Rendimento fino al 20,17% annuo con il certificate sulle big bank europee

Comunicazione Pubblicitaria Certificati
04/05/2026 07:30
Rendimento fino al 20,17% annuo con il certificate sulle big bank europee

Prezzo sotto la parità e rendimento elevato. Il Certificate firmato Vontobel con Isin DE000VY2JY83 si compra sotto la pari a 997 euro ed è scritto su un paniere formato da quattro titoli bancari europei: Banca MPS, Barclays, Raiffeisen Bank e Société Générale.

Il rendimento potenziale annuo è del 20,17% lordo (calcolato sull'attuale prezzo di acquisto, sul capital gain e sulla vita residua del prodotto) grazie a un flusso di premi mensili con memoria pari a 16,30 euro. La barriera cedolare parte dal 90% del livello iniziale dei sottostanti per poi scendere, dell'1% al mese, al 60% con un gradino finale più ampio.

Possibilità di rimborso anticipato dopo nove mesi di vita con la prima finestra che cade il 21 gennaio 2027. La soglia autocall è decrescente del 2% al mese, dal 100% del valore iniziale al 72% finale. A scadenza (21 aprile 2028), tra meno di due anni, il capitale è protetto da una barriera posizionata al 60% del livello iniziale dei sottostanti.

Acquistando il certificate oggi e sommando tutti i premi rimanenti del prodotto, il potenziale rendimento sarebbe del 39,54% a scadenza, un ritorno difficile da trovare sul mercato italiano per un prodotto dotato di una barriera così profonda e con sottostanti così solidi.

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Prezzo sotto la parità e rendimento elevato

Rendimento elevato, barriera finale profonda e quattro solidi istituti di credito in Europa. Questi i punti di forza del certificate con Isin DE000VY2JY83 di Vontobel dotato di una struttura innovativa che migliora con il passare del tempo. Grazie alla presenza di una barriera cedolare decrescente, il prodotto ha più probabilità di staccare tutti i premi mensili con memoria di 16,30 euro ciascuno, per un rendimento annualizzato che può raggiunge il 20,17%.

Vediamo, nel dettaglio, come funziona e quali sono i pregi e difetti. Per poter offrire un rendimento così elevato, Vontobel mette in campo una struttura molto efficiente: una barriera cedolare che parte dal 90% del livello iniziale dei sottostanti per scendere velocemente al 60%, con un gradino finale più ampio.

Il punto di forza del certificate è proprio quello di associare l’effetto memoria sulle cedole a una barriera cedolare molto bassa a scadenza. Il risultato sarà quello di avere come barriera finale di tutte le cedole, quella più bassa pari al 60%, e allo stesso tempo alzare il rendimento medio rispetto a un certificate con barriera fissa.

Lanciato di recente sul mercato, lo scorso 23 aprile a un valore nominale di 1.000 euro, il certificate si compra oggi sotto la pari a 997 euro con un sottostante su quattro che quota oltre il livello iniziale: Raiffeisen Bank +3,3%, mentre Banca MPS cede il -0,1%, Barclays il -1,1% e Société Générale il -4,8% dal valore iniziale.

Se la barriera cedolare verrà rispettata alla scadenza, l’investitore otterrà ben 24 premi mensili (in totale 391,20 euro di premi, 39,54%), per un potenziale rendimento annuo del 20,17% (ipotizzando di acquistare oggi il certificate a 997 euro, tenendo conto del capital gain e della restante vita del certificate inferiore ai due anni).

Il calcolo è immediato: 391,2 euro di premi (16,30 euro per 24 cedole mensili rimanenti) più 3 euro di capital gain (differenza tra 1.000 euro di rimborso e il prezzo attuale di 997 euro), il risultato è 394,20 euro. Dividiamo questo numero per il prezzo di acquisto (usiamo quello attuale) di 997 euro e arriviamo a un rendimento da qui alla scadenza (21 aprile 2028) del 39,54%. Ora annualizziamo il rendimento per capire, all'anno, quanto rende il certificate e confrontarlo con gli altri prodotti sul mercato della stessa tipologia: dividiamo 39,54% per 1,96 (anni di vita residui del prodotto) e arriviamo a un ritorno annuo del 20,17% lordo.

Un altro punto di forza è l'autocall: dopo nove mesi di vita l’investitore può approfittare del rimborso anticipato con cadenza mensile a barriere decrescenti. Il meccanismo di autocall scatterà dal 21 gennaio 2027. Come funziona? Il certificate verrà ritirato a 1.000 euro avendo pagato tutte le cedole precedenti se tutti i sottostanti quoteranno a un livello almeno pari alla barriera di rimborso anticipato.

In caso di autocall già il 21 gennaio 2027, l’investitore avrà ricevuto nove cedole da 16,30 euro e 3 euro di capital gain (acquistando il certificate oggi a 997 euro), portando così l'incasso complessivo a 1.149,70 euro. Il rendimento al momento dell'autocall sarebbe del 15% (149,70 euro tra premi e capital gain su 997 euro di acquisto), per un ritorno annualizzato pari al 21% considerando il breve orizzonte temporale di 8,55 mesi (periodo da oggi alla prima data di autocall del 21 gennaio 2027).

Come dicevamo anche le barriere del rimborso anticipato sono decrescenti, del 2% al mese, dal 100% del livello iniziale dei sottostanti alla prima data di valutazione, fino ad arrivare al 72% all'ultima data del 21 marzo 2028, aumentando così le possibilità di rimborso anticipato prima della scadenza. La possibilità di autocall si presenterà a ogni data di valutazione dal nono mese in poi. Un autocall fino al 72% è un grande punto di forza perché l'investitore potrebbe vedersi il certificate rimborsato a 1.000 euro di nominale aver incassato diversi premi a seconda del tempo maturato, e questo nonostante cali fino al 28% dei sottostanti.

Il capitale a scadenza (21 aprile 2028) è protetto da una barriera posta al 60% del livello iniziale del sottostante, all’interno del paniere, con la performance peggiore. La prima data di valutazione mensile è fissata per il prossimo 21 maggio. Di seguito la tabella che mostra i principali livelli di riferimento del certificate:

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Se rendimento elevato, barriere finali profonde, sottostanti solidi e possibile autocall possono rappresentare i pregi, il prezzo da pagare per avere un potenziale ritorno annuo del 20,17% è dato dal rischio di vedere un sottostante scendere più velocemente della barriera, quindi perdere oltre il 40% dal livello iniziale senza mai recuperare. In questo caso, i premi potrebbero rimanere tutti in pancia al prodotto. A compensare questo scenario avverso, il possibile stacco delle cedole grazie all'effetto memoria potrebbe avvicinare il prezzo del certificate ai 1.000 euro di valore nominale. Basterà infatti trovare, in una data di valutazione, i sottostanti sopra la barriera cedolare (60% a scadenza), per recuperare tutti i premi non distribuiti in precedenza, quando la barriera dei premi era posizionata sui livelli di prezzo più elevati.

Ogni mese una cedola con memoria di 16,30 euro

Per l'Isin DE000VY2JY83 il flusso cedolare rappresenta il principale punto di forza del certificato. Ogni mese l’investitore può incassare un premio con memoria dell’1,63% del nominale (1.000 euro), pari a 195,60 euro in un anno. In ogni data di osservazione mensile, la cedola verrà distribuita se nessuno dei sottostanti si troverà sotto una barriera discendente nel tempo: infatti, si parte da una barriera pari al 90% del valore iniziale che si abbassa dell’1% ogni mese per arrivare fino al 60% (lo scalino all’ultima data di valutazione del 29 dicembre 2028 è maggiore e pari a 8 punti percentuali), rendendo più probabile il pagamento di tutti i premi. Le cedole verranno quindi pagate anche in caso di ribassi dei sottostanti, basta che ogni mese alle date di osservazione il calo dal valore iniziale del titolo peggiore, all'interno del paniere, non superi il rispettivo livello barriera.

Un ruolo importante lo ricopre l’effetto memoria: un premio non pagato non è definitivamente perduto ma rimane in pancia al prodotto. Nelle successive date di osservazione, qualora si verifichino le condizioni che danno diritto al pagamento, i premi non pagati in precedenza vengono distribuiti tutti insieme compresa la cedola relativa a quel periodo di osservazione.

L'obiettivo di questo certificate è quello di aumentare le possibilità di stacco di tutti i premi, grazie a una barriera finale al 60% del livello iniziale unita all’effetto memoria. Grazie a questa struttura innovativa, per chiudere l’investimento in bellezza e portare a casa tutti i 24 premi previsti, nessuno dei sottostanti dovrà crollare del 40% dal livello iniziale all’ultima data di osservazione, ovvero il 21 aprile 2028. A quel punto l’investitore, al prezzo di oggi di 997 euro, avrà portato a casa un flusso di cedole pari a 391,20 euro e 3 euro di capital gain, pari un rendimento da qui alla scadenza (tra 1,96 anni) del 39,54% (20,17% annualizzato).

Il punto di forza è quello di lasciare lavorare al meglio il tempo e i soldi investiti per poter offrire premi più alti e una barriera cedolare più bassa rispetto ai classici Cash Collect tradizionali. Oggi non è facile trovare sul mercato un certificate che renda così tanto con una barriera dei premi così profonda.

Non va dimenticata l’efficienza fiscale dei certificate. I premi di questo prodotto sono considerati dal Fisco “redditi diversi” e, in quanto tali, possono compensare le eventuali minusvalenze presenti nello zainetto fiscale dell’investitore. Con questo sistema è possibile recuperare il credito fiscale derivante dalle perdite registrate entro i successivi quattro anni dalla loro realizzazione.

I due possibili scenari alla scadenza finale

L'Isin DE000VY2JY83 ha l'obiettivo di arrivare a scadenza, offrendo un rendimento davvero elevato con lo stacco di tutte le cedole sfruttando l’effetto memoria e una barriera cedolare molto bassa. La barriera a capitale, osservata solo alla scadenza (21 aprile 2028), è profonda e fissata al 60% dal valore iniziale dei sottostanti. Il capitale investito è così protetto da discese fino a -40% dal livello iniziale dei sottostanti. In caso di mancato evento di autocall, alla scadenza naturale saranno due gli scenari possibili:

  1. Se tutti e quattro i sottostanti quoteranno sopra, o allo stesso livello, della barriera il certificate verrà rimborsato al valore di emissione di 1.000 euro a cui vanno aggiunti 391,20 euro di premi (più 3 euro di capital gain se si compra oggi a 997 euro). L’investitore riceverà quindi anche l’ultima cedola mensile e i premi eventualmente non pagati trattenuti in memoria. Considerato il prezzo di acquisto attuale di 997 euro, il rendimento complessivo a scadenza raggiungerebbe il 39,54% (20,17% annualizzato).
  2. Se, invece, alla scadenza finale anche solo uno dei sottostanti dovesse quotare sotto il 60% dal valore iniziale, il certificate verrà rimborsato in proporzione alla performance del peggiore dei titoli all'interno del paniere. A questo valore dobbiamo però aggiungere eventuali cedole staccate durante la vita del certificate, che andrebbero così a compensare la perdita sul capitale. Per fare il calcolo esatto, ad oggi impossibile, dovremmo sapere l'ammontare dei premi distribuito.

Attualmente, i sottostanti si trovano ben distanti dalla barriera sul capitale: Banca MPS dista il 39,9%, Barclays il 39,4%, Raiffeisen Bank il 41,9% e Société Générale il 37%, rafforzando le probabilità di uno scenario favorevole a scadenza.

Altro aspetto, ogni volta che il certificate si porterà sotto la pari il rendimento sale. Oggi il certificate passa di mano a 997 euro, per un ritorno annualizzato del 20,17%. Per flussi cedolari bassi lo si avverte poco, ma con flussi cedolari elevati la differenza è sostanziale. Ad esempio, acquistando il certificate a 900 euro, il rendimento annuo salirebbe al 27,8% e quello finale al 54,6% negli 1,96 anni di vita residui del prodotto.

Torna l’appeal per le banche europee tra utili e risiko

È arrivato il momento di tornare sulle banche europee. A dirlo è Citi, che evidenzia una combinazione di fattori favorevoli che continuano a sostenere il settore. Tra questi spicca la dinamica degli utili, con le banche che rappresentano uno dei pochi segmenti ancora caratterizzati da revisioni al rialzo dell’Eps, pari a +3% da inizio anno, grazie soprattutto a outlook sui ricavi 2026 superiori alle attese e, in alcuni casi, anche a indicazioni più positive sul fronte dei costi.

Un ulteriore elemento di supporto citato da Citi arriva dalla curva forward dei tassi che, dopo la guerra in Iran, incorpora due rialzi del costo del denaro da parte della Bce nel corso dell’anno, un fattore che tende a sostenere la redditività del settore bancario.

Il settore bancario è visto in miglioramento anche grazie all’adozione dell’intelligenza artificiale, che nei prossimi tre anni dovrebbe favorire progressi in termini di produttività e contenimento dei costi. Citi stima per il settore una crescita dei costi contenuta tra l’1% e il 2% su base annua.

Gli istituti stanno generando livelli significativi di capitale in eccesso, che possono essere destinati a buyback, espansione del credito o operazioni di acquisizione. Citi prevede che una crescita più sostenuta dei volumi di credito e margini di interesse più elevati possano tradursi in un incremento dei ricavi intorno al 5% nel 2026. Le banche mostrano anche una maggiore propensione a utilizzare il capitale in operazioni di M&A, una tendenza destinata a proseguire secondo Citi, che individua una logica industriale e finanziaria in operazioni come Santander-Webster e NatWest-Evelyn, oltre a un possibile deal tra UniCredit e Commerzbank, pur in presenza di ostacoli ancora rilevanti per quest’ultima operazione. Anche Banca MPS, Raiffeisen Bank, Société Générale e Barclays sarebbero pronte a giocare partite decisive che potrebbero ridisegnare gli equilibri del mercato del credito del Vecchio Continente.

Banca MPS

Da radici profonde a nuove frontiere - Una forza competitiva di primo piano nel settore bancario. È questo il titolo del Piano Industriale 2026-2030 approvato il 27 febbraio scorso dal consiglio di amministrazione di Banca MPS. Tra gli elementi “chiave del piano”, MPS sottolinea come i due brand coinvolti siano “iconici”, ampiamente riconosciuti e sinonimo di fiducia. Il modello di business “diversificato”, completo e resiliente, vede un ruolo chiaro e definito per ciascuna attività nella creazione di valore e rafforzamento della capacità di servizio per i clienti.

La forte complementarità dei business presente un'offerta di prodotti distintiva, in cui asset gathering & wealth management, corporate & investment banking e private banking contribuiscono per circa il 44% dei ricavi complessivi. Inoltre, si sottolinea il franchise commerciale, solido e radicato, capace di generare una crescita sostenibile e profittevole, a cui si aggiunge oltre 1 miliardo di investimenti IT in arco piano per il pieno sviluppo di una piattaforma tecnologica digitale e potenziata dall'intelligenza artificiale. Infine, la banca evidenzia una scala significativa e una posizione patrimoniale best-in-class per cogliere opportunità ad alto valore aggiunto anche in nuovi mercati.

Il piano vede obiettivi finanziari e patrimoniali “chiari”, con un margine di intermediazione in crescita fino a 9,5 miliardi nel 2030, con un cagr del 4,6%, sostenuto da un mix di ricavi diversificato e con un contributo crescente della componente commissionale (cagr 2025-2030 pari a +5,6%). Il rapporto cost/income ratio è visto in ulteriore riduzione dal 46% nel 2025 al 38% nel 2030 e l’utile netto adjusted dovrebbe arrivare a 3,7 miliardi nel 2030 (3,3 miliardi nel 2028).

Per quanto riguarda il ROTE adjusted, questo viene previsto pari al 18% nel 2030 e il net npe ratio all'1% entro il 2030, con una significativa solidità patrimoniale, con CET1 ratio a circa il 16% lungo l'intero orizzonte di piano, e un elevato buffer di capitale (circa 3 miliardi) che consente ampia flessibilità strategica per valutare nuove opportunità sia di crescita che di remunerazione agli azionisti.

Il Piano prevede poi masse in gestione nei Private Markets in crescita da circa 2,5 miliardi nel 2025 a circa 5 miliardi nel 2030. Per la divisione Cib il piano prevede una traiettoria verso un margine di intermediazione pari a circa 1,3 miliardi e un utile ante imposte di circa 0,8 miliardi entro il 2030, a fronte di impieghi in crescita da circa 22 miliardi a 27 miliardi.

Raiffeisen Bank

Raiffeisen Bank è entrata in competizione con NLB Group per il controllo di Addiko Bank. Il confronto è tra due offerte che riflettono strategie diverse ma convergenti sull’espansione nell’Europa centro-orientale.

NLB Group ha annunciato l’intenzione di lanciare un’offerta pubblica di acquisto volontaria su tutte le azioni di Addiko Bank a 29 euro per azione cum dividendo, con l’obiettivo di acquisire una partecipazione di maggioranza significativa attraverso un’operazione interamente in contanti. L’istituto sloveno, che attualmente non detiene azioni Addiko, punta a rafforzare la propria presenza nei mercati dell’Europa centrale e sud-orientale, valorizzando le competenze della banca target nel credito al consumo e nel segmento delle PMI, oltre alla sua piattaforma digitale. Il prezzo incorpora un premio del 25,8% rispetto al prezzo medio ponderato a sei mesi pari e un premio dell’11,6% rispetto alla chiusura dell’8 aprile 2026. L’offerta si colloca inoltre a un livello superiore del 25,8% rispetto ai 23,05 euro per azione indicati da Raiffeisen Bank.

Il gruppo austriaco aveva infatti annunciato l’8 aprile 2026 un’offerta pubblica di acquisto per Addiko pari a 23,05 euro per azione, valutando l’istituto circa 449,5 milioni di euro. Il prezzo coincide con la media ponderata degli ultimi sei mesi e riflette un premio del 20% rispetto al valore patrimoniale intrinseco, risultando circa l’11,3% inferiore rispetto chiusura dell'8 aprile. L’operazione rientra nella strategia di espansione di Raiffeisen nell’area, con un rafforzamento atteso della quota di mercato in Croazia e il ritorno in Slovenia, con prospettive di crescita nel corporate e investment banking e nel segmento delle piccole e medie imprese.

Nel confronto tra le due offerte emerge un divario significativo nelle valutazioni, con la proposta di NLB che introduce una dinamica competitiva per il controllo di Addiko. L’amministratore delegato di NLB, Blaž Brodnjak, ha evidenziato il valore strategico dell’operazione, sottolineando il potenziale di integrazione e le sinergie nei mercati condivisi. Al 31 dicembre 2025, Addiko presentava attività ponderate per il rischio pari a 3,9 miliardi di euro, elemento rilevante nella valutazione complessiva.

Sul piano industriale, NLB prevede l’integrazione delle filiali di Addiko nei cinque mercati in cui entrambe le banche sono presenti, mentre le attività al di fuori dell’Unione Europea saranno oggetto di una valutazione basata su criteri economici. L’operazione è attesa neutrale sugli utili nel primo anno e accrescitiva a partire dal secondo esercizio completo, con un contributo positivo alla redditività nel medio periodo.

Il completamento dell’offerta resta subordinato al raggiungimento di una partecipazione di maggioranza significativa, all’ottenimento delle autorizzazioni delle autorità bancarie e antitrust e al rispetto delle condizioni di mercato, con il deposito del memorandum presso la Commissione austriaca per le acquisizioni. Parallelamente, per Raiffeisen il closing è indicato nel quarto trimestre del 2026, mentre il mercato valuta l’evoluzione del confronto tra i due offerenti e le implicazioni sulla struttura competitiva del settore bancario nell’area.

Société Générale

Si accendono i riflettori su Société Générale che sta per lanciare un’operazione sofisticata, molto significativa per gli investitori. Secondo quanto riportato da Bloomberg, la banca francese starebbe valutando un trasferimento significativo del rischio, un cosiddetto SRT (Significant Risk Transfer), legato a oltre 9 miliardi di euro di prestiti corporate concessi in diversi Paesi, tra cui Francia e Stati Uniti.

Si tratterebbe di una delle maggiori operazioni di questo tipo viste negli ultimi anni in Europa, segnale di come il settore bancario stia ricorrendo sempre più spesso a strumenti tecnici per migliorare la redditività del capitale e rafforzare i ratio patrimoniali.

Dietro l’acronimo SRT si nasconde un meccanismo che, in sostanza, permette a una banca di assicurarsi contro una parte del rischio di insolvenza di un portafoglio crediti senza dover vendere i prestiti.

La banca mantiene i finanziamenti in bilancio, continua a incassarne interessi e commissioni, ma trasferisce a investitori specializzati una quota del rischio di eventuali perdite future. In cambio paga un premio o riconosce un rendimento.

Nel caso allo studio da parte di Société Générale, il trasferimento riguarderebbe una porzione pari all’8% del portafoglio di riferimento. È una struttura tipica di queste operazioni: la banca conserva la parte meno rischiosa e scarica sugli investitori quella più esposta.

Il vantaggio principale non è tanto immediato sul conto economico quanto sul capitale regolamentare. Riducendo il rischio ponderato degli attivi, la banca abbassa gli RWA (Risk Weighted Assets), cioè le attività pesate per il rischio utilizzate dai regolatori per calcolare la solidità patrimoniale.

Di conseguenza, con la stessa quantità di capitale la banca può sostenere più impieghi, aumentare i dividendi, i riacquisti di azioni proprie oppure finanziare nuove attività più redditizie.

In una fase in cui i tassi europei restano relativamente elevati ma la crescita economica rallenta, liberare capitale senza aumenti di capitale è una leva preziosa.

Barclays

Utile in aumento per la banca inglesenel primo trimestre 2026, con conseguente conferma delle guidance. In particolare, la banca britannica ha realizzato un utile netto pari a 1,93 miliardi di sterline nei primi tre mesi dell’anno, segnando così un aumento del 4% rispetto al 2025, e un risultato pretasse di 2,81 miliardi (+3%), in linea con le previsioni degli analisti interpellati da LSEG, su ricavi totali pari a 8,163 miliardi (+6%).

ricavi sono aumentati del 4% su anno, raggiungendo i 4 miliardi di sterline, in linea con le previsioni degli analisti che si attestavano a 3,9 miliardi di sterline. In diminuzione il ritorno sul capitale tangibile, segnando un -13,5% dal +14% del primo trimestre 2025, ma, sottolinea la nota, tutte le divisioni hanno raggiunto un Rote in doppia cifra.

Il total income del gruppo, pari a 8,2 miliardi di sterline, è aumentato del 6% su base annua, mentre il margine di interesse netto (NII), escludendo l'Investment Banking e la sede centrale, è stato di 3,4 miliardi, in crescita del 12% su base annua. Le spese operative totali sono state pari a 4,5 miliardi, in aumento del 4%.

Di “altro trimestre solido” parla il Ceo C.S. Venkatakrishnan, sottolineando “un RoTE del 13,5 e rendimenti a doppia cifra in tutte le nostre attività”, risultati arrivati “nonostante un onere una tantum e svalutazioni nel trimestre. Il fatturato è cresciuto del 6% su base annua, trainato dalle performance di tutte le divisioni, inclusa la Investment Bank, dove abbiamo generato per la prima volta un fatturato trimestrale superiore a 4 miliardi di sterline. Il rapporto costi/ricavi è migliorato al 56% e l'utile per azione (EPS) è cresciuto dell'8% a 14,1 pence".

Alla luce dei conti, Barclay ha confermato i target per l’anno in corso e al 2028. Nel dettaglio, quest’anno la banca stima di raggiungere ricavi per 31 miliardi di sterline, con un cost income sopra il 50% (56% nel primo trimestre) e un ritorno sul capitale tangibile di gruppo superiore al 12%.

Al 2028 il gruppo si aspetta che il ritorno sul capitale tangibile aumenti a oltre il 14% e che i ricavi crescano del 5% annuo nel periodo 2025-28 a fronte di un cost income inferiore al 50%. Questo obiettivo di riduzione dei costi operativi include un programma di efficienze di 2 miliardi di sterline nel triennio 2026-28.

"La nostra posizione patrimoniale rimane solida con un coefficiente Common Equity Tier 1 (CET1) del 14,1% e oggi annunciamo un programma di riacquisto di azioni proprie da 500 milioni di sterline”, aggiungeva il Ceo e “L'ampiezza e la qualità delle nostre attività ci consentono di rimanere fiduciosi nel raggiungimento di tutti i nostri obiettivi finanziari in diversi contesti. Ciò include un RoTE superiore al 12% nel 2026 e oltre il 14% nel 2028".

La view degli analisti sui quattro titoli

Le raccomandazioni degli analisti sui quattro titoli sottostanti si confermano complessivamente positive, rafforzando ulteriormente le prospettive favorevoli per il prodotto.

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Il titolo Banca MPS è monitorato da 14 analisti: sono 10 le raccomandazioni di acquisto (buy), 4 esperti dicono di mantenere le azioni in portafoglio (hold) e nessuno consiglia di vendere (sell). Il target price medio è pari a 10,33 euro, che implica un potenziale rendimento del 14% rispetto al valore corrente a Piazza Affari.

Ancora più positivo il sentiment su Raiffeisen Bank. Tra i 18 analisti che monitorano il titolo, 10 consigliano buy, 5 suggeriscono hold e 3 sell. Il prezzo obiettivo medio è di 41,93 euro.

Situazione favorevole anche per Société Générale: su 24 analisi che seguono il titolo, 14 consigliano buy, 7 suggeriscono hold e 3 dicono sell. Il target price medio è di 80,38 euro, con un potenziale di crescita del 17% rispetto al valore attuale del titolo a Parigi.

Infine, quadro positivo anche per Barclays. Dei 21 analisti che monitorano il titolo, 15 consigliano buy, 4 suggeriscono hold e 2 dicono sell. Il prezzo obiettivo medio è di 540,68 GBp, che implica un potenziale rendimento del 25% rispetto al valore corrente a Londra.

La combinazione tra distanza dalle barriere e prospettive positive degli analisti dovrebbe offrire una cornice di relativa tranquillità per gli investitori che valutano l'acquisto di questo certificate con Isin DE000VY2JY83.

Attenzione: Il Certificate DE000VY2JY83 è soggetto ad un livello di rischio pari a 6 su una scala da 1 a 7.

Ricordiamo che investire in certificati espone l’investitore al rischio fallimento dell’emittente e a quello di azzeramento di un sottostante, casi che possono comportare la perdita dell’intero investimento.
Vontobel gode di un buon rating: I potenziali rendimenti indicati sono sempre al lordo della tassazione.
Prima di ogni investimento leggere sempre tutti i documenti scaricabili dalla pagina del prodotto dell’emittente.

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