Settimana chiave con risultati Nvidia e discorso di Warsh a Jackson Hole

L’avvio della settimana vede prevalere le vendite sui mercati azionari, con il comparto legato all’intelligenza artificiale sotto pressione in vista dei risultati di Nvidia attesi mercoledì e delle dichiarazioni del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh a Jackson Hole, nel Wyoming attesi venerdì. I futures segnalano ribassi contenuti per gli indici azionari europei e per Wall Street: quelli sull’Euro Stoxx 50 sono poco mossi (-0,1%), più deboli quelli sullo S&P 500 (-0,2%) e sul Nasdaq 100 (-0,8%). I Treasury guadagnano terreno, favoriti anche dalla discesa del petrolio.
Indice dei contenuti
Questa mattina l’indice MSCI Asia Pacific cede quasi il -1%, con Samsung Electronics e Alibaba Group Holding tra i principali responsabili della flessione. A Seul, Samsung Electronics arretra del -8,7% dopo che i programmi della società per restituire agli azionisti fino a 110.000 miliardi di won, equivalenti a 80 miliardi di dollari, non hanno soddisfatto le aspettative degli investitori. A Hong Kong, Alibaba perde il -9,8% dopo avere annunciato un piano per raccogliere 80 miliardi di dollari di Hong Kong, pari a 10,2 miliardi di dollari, attraverso una vendita di azioni. A Tokyo, SoftBank Group scende del -4,6% dopo avere comunicato l’intenzione di effettuare un’emissione obbligazionaria retail record da 1.000 miliardi di yen, corrispondenti a 6,3 miliardi di dollari.
I Treasury avanzano in attesa dell’annuncio del piano di consolidamento fiscale da parte del segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent. Il rendimento del Treasury statunitense a 10 anni diminuisce di 2 punti base al 4,71%, mentre scendono anche i rendimenti obbligazionari in Australia e Nuova Zelanda.
La settimana si presenta particolarmente importante per i mercati. Gli investitori attendono le dichiarazioni del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh a Jackson Hole, nel Wyoming, alla ricerca di indicazioni sulla futura traiettoria dei tassi di interesse, in una fase caratterizzata da prezzi del petrolio elevati, crescenti pressioni inflazionistiche e rendimenti obbligazionari saliti sui massimi degli ultimi decenni.
L’attenzione è rivolta anche ai risultati e alle indicazioni prospettiche di Nvidia, che serviranno a valutare se il rally registrato quest’anno dai titoli collegati all’intelligenza artificiale abbia ancora spazio per proseguire. Nvidia, che pubblicherà i risultati mercoledì, resta al centro dell’attenzione anche dopo avere informato i clienti di aumenti dei prezzi.
Questi sviluppi si aggiungono alle preoccupazioni già presenti sulla sostenibilità della forte crescita degli investimenti nell’intelligenza artificiale. L’aumento dei costi dell’hardware rischia di comprimere i ritorni proprio mentre le aziende destinano risorse sempre maggiori a questa tecnologia.
L’attenzione degli operatori è rivolta anche a Scott Bessent e ai piani che il segretario al Tesoro presenterà oggi per aumentare l’isolamento economico dell’Iran. In un articolo pubblicato sul Financial Times, Bessent ha annunciato l’avvio all’alba di quello che ha definito un “D-Day economico”, descrivendolo come la più grande offensiva finanziaria mai organizzata contro un avversario.
Gli investitori seguono anche i programmi di consolidamento fiscale di Bessent, dopo che l’annuncio della scorsa settimana relativo all’aumento dei riacquisti di obbligazioni a lunga scadenza ha provocato forti oscillazioni sul mercato dei Treasury.
PETROLIO
Il petrolio arretra dopo due settimane consecutive di rialzi, con gli operatori in attesa di conoscere il piano statunitense per isolare economicamente l’Iran, la cui presentazione è prevista oggi. Il Brent scende verso i 93 dollari al barile dopo avere guadagnato circa il +13% nelle ultime due settimane, mentre il West Texas Intermediate si mantiene vicino agli 86 dollari. Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent dovrebbe illustrare i dettagli della strategia durante una conferenza stampa e, in un’intervista a CNBC, ha cercato di aumentare la pressione sugli alleati degli Stati Uniti affinché aderiscano all’iniziativa.
Dall’inizio dell’anno il petrolio ha accumulato un rialzo superiore al +50%, mentre la guerra tra Stati Uniti e Iran, entrata nel sesto mese, continua a limitare l’offerta mondiale di greggio e prodotti raffinati. Resta poco chiaro in che modo Washington possa intensificare in maniera significativa la pressione economica su Teheran senza intervenire contro la Cina, principale acquirente del petrolio prodotto dal Paese Opec, con il rischio di provocare una reazione da parte di Pechino.
Un segnale degli effetti che il rincaro dei carburanti potrebbe esercitare sulla domanda arriva dalla Cina. Sinopec, principale raffinatore del Paese, ha comunicato che nel primo semestre il consumo di benzina è diminuito di quasi il -8%, mentre quello di diesel è sceso del -12%. La società ha attribuito le flessioni ai prezzi elevati e alla crescente diffusione dei veicoli elettrici.
Il traffico marittimo visibile attraverso lo Stretto di Hormuz continua a essere limitato. La Repubblica Islamica ha comunque autorizzato il transito di alcune petroliere irachene attraverso questo passaggio strategico dopo una richiesta arrivata da Baghdad, secondo quanto riportato dai media iraniani. Washington e Teheran hanno più volte sostenuto entrambe di esercitare il controllo sullo Stretto.
I flussi energetici in Medio Oriente continuano a subire interruzioni. L’Arabia Saudita è stata costretta a trasferire il petrolio caricato nel Mar Rosso attraverso una rotta settentrionale più sicura ma più lunga, dopo che i militanti Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, hanno preso di mira il traffico navale attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb, situato a sud.
Anche la situazione nel Mar Nero resta sotto osservazione. Sabato il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha dichiarato che la Russia ha respinto una tregua proposta dall’Ucraina sugli attacchi contro le navi impegnate nel trasporto di prodotti agricoli attraverso il Mar Nero, poiché Mosca chiedeva garanzie contro gli attacchi alle proprie infrastrutture energetiche. Alcune raffinerie russe hanno recentemente completato le attività di manutenzione, ma Mosca non ha ancora deciso se revocare il divieto alle esportazioni di diesel, attualmente in vigore fino al 1° settembre, secondo quanto riportato da Interfax.
ORO
L’oro accelera e raggiunge i livelli più elevati da oltre tre mesi, sostenuto dalle preoccupazioni per un possibile indebolimento del dollaro riemerse dopo il deciso intervento del Tesoro statunitense sul mercato obbligazionario. Il movimento ha spinto gli investitori a orientarsi verso attività alternative alla valuta americana.
Le quotazioni del metallo prezioso arrivano a guadagnare fino al +1,2%, superando i 4.650 dollari l’oncia e toccando il massimo intraday dalla metà di maggio. La scorsa settimana l’oro ha completato la terza ottava consecutiva in rialzo, con un progresso superiore al +5%, dopo che il Tesoro ha annunciato a sorpresa un aumento dei riacquisti di titoli di Stato a lunga scadenza. La decisione ha contribuito alla discesa dei rendimenti e del dollaro.
Il tentativo delle autorità statunitensi di contenere direttamente i costi di finanziamento ha alimentato i timori che questa politica possa ridurre la fiducia nel dollaro e accrescere l’interesse verso altre forme di investimento. Torna così al centro dell’attenzione il tema della svalutazione monetaria, che aveva contribuito al rally dell’oro del +65% nel 2025. Un dollaro più debole tende a favorire le materie prime denominate nella valuta statunitense.
Dopo l’annuncio inatteso di mercoledì, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha indicato la disponibilità ad ampliare ulteriormente i riacquisti del debito caratterizzato da costi più elevati. Bessent ha anche anticipato che l’amministrazione presenterà a breve un’iniziativa fiscale destinata ad affrontare costi di finanziamento saliti sui livelli più alti degli ultimi anni.
Gli exchange-traded fund garantiti dall’oro monitorati da Bloomberg hanno registrato la scorsa settimana afflussi superiori a 28 tonnellate, il dato più elevato da gennaio, quando un forte rally aveva portato il metallo prezioso a un record poco inferiore ai 5.600 dollari l’oncia.
A rafforzare ulteriormente la fiducia nell’oro sono arrivate anche le dichiarazioni di Ray Dalio, fondatore miliardario di Bridgewater Associates. In un post pubblicato venerdì su LinkedIn, Dalio ha suggerito agli investitori di ridurre l’esposizione alle obbligazioni e di destinare fino al 15% del proprio capitale all’oro come forma di protezione contro il rischio di una crisi del debito degli Stati Uniti.
PIAZZA AFFARI
Ecco le principali notizie di oggi:
BANCA MPS, BANCO BPM, BANCA GENERALI. Banca Mps ha terminato la seduta di venerdì con una flessione dell’1,3% dopo aver presentato due offerte parallele, entrambe interamente in azioni, su Banco Bpm e Banca Generali per un controvalore complessivo vicino a 34 miliardi di euro. Venerdì Banco Bpm ha perso circa lo 0,4% e Banca Generali il 2,05%. Le operazioni sono state lanciate da Mps nel tentativo di contrastare l’Opas ostile da 36 miliardi di euro, composta da azioni e contanti, avanzata da Intesa Sanpaolo a giugno. L’amministratore delegato Luigi Lovaglio si prepara ad avviare un roadshow dedicato alla presentazione del progetto agli investitori e, secondo quanto scritto domenica dal Corriere della Sera, all’inizio di settembre sarà negli Stati Uniti per incontrare alcuni fondi. In un’intervista al quotidiano digitale T24, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha dichiarato che chiederà al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che incontrerà nel corso della settimana, di mantenere la partecipazione del governo in Mps e di intervenire per salvaguardare l’integrità e l’autonomia dell’istituto. Giani ha anche espresso l’auspicio che la posizione di Intesa possa cambiare, mostrando maggiore rispetto per la storia della banca senese.
BANCO BPM. Il consiglio di amministrazione della banca dovrebbe riunirsi domani per esaminare la situazione dopo l’annuncio dell’offerta presentata da Mps, secondo una fonte vicina al dossier. Qualora l’operazione di Mps andasse a buon fine, la banca senese potrebbe trasferire a Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm, alcuni asset dell’istituto e in particolare una parte delle filiali, secondo quanto riferito sabato da alcuni quotidiani. Il Sole 24 Ore scrive che questa soluzione permetterebbe anche di ridimensionare la partecipazione azionaria francese nel nuovo gruppo bancario derivante dal progetto di Mps.
BANCA GENERALI. Dopo la riunione straordinaria del consiglio di amministrazione, venerdì sera Banca Generali ha reso noto di avere avviato un esame approfondito dell’offerta formulata da Mps e che comunicherà la propria valutazione rispettando tempi e procedure stabiliti dalla normativa. L’istituto ha precisato che la proposta non è stata richiesta né concordata preventivamente con Banca Generali. Una fonte vicina al dossier ha riferito che Generali, titolare del 50,1% di Banca Generali e quindi azionista di controllo, non sarebbe contraria in linea di principio all’operazione di Mps e che il consiglio di amministrazione esaminerà la proposta con attenzione e senza posizioni preconcette.
INTESA SANPAOLO. Secondo quanto riportato dai media, Intesa Sanpaolo potrebbe rivolgersi alla Consob con un esposto riguardante le offerte lanciate da Mps su Banco Bpm e Banca Generali.
GENERALI. Repubblica ha scritto domenica che, qualora le offerte di Mps su Banco Bpm e Banca Generali avessero successo, la partecipazione della banca senese in Generali scenderebbe a circa il 9%. Mps potrebbe successivamente procedere con ulteriori cessioni di azioni della compagnia assicurativa e, secondo il quotidiano, Intesa Sanpaolo e UniCredit figurerebbero tra i potenziali acquirenti.
UNICREDIT. Il presidente di Commerzbank Jens Weidmann ha dichiarato al Sueddeutsche Zeitung di voler affrontare direttamente con l’amministratore delegato di UniCredit Andrea Orcel diverse questioni, a cominciare dalla governance. Weidmann ritiene che sia arrivato il momento di affiancare ai colloqui tecnici già in corso tra diversi livelli manageriali delle due banche un confronto di carattere strategico, con l’obiettivo di costruire un rapporto di fiducia reciproca. Il presidente di Commerzbank ha aggiunto che, per quanto riguarda l’istituto tedesco, la disponibilità al dialogo rimane aperta.
ENI. Il gruppo punta a realizzare in Europa una centrale a fusione nucleare attraverso Commonwealth Fusion Systems, start-up nella quale Eni ha investito, entro i primi anni del decennio 2040 o anche in anticipo. Francesca Ferrazza, responsabile delle attività di fusione magnetica di Eni, lo ha dichiarato al Financial Times, spiegando che in futuro la fusione nucleare potrebbe assumere per il gruppo un ruolo paragonabile a quello ricoperto oggi dalla raffinazione. I ministri delle Finanze di Italia, Spagna, Austria, Portogallo e Polonia hanno inoltre inviato una lettera al presidente di turno dell’Ecofin per chiedere l’introduzione a livello europeo di una tassazione sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, secondo quanto riferito da alcuni quotidiani.
SAIPEM, SUBSEA 7. La conclusione della fusione tra Saipem e la norvegese Subsea 7 è attesa entro la fine dell’anno, secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato Alessandro Puliti in un’intervista pubblicata sabato da Milano Finanza. Puliti ha spiegato che dall’integrazione nascerà un campione europeo del settore in grado di affrontare una competizione internazionale particolarmente intensa, nella quale sta diventando sempre più evidente il ruolo emergente dei contractor cinesi.
THE ITALIAN SEA GROUP. Sette potenziali investitori, appartenenti sia al comparto industriale sia a quello finanziario, starebbero valutando la possibilità di presentare offerte non vincolanti nell’ambito del piano di ristrutturazione della società. Lo ha riportato sabato Il Sole 24 Ore sulla base di indiscrezioni. La scadenza prevista per la presentazione delle proposte non vincolanti è fissata al 15 settembre.
La Finestra sui Mercati
Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!
