Small caps a tutto vapore

Nelle ultime settimane le small caps hanno viaggiato a tutto vapore spinte da interessi più bassi e una solida crescita economica
Nel 2026 diversi venti favorevoli potrebbero sostenere un avanzamento più ampio e diffuso delle small cap
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
Prima settimana dell’anno che si apre con diversi dati sensibili: i PMI dell’Europa e degli Stati Uniti, l’inflazione di diversi paesi dell’Europa, lo stato dell’occupazione negli Stati Uniti. Tutti dati che forniranno un supporto alla Fed e alla BCE, ma anche ai governi, per decidere gli interventi di politica monetaria e politica fiscale.
Nel frattempo si è aperto un nuovo fronte di instabilità politica e fonte di volatilità sia sui mercati finanziari sia sui mercati dell’energia, a seguito dell’intervento degli Stati Uniti in Venezuela.
ll rally delle small cap è proseguito a tutto vapore fino alla fine dell’anno, trainato dal duplice impulso di tassi d’interesse più bassi e di una solida crescita economica. Ma osservando più da vicino la salita, emerge che la forza delle small cap non è stata condivisa in modo uniforme. I titoli non profittevoli, con fondamentali fragili, hanno registrato alcuni dei maggiori rialzi da inizio anno (YTD).Q uesto è evidente nella differenza di performance tra i principali benchmark small cap.
Performance delle small cap YTD
Fonte: Bloomberg
Il Russell 2000 è in rialzo del 13,2% YTD, avendo raggiunto lungo il percorso nove nuovi massimi storici. L’S&P 600, che contiene 600 titoli small cap e prevede criteri di inclusione più rigorosi, è in rialzo del 7,4% quest’anno e nel 2025 non ha ancora toccato un nuovo massimo storico. Il divario di performance di quasi 600 punti base mette il Russell 2000 sulla buona strada per sovraperformare l’S&P 600 nel 2025 come non accadeva dal 2020.
Poi c’è il Russell Microcap Index, che include solo le 1.000 società più piccole all’interno del Russell 2000. È in rialzo di uno straordinario 23,1% YTD, superando nettamente sia i “pari” small cap di dimensione maggiore sia l’S&P 500. Solo circa il 45% delle società del Russell Microcap è profittevole, contro il 60% dei componenti del Russell 2000 e quasi l’80% nell’S&P 600.
Una convergenza di fattori ha alimentato questa dinamica. Dalla ripresa di inizio aprile, un sentiment “risk-on” ha preso il controllo del mercato, contribuendo a spingere le società con fondamentali meno solidi. Gli investitori retail rappresentano oggi circa il 35% dei volumi di scambio sulle small cap, rispetto a circa il 10% nel 2019 e i titoli speculativi (“meme stock”) tendono tipicamente a concentrarsi nei segmenti di qualità più bassa. Il rally è stato probabilmente ulteriormente accelerato dal ricoprirsi delle posizioni corte (short covering), man mano che gli investitori chiudono posizioni contro i nomi non profittevoli, facendo salire ulteriormente i prezzi.
Sebbene nel breve periodo gli “animal spirits” possano continuare ad alimentare il rally dei titoli di qualità inferiore (ovviamente con un rischio maggiore), nel 2026 diversi venti favorevoli potrebbero sostenere un avanzamento più ampio e diffuso delle small cap. Tra i probabili catalizzatori crediamo che ci possa essere un’accelerazione della crescita degli utili, ulteriori tagli dei tassi d’interesse, una ripresa degli investimenti in conto capitale (capex), una potenziale deregolamentazione e un aumento dell’attività di M&A. Dal punto di vista degli investimenti, gli investitori di lungo periodo dovrebbero comunque concentrarsi sui fondamentali e mantenere un’esposizione alle small cap ben diversificata nell’anno a venire.
La Finestra sui Mercati
Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!


