S&P 500 in pullback, il mercato ritrova la volatilità

Il listino americano rientra in una fase di normalizzazione dopo mesi di rialzi senza pause, con un mix di volatilità, dati macro contrastanti e prese di profitto che ridisegnano il sentiment. Dietro la correzione si muove una dinamica più profonda, legata alla psicologia degli investitori e alla fine dell’illusione di perfezione.
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Il pullback e il cambio di tono del mercato
Il rientro dell’S&P 500 in area di pullback dopo 124 sedute consecutive senza flessioni superiori al 5% rappresenta un ritorno a una fisiologia che negli ultimi mesi sembrava scomparsa. Come evidenzia Gabriel Debach, market analyst di eToro, movimenti di questa entità si verificano più volte all’anno nei cicli rialzisti maturi e non rappresentano un segnale di crisi, bensì una fase di respiro necessario.
La dinamica però racconta altro. Il mercato ha cambiato tono, passando da un contesto di fiducia quasi automatica a una fase in cui la volatilità è tornata protagonista. Il VIX ha registrato un’impennata significativa, la breadth si è deteriorata in modo netto, i settori guida non mostrano più leadership e l’appetito per il rischio arretra proprio in presenza di buone notizie, che vengono utilizzate per accelerare le prese di profitto. Questo comportamento, spesso sintomo di eccesso di sicurezza accumulata nelle fasi precedenti, segnala che il mercato non crede più nella “perfezione” che aveva accompagnato l’ultima parte del rally.
Eppure, sul piano del sentiment, una fotografia diversa emerge dal Fund Manager Survey di Bank of America: liquidità globale ai minimi dal 2022, posizionamento azionario ai massimi da due anni, aumento dell’esposizione a comparti difensivi come healthcare, staples e banche. Un quadro in apparenza ottimistico, ma segnato da un elemento chiave. La concentrazione resta estrema e il trade più affollato rimane il Long Magnificent 7, indicato dal 54% dei gestori nonostante il 45% individui nella bolla AI il principale rischio di coda. Si tratta di un mercato apparentemente fiducioso ma privo di vere difese, un disallineamento che spiega la fragilità di questa fase.
Il caso Nvidia e la nuova sensibilità del mercato
La reazione del mercato alla trimestrale di Nvidia rappresenta un esempio emblematico della nuova sensibilità che caratterizza gli investitori. Debach sottolinea come i numeri diffusi dalla società siano stati eccezionali, con 55 miliardi di dollari di ricavi, una guidance superiore alle stime e un backlog che supera i 500 miliardi fino al 2026. Nonostante ciò, il titolo è passato da un rialzo del 6% a un ribasso del 3%, trascinando con sé Nasdaq e S&P 500.
La reazione non è stata dettata dai fondamentali, ma da un contesto in cui le aspettative si sono fatte troppo elevate. Le buone notizie non sostengono più i prezzi, li frenano. Questo passaggio psicologico, secondo Debach, indica che gli investitori sono più sensibili ai rischi che alle opportunità e che la narrativa dell’AI, pur ancora solida, non basta più a giustificare multipli così elevati.
Il quadro macro contribuisce ad accentuare questa prudenza. I Nonfarm Payrolls di settembre hanno mostrato 119 mila nuovi occupati, ma accompagnati da revisioni negative accumulate nei mesi precedenti per 33 mila unità. Ogni mese del 2025 ha riportato revisioni al ribasso tra prima pubblicazione e lettura definitiva, con una media di 70 mila posti evaporati su una crescita media di 81 mila. Il tasso di disoccupazione è salito al 4,4%, massimo dal 2021, mentre la crescita dei salari si è ridotta allo 0,2% mensile.
Sono numeri, osserva Debach, che descrivono un’economia che rallenta senza deragliare, ma abbastanza da mettere in discussione l’idea di un ciclo perfetto.
La Fed osserva da vicino, la volatilità torna a imporsi
Sul fronte della politica monetaria, Debach rileva come i discorsi dei membri del FOMC descrivano una Federal Reserve ancora restia ad anticipare un allentamento aggressivo. Alcuni esponenti richiamano la necessità di prudenza per evitare un ritorno di pressione inflazionistica, mentre altri riconoscono la moderazione del mercato del lavoro senza però indicare urgenza di intervenire.
Il mercato ha recepito il messaggio. La probabilità di un taglio dei tassi a dicembre è precipitata dal 98% di un mese fa al 33,1% attuale. Il no cut è tornato dominante, con il 66,9% delle stime. Le proiezioni per il 2026 rimangono moderate, con quattro tagli da 25 punti base considerati plausibili solo nel 26,2% dei casi.
In questo scenario, spiega Debach, la volatilità torna a svolgere la sua funzione naturale. Le revisioni negative dei payrolls, il raffreddamento del mercato del lavoro, il calo del Bitcoin, l’aumento dei CDS di Oracle e una serie di piccoli shock tecnici hanno riportato gli operatori in una fase di digestione più che di fuga. I flussi non stanno scappando dal mercato, si stanno riallocando.
Il 2025, sottolinea Debach, ha già visto tre pullback, una correzione del 10% e una del 15%, senza che ciò abbia compromesso la struttura rialzista di fondo. Le flessioni sono state opportunità di ingresso, non rotture di tendenza. Il ritorno in area di pullback non è un segnale di fine ciclo, ma la pausa fisiologica che permette al mercato di riallineare prezzi, aspettative e fondamentali.
Come conclude il report di eToro, le strisce di 144 giorni senza un calo del 10% e di 722 giorni senza una flessione del 20% restano aperte, confermando che la struttura rialzista non è stata intaccata. La media mobile a 50 giorni è stata persa, i titoli speculativi mostrano debolezza e manca una leadership settoriale chiara. La liquidità resta abbondante nel sistema, ma la fiducia non è più automatica. Ed è in queste fasi che la selettività torna la variabile decisiva.
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