Si sgonfia la bolla dei chip, borse in calo in Asia

L'indice MSCI relativo ai titoli azionari dell'Asia-Pacifico escluso il Giappone segna un calo del 2,4%, toccando il minimo degli ultimi due mesi. Il Kospi della Corea del Sud, perde il 6%, dopo una sospensione di 5 minuti delle negoziazioni automatizzate. Nikkei giapponese -2,6%.
Ieri l’indice SOX delle società del settore chip ha chiuso in ribasso del 2,7%, quarta seduta consecutiva di flessione e minimo da metà settembre.
Hock Tan, amministratore delegato di Broadcom, dice che si comprano i titoli delle società dei chip come se si fosse in una sala da gioco, in pochi capiscono cosa stanno comprando.
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In attesa dell’avvio della stagione delle trimestrali, a scuotere il mercato azionario è la caduta delle società dei semiconduttori. Il movimento iniziato la settimana scorsa si sta ingrossando in Asia.
L'indice MSCI relativo ai titoli azionari dell'Asia-Pacifico escluso il Giappone segna un calo del 2,4%, toccando il minimo degli ultimi due mesi.
Il Kospi della Corea del Sud, perde il 6%, dopo una sospensione di 5 minuti delle negoziazioni automatizzate. In forte calo le due capofila del mondo chip coreano, Samsung e SK Hynix.
Nikkei di Tokyo -2,6%, Taiex di Taiwan -2%.
Ieri il Nasdaq ha perso lo 0,4%. A quattro anni dal minimo dell’ottobre del 2022 dal quale ha preso il via questa lunghissima fase di mercato toro, l’indice S&P 500 ha chiuso piatto. Il Dow Jones è salito dello 0,4%.
CHIP&CASINO’
Ieri l’indice SOX delle società del settore ha chiuso in ribasso del 2,7%, quarta seduta consecutiva di flessione e minimo da metà settembre.
Gli investitori che puntano sull’intelligenza artificiale non capiscono fino in fondo la tecnologia su cui puntano: l’avvertimento di Hock Tan, amministratore delegato di Broadcom, sta contribuendo a deprimere il settore. Nel suo intervento di ieri a Singapore, Tan è andato oltre, parlando del rischio di trasformare gli investimenti nell’AI in una partita al casinò. Il manager ha messo in dubbio anche la sostenibilità economica di alcune iniziative aziendali e dei laboratori che sviluppano modelli avanzati, ancora alle prese con ingenti perdite.
Oggi le società stanno mostrando che il mercato esiste ma poco o nulla hanno detto a proposito della loro capacità di generare profitti nel lungo periodo. Gli sviluppatori dovranno trovare clienti in grado di ottenere ritorni economici dall’utilizzo dell’AI, anziché affidarsi a imprese che spendono per sperimentare senza risultati concreti. 'È quello che sta succedendo oggi nelle aziende', ha osservato, paragonando il consumo di token AI a gettoni spesi in una sala giochi senza imparare nulla.
Lip-Bu Tan, numero uno di Intel, prevede intanto che l’espansione delle infrastrutture manterrà l’hardware in carenza per altri due-tre anni, anche se il mercato dei chip di memoria potrebbe essere tra i primi a rallentare.
INTELLIGENZA ARTIFICIALE ALLA META
Ieri Meta ha rilasciato Muse Wonder, il modello di intelligenza artificiale atteso da tempo e il più avanzato da quando Mark Zuckerberg ha rivoluzionato la divisione AI con una massiccia campagna di assunzioni. Il titolo ha chiuso in rialzo del 4,5%.
Per l'azienda, che lo chiama internamente "Watermelon", è un salto netto rispetto ai predecessori e lo mette alla pari con ChatGPT di OpenAI e Claude di Anthropic in compiti come la programmazione o le questioni finanziarie e legali. Il responsabile AI Alexandr Wang, arrivato con l'investimento da 14 miliardi in Scale AI, parla di "veri modelli di frontiera", particolarmente forti nel lavoro da agente personale e professionale. Mentre gli altri puntano sugli agenti di programmazione, Meta ha scelto grandi modelli per usi di massa, come l'agente Muse presentato il mese scorso, che sarà presto alimentato da Wonder. Il modello può ricordare le informazioni sull'utente per giorni, settimane o mesi e cambiare strategia davanti a ostacoli, gestendo anche compiti ambigui.
BOND PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Le obbligazioni dei grandi gruppi del cloud e dell’intelligenza artificiale rischiano di perdere valore ben prima che i loro conti si indeboliscano: è la tesi di Steve Boothe, responsabile dei titoli societari di qualità di T. Rowe Price. Le spese per centri dati, chip, energia e infrastrutture sostengono oggi la crescita americana. Se i guadagni di produttività le giustificheranno, il ciclo si alimenterà da solo, con Borse più care e flussi di cassa per nuovi investimenti; se i ritorni deluderanno o il denaro costerà di più, gli investimenti potrebbero frenare in fretta. Intanto l’ondata di nuovo debito pesa sul mercato: circa un terzo delle emissioni di qualità dall’inizio dell’anno si è concentrato sulle scadenze lunghe, con un contributo eccezionale delle società legate all’IA. Per Boothe è un problema di offerta e di prezzo relativo, non di peggioramento generale del merito di credito: chi compra titoli a lunga scadenza deve assorbire insieme molti titoli di Stato americani e i debiti dei colossi tecnologici, e il prezzo dovrà adeguarsi. I loro bilanci restano tra i più solidi, ma la domanda vera riguarda i prossimi tre-cinque anni: oltre al debito dichiarato vanno considerati impegni di capacità, garanzie e altre passività potenziali. Per questo il gestore vede occasioni migliori nei finanziamenti a infrastrutture e centri dati di buona qualità, più complessi e quindi meglio remunerati, da valutare caso per caso: inquilino, contratti, debito, rischi di costruzione, energia e rifinanziamento.
Le borse dell’Europa dovrebbero aprire deboli, il future del Dax di Francoforte è in ribasso dello 0,1%.
ITALIA
Il Fondo monetario internazionale ha rivisto al rialzo le stime sull'economia italiana: nel nuovo World Economic Outlook, presentato alle riunioni di Bangkok, la crescita del 2026 sale allo 0,8% dallo 0,5% indicato nell'aggiornamento di luglio, con un miglioramento di 0,3 punti percentuali. Per il 2027 la previsione aumenta di un decimale, fino allo 0,6%.
Le tabelle pubblicate dall'Fmi contengono anche la traiettoria del deficit tendenziale, cioè quella che precede gli interventi che il governo intende varare con la legge di bilancio, nella cornice del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp). Il Fondo stima un disavanzo al 2,9% del Pil nel 2026 e al 2,8% nel 2027, per poi scendere al 2,5% nei due anni successivi.
Nell'orizzonte più ravvicinato i numeri risultano lievemente migliori di quelli del quadro tendenziale del Dpfp, che indica un deficit al 2,9% sia per il 2026 sia per il 2027, poi al 2,7% nel 2028 e al 2,2% nel 2029. Il confronto cambia quindi sul 2027, dove l'Fmi è più ottimista di un decimale, mentre negli anni successivi il Documento del governo prevede una discesa più marcata.
L’euro intanto stamattina rimbalza a 1,117 su dollaro, dopo aver toccato i minimi degli ultimi diciassette mesi ieri.
Poco mosso l’oro in vista dei report sull'inflazione che potrebbero influenzare la prossima decisione sui tassi della Federal Reserve. Domani sara' pubblicato l'indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti, seguito giovedi' dai dati sull'inflazione alla produzione.
I mercati scontano circa l'80% di probabilita' che la Fed lasci i tassi di interesse invariati questo mese, mentre assegnano quasi l'88% di probabilita’ di un rialzo a dicembre.
Scende il petrolio e si rafforzano le obbligazioni.
TITOLI
Lusso. Le vendite della divisione moda e pelletteria di Lvmh, la più importante del gruppo, sono scese del 5% su base organica nel terzo trimestre, più di quanto prevedessero gli analisti; anche i ricavi complessivi hanno mancato le stime. A pesare sono il peggioramento del quadro economico e la reazione dei consumatori cinesi contro Louis Vuitton, dopo la causa vinta contro la piccola azienda locale Molly Tea. La direttrice finanziaria Cecile Cabanis ha ammesso che l'effetto preciso è difficile da quantificare, ma che il contraccolpo ha avuto un impatto negativo almeno a inizio trimestre. L'area che comprende la Cina, con un calo del 5%, è l'unica in territorio negativo. Per Rbc la ripresa, già fragile, si è bloccata. A Parigi il titolo ha perso oltre il 40% da inizio anno, il peggior risultato dal 2008 e il peggiore tra i grandi gruppi del lusso, davanti a Hermès. Sulla redditività del secondo semestre, Cabanis ha avvertito che i risparmi di costo non compenseranno del tutto la pressione sui ricavi.
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