cornice di relativa tranquillità per gli investitori che valutano l'acquisto del certificate.
Attenzione: Il Certificate DE000VH9W5W3 è soggetto ad un livello di rischio pari a 6 su una scala da 1 a 7.
Ricordiamo che investire in certificati espone l’investitore al rischio fallimento dell’emittente e a quello di azzeramento di un sottostante, casi che possono comportare la perdita dell’intero investimento.
Vontobel gode di un buon rating: I potenziali rendimenti indicati sono sempre al lordo della tassazione.
Prima di ogni investimento leggere sempre tutti i documenti scaricabili dalla pagina del prodotto dell’emittente.
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