Stellantis, -40% in 5 anni: perché la fusione non ha convinto la Borsa

Il gruppo nato dall’unione tra FCA e PSA non ha mantenuto le aspettative degli investitori. Dopo il massimo del 2024 e il successivo crollo, il mercato guarda ora al piano di rilancio di Antonio Filosa.
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Un pesante bilancio borsistico a cinque anni
A cinque anni dalla nascita ufficiale, Stellantis presenta agli investitori un bilancio deludente, ben diverso dalle attese che avevano accompagnato la storica fusione tra Fiat Chrysler Automobiles e Groupe PSA. Il gruppo automobilistico italo-francese, nato il 16 gennaio 2021 da un’operazione da 52 miliardi di dollari, debuttò ufficialmente al New York Stock Exchange il 19 gennaio 2021, pochi giorni dopo il completamento della fusione. L’accoglienza fu positiva, con il mercato che guardava con favore all’operazione, premiando le sinergie industriali e la promessa di una maggiore efficienza operativa.
Cinque anni dopo, i numeri raccontano però un’altra storia. Le azioni Stellantis quotate negli Stati Uniti registrano oggi una perdita di circa il 43% rispetto ai livelli del 2021. Un andamento simile si osserva anche sul listino italiano, dove il titolo segna un calo di circa il 40% nello stesso periodo.
I cinque anni di Stellantis in Borsa
La performance negativa appare ancora più evidente se si considera che il titolo era riuscito a mettere a segno una forte rivalutazione nella prima parte del percorso: a marzo 2024 le azioni Stellantis risultavano in rialzo fino al +74% rispetto al debutto.
La svolta è arrivata con i risultati finanziari del 2024, giudicati dal mercato inferiori alle attese.
Il peso delle scelte strategiche e il ruolo di Tavares
Stellantis è nata con numeri imponenti: oltre 8,7 milioni di veicoli venduti all’anno, una presenza industriale globale e un portafoglio di marchi tra i più ampi del settore, da Jeep a Peugeot, da Fiat ad Alfa Romeo, fino a Ram, Opel e Citroën.
Il deterioramento del quadro borsistico è coinciso con le difficoltà emerse nell’attuazione del piano industriale “Dare Forward 2030”, fortemente voluto dall’allora amministratore delegato Carlos Tavares.
L’obiettivo era ambizioso: margini operativi superiori al 10% e raddoppio dei ricavi netti, sostenuti da un massiccio piano di investimenti sull’elettrico. Secondo diverse fonti interne, però, la forte enfasi su riduzione dei costi e sull’aumento della redditività ha indebolito il posizionamento commerciale del gruppo, incidendo negativamente su prodotti, rapporti con fornitori, sindacati e rete dei concessionari.
Le difficoltà operative e il rallentamento delle vendite hanno progressivamente eroso la fiducia degli investitori, fino all’uscita improvvisa di Tavares nel dicembre 2024.
Il cambio di guida e l’arrivo di Antonio Filosa
La guida del gruppo è passata ad Antonio Filosa, nominato CEO nell’estate del 2025. Il nuovo amministratore delegato ha ereditato una situazione complessa, con vendite in calo in alcuni mercati chiave, in particolare negli Stati Uniti.
Dall’inizio del suo mandato, il titolo Stellantis ha registrato un modesto rialzo di circa il 2%, segnale di un mercato ancora prudente ma in attesa di segnali concreti. Le azioni restano su livelli depressi, intorno agli 8 - 9 euro.
Il focus sul rilancio commerciale
La nuova strategia punta prima di tutto al recupero delle quote di mercato negli Stati Uniti, con particolare attenzione ai marchi Jeep e Ram, penalizzati da anni di contrazione delle vendite.
Filosa ha avviato un cambio di approccio netto rispetto al passato:
- maggiore attenzione ai volumi;
- riduzione dei prezzi su alcuni modelli;
- revisione dei piani di elettrificazione, con una parziale riallocazione delle risorse verso motorizzazioni più richieste dal mercato.
Parallelamente, il management non esclude una possibile razionalizzazione del vasto portafoglio di marchi, che include anche brand storici italiani come Fiat e Alfa Romeo, da tempo in difficoltà sul mercato domestico.
Un gruppo che resta unito, per ora
Nonostante le speculazioni circolate negli ultimi mesi, Filosa ha ribadito la volontà di mantenere compatto il gruppo, escludendo nel breve termine ipotesi di cessione di marchi o scorpori societari.
Per riconquistare la fiducia dei mercati, Filosa sta preparando un Capital Markets Day atteso nella prima metà dell'anno, preceduto da un incontro con oltre 200 top manager. Al centro resta il piano di investimenti da 13 miliardi di dollari negli Usa, destinato a produzione, ricerca, software e guida autonoma, con il 2026 indicato come il vero banco di prova per il futuro di Stellantis.
Oggi su 27 analisti che coprono il titolo, 11 consigliano di comprare le azioni e 13 scelgono la prudenza con una raccomandazione Neutrale. La media dei target price, pari a 9,95 euro, indica un potenziale di rialzo del 18%.
Secondo il consensus, Stellantis dovrebbe chiudere il 2025 con una perdita di 1,68 miliardi di euro. Il recupero è già atteso per quest’anno, con gli analisti che stimano in media per il 2026 un utile di 3,7 miliardi di euro. L’attuale capitalizzazione di Borsa, pari a 24,2 miliardi di euro, corrisponde a 6 volte l’utile 2026.
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