Stellantis perde terreno in Italia: a ottobre immatricolazioni giù del 5,5%

Stellantis perde terreno in Italia: a ottobre immatricolazioni giù del 5,5%

Il gruppo guidato da Antonio Filosa va in controtendenza rispetto a un mercato italiano in crescita e vede la quota scendere al 24,2%, frenato dalla carenza di un componente che ha bloccato la produzione della Fiat Pandina. Il titolo arretra a Piazza Affari dopo il balzo seguito alla trimestrale.

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Un mese in controtendenza rispetto al mercato

Il mese di ottobre segna la prima battuta d'arresto dell'anno per Stellantis sul mercato italiano, mentre il resto del settore continua a crescere.

Secondo i dati elaborati da Dataforce, il gruppo italo-francese ha immatricolato in Italia 31.865 vetture (Leapmotor compresa), in calo del 5,5% rispetto alle 33.737 di ottobre 2025.

Nello stesso mese il mercato italiano è cresciuto del 4,8% a 131.921 immatricolazioni, secondo i dati del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: la quota di mercato del gruppo è così scesa dal 26,8% al 24,2%, con una perdita di 2,6 punti.

Escludendo il marchio cinese Leapmotor, la flessione dei brand storici sale al 9,5% (30.265 vetture) e la quota cala al 23% dal 26,6%.

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La causa: manca un componente per la Pandina

Il gruppo ha spiegato che il calo dipende dalla mancata fornitura di un componente elettronico destinato alla centralina del motore N3 GSE, che ha causato blocchi produttivi su alcuni modelli Fiat.

A farne le spese è stata soprattutto la Fiat Pandina, l'auto più venduta in Italia, prodotta a Pomigliano, e in parte la 500 di Mirafiori: la Pandina è scesa a circa 7.200 immatricolazioni dalle oltre 10.000 di settembre.

Stellantis stima di aver perso diverse migliaia di vendite nel mese e avverte che le difficoltà potrebbero proseguire a novembre e dicembre, mentre lavora con i fornitori per ripristinare la piena disponibilità.

Il calo non viene però solo da Fiat, che resta in crescita: Peugeot e Citroën perdono circa il 12%, Opel il 31%, Alfa Romeo il 37% e Lancia oltre il 40%. In positivo solo Fiat, Abarth e Leapmotor, salita a 1.617 vetture (+461%).

Il bilancio dei dieci mesi resta comunque favorevole: 411.825 immatricolazioni, in aumento del 12,1%, con una quota del 29,4% dal 28,4% di un anno prima.

Il titolo in Borsa dopo il balzo della trimestrale

A Piazza Affari il titolo paga il dato con una seduta in rosso: alle 11:33 di oggi, martedì 3 novembre, Stellantis scambia a 4,173 euro, in calo dell'1,57% rispetto alla chiusura di 4,2395 euro di ieri.

Il ribasso arriva dopo una settimana di forte recupero: mercoledì 28 ottobre, giorno dei conti del terzo trimestre, l'azione era balzata del 15,4% a 4,2805 euro con 134,5 milioni di pezzi scambiati, e dai minimi di 3,5015 euro toccati il 23 ottobre guadagna ancora circa il 19%.

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Sul piano tecnico il prezzo si muove a ridosso della media mobile a 50 giorni (4,20 euro), che oggi fa da supporto, ma resta molto distante dalla media a 200 giorni (5,61 euro) e dal massimo a 52 settimane di 10,49 euro: la tendenza di fondo è ancora ribassista.

Trimestrale in miglioramento, ma la cassa resta negativa

I conti del terzo trimestre hanno mostrato un gruppo in via di risanamento, senza però risolvere il nodo della generazione di cassa.

I ricavi netti sono saliti dell'1% a 37,6 miliardi di euro, sopra i 36,37 miliardi attesi dal consenso Bloomberg, e la perdita netta si è ridotta del 90% a 453 milioni dai 4,5 miliardi di un anno prima.

L'utile operativo rettificato è salito a 256 milioni (margine 0,7% dallo 0,2%), mentre il flusso di cassa industriale è rimasto negativo per 4 miliardi; la liquidità disponibile ammonta a 42,7 miliardi.

L'amministratore delegato Antonio Filosa ha confermato la guidance 2026 (ricavi in crescita a una cifra media, margine operativo rettificato positivo a una cifra bassa) e l'attesa di un flusso di cassa industriale positivo nel 2027, dicendosi fiducioso di superare l'obiettivo di 2,4 miliardi di risparmi del Value Creation Program.

A livello di valutazione, con una capitalizzazione di circa 12,3 miliardi di euro il titolo tratta a 0,2 volte il patrimonio netto e a circa 5 volte gli utili attesi per il prossimo anno.

Analisti divisi e implicazioni per gli investitori

Il consenso degli analisti indica un obiettivo di prezzo medio di 5,28 euro, circa il 26% sopra le quotazioni attuali, con stime di utile per azione di 0,53 euro per il 2026 e di 0,95 euro per il 2027.

Non mancano però le voci prudenti: il 23 ottobre HSBC ha confermato il giudizio reduce e tagliato il target a 3,30 euro da 4 euro, prima del rimbalzo seguito alla trimestrale.

Per gli investitori il dato italiano è un promemoria di quanto il recupero resti fragile: il blocco produttivo della Pandina potrebbe pesare anche sul quarto trimestre, proprio il periodo su cui il gruppo conta per centrare gli obiettivi annuali.

I temi da seguire nelle prossime settimane sono il ripristino delle forniture, i dati di immatricolazione di novembre e l'andamento dell'Europa allargata, unica regione in perdita operativa nel trimestre.

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