Rendimento fino al 7,55% annuo con il certificate sul BTP decennale con protezione al 100%

Capitale interamente protetto, cedole annue condizionate del 7,55% lordo con effetto memoria e possibilità di rimborso anticipato. Queste le caratteristiche vincenti del certificate di BNP Paribas con Isin XS3266372625, costruito sul rendimento del BTP decennale. Il prodotto riconosce ogni anno una cedola del 7,55% a condizione che il rendimento del titolo di Stato italiano non superi il 3,95%. La presenza dell’effetto memoria consente di recuperare eventuali premi non distribuiti negli anni precedenti qualora la condizione torni a essere rispettata.
È prevista una finestra di rimborso anticipato dopo dodici mesi di vita, con la prima data fissata al 12 febbraio 2027: in quel caso il certificate verrebbe richiamato se il rendimento del BTP decennale sarà pari o inferiore al 3,10% (attualmente rende il 3,31%). Lo strumento è sempre rivendibile sul mercato secondario e, in assenza di rimborso anticipato, alla scadenza naturale del 26 febbraio 2038 garantisce la restituzione del 100% del valore nominale, pari a 100 euro.
Ipotizzando l’incasso di tutti i premi previsti nell’arco dei dodici anni di vita del prodotto, il rendimento potenziale complessivo arriverebbe al 90,60% a scadenza (senza contare il reinvestimento delle cedole percepite), un ritorno superiore rispetto a quello ottenibile con un investimento diretto in un tradizionale BTP, le cui cedole però non sono condizionate.
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La combinazione vincente tra cedole alte e capitale protetto
Un certificate che punta ad amplificare il rendimento del BTP decennale mantenendo il capitale protetto al 100%. BNP Paribas colloca sul mercato il prodotto con Isin XS3266372625, costruito per replicare l’andamento del titolo di Stato italiano a dieci anni e offrire un premio aggiuntivo. L’obiettivo è combinare protezione integrale del nominale e flussi periodici, attraverso cedole annuali con memoria del 7,55% lordo. Pur non beneficiando della fiscalità agevolata riservata ai titoli di Stato, il certificate genera redditi diversi, caratteristica che lo rende interessante per chi ha minusvalenze fiscali da compensare, consentendo in quel caso l’incasso del premio anche al netto.
La struttura prevede la distribuzione della cedola a condizione che il sottostante, l’indice Solactive BTP 10Y Index EUR che replica il rendimento del decennale italiano, non superi la soglia del 3,95%. Negli ultimi dieci anni questo livello è stato superato solo per periodi circoscritti: pochi mesi nell’ultimo biennio e circa un anno tra il 2022 e il 2023. Per trovare rendimenti stabilmente sopra il 3,95% occorre tornare alla crisi del debito del 2011, anche in quel caso concentrata in una finestra temporale limitata. L’effetto memoria consente di recuperare eventuali premi non distribuiti qualora il rendimento rientri sotto la soglia.
Nel quadro macroeconomico attuale l’ipotesi di un rendimento stabilmente oltre il 3,95% nel lungo periodo appare poco probabile. Un livello simile implicherebbe un incremento rilevante della spesa per interessi per gli Stati e, con un debito elevato, eserciterebbe pressione sulla tenuta dei conti pubblici, con possibili interventi correttivi di finanza pubblica o misure di sostegno da parte della Bce che tenderebbero a far calare i tassi. Anche in scenari di tensione, la presenza dell’effetto memoria riduce il rischio di mancato incasso delle cedole: se la soglia venisse superata temporaneamente, il successivo rientro sotto il 3,95% permetterebbe di recuperare anche tutti i premi non distribuiti in precedenza, senza perderne nessuno.
Un altro punto di forza è il meccanismo di rimborso anticipato (autocall): dopo dodici mesi di vita è prevista la possibilità di rimborso anticipato, con cadenza annuale se il rendimento del BTP decennale sarà pari o inferiore al 3,10%, una soglia relativamente vicina ai livelli correnti (3,31%). La data di valutazione del rimborso anticipato si ripresenterà con cadenza annuale.
È possibile che a partire dalla prima finestra utile del 17 febbraio 2027, il certificate potrebbe essere richiamato. In tale eventualità l’investitore si troverebbe con capitale protetto al 100%, un pick-up rispetto al BTP e una maturity molto corta. Il paragone con scadenze più brevi migliora ulteriormente lo scenario per l'investitore: un BTP a due anni rende il 2,17%, a cinque anni il 2,63%, mentre il certificate riconosce sempre un 7,55% annuo anche in caso di rimborso anticipato, ampliando il differenziale di rendimento potenziale.
In caso di mancato evento di autocall, il rimborso a scadenza (26 febbraio 2038) sarà pari al 100% del valore nominale, fissato a 100 euro per certificate, indipendentemente dall’andamento del sottostante, salvo evento di credito dell’emittente.
Ogni anno una cedola con memoria del 7,55%
Il flusso cedolare insieme all’effetto memoria e il capitale totalmente protetto sono i tre punto di forza del certificato con Isin XS3266372625. Ogni anno l’investitore può incassare una cedola con memoria del 7,55% del nominale (100 euro). Al momento, il pick-up sul rendimento del BTP (abbiamo utilizzato una scadenza a 12 anni) è del 4,05% annuo lordo (7,55% vs 3,50%). Al netto delle tasse, considerando la tassazione al 26% per il certificate e quella agevolata del BTP al 12,5%, il pick-up è intorno al 2,525% annuo (5,587% vs 3,063%).
Ed è qui che l’efficienza fiscale dei certificate diventa ancora più importante. I premi di questo prodotto sono considerati dal Fisco “redditi diversi” e, in quanto tali, possono compensare le eventuali minusvalenze presenti nello zainetto fiscale dell’investitore. Con questo sistema è possibile recuperare il credito fiscale derivante dalle perdite registrate entro i successivi quattro anni dalla loro realizzazione. Nel nostro caso il rendimento può diventare integralmente netto e il pick-up potenziale arriva fino al 4,488%, perché il BTP resterebbe comunque soggetto a tassazione.
A ogni data di osservazione annuale il certificate prevede la distribuzione della cedola qualora il sottostante non superi la barriera fissata al 3,95%. Il sottostante è il Solactive BTP 10Y Index EUR, indice che replica l’andamento del rendimento del BTP decennale italiano, rendendo il certificate direttamente collegato ai movimenti del titolo di Stato.
Elemento centrale della struttura è l’effetto memoria. Se in una determinata fase il rendimento dovesse superare temporaneamente la soglia del 3,95%, come accaduto durante gli spike degli anni passati, le cedole non verrebbero annullate ma resterebbero “in memoria” all’interno del prodotto. Nelle successive date di osservazione, al verificarsi delle condizioni richieste per il pagamento, l’investitore riceverebbe in un’unica soluzione tutte le cedole non corrisposte in precedenza, insieme a quella maturata in quel periodo.
La logica del certificate punta ad aumentare le probabilità di incassare l’intero flusso cedolare grazie all’effetto memoria, riducendo l’impatto di eventuali superamenti temporanei della barriera. Sottoscrivendo il prodotto a 100 euro, le 12 cedole previste possono portare a un rendimento complessivo che potrebbe raggiungere il 90,60% a scadenza (26 febbraio 2038). Il calcolo è conservativo nel senso che non si è contabilizzato il reinvestimento delle cedole.
Possibilità di rimborso anticipato dalla fine del primo anno
Il certificate con Isin XS3266372625 potrebbe non arrivare alla scadenza naturale grazie al meccanismo di autocall, attivabile a partire dal dodicesimo mese di vita. Dalla data di osservazione del 17 febbraio 2027, e successivamente con cadenza annuale, il prodotto sarà rimborsato in anticipo se il rendimento del BTP decennale sarà pari o inferiore al livello autocall, fissato al 3,10%.
Il funzionamento è pensato per aumentare le probabilità di restituzione del valore nominale di 100 euro, insieme all’ultima cedola maturata e a quelle eventualmente non distribuite grazie all’effetto memoria. Se l’autocall dovesse scattare già il 17 febbraio 2027, l’investitore avrebbe incassato due cedole del 7,55% ciascuna, per un totale del 15,10%, con un rimborso complessivo pari a 115,10 euro (100 euro di nominale più 15,10 euro di premi).
Nel caso in cui il rendimento del BTP decennale si mantenesse sopra la soglia del 3,10%, il certificate continuerebbe a essere negoziato sul mercato e a maturare i premi potenziali previsti dalla struttura. La possibilità di rimborso anticipato si ripresenterebbe esclusivamente alla successiva data di valutazione annuale, con la stessa modalità e non con frequenza trimestrale o semestrale come avviene per altri strumenti simili. La finalità della struttura è favorire l’incasso del maggior numero possibile di cedole nel corso della vita del prodotto.
I due scenari possibili alla scadenza finale
Il certificate con Isin XS3266372625 nasce con l’obiettivo di arrivare alla scadenza naturale e offrire un rendimento elevato attraverso l’incasso di tutte le cedole grazie all’effetto memoria. La barriera a capitale, osservata esclusivamente alla data finale del 26 febbraio 2038, garantisce la restituzione del 100% del capitale investito. Lo strumento si propone anche come soluzione per la componente a basso rischio del portafoglio, grazie all’elevato rating dell’emittente BNP Paribas, valutato A+ da Standard & Poor’s, AA- da Fitch e A1 da Moody’s. Il tutto unito a uno strumento a capitale totalmente protetto con rischio valutato 1, soglia inferiore, in una scala da 1 a 7.
Nel caso in cui il meccanismo di autocall non si attivi prima della scadenza, alla data del 26 febbraio 2038 si delineano due possibili scenari, legati al livello del rendimento del BTP decennale rispetto alla soglia del 3,95%.
Nel primo scenario, con un rendimento del Btp a 10 anni inferiore al 3,95% alla scadenza, l’investitore riceverebbe il rimborso del nominale pari a 100 euro, insieme alla cedola annuale e a tutte le eventuali cedole accumulate in memoria. In questa ipotesi verrebbero incassate 12 cedole del 7,55% ciascuna, per un rendimento cumulato del 90,6% in 12 anni. Il risultato potrebbe risultare ancora più interessante in caso di acquisto sotto la pari, poiché al flusso cedolare si sommerebbe il capital gain derivante dalla differenza tra prezzo di acquisto e rimborso a 100 euro.
Nel secondo scenario, con un rendimento superiore al 3,95% alla scadenza, il certificate verrebbe comunque rimborsato a 100 euro, ma senza il pagamento delle cedole relative ai periodi in cui la soglia è stata superata senza successivo rientro entro la scadenza. Al rimborso del nominale si aggiungerebbero le eventuali cedole già distribuite nel corso della vita del prodotto. Per fare il calcolo esatto, ad oggi impossibile, dovremmo sapere l'ammontare delle cedole distribuite.
Con un’inflazione in Eurozona all’1,7% (dato di gennaio 2026) sotto il target Bce del 2% (in Italia l’1% a gennaio), una crescita vicina allo zero virgola, conti pubblici e spread sotto controllo, guerra dei dazi, uno scenario di tassi in deciso rialzo da parte della Bce viene escluso dalla maggior parte dei macroeconomisti.
Un’Italia più solida nel confronto europeo
Dopo un periodo in cui gli investitori avevano prezzato nuovi tagli dei tassi da parte della Bce, le attese su ulteriori riduzioni sono state spostate verso la fine dell’anno, riducendo l’effetto di supporto che un allentamento monetario più deciso avrebbe normalmente fornito ai prezzi delle obbligazioni. In questo quadro i rendimenti dei governativi europei a dieci anni continuano a collocarsi su livelli relativamente sostenuti, oscillando tra circa 2,7% e 3,5%, con il decennale italiano che si attesta poco sopra il 3,3% dopo una recente flessione nell’ultimo mese.
Questo andamento riflette la persistenza di una certa cautela sui tassi e sul costo del capitale, ma allo stesso tempo segnala che il mercato percepisce un livello di rischio non eccessivo sul debito sovrano. Il differenziale tra il rendimento del BTP decennale italiano e il Bund tedesco di pari durata è rimasto su livelli storicamente bassi, attorno a 60-63 punti base (bp), dopo una progressiva contrazione negli ultimi mesi.
Il comportamento dello spread, che misura la differenza di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi con scadenza decennale, è da tempo considerato un termometro della fiducia dei mercati nella solidità economica dell’Italia rispetto alla Germania, riferimento di default all’interno dell’Eurozona. La contrazione sotto i 100 punti base e poi verso area 60 bp, valori che non si osservavano da anni (minimi da novembre 2009), è stata interpretata da analisti come un segnale di miglioramento della percezione del rischio sovrano italiano e di maggiore appetibilità degli investitori verso i BTP. Ma ci sono margini di miglioramento, la Spagna è a 40 punti base il Portogallo a 34 bp.
Tra i fattori che hanno sostenuto questa dinamica troviamo l’attenzione dei mercati sulla disciplina fiscale italiana, una cornice politica considerata relativamente stabile e i conti pubblici giudicati più robusti rispetto ad altri grandi paesi europei, quali Francia e Regno Unito, dove in passato sono emerse maggiori incertezze economiche e politiche. Questo effetto si riflette anche nella riduzione dello spread verso livelli che rappresentano un premio per gli investitori inferiore rispetto al passato recente, con implicazioni positive sul costo del debito per l’Italia.
Il calo dei rendimenti di lungo periodo, ora vicini al costo medio del debito intorno al 3%, consente al Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) di rifinanziare le scadenze più estese senza aumentare in modo significativo il costo complessivo del debito, rafforzando la sostenibilità nel medio-lungo termine e l’attrattività del debito italiano sul mercato internazionale.
Guardando alla dinamica delle decisioni di politica monetaria, la prospettiva prevalente tra gli economisti è quella di tassi relativamente contenuti in un contesto caratterizzato da crescita bassa e inflazione moderata, uno scenario che non sembra suggerire un rialzo deciso dei tassi da parte della Bce nel breve periodo, a meno di eventi economici o geopolitici straordinari.
Infine, lo stesso comportamento dello spread, oltre a riflettere percezioni di rischio e fiducia, ha un impatto diretto sui costi di finanziamento per lo Stato e sull’economia reale: un differenziale contenuto riduce gli oneri di emissione e favorisce condizioni più stabili per imprese e famiglie, rafforzando la narrazione di un’Italia che, nonostante il livello elevato di debito pubblico, riesce a mantenere un profilo di rischio appetibile per gli investitori internazionali.
Attenzione: Il Certificate XS3266372625 è soggetto ad un livello di rischio pari a 1 su una scala da 1 a 7.
Ricordiamo che investire in certificati espone l’investitore al rischio fallimento dell’emittente e a quello di azzeramento di un sottostante, casi che possono comportare la perdita dell’intero investimento.
BNP Paribas gode di un buon rating: I potenziali rendimenti indicati sono sempre al lordo della tassazione.
Prima di ogni investimento leggere sempre tutti i documenti scaricabili dalla pagina del prodotto dell’emittente.
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