Siamo all’inizio di un nuovo superciclo tecnologico come quello dell’IT negli anni ’90?

La pace in Medio Oriente ha spinto gli indici verso nuovi massimi, ma riteniamo sia meglio rimanere cauti. Guardando al futuro, la crescita di fondo continua a registrare solidi incrementi, trainata dagli investimenti soprattutto in AI.
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
Oggi non è una giornata da fuochi d’artificio, ma fornirà comunque importanti pezzi del puzzle prima del fine settimana. Servirà a capire se stiamo assistendo a un soft landing americano con un’Europa che invece fatica a decollare, o se entrambi i blocchi stanno entrando in una fase di rallentamento più sincronizzato. Riteniamo che i trader leggeranno questi numeri soprattutto alla luce del vero big event di venerdì, ovvero l’US jobs report.
Negli USA gli occhi saranno puntati soprattutto su ADP Employment Change (classico indicatore anticipatore del Non-Farm Payrolls di venerdì, l’ISM Services di maggio (e relativi sottoindici, new orders, employment, prices), l’S&P Global Services PMI di maggio e il Factory Orders di aprile.
Il contesto attuale vede un’economia americana che continua a crescere, ma con una certa perdita di slancio. L’ISM Services di aprile era sceso a 53,6 punti (ancora in espansione, ma vicino ai minimi recenti), con l’occupazione sotto quota 50 per il secondo mese consecutivo e i prezzi pagati ancora molto elevati (70,7). I mercati si chiedono se il settore terziario – che rappresenta circa il 70-75% del PIL USA – stia iniziando a risentire di tassi alti più a lungo del previsto e di un consumatore che diventa più cauto.
Un ADP debole (sotto i 100-110k attesi) o un ISM Services sotto 53 punti con ulteriore deterioramento dell’occupazione, rafforzerebbero l’idea di un’economia che rallenta in modo ordinato. Viceversa, dati robusti (soprattutto se accompagnati da prezzi ancora caldi) complicherebbero il lavoro della Fed, che deve bilanciare crescita e inflazione persistente. Il discorso di Governor Barr e il Beige Book della sera aggiungeranno colore sul sentiment dei distretti.
Per quanto riguarda l’Europa, oggi sono attesi i dati finali S&P Global PMI di maggio (Composite e Services) e il PPI di aprile. Inoltre l’OECD pubblicherà il suo nuovo Economic Outlook. I flash PMI di maggio avevano deluso gli investitori. Il Composite era sceso a 47,5 punti (contrazione più forte da oltre due anni e mezzo) e il Services a 46,4, punti con segnali di distruzione della domanda e calo dell’occupazione. L’Europa sembra quindi soffrire particolarmente per il nuovo shock energetico, derivante dalle tensioni in Medio Oriente e per una domanda interna anemica. Un dato finale confermato o ulteriormente peggiorativo rafforzerebbe il quadro di un’Eurozona in stagnazione tecnica o crescita molto debole. Il PPI sarà interessante per capire se le pressioni sui costi stanno rientrando o se l’energia le sta alimentando di nuovo. L’OECD Outlook fornirà un quadro d’insieme aggiornato su crescita, inflazione e rischi globali.
Cosa potrebbe muovere i mercati? Sicuramente dati USA forti darebbero sostengo al dollaro, vedrebbero rendimenti in rialzo, e renderebbero più caute le aspettative di taglio della Fed. Dati dell’Europa più deboli, metterebbero l’euro sotto pressione (anche per la maggiore divergenza con gli USA), e renderebbero le aspettative di policy della BCE più accomodanti (anche se un hike a giugno resta sul tavolo per alcuni). Infine, la combinazione di USA resilienti più Europa debole, sarebbe il classico scenario di divergenza transatlantica, favorevole al dollaro e ai listini americani rispetto a quelli europei.
Nelle scorse settimane i mercati hanno raggiunto nuovi massimi storici in seguito alle notizie di un prolungato cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, che avrebbe finalmente consentito la riapertura dello Stretto di Hormuz. Questa notizia ha spinto l'indice S&P 500 a registrare il nono rialzo consecutivo delle ultime due settimane e ha favorito una ripresa dei mercati obbligazionari, mentre i prezzi del petrolio sono scesi a 87 dollari al barile circa.
Riteniamo che sia il caso di essere cauti e non farsi prendere dall’entusiasmo. Nelle ultime settimane abbiamo anche assistito a false speranze riguardo a una possibile riapertura dello Stretto e quindi avremo bisogno di vedere una ripresa duratura del traffico per essere pienamente certi che questo shock si stia attenuando.
Tuttavia, gli ultimi segnali sono incoraggianti e, se i rischi legati al petrolio si stanno attenuando, gli investitori dovrebbero concentrarsi con la massima attenzione sui fondamentali economici e di mercato per capire come potrebbe evolversi il resto dell'anno. I dati sul PIL pubblicati la scorsa settimana offrono un'ottima panoramica di questi sviluppi.
Come sappiamo, la crescita del PIL statunitense all'inizio del 2026 è stata rivista al ribasso, attestandosi a un modesto 1,6% su base annua, il che sembra indicare un'attività economica debole, soprattutto considerando il dato contenuto dello 0,5% registrato nel 4Q25. È sempre necessario tuttavia prestare attenzione all'interpretazione dei dati dei conti nazionali. La crescita è stata frenata da componenti volatili del PIL negli ultimi trimestri, tra cui le scorte e i flussi commerciali, che sono stati particolarmente irregolari a causa dell'adeguamento delle imprese alle mutevoli aliquote tariffarie.
Se invece ci concentriamo sugli investimenti fissi delle imprese e sulla spesa delle famiglie, otteniamo in genere una misura migliore della crescita sottostante. Secondo questo indicatore, la crescita è stata più stabile, con una media del 2,2% negli ultimi sei mesi, un dato che appare quindi più sano.
Quello che ci interessa è però il futuro. Guardando al futuro, sebbene alcuni dati recenti siano stati deludenti, soprattutto per quanto riguarda il mercato immobiliare, la crescita di fondo continua a registrare solidi incrementi. Gli ordini di beni durevoli, un indicatore tempestivo degli investimenti aziendali, segnalano una forte spesa in conto capitale. Nel frattempo, la spesa dei consumatori è leggermente aumentata ad aprile, nonostante la persistente pressione inflazionistica, poiché le famiglie hanno attinto ai risparmi e ai rimborsi fiscali per attutire lo shock.
Sul fronte degli investimenti, continuiamo a leggere titoli di giornale riguardanti i principali attori dell'IA che continuano ad annunciarne di sbalorditivi in infrastrutture e tecnologie per l'intelligenza artificiale. Questa spesa si riflette sempre più nei dati concreti. Nel 1Q26, gli investimenti complessivi delle imprese sono aumentati di un impressionante 6,4% su base annua e questo incremento è stato trainato soprattutto dalla spesa per l'intelligenza artificiale. Gli investimenti in apparecchiature per l'elaborazione dati, software e ricerca e sviluppo hanno registrato un'impennata, contribuendo per un punto percentuale alla crescita complessiva del PIL nell'ultimo anno.
Confrontare questa impennata con i dati storici offre una prospettiva utile. L'aumento degli investimenti è il più consistente registrato dal ciclo di investimenti IT degli anni '90, che durò diversi anni e, al suo apice, fornì contributi alla crescita ancora maggiori. La domanda è se mai potremmo assistere di nuovo a un ciclo altrettanto prolungato. Le aziende dichiarano che continueranno a investire, e la notizia di questa settimana, secondo cui Anthropic è stata valutata quasi 1.000 miliardi di dollari in un'offerta pubblica preliminare, sottolinea il continuo ottimismo degli investitori nei confronti di queste tecnologie. In prospettiva, inoltre, questo investimento potrebbe a sua volta stimolare l'innovazione e aumentare la produttività, ponendo le basi per tassi di attività futuri più elevati.
In altre parole, la frenesia degli investimenti nell'IA si riflette sempre più nel suo crescente impatto sullo stimolo economico. Sebbene i benefici a lungo termine di questa nuova tecnologia rimangano incerti, l'enorme ciclo di investimenti contribuisce a sostenere le grandi aziende tecnologiche. I dati dei conti nazionali includono una grande quantità di informazioni sui flussi di reddito nell'economia, compresi gli utili delle imprese. Esistono importanti differenze nel calcolo degli utili del PIL e nei bilanci che leggiamo per le società quotate, e questi dati prendono in considerazione tutte le imprese, a differenza di quelli che si limitano a quelle quotate. Tuttavia, questa misura più ampia può essere un ottimo strumento di verifica incrociata sulla redditività aziendale.
Negli Stati Uniti, gli utili del 1Q26 sono aumentati del 3,8% su base annua, un incremento che a prima vista non sembra particolarmente impressionante. Tuttavia, di trimestre in trimestre si osserva una certa volatilità nella crescita degli utili, ed è preferibile analizzare la variazione rispetto all'anno precedente. Su questo fronte, il segnale è più positivo, con utili in crescita del 12%, il miglior risultato dal rimbalzo post-pandemia del 2021, in linea con i solidi dati registrati nei bilanci aziendali del 1Q26.
I margini elevati contribuiscono ancora a sostenere questi utili. Secondo gli ultimi dati sul PIL, i margini delle società non finanziarie nazionali si attestavano al 18% all'inizio del 2026, vicini ai massimi post-Covid e nettamente superiori a quelli registrati prima della pandemia. La forte e diffusa crescita degli utili in tutti i mercati – e in particolare quello statunitense -è uno dei motivi per cui gli analisti continuano a raccomandare un sovrappeso sulle azioni statunitensi a grande e media capitalizzazione, nonché in alcuni mercati internazionali selezionati, al fine di sfruttare l'ampliamento della leadership di mercato.
Mappare l'interazione tra rischio geopolitico, crescita e inflazione sui mercati può essere una sfida per gli investitori (e persino per gli esperti), soprattutto in un contesto di incertezza politica e dati economici incoerenti. Non è proprio come interpretare le foglie di té, ma ci va vicino. I mercati hanno registrato rendimenti eccellenti e vediamo gli analisti rimanere ottimisti sulle prospettive azionarie, pur prevedendo possibili imprevisti/inciampi nei prossimi mesi, man mano che si avvicinano le elezioni di midterm.
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