Rendimento fino al 19,70% con il certificate sul risiko bancario

Prezzo intorno alla parità e sottostanti sopra il livello iniziale. Il Certificate firmato Vontobel con Isin DE000VJ10PM4, è scritto su un paniere formato da quattro titoli bancari europei, tutti oltre il livello iniziale: Banca MPS +5,3%, BPER Banca +5,2%, Banco BPM +0,9% e Commerzbank +0,4%. Il prodotto si compra oggi sul secondario intorno alla parità.
Il rendimento potenziale annuo è del 19,70% lordo (calcolato sull'attuale prezzo di acquisto e sulla vita residua del prodotto) grazie a un flusso di premi mensili con memoria pari a 16,20 euro. La barriera cedolare parte dal 100% del livello iniziale dei sottostanti per poi scendere, dell'1% al mese, al 60% con un gradino finale più ampio.
Possibilità di rimborso anticipato dopo nove mesi di vita con la prima finestra che cade a ottobre 2026. La soglia autocall è decrescente dell’1% al mese, dal 100% del valore iniziale al 74% finale. A scadenza (dicembre 2028), tra meno di tre anni, il capitale è protetto da una barriera posizionata al 60% del livello iniziale dei sottostanti.
Acquistando il certificate oggi e sommando tutti i premi del prodotto, il potenziale rendimento sarebbe del 58,32% a scadenza, un ritorno arduo da trovare sul mercato italiano per un prodotto dotato di una barriera così profonda e con sottostanti così solidi.
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Sottostanti sopra il livello iniziale e barriera finale al 60%
Rendimento elevato, barriera finale profonda e quattro solidi istituti di credito in Europa. Questi i punti di forza del certificate con Isin DE000VJ10PM4 di Vontobel dotato di una struttura innovativa che migliora con il passare del tempo. Grazie alla presenza di una barriera cedolare decrescente, il prodotto ha più probabilità di staccare tutti i premi mensili con memoria di 15,83 euro ciascuno, per un rendimento annualizzato che si avvicina al 20%.
Vediamo, nel dettaglio, come funziona e quali sono i pregi e difetti.
Per poter offrire un rendimento così elevato, Vontobel mette in campo una struttura molto efficiente: una barriera cedolare che parte da livelli alti, pari al livello iniziale dei sottostanti, per scendere velocemente al 60% con un gradino finale più ampio.
ll punto di forza del certificate è proprio quello di associare una barriera cedolare molto bassa a scadenza, all’effetto memoria sulle cedole. Il risultato sarà quello di avere come barriera finale di tutte le cedole, quella più bassa pari al 60%, e allo stesso tempo alzare il rendimento medio rispetto a un certificate con barriera fissa.
Lanciato sul mercato lo scorso 31 dicembre a un valore nominale di 1.000 euro, il certificate si compra oggi vicino alla pari ma con ben tutti e quattro i sottostati che oggi quotano oltre il livello iniziale: Banca MPS +5,3%, BPER Banca +5,2%, Banco BPM +0,9% e Commerzbank +0,4%.
Se la barriera cedolare verrà rispettata alla scadenza, l’investitore otterrà ben 36 premi mensili (in totale 583,20 euro di premi, 58,32%), per un potenziale rendimento annuo del 19,70% (ipotizzando di acquistare oggi il certificate a 1.000 euro e tenendo conto della restante vita del certificate inferiore ai tre anni).
Il calcolo è semplice: la somma di tutti i premi è pari a 583,20 euro (16,20 euro per 36 cedole mensili totali). Dividiamo questo numero per il prezzo di acquisto (usiamo quello attuale) di 1.000 euro e arriviamo a un rendimento da qui alla scadenza (29 dicembre 2028) del 58,32%. Ora annualizziamo il rendimento per capire, all'anno, quanto rende il certificate e confrontarlo con gli altri prodotti sul mercato della stessa tipologia: dividiamo 58,32% per 2,96 (anni di vita residui del prodotto) e arriviamo a un ritorno annuo del 19,70% lordo.
Altro punto di forza è l'autocall: dopo nove mesi di vita l’investitore può approfittare del rimborso anticipato con cadenza mensile a barriere decrescenti.
Il meccanismo di autocall scatterà dal 1° ottobre 2026. Come funziona? Il certificate verrà ritirato a 1.000 euro avendo pagato tutte le cedole precedenti se tutti i sottostanti quoteranno a un livello almeno pari alla barriera autocall. La barriera di rimborso anticipato parte dal livello iniziale dei sottostanti per scendere dell'1% al mese fino al 74%.
In caso di autocall già il primo ottobre, l’investitore avrà ricevuto nove cedole da 16,20 euro, portando così l'incasso complessivo a 1.145,80 euro. Il rendimento al momento dell'autocall sarebbe del 14,58% (145,80 euro di premi su 1.000 euro di acquisto), per un ritorno annualizzato pari al 20,25% considerando il breve orizzonte temporale di 8,64 mesi (periodo da oggi alla prima data di autocall del 1° ottobre 2026).
Come dicevamo anche le barriere del rimborso anticipato sono decrescenti, dell'1% al mese, dal 100% del livello iniziale dei sottostanti alla prima data di valutazione, fino ad arrivare al 74% all'ultima data del 1° dicembre 2028, aumentando così le possibilità di rimborso anticipato prima della scadenza. La possibilità di autocall si presenterà a ogni data di valutazione dal nono mese in poi.
Il capitale a scadenza (29 dicembre 2028) è protetto da una barriera posta al 60% del livello iniziale del sottostante, all’interno del paniere, con la performance peggiore. La prossima data di valutazione mensile è fissata per il prossimo 2 febbraio. Di seguito la tabella che mostra i principali livelli di riferimento del certificate:
Se rendimento elevato, barriere finali profonde, sottostanti solidi e possibile autocall possono rappresentare i pregi, il prezzo da pagare per avere un potenziale ritorno annuo del 19,70% è dato dal rischio di vedere un sottostante scendere più velocemente della barriera, quindi perdere oltre il 40% dal livello iniziale senza mai recuperare. In questo caso, i premi potrebbero rimanere tutti in pancia al prodotto. A compensare questo scenario avverso, il possibile stacco delle cedole grazie all'effetto memoria potrebbe avvicinare il prezzo del certificate ai 1.000 euro di valore nominale. Basterà infatti trovare, in una data di valutazione, i sottostanti sopra la barriera cedolare (60% a scadenza), per recuperare tutti i premi non distribuiti in precedenza, quando la barriera dei premi era posizionata sui livelli di prezzo più elevati.
Flusso cedolare mensile con memoria di 16,20 euro
Per l'Isin DE000VJ10PM4 il flusso cedolare rappresenta il principale punto di forza del certificato. Ogni mese l’investitore può incassare un premio con memoria dell’1,620% del nominale (1.000 euro), pari a 194,40 euro in un anno. In ogni data di osservazione mensile, la cedola verrà distribuita se nessuno dei sottostanti si troverà sotto una barriera discendente nel tempo: infatti, si parte da una barriera pari al 100% del valore iniziale che si abbassa dell’1% ogni mese per arrivare fino al 60% (lo scalino all’ultima data di valutazione del 29 dicembre 2028 è maggiore e pari a 6 punti percentuali), rendendo più probabile il pagamento di tutti i premi. Le cedole verranno quindi pagate anche in caso di ribassi dei sottostanti, basta che ogni mese alle date di osservazione il calo dal valore iniziale del titolo peggiore, all'interno del paniere, non superi il rispettivo livello barriera.
Un ruolo importante lo ricopre l’effetto memoria: un premio non pagato non è definitivamente perduto ma rimane in pancia al prodotto. Nelle successive date di osservazione, qualora si verifichino le condizioni che danno diritto al pagamento, i premi non pagati in precedenza vengono distribuiti tutti insieme compresa la cedola relativa a quel periodo di osservazione.
L'obiettivo di questo certificate è quello di aumentare le possibilità di stacco di tutti i premi, grazie a una barriera finale al 60% del livello iniziale unita all’effetto memoria. Grazie a questa struttura innovativa, per chiudere l’investimento in bellezza e portare a casa tutti i 36 premi previsti, nessuno dei sottostanti dovrà crollare del 40% dal livello iniziale all’ultima data di osservazione, ovvero il 29 dicembre 2028. A quel punto l’investitore, al prezzo di oggi di 1.000 euro, avrà portato a casa un flusso di cedole pari a 583,20 euro, pari un rendimento da qui alla scadenza (tra 2,96 anni) del 58,32% (19,70% annualizzato).
Il punto di forza è quello di lasciare lavorare al meglio il tempo e i soldi investiti per poter offrire premi più alti e una barriera cedolare più bassa rispetto ai classici Cash Collect tradizionali. Oggi non è facile trovare sul mercato un certificate che renda così tanto con una barriera dei premi così profonda.
Non va dimenticata l’efficienza fiscale dei certificate. I premi di questo prodotto sono considerati dal Fisco “redditi diversi” e, in quanto tali, possono compensare le eventuali minusvalenze presenti nello zainetto fiscale dell’investitore. Con questo sistema è possibile recuperare il credito fiscale derivante dalle perdite registrate entro i successivi quattro anni dalla loro realizzazione.
Alla scadenza finale si profilano due diversi scenari
L'Isin DE000VJ10PM4 ha l'obiettivo di arrivare a scadenza, offrendo un rendimento davvero elevato con lo stacco di tutte le cedole sfruttando l’effetto memoria e una barriera cedolare molto bassa. La barriera a capitale, osservata solo alla scadenza (29 dicembre 2028), è profonda e fissata al 60% dal valore iniziale dei sottostanti. Il capitale investito è così protetto da discese fino a -40% dal livello iniziale dei sottostanti. In caso di mancato evento di autocall, alla scadenza naturale saranno due gli scenari possibili:
- Se tutti e quattro i sottostanti quoteranno sopra, o allo stesso livello, della barriera il certificate verrà rimborsato al valore di emissione di 1.000 euro a cui vanno aggiunti 583,20 euro di premi. L’investitore riceverà quindi anche l’ultima cedola mensile e i premi eventualmente non pagati trattenuti in memoria. Considerato il prezzo di acquisto attuale di 1.000 euro, il rendimento complessivo a scadenza raggiungerebbe il 58,32% (19,70% annualizzato).
- Se, invece, alla scadenza finale anche solo uno dei sottostanti dovesse quotare sotto il 60% dal valore iniziale, il certificate verrà rimborsato in proporzione alla performance del peggiore dei titoli all'interno del paniere. A questo valore dobbiamo però aggiungere eventuali cedole staccate durante la vita del certificate, che andrebbero così a compensare la perdita sul capitale. Per fare il calcolo esatto, ad oggi impossibile, dovremmo sapere l'ammontare dei premi distribuito.
Ipotizziamo che il prodotto valga 1.000 euro e che il worst of accusi un ribasso del 50% dal valore iniziale: il certificate verrà rimborsato a 500 euro (50% del valore iniziale). A questo valore dobbiamo aggiungerci le eventuali cedole staccate. Ad esempio, se dovesse staccare 502,20 euro (31 premi su 36) saremmo in pari sul nominale. Con un worst of al 40% del valore nominale (-60% di performance) e un rimborso a 400 euro è più facile aspettarsi una perdita.
Attualmente, i sottostanti si trovano ben distanti dalla barriera sul capitale: BPER Banca dista il 42,9%, Banca MPS il 43%, Banco BPM il 40,6% e Commerzbank il 40,3%, rafforzando le probabilità di uno scenario favorevole a scadenza.
Altro aspetto, ogni volta che il certificate si porterà sotto la pari il rendimento sale. Oggi il certificate passa di mano a 997 euro, per un ritorno annualizzato del 19,70%. Per flussi cedolari bassi lo si avverte poco, ma con flussi cedolari elevati la differenza è sostanziale. Ad esempio, acquistando il certificate a 900 euro, il rendimento annuo salirebbe al 25,65% e quello finale al 75,91% nei 2,96 anni di vita residui del prodotto.
Risiko bancario in Europa ancora nel vivo
Il 2026 potrebbe rivelarsi un altro anno all’insegna del risiko bancario in Europa, con colossi come Banca MPS, Banco BPM, BPER Banca e Commerzbank pronti a giocare partite decisive che potrebbero ridisegnare gli equilibri del mercato del credito del Vecchio Continente. Anche i risultati del terzo trimestre 2025 hanno confermato la solidità di questi quattro gruppi bancari nel panorama europeo.
Banca MPS
Proseguono anche nel terzo trimestre il rafforzamento della qualità dei risultati e il miglioramento della profittabilità. Il terzo trimestre dell’istituto senese si è chiuso con un aumento dell’utile netto a 474 milioni di euro, superiore ai 407 milioni dello stesso periodo del 2024 e alle previsioni del consensus raccolte dalla stessa banca, ferme a 366 milioni.
I ricavi si sono attestati a circa 1 miliardo, stabili sullo scorso anno grazie a maggiori commissioni e ricavi da trading che hanno compensato il calo del margine di interesse, anche in questo caso superando il consensus (973 milioni).
Tali risultati recepiscono gli effetti dell’acquisizione di Mediobanca e delle relative controllate, oggetto di consolidamento a partire dalla data del 30 settembre 2025. Pertanto, lo stato patrimoniale consolidato include, linea per linea, i saldi del gruppo Mediobanca alla data del 30 settembre, mentre il conto economico consolidato includerà, invece, il contributo del gruppo di Piazzetta Cuccia solo a partire dal 1° ottobre 2025.
Management ottimista anche per il futuro: parlando nel corso della call con gli analisti, l’ad Luigi Lovaglio ha affermato di vedere nel 2025 un utile pre-tasse “ben sopra 1,6 miliardi di euro”.
Ricordiamo che il 24 gennaio scorso, Banca MPS ha lanciato un’offerta pubblica di scambio (Ops) su Mediobanca, provocando un terremoto ai vertici della finanza italiana. L'8 settembre è terminata l'Ops di MPS sulle azioni ordinarie Mediobanca, iniziata il 14 luglio (in origine Ops, si è trasformata in Opas a seguito della decisione della banca senese di aggiungere a quanto messo già sul piatto una componente cash, in contanti, di 0,90 per azione).
Il risultato ha stracciato le previsioni più ottimistiche, consentendo a Banca MPS di conquistare l’86,3% circa del capitale di Mediobanca e riducendo le quote dei maggiori azionisti di MPS. Delfin si ritrova con il 18%, Caltagirone con l'11%, il MEF con il 5% e Banco BPM con il 2%. Ma soprattutto la valanga di adesione all'offerta di acquisto e scambio rende più vicino il delisting di Mediobanca dalla Borsa e in parallelo la fusione fra le due banche. Probabile poi che le attività verranno riorganizzate secondo le specializzazioni di entrambi gli istituti di credito conservando entrambi i marchi.
Al centro del progetto c’è l’idea di replicare, anche se in versione “premium”, il modello di FinecoBank: una banca-piattaforma dove concorrono tecnologia, consulenza e automazione. Secondo fonti vicine al dossier, infatti, l’obiettivo è integrare Banca Widiba (che fa parte di MPS) all’interno della rete di Mediobanca Premier/Private, valorizzando il brand Mediobanca Premier e quello Widiba. Il gruppo stesso indica che lo sviluppo della divisione wealth è "la priorità" del piano strategico 2023-26.
Occorre ricordare che, per opporsi alla scalata di MPS, Mediobanca aveva messo sul piatto una controffensiva con l’acquisizione di Banca Generali per 6,3 miliardi di euro, finanziata cedendo la propria quota in Generali. L’operazione, presentata come una spinta verso una “partnership industriale”, è stata però fermata dall’assemblea degli azionisti: solo il 35% dei votanti ha votato a favore, con 10% contrari e un’amazzonia di astensioni (32%), incluse quelle di Delfin e Caltagirone. Questo rifiuto ha compromesso la difesa strategica di Alberto Nagel, che aveva puntato su Banca Generali per rafforzare il gruppo e neutralizzare l’offensiva di MPS.
Banco BPM
Il terzo trimestre 2025 ha visto l’istituto di Piazza Meda registrare un margine d'interesse di 757,9 milioni di euro, in calo del 3,5% rispetto allo stesso periodo del 2024. Le commissioni nette di 621,6 milioni sono diminuite dell'1,4% t/t, con quelle sui prodotti di risparmio e investimento che evidenziano però un incremento del 2,8% grazie al contributo delle società del gruppo Anima, pari a 120,3 milioni di euro. In calo l'apporto della banca commerciale e degli altri servizi (-5,4% rispetto al 30 giugno 2025). Il risultato dell'attività assicurativa è stato pari a 34,8 milioni, in calo dai 42,8 milioni nel secondo trimestre. Il risultato lordo dell'operatività corrente scende a 684,6 milioni rispetto ai 754,2 milioni del periodo aprile-giugno.
Tenuto conto della quota di risultato di pertinenza di terzi, negativa e pari a 4,9 milioni, il terzo trimestre 2025 si chiude con un risultato netto di periodo positivo per 450,3 milioni, sceso rispetto ai 703,8 milioni nel secondo trimestre 2025. Il risultato netto adjusted trimestre è pari a 449 milioni, rispetto al dato di 524,2 milioni del 30 giugno 2025.
Banco BPM ha confermato la guidance sul risultato netto atteso per il 2025, pari a un utile netto di 1.950 milioni, “pienamente raggiungibile pur tenendo conto dell’incertezza dell’attuale scenario”, ha commentato l'ad Giuseppe Castagna, che ha poi affrontato le strategie future. "Certo, non abbiamo paura di concentrarci sul raggiungimento del nostro obiettivo per il 2026 e di valutare anche eventuali opportunità provenienti dal mercato in termini di M&A".
Risiko bancario che sembra non voler terminare dopo l’acquisizione di Mediobanca da parte di Banca Monte dei Paschi di Siena e il fallimento dell’operazione Banco Bpm tentata e non riuscita di UniCredit. Indiscrezioni di stampa diffuse dall’agenzia Reuters indicano che il governo italiano punterebbe a mantenere il suo 4,9% in Banca MPS, puntando su una futura nuova operazione di M&A per ridurre ancora il capitale detenuto.
Fonti dell’agenzia indicano che l’esecutivo non avrebbe ancora abbandonato il piano di integrare MPS con Banco BPM e l’operazione potrebbe essere tentata dopo il completamento del processo di integrazione della banca senese con Piazzetta Cuccia, anche se potrebbero volerci mesi o anni.
Le future mosse di Banco BPM, però, potrebbero vedere protagonista un’altra banca, ovvero Crédit Agricole, già partner commerciale dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna e suo maggiore azionista con il 20,1%, quota incrementata con lo scopo di respingere l’assalto di UniCredit.
A settembre la Reuters riferiva che la banca francese aveva incaricato alcuni consulenti per definire la propria strategia in Italia e aveva avuto colloqui con il governo italiano per discutere di una possibile combinazione della sua rete con Bpm. Tuttavia, un accordo tra Bpm e Crédit Agricole Italia sarebbe difficile da strutturare in modo da soddisfare sia gli azionisti di Piazza Meda sia della banca francese, sempre secondo le fonti dell’agenzia. Inoltre, l’operazione passerebbe sotto la scure del golden power, anche se Roma non avrebbe le basi legali per bloccare un accordo con la banca francese.
Intanto, la banca verte ci spera: “Siamo molto attenti a quanto Banco BPM potrebbe offrirci in un piano di fusione e se così fosse lo vedremmo molto positivamente”, dichiarava l’ad di Crédit Agricole, Olivier Gavalda. “Al momento ci stiamo concentrando sulla nostra crescita organica e sulla nostra capacità di svilupparci da soli in Italia”.
BPER Banca
Il terzo trimestre di BPER Banca conferma una crescita degli utili: l’utile netto è salito di circa il 20% a 575,09 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo le evidenze disponibili (circa €1,5 miliardi stimati). La banca ha aggiornato la guidance per il 2025: i ricavi totali stimati sono stati portati da circa 5,4 miliardi a 5,5 miliardi, segnalando fiducia nella ripresa post-integrazione della Banca Popolare di Sondrio.
L’Ops (Offerta Pubblica di Scambio) lanciata da Bper Banca su Banca Popolare di Sondrio si è conclusa il 25 luglio scorso con l’80,695% del capitale sociale. L'operazione prevedeva uno scambio di 1,45 azioni Bper e 1 euro in contanti per ogni azione di BP Sondrio.
Non è stata raggiunta la soglia necessaria per il delisting, ma, dal momento che Bper possiede oltre il 66,67% del capitale di Sondrio, l'istituto modenese dispone dei diritti di voto sufficienti per approvare le delibere nell'assemblea straordinaria dell'emittente, inclusa la fusione.
"Il successo di questa operazione rappresenta una tappa significativa per Bper e un importante riconoscimento della validità del nostro progetto da parte del mercato e degli azionisti" commenta in una nota Gianni Franco Papa, ad di Bper.
"Con l'ingresso di BP Sondrio nel gruppo si rafforza il nostro posizionamento tra i principali player del settore in Italia. Crescere: più forti, insieme. Questo era il nostro invito e oggi insieme siamo più grandi, più solidi e ancora più radicati nel tessuto economico e sociale del Paese, assistendo oltre 6 milioni di clienti, con più di 2.000 filiali distribuite capillarmente e gestendo circa 400 miliardi di asset finanziari”, proseguiva il manager.
“Diamo inizio ad un nuovo percorso di crescita che accelererà significativamente il raggiungimento degli obiettivi del nostro piano industriale, pronti a conoscere e lavorare con i nuovi colleghi con i quali condividiamo valori, passione e senso di responsabilità verso famiglie, imprese e comunità in cui operiamo", concludeva Papa.
Commerzbank
L’utile netto della banca tedesca è calato inaspettatamente del 7,9% nel terzo trimestre, a causa di un maggior carico fiscale e di un aumento dei costi, scendendo a 591 milioni di euro rispetto ai 642 milioni dello stesso periodo del 2024 e deludendo le previsioni del consensus pubblicato dallo stesso istituto di 659 milioni.
A incidere sul risultato, secondo quanto spiegato dal management, è stato l’aumento dal 22% al 36% del proprio tax rate del periodo, a cui si è aggiunta la crescita del 5% dei costi, in parte a causa delle maggiori spese per il personale. I ricavi nel terzo trimestre sono saliti del 7% a 2,9 miliardi.
Nonostante il calo registrato, Commerzbank conferma il proprio obiettivo di utile per l’intero esercizio 2025 di 2,9 miliardi di euro al lordo degli oneri di ristrutturazione e, al netto di questi costi, la banca prevede un risultato netto di circa 2,5 miliardi di euro.
Tra le altre previsioni, Commerzbank alza le sue attese di reddito netto da interessi per il 2025, portandole da 8 a 8,2 miliardi e conferma la sua guidance sul reddito da commissioni di circa il 7% e l’obiettivo di un rapporto costi/ricavi di circa il 57%. La banca prevede ora un risultato di rischio inferiore a 850 milioni per l'intero anno, mentre in precedenza aveva previsto circa 850 milioni. Il coefficiente CET 1 dovrebbe rimanere almeno al 14,5% entro la fine dell'anno, dopo la prevista restituzione del capitale e le spese di ristrutturazione.
Nel frattempo, la scalata silenziosa di UniCredit in Commerzbank è arrivata a un nuovo punto di svolta: il gruppo guidato da Andrea Orcel detiene oggi circa il 26% dei diritti di voto nella banca tedesca, dopo aver convertito una parte consistente delle posizioni derivate in azioni fisiche. L’obiettivo dichiarato è spingersi fino al 29% circa, restando sotto la soglia del 30% che obbligherebbe a un’offerta pubblica d’acquisto.
Sul fronte regolamentare, UniCredit ha ottenuto via libera dalla Bce e dalle autorità tedesche della concorrenza, ma lo scenario resta tutt’altro che lineare. Il governo di Berlino ha ribadito la sua opposizione, definendo “sconnesso e ostile” l’approccio del gruppo italiano e chiarendo che non intende cedere ulteriori quote della banca simbolo del credito tedesco. Il management della banca tedesca ha ribadito la difesa dell’indipendenza e anche i sindacati di Commerzbank hanno espresso forte preoccupazione a Bruxelles, paventando rischi occupazionali e dubbi sulla reale sostenibilità industriale di un’eventuale fusione.
Il Ceo di Unicredit non ha escluso la possibilità di un’offerta pubblica di acquisto ostile, qualora lo scenario lo imponesse. “Abbiamo speso miliardi per costruire la nostra quota e questo ci conferisce diritti. Se le cose non vanno bene, bisogna agire per cambiarle”, ha spiegato Orcel, lasciando aperta l’ipotesi di chiedere un seggio nel consiglio di sorveglianza.
Rispondendo alle critiche della Ceo di Commerzbank, Bettina Orlopp, Orcel ha chiarito che la presenza di un rappresentante UniCredit nel board non configurerebbe un conflitto di interessi, grazie alle regole di governance vigenti in Germania.
L’integrazione di Commerzbank con la controllata bavarese HypoVereinsbank, controllata di UniCredit, resta lo scenario preferito da Orcel, che insiste sui possibili benefici occupazionali: “Se Commerzbank resterà indipendente, nei prossimi cinque-sette anni dovrà probabilmente tagliare più posti di lavoro rispetto a un’eventuale acquisizione”.
Il Ceo ha ribadito che l’operazione mira a rafforzare i ricavi più che a ridurre i costi, con l’intenzione di preservare e potenziare la rete territoriale della banca tedesca. Per ora, Unicredit è “esattamente dove vuole essere” e procede con calma. “Nessuno sa davvero quale sia il piano, ma questo non significa che non ci sia. Perché noi abbiamo un piano”, ha detto Orcel.
Il parere degli analisti sui sottostanti
Le raccomandazioni degli analisti sui quattro titoli sottostanti si confermano complessivamente positive, rafforzando ulteriormente le prospettive favorevoli per il prodotto.
Il titolo BPER Banca è monitorato da 14 analisti: sono 13 le raccomandazioni di acquisto (buy), 1 esperto dice di mantenere le azioni in portafoglio (hold) e nessuno consiglia di vendere (sell). Il target price medio è pari a 12,28 euro, che implica un potenziale rendimento del 2% rispetto al valore corrente a Piazza Affari.
Anche su Banca MPS il sentiment si presenta positivo. Tra i 13 analisti che monitorano il titolo, 9 consigliano buy, 4 suggeriscono hold e nessuno sell. Il prezzo obiettivo medio è di 9,84 euro, che implica un upside potenziale del 5% rispetto alla quotazione attuale del titolo a Piazza Affari.
Situazione più neutrale per Banco BPM: su 18 analisi che seguono il titolo, 5 consigliano buy, 9 suggeriscono hold e 4 dicono sell. Il target price medio è di 13,13 euro, con un potenziale di crescita del 2% rispetto al valore attuale del titolo a Piazza Affari.
Infine, situazione bilanciata per Commerzbank. Dei 21 analisti che monitorano il titolo, 8 consigliano buy, 9 suggeriscono hold e 4 dicono sell. Il prezzo obiettivo medio è di 34,28 euro.
La combinazione tra distanza dalle barriere e prospettive positive degli analisti dovrebbe offrire una cornice di relativa tranquillità per gli investitori che valutano l'acquisto di questo certificate con Isin DE000VJ10PM4.
Attenzione: Il Certificate DE000VJ10PM4 è soggetto ad un livello di rischio pari a 6 su una scala da 1 a 7.
Ricordiamo che investire in certificati espone l’investitore al rischio fallimento dell’emittente e a quello di azzeramento di un sottostante, casi che possono comportare la perdita dell’intero investimento.
Vontobel gode di un buon rating: I potenziali rendimenti indicati sono sempre al lordo della tassazione.
Prima di ogni investimento leggere sempre tutti i documenti scaricabili dalla pagina del prodotto dell’emittente.
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