Si scatena su Tesla il nuovo “Big Short”. E Stellantis è parte in causa


Michael Burry, il gestore diventato famoso perché per primo capì e anticipò la crisi dei subprime del 2007, ha avviato una scommessa ribassista da 534 milioni di dollari sulla Casa delle auto elettriche. Per lui, il punto critico sono i ricavi realizzati con la vendita dei certificati verdi, destinati ad azzerarsi. Il gruppo di Carlos Tavares ne ha comprati per 2 miliardi di dollari.


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Il gestore del fondo Scion Capital ha acquistato opzioni put su 800mila azioni Tesla.

Negli ultimi due anni Fiat e Peugeot, le due aziende che fondendosi hanno dato vita a Stellantis, hanno pagato circa 2 miliardi di dollari a Tesla per acquistare certificati verdi in Usa e in Europa. Questi due miliardi hanno contribuito in maniera sostanziale al primo bilancio positivo di Tesla, quello del 2020, che si è chiuso con un utile di 721 milioni di dollari.

Nel primo trimestre di quest’anno la vendita di certificati verdi ha fruttato a Tesla altri 518 milioni di dollari. Questo tipo di operazioni ha attirato l’attenzione di Michael Burry, investitore californiano, gestore dell’hedge fund Scion Capital, diventato famoso perché fu il primo a capire e ad anticipare il crollo del mercato immobiliare americano nel 2007 e la conseguente caduta dei famigerati subprime. Interpretato da Christian Bale nel film “The big short” (la grande scommessa), Burry non si è accontentato delle centinaia di milioni di dollari guadagnati con quelle operazioni ed è partito alla ricerca di un altro “Big Short”, identificandolo in Tesla.

Ieri Burry ha annunciato di avere una posizione short su Tesla del valore di 534 milioni di dollari, realizzata con l’acquisto di opzioni put su 800.100 azioni della Casa produttrice di auto elettriche. Il gestore non ha specificato né il prezzo di esercizio delle opzioni né la scadenza. Burry è convinto che Tesla non potrà andare avanti a lungo a rivendere con profitto i suoi certificati verdi, e questo diventerà un punto molto dolente per la società che, secondo il gestore californiano, è ampiamente sopravvalutata in Borsa.

I certificati verdi, strumento di politica industriale in Usa, Europa e Cina.

I certificati verdi nascono come strumento di politica industriale per spingere i produttori di automobili a ridurre le emissioni di anidride carbonica. I governi di tutto il mondo hanno introdotto incentivi (crediti) per le Case automobilistiche che realizzano veicoli elettrici o auto a bassissime emissioni di carbonio. Negli Stati Uniti, la California e altri 13 Stati hanno istituito i certificati verdi che attestano i crediti delle Case automobilistiche, ottenuti producendo una certa percentuale di veicoli a emissioni zero (ZEV).

Tutti i produttori di auto devono raggiungere una certa quantità di crediti regolamentari ogni anno. Se non ci riescono, possono comprarli da altre aziende che hanno crediti in eccesso.

Poiché Tesla vende solo auto elettriche che rientrano nella categoria ZEV, l'azienda ha sempre crediti in eccesso e può effettivamente venderli con un profitto del 100%. Regole simili esistono in Europa e in Cina.

Stellantis potrebbe smettere fra poco di acquistare i certificati di Tesla.

Le preoccupazioni di Burry sulla dipendenza della Casa automobilistica da questi crediti si è rafforzata dopo che a febbraio il CFO di Tesla, Zachary Kirkhorn, ha detto: "Nel lungo termine le vendite di certificati verdi non saranno una parte materiale del business e non pianifichiamo il business intorno a questo. È possibile che per una manciata di trimestri supplementari rimanga forte. È anche possibile che non lo sia". Per quanto riguarda Stellantis, il Ceo Carlos Tavares ha recentemente dichiarato a Le Point che il gruppo potrebbe raggiungere quest’anno in maniera autonoma gli obiettivi di emissione richiesti dalle autorità regolamentari. Il che vorrebbe dire che non avere più bisogno di acquistare certificati da Tesla.

Nonostante gli annunci di Michael Burry, le azioni Tesla oggi sono in rialzo del 2,8% a 593 dollari, dopo avere perso nell’ultimo mese il 21%. Le azioni sono ora in calo del 35% dal loro massimo di fine gennaio.

Sul sito Seeking Alpha si legge: “Tesla è attualmente scambiata ad un multiplo del valore d'impresa (EV) di circa 11 volte sulla base delle sue entrate previste per il 2021, decisamente caro, ma Tesla continuerà a riportare cifre di crescita impressionanti per i prossimi 3-4 anni e forse oltre".

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Titolo:
Codice: TSLA.US
Isin: US88160R1014
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