Possibile doppia cedola e rendimento fino al 20,7% annuo per il certificate sui bancari

Tre sottostanti oltre il livello iniziale di cui uno già volato a oltre +15%, Bpm appena sotto, una cedola in pancia più il prossimo premio in valutazione domani. Questi i vantaggi del certificate di Vontobel con Isin DE000VH9W5W3 su Banco BPM, Banca MPS, Commerzbank e Société Générale che si compra oggi sotto la pari a 990 euro e offre un rendimento potenziale annuo del 20,7% lordo (tenendo di tutti i premi rimasti, del capital gain e della vita residua del prodotto).
Certificate da tenere sotto il radar perché domani 24 aprile sarà la data di valutazione, se Bpm domani a chiusura non perderà oltre l’1,2% portandosi sotto 11,926 euro, il certificate staccherà ben due cedole (il premio del periodo e quello precedente grazie all'effetto memoria) per un totale di 31,66 euro. Per avere diritto al possibile doppio premio bisogna avere il certificate in portafoglio entro il 28 aprile.
La condizione potrebbe essere verificata perché il worst-of del paniere (attualmente Banco BPM che segna -2,8% dal livello iniziale per lo stacco del dividendo di 0,54 euro del 20 aprile) dovrebbe perdere l’1,2% dal valore attuale entro la fine della seduta di domani per non staccare il premio (barriera al 96%). Per gli altri sottostanti abbiamo Banca MPS in rialzo del +4% dal livello iniziale, Commerzbank del +0,9% e Société Générale addirittura del +15,8%. Alle prossime date di valutazione la barriera cedolare continuerà a scendere, dell'1% al mese, per raggiungere il 55% con un gradino finale più ampio.
Il rimborso anticipato è un altro vantaggio del certificate. Con i sottostanti almeno pari al livello iniziale, l’autocall potrebbe già verificarsi alla prima finestra disponibile del prossimo 28 agosto, tra poco più di quattro mesi (4,20 mesi). L’investitore riceverebbe così 6 cedole (94,98 euro in totale) e 10 euro di capital gain (1.000-990 euro di acquisto), per un rendimento del 10,6%, pari al 30,3% annualizzato.
Alla scadenza il capitale investito è protetto da una barriera posizionata al 55% del livello iniziale dei sottostanti. Acquistando il certificate oggi, la somma di tutti i premi offre un rendimento potenziale del 53,8% a scadenza, un ritorno difficile da trovare sul mercato per un certificate dotato di una barriera così profonda.
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Possibilità di un doppio premio e prezzo sotto la parità
Rendimento elevato, barriere finali profonde e quattro grandi istituti di credito europei. I punti di forza di questo certificate con Isin DE000VH9W5W3 di Vontobel sono dati da una struttura innovativa che migliora con il passare del tempo grazie al rapido calo della barriera cedolare. In questo modo aumenta la probabilità che il prodotto stacchi tutti i premi mensili con memoria di 15,83 euro, condizionati da una barriera discendente nel tempo, per un rendimento annuo che potrebbe raggiungere il 20,7%.
Vediamo, nel dettaglio, come funziona e quali sono i pregi e difetti. Per poter offrire un rendimento così alto, Vontobel mette in campo una struttura molto efficiente: una barriera cedolare che parte da livelli alti, pari al livello iniziale dei sottostanti, per scendere velocemente al 55% con un gradino finale più ampio. Il punto di forza del certificate è proprio quello di una barriera cedolare molto bassa a scadenza associata all’effetto memoria sulle cedole: in questo modo l’investitore può incassare alla data di valutazione finale tutte le cedole come se la barriera fosse sempre stata al 55%.
Lanciato sul mercato il 28 novembre scorso a un valore nominale di 1.000 euro, il certificate oggi si compra sotto la pari a 990 euro con tre sottostanti su quattro i sottostati oltre il livello iniziale: Société Générale +15,8%, Banca MPS +4% e Commerzbank +0,9%, mentre Banco BPM (worst-of) cede il 2,8% dal valore iniziale per lo stacco del dividendo di 0,54 euro avvenuto il 20 aprile scorso.
La prossima data di valutazione è il 24 aprile con la barriera cedolare che si posizionerà al 96% del valore iniziale del sottostante peggiore. Il certificate potrebbe staccare ben due cedole (il premio del periodo e quello precedente grazie all'effetto memoria) per un totale di 31,66 euro. La condizione dovrebbe essere verificata senza grossi problemi perché il worst-of del paniere (Banco BPM) dovrebbe perdere l’1,2% dal valore attuale entro la fine della seduta di domani per non staccare il premio. Per avere diritto a ricevere la possibile doppia cedola, l’investitore dovrà avere il certificate in portafoglio entro il 28 aprile.
A condizione che la barriera dei premi venga rispettata alla scadenza, l’investitore potrà ottenere 33 cedole mensili (in totale 522,39 euro di premi, 53,8%), per un potenziale rendimento annuo del 20,7% (tenendo conto dell’acquisto a 990 euro oggi e anche della restante vita del certificate inferiore ai tre anni).
Il conto è questo: 522,39 euro di premi (15,83 euro per 33 cedole mensili totali) più 10 euro di capital gain (differenza tra 1.000 euro di rimborso e il prezzo attuale di 990 euro), il risultato è 532,39 euro. Dividiamo questo numero per il prezzo di acquisto (usiamo quello attuale) di 990 euro e arriviamo a un rendimento da qui alla scadenza (27 novembre 2028) del 53,8%. Ora annualizziamo il rendimento per capire, all'anno, quanto rende il certificate e confrontarlo con gli altri prodotti sul mercato della stessa tipologia: dividiamo 53,8% per 2,6 (anni di vita residui del prodotto) e arriviamo a un ritorno del 20,7% lordo annualizzato.
Dopo nove mesi di vita l’investitore può approfittare del rimborso anticipato con cadenza mensile: il meccanismo di autocall scatterà dal 28 agosto 2026, quando il certificate potrà essere liquidato a 1.000 euro con la quotazione di tutti i sottostanti almeno pari al livello iniziale. A quel punto l’investitore riceverebbe anche sei cedole da 15,83 euro (i primi tre premi sono già stati staccati) e 10 euro di capital gain (acquistando il certificate oggi a 990 euro), portando l'incasso complessivo a 1.104,98 euro. Il rendimento al momento dell'autocall sarebbe del 10,6% (104,98 euro tra premi e capital gain su 990 euro di acquisto), per un ritorno annualizzato che balzerebbe così al 30,3% considerando il breve orizzonte temporale di 4,2 mesi (periodo da oggi al 28 agosto 2026).
Anche le barriere del rimborso anticipato sono decrescenti, dell'1% al mese, dal 100% del livello iniziale alla prima data di valutazione, fino al 74% all'ultima data del 30 ottobre 2028, aumentando così le possibilità di rimborso anticipato prima della scadenza. La possibilità di autocall si presenterà a ogni data di valutazione mensile a partire dal 28 agosto in poi. Con un autocall fino al 74% l'investitore potrebbe vedersi il certificate rimborsato a 1.000 euro di nominale dopo aver incassato diversi premi a seconda del tempo maturato, e questo nonostante cali fino al 26% dei sottostanti dal livello iniziale.
Il capitale a scadenza (27 novembre 2028) è protetto da una barriera al 55% del livello iniziale del sottostante, all’interno del paniere, con la performance peggiore. Di seguito la tabella che mostra i principali livelli di riferimento del certificate:
Ogni mese un premio con memoria di 15,83 euro
Il flusso cedolare rappresenta il principale punto di forza del certificato con Isin DE000VH9W5W3. Ogni mese l’investitore può incassare un premio con memoria dell’1,583% del nominale (1.000 euro), pari a 189,96 euro in un anno. In ogni data di osservazione mensile, la cedola verrà distribuita se nessuno dei sottostanti si troverà sotto una barriera discendente nel tempo: infatti, parte dal 100% del valore iniziale e si abbassa dell’1% ogni mese per arrivare fino al 55% (lo scalino all’ultima data di valutazione del 27 novembre 2028 è maggiore e pari a 11 punti percentuali), rendendo più probabile il pagamento dei premi. Le cedole verranno quindi pagate anche in caso di ribassi dei sottostanti, basta che ogni mese alle date di osservazione il calo dal valore iniziale del titolo peggiore non superi il rispettivo livello barriera.
Un ruolo importante lo ricopre l’effetto memoria: un premio non pagato non è definitivamente perduto ma rimane in pancia al prodotto. Nelle successive date di osservazione, qualora si verifichino le condizioni che danno diritto al pagamento, i premi non pagati in precedenza vengono distribuiti tutti insieme compresa la cedola relativa a quel periodo di osservazione.
L'obiettivo di questo certificate è quello di aumentare le possibilità di stacco di tutti i premi, grazie a una barriera finale al 55% del livello iniziale unita all’effetto memoria. Grazie a questa struttura innovativa, per chiudere l’investimento in bellezza e portare a casa tutti i 33 premi previsti (le prime tre cedole sono già state pagate), nessuno dei sottostanti dovrà crollare del 45% dal livello iniziale all’ultima data di osservazione, ovvero il 27 novembre 2028. A quel punto l’investitore, al prezzo di oggi di 990 euro, avrà portato a casa un flusso di cedole pari a 522,39 euro e 10 euro di capital gain, pari un rendimento da qui alla scadenza (tra 2,6 anni) del 53,8% (20,7% annualizzato).
Il punto di forza è quello di lasciare lavorare al meglio il tempo e i soldi investiti per poter offrire premi più alti e una barriera più bassa rispetto ai classici Cash Collect tradizionali. Oggi non è facile trovare sul mercato un certificate che renda così tanto con una barriera così profonda.
Non va dimenticata l’efficienza fiscale dei certificate. I premi di questo prodotto sono considerati dal Fisco “redditi diversi” e, in quanto tali, possono compensare le eventuali minusvalenze presenti nello zainetto fiscale dell’investitore. Con questo sistema è possibile recuperare il credito fiscale derivante dalle perdite registrate entro i successivi quattro anni dalla loro realizzazione.
Due scenari possibili alla scadenza finale
L’obiettivo del certificate è quello di arrivare a scadenza, offrendo una barriera cedolare molto bassa e distribuire tutte le cedole sfruttando l’effetto memoria con un rendimento davvero elevato. La barriera a capitale, osservata solo alla scadenza (27 novembre 2028), è profonda e fissata al 55%, proteggendo il capitale investito da discese fino a -45% dal valore iniziale dei sottostanti. In caso di mancato evento di autocall, alla scadenza naturale saranno due gli scenari possibili:
- Se tutti e quattro i sottostanti quoteranno sopra, o allo stesso livello, della barriera il certificate verrà rimborsato al valore di emissione di 1.000 euro a cui vanno aggiunti 554,05 euro di premi (più 10 euro di capital gain se si compra oggi a 990 euro). L’investitore riceverà quindi anche l’ultima cedola e i premi eventualmente non pagati trattenuti in memoria. Considerato il prezzo di acquisto attuale di 990 euro, il rendimento complessivo a scadenza raggiungerebbe il 53,8% (20,7% annualizzato).
- Se invece alla scadenza finale anche solo uno dei sottostanti dovesse quotare sotto il 55% dal valore iniziale, il certificate verrà rimborsato in proporzione alla performance del peggiore dei titoli. A questo valore dobbiamo aggiungere le eventuali cedole staccate durante la vita del certificate, che andrebbero così a compensare la perdita sul capitale. Per fare il calcolo esatto, ad oggi impossibile, dovremmo sapere l'ammontare dei premi distribuito.
Ipotizziamo che il prodotto valga 1.000 euro e che il worst of accusi un ribasso del 50% dal valore iniziale: il certificate verrà rimborsato a 500 euro (50% del valore iniziale). A questo valore dobbiamo aggiungerci le eventuali cedole staccate. Ad esempio, se dovesse staccare 506,56 euro (32 premi su 35) saremmo più che in pari sul nominale. Con un worst of al 40% del valore nominale (-60% di performance) e un rimborso a 400 euro è più facile aspettarsi una perdita.
Attualmente, i sottostanti si trovano ben distanti dalla barriera sul capitale: Société Générale dista il 52,5%, Banca MPS il 47,1%, Commerzbank il 45,5% e Banco BPM il 43,4%, rafforzando le probabilità di uno scenario favorevole a scadenza.
Altro aspetto, ogni volta che il certificate si porterà sotto la pari il rendimento sale. Oggi il certificate passa di mano a 990 euro, per un ritorno annualizzato del 20,7%. Per flussi cedolari bassi lo si avverte poco, ma con flussi cedolari elevati la differenza è sostanziale. Ad esempio, acquistando il certificate a 900 euro, il rendimento annuo salirebbe al 26,6 % e quello finale al 69,2% nei 2,6 anni di vita rimanenti del prodotto.
Torna l’appeal per le banche europee tra utili e risiko
È arrivato il momento di tornare sulle banche europee. A dirlo è Citi, che evidenzia una combinazione di fattori favorevoli che continuano a sostenere il settore. Tra questi spicca la dinamica degli utili, con le banche che rappresentano uno dei pochi segmenti ancora caratterizzati da revisioni al rialzo dell’Eps, pari a +3% da inizio anno, grazie soprattutto a outlook sui ricavi 2026 superiori alle attese e, in alcuni casi, anche a indicazioni più positive sul fronte dei costi.
Un ulteriore elemento di supporto citato da Citi arriva dalla curva forward dei tassi che, dopo la guerra in Iran, incorpora due rialzi del costo del denaro da parte della Bce nel corso dell’anno, un fattore che tende a sostenere la redditività del settore bancario.
Il settore bancario è visto in miglioramento anche grazie all’adozione dell’intelligenza artificiale, che nei prossimi tre anni dovrebbe favorire progressi in termini di produttività e contenimento dei costi. Citi stima per il settore una crescita dei costi contenuta tra l’1% e il 2% su base annua.
Gli istituti stanno generando livelli significativi di capitale in eccesso, che possono essere destinati a buyback, espansione del credito o operazioni di acquisizione. Citi prevede che una crescita più sostenuta dei volumi di credito e margini di interesse più elevati possano tradursi in un incremento dei ricavi intorno al 5% nel 2026. Le banche mostrano anche una maggiore propensione a utilizzare il capitale in operazioni di M&A, una tendenza destinata a proseguire secondo Citi, che individua una logica industriale e finanziaria in operazioni come Santander-Webster e NatWest-Evelyn, oltre a un possibile deal tra UniCredit e Commerzbank, pur in presenza di ostacoli ancora rilevanti per quest’ultima operazione. Anche Banca MPS, Banco BPM e Société Générale sarebbero pronte a giocare partite decisive che potrebbero ridisegnare gli equilibri del mercato del credito del Vecchio Continente.
Banca MPS
Da radici profonde a nuove frontiere - Una forza competitiva di primo piano nel settore bancario. È questo il titolo del Piano Industriale 2026-2030 approvato il 27 febbraio scorso dal consiglio di amministrazione di Banca MPS. Tra gli elementi “chiave del piano”, MPS sottolinea come i due brand coinvolti siano “iconici”, ampiamente riconosciuti e sinonimo di fiducia. Il modello di business “diversificato”, completo e resiliente, vede un ruolo chiaro e definito per ciascuna attività nella creazione di valore e rafforzamento della capacità di servizio per i clienti.
La forte complementarità dei business presente un'offerta di prodotti distintiva, in cui asset gathering & wealth management, corporate & investment banking e private banking contribuiscono per circa il 44% dei ricavi complessivi. Inoltre, si sottolinea il franchise commerciale, solido e radicato, capace di generare una crescita sostenibile e profittevole, a cui si aggiunge oltre 1 miliardo di investimenti IT in arco piano per il pieno sviluppo di una piattaforma tecnologica digitale e potenziata dall'intelligenza artificiale. Infine, la banca evidenzia una scala significativa e una posizione patrimoniale best-in-class per cogliere opportunità ad alto valore aggiunto anche in nuovi mercati.
Il piano vede obiettivi finanziari e patrimoniali “chiari”, con un margine di intermediazione in crescita fino a 9,5 miliardi nel 2030, con un cagr del 4,6%, sostenuto da un mix di ricavi diversificato e con un contributo crescente della componente commissionale (cagr 2025-2030 pari a +5,6%). Il rapporto cost/income ratio è visto in ulteriore riduzione dal 46% nel 2025 al 38% nel 2030 e l’utile netto adjusted dovrebbe arrivare a 3,7 miliardi nel 2030 (3,3 miliardi nel 2028).
Per quanto riguarda il ROTE adjusted, questo viene previsto pari al 18% nel 2030 e il net npe ratio all'1% entro il 2030, con una significativa solidità patrimoniale, con CET1 ratio a circa il 16% lungo l'intero orizzonte di piano, e un elevato buffer di capitale (circa 3 miliardi) che consente ampia flessibilità strategica per valutare nuove opportunità sia di crescita che di remunerazione agli azionisti.
Il Piano prevede poi masse in gestione nei Private Markets in crescita da circa 2,5 miliardi nel 2025 a circa 5 miliardi nel 2030. Per la divisione Cib il piano prevede una traiettoria verso un margine di intermediazione pari a circa 1,3 miliardi e un utile ante imposte di circa 0,8 miliardi entro il 2030, a fronte di impieghi in crescita da circa 22 miliardi a 27 miliardi.
Banco BPM
Il risiko bancario potrebbe accendersi di nuovo con Banco BPM e Banca MPS protagoniste. Parlando davanti alla Commissione d’inchiesta sul settore bancario del Senato, l’amministratore delegato Giuseppe Castagna non ha escluso in futuro un’aggregazione di Piazza Meda con l’istituto senese.
"Se in futuro ci dovesse essere una possibilità" con Mps, "come tutte le operazioni nelle quali abbiamo una partecipazione, le dobbiamo guardare con grande attenzione", spiegava il manager.
Castagna ha inoltre precisato che al momento con Mps non c'è nulla in discussione, e "penso che nessuno dei nuovi azionisti di Mps abbia intenzione in questo momento - come mi pare abbia detto anche Lovaglio - di dedicarsi a una nuova operazione avendo già un'operazione importante da dover concludere" con Mediobanca.
Castagna poi ricordato l'ingresso di piazza Meda in Mps avvenuto lo scorso novembre in occasione della cessione della terza tranche da parte del Mef. L’offerta di Bpm era “strategica e non speculativa”, e “siamo stati spinti dalla voglia di creare un legame più stretto per Anima Holding abbiamo preso il 5%", ha spiegato, precisando che la decisione di acquisire una quota nel capitale di Rocca Salimbeni si è basata anche su risultati "palesemente migliori" rispetto al passato.
L’ad ha poi parlato di un’altra operazione ipotizzata negli ultimi mesi, quella con Credit Agricole, smentendo qualunque possibilità di intesa con la banca verte. "Aspettiamo di capire le intenzioni di Credit Agricole”.
Lo scorso 13 gennaio la Bce ha dato il via libera a Crédit Agricole per superare la soglia del 20% del capitale sociale di Banco Bpm. Nel corso del terzo trimestre 2025, l’istituto ha stipulato contratti derivati legati alle azioni di Piazza Meda e ha acquisito una partecipazione aggiuntiva dello 0,3% attraverso questi strumenti. Il gruppo francese “intende regolare fisicamente tali derivati” (cioé convertirli) e, di conseguenza, “deterrà il 20,1% del capitale” di Bpm.
Dopo la notizia, Crédit Agricole si è affrettata a specificare che non intende andare oltre. In particolare, la banca “non intende acquisire o esercitare il controllo” su Piazza Meda e “manterrà la propria partecipazione al di sotto della soglia di offerta pubblica di acquisto obbligatoria”. L’istituto ha aggiunto che contabilizza la propria partecipazione in Bpm “nel quadro dell'influenza significativa nel quarto trimestre 2025, in linea con la posizione di Crédit Agricole come azionista e partner a lungo termine” della banca.
Commerzbank
Il board di Commerzbank ha formalmente respinto l'offerta pubblica di scambio volontaria lanciata da UniCredit il 16 marzo, con cui la banca italiana proponeva di acquistare il 100% delle azioni della banca tedesca non già in suo possesso a un valore complessivo di circa 35 miliardi di euro (pari a circa 40 miliardi di dollari). Il comunicato del consiglio tedesco è stato netto: la proposta “non è allineata con la strategia attuale” e manca delle “informazioni critiche” necessarie per valutare un'operazione che crei valore. A fare ancora più rumore sono state le parole del CEO Bettina Orlopp, che in una conferenza ha definito il prezzo implicito dell'offerta “molto basso” e ha sottolineato di aver scoperto l'intenzione di UniCredit di superare la soglia del 30% tramite un annuncio ad hoc, senza essere stata preventivamente avvisata. Un segnale chiaro di quanto il clima tra le due banche sia tutt'altro che disteso.
UniCredit, guidata dall'amministratore delegato Andrea Orcel, è già il maggiore azionista di Commerzbank con una quota che supera il 30%, raggiunta progressivamente negli ultimi mesi attraverso acquisti di azioni sul mercato e derivati. L'offerta formale lanciata lunedì scorso rappresenta il tentativo di trasformare questa posizione di forza in un controllo pieno, creando quello che sarebbe il più grande polo bancario europeo per capitalizzazione. La logica industriale è chiara: sinergie di costo stimate in miliardi, diversificazione geografica verso il mercato tedesco (il più grande d'Europa) e rafforzamento della base di clientela corporate.
Oltre alla dimensione finanziaria, l'operazione ha una forte valenza politica. Il governo tedesco, azionista di Commerzbank con circa il 12% del capitale, ha già in passato espresso perplessità sull'idea di cedere il controllo della banca a un istituto straniero, in particolare italiano. Il ministero delle Finanze di Berlino non ha ancora commentato ufficialmente il rifiuto del board, ma le posizioni espresse in passato lasciano intendere una resistenza di fondo. La CEO Orlopp ha chiesto a UniCredit di presentare una proposta formale e dettagliata che includa: sinergie quantificate, una struttura di governance post-fusione, un piano occupazionale per i dipendenti tedeschi e un prezzo adeguato per gli azionisti. Senza questi elementi, ogni dialogo rischia di restare bloccato.
La vicenda pone interrogativi concreti su UniCredit, che resta uno dei titoli bancari più seguiti di Piazza Affari. Il sentiment di mercato è moderatamente positivo, ma l'incertezza sull'esito dell'operazione pesa. Gli analisti di settore ricordano che operazioni di questa portata raramente si concludono al primo tentativo: la storia delle grandi fusioni bancarie europee insegna che la pazienza, e la capacità di alzare il prezzo, è spesso la chiave del successo.
Société Générale
Il management di Société Générale continua a lavorare per migliorare l’efficienza operativa. La terza banca francese ha annunciato un piano per eliminare 1.800 posti di lavoro in Francia entro la fine del prossimo anno, nell’ambito di un più ampio progetto di semplificazione organizzativa e contenimento dei costi.
Il gruppo guidato dal ceo Slawomir Krupa conta complessivamente 119 mila dipendenti a livello globale, di cui circa 40 mila in Francia. I tagli – secondo quanto comunicato dalla banca e confermato dai sindacati – avverranno attraverso il naturale turnover, senza licenziamenti forzati, e saranno implementati gradualmente tra il 2026 e il 2027.
L’operazione rientra nella strategia avviata da Krupa dopo il suo insediamento nel maggio 2023. L’obiettivo è duplice: ridurre una base di costi ancora elevata rispetto a molti concorrenti europei e migliorare una redditività storicamente inferiore alla media del settore.
Negli ultimi due anni Société Générale ha già avviato una profonda revisione della propria struttura, con la cessione di attività non strategiche, il ridimensionamento della sede centrale e la chiusura di oltre cento filiali in Francia. La banca ha inoltre rivisto le proprie modalità organizzative, puntando su una struttura più snella e su una maggiore mobilità interna delle competenze.
Il mercato ha premiato con decisione il cambio di passo del gruppo francese. Alla base c’è soprattutto il cambio di priorità strategiche: dalla fase di rafforzamento patrimoniale, il management è passato a una politica più orientata alla remunerazione degli azionisti, culminata lo scorso novembre con l’annuncio di un programma di buyback da 1 miliardo di euro. La banca resta una delle poche in Europa a trattare ancora con un price to book inferiore a 1, elemento che continua ad attirare l’attenzione degli analisti.
Le raccomandazioni degli analisti sui sottostanti
La view degli analisti sui quattro titoli sottostanti si conferma complessivamente positiva, rafforzando ulteriormente le prospettive favorevoli per il prodotto.
Banco BPM è monitorato da 18 analisti: sono 4 le raccomandazioni di acquisto (buy), 10 esperti dicono di mantenere le azioni in portafoglio (hold) e 4 consigliano di vendere (sell). Il target price medio è pari a 13,65 euro, che implica un potenziale rendimento del 12% rispetto al valore corrente a Piazza Affari.
Su Banca MPS, il sentiment si presenta più positivo. Tra i 14 analisti che monitorano il titolo, 10 consigliano buy, 4 suggeriscono hold e nessuno sell. Il prezzo obiettivo medio è di 10,33 euro, che implica un upside potenziale del 14% rispetto alla quotazione attuale del titolo a Piazza Affari.
Situazione più neutrale per Commerzbank: su 19 analisi che seguono il titolo, 10 consigliano buy, 8 suggeriscono hold e 1 sell. Il target price medio è di 38,89 euro, che implica un potenziale rendimento del 13% rispetto al valore corrente a Francoforte.
Infine, su Société Générale il sentiment si presenta molto positivo. Dei 24 analisti che monitorano il titolo, 14 consigliano buy, 7 suggeriscono hold e 3 sell. Il prezzo obiettivo medio è di 80,20 euro, che implica un upside potenziale del 14% rispetto alla quotazione attuale del titolo a Madrid.
La combinazione tra distanza dalle barriere e prospettive positive degli analisti dovrebbe offrire una cornice di relativa tranquillità per gli investitori che valutano l'acquisto del certificate.
Attenzione: Il Certificate DE000VH9W5W3 è soggetto ad un livello di rischio pari a 6 su una scala da 1 a 7.
Ricordiamo che investire in certificati espone l’investitore al rischio fallimento dell’emittente e a quello di azzeramento di un sottostante, casi che possono comportare la perdita dell’intero investimento.
Vontobel gode di un buon rating: I potenziali rendimenti indicati sono sempre al lordo della tassazione.
Prima di ogni investimento leggere sempre tutti i documenti scaricabili dalla pagina del prodotto dell’emittente.
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