STMicroelectronics, svolta AI e ritorno alla crescita spingono il titolo a quasi +14%

STMicroelectronics torna sotto i riflettori con una delle migliori performance della sua storia recente. Dopo anni difficili, il gruppo italo-francese dei microchip cambia narrativa: non più solo automotive, ma protagonista nell’infrastruttura globale dell’intelligenza artificiale. Tra numeri in crescita, nuovi accordi strategici e una domanda AI senza vincoli, il mercato ricomincia a credere. Ma sotto la superficie restano ancora alcune fragilità.
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Ritorno del titolo e cambio di passo
Finalmente il mercato torna ad applaudire i conti di STMicroelectronics. Il titolo del colosso italo-francese dei semiconduttori segna oggi un rialzo di quasi il +14% a 42,7 euro, sui massimi da marzo 2024. Come si legge in un commento di Gabriel Debach, market analyst di eToro, non lo fa per inerzia, non lo fa per una semplice rotazione settoriale, ma perché per la prima volta dopo molto tempo il momentum del titolo torna ad avere fondamenta industriali. STM è oggi tra i titoli più forti del Ftse Mib sia su base mensile (prima) sia da inizio anno (dietro solo a Saipem). Un cambio di passo netto, quasi violento, se confrontato con il biennio precedente, segnato da downgrade, rallentamento dell’automotive, forti tensioni sulla governance e un drawdown che nel momento più buio del 2025 aveva toccato il -66%.
Il 2026 non è solo un buon anno per Debach. È, nei fatti, la miglior performance YTD della storia del titolo. Non a caso il titolo è tornato a marzo nella top 10 del FTSE MIB, dopo esserne uscita nel luglio 2025. Un ritorno simbolico, ma significativo.
Nuova identità e numeri in crescita
Il punto è che oggi STM non viene più letta solo come una storia ciclica legata all’auto. Ed è questo, secondo Debach, il vero cambio di identità. L’AI è tema globale da tempo, ma solo ora entra davvero nel principale listino italiano non per riflesso, non per narrativa indiretta, ma nei numeri. STM, di fatto l’unica vera società tecnologica a grande capitalizzazione del Ftse Mib, porta sui conti una trasformazione che il mercato aspettava da mesi. Nel primo trimestre 2026 i ricavi netti sono saliti a 3,10 miliardi di dollari, +23,0% anno su anno. Ex contributo NXP MEMS, la crescita resta comunque robusta, a +21,4%. Ancora più importante, spiega Debach, il book-to-bill è rimasto ben sopra 1 in tutti i mercati finali e in tutte le aree geografiche, mentre le scorte nella distribuzione sono state normalizzate.
Sul fronte dei mercati finali, colpisce soprattutto il ritorno alla crescita dell’automotive. Dopo essere stato per trimestri il capitolo più fragile del racconto STM, oggi torna a essere una base. Nel primo trimestre 2026 il comparto segna +15% anno su anno, mentre il calo del 10% sul trimestre precedente viene ricondotto alla stagionalità, non a un deterioramento strutturale. È, spiega Debach, una differenza di lessico sottile solo in apparenza, in realtà enorme, perché toglie al mercato uno dei principali argomenti ribassisti usati negli ultimi due anni.
La svolta AI e il riposizionamento strategico
Il punto di rottura, però, è altrove. Per Debach è nell’AI. È qui che STM cambia categoria. Jean-Marc Chery lo dice in modo esplicito, sottolineando che il gruppo è ora strategicamente posizionato per catturare il rialzo dei nuovi programmi AI-driven. E questa volta il linguaggio è accompagnato dai fatti. L’accordo pluriennale e multimiliardario con AWS lega STM all’espansione della nuova infrastruttura cloud e AI. La collaborazione con NVIDIA rafforza il posizionamento su power solutions a 800V DC, architetture 12V e 6V e Physical AI. Intanto la piattaforma silicon photonics PIC100 entra in produzione ad alto volume. Il risultato, sottolinea Debach, è che i data center smettono di essere una promessa e diventano guidance: oltre 500 milioni di dollari di ricavi nel 2026, oltre 1 miliardo nel 2027.
Ed i numeri di segmento diventano decisivi. CECP cresce del +41% anno su anno, RFOC del +33,9%. Non sono più linee marginali, precisa Debach, sono la prova contabile del riposizionamento. STM non è più soltanto un fornitore esposto al ciclo dell’auto, ma un abilitatore strutturale dell’infrastruttura AI, dal power al cooling, dalla connettività ottica ai microcontrollori. L’automotive resta, ma non domina più la percezione del titolo. È la base, sintetizza Debach, non è più il vincolo.
Margini, criticità e nuovo posizionamento
Il management ha poi trasmesso un livello di fiducia, accompagnato da elementi operativi concreti. La domanda legata all’AI viene descritta come sostanzialmente senza vincoli, con STM impegnata ad aumentare la capacità produttiva per soddisfarla, in particolare nelle soluzioni di fotonica del silicio e nella gestione della potenza. Sul fronte della profittabilità, osserva Debach, il gruppo prevede un miglioramento progressivo del margine lordo in ogni trimestre del 2026, con un obiettivo superiore al 40% nella seconda metà dell’anno. I costi legati alla riorganizzazione produttiva, dalla transizione dai 200 mm ai 300 mm fino al carburo di silicio, vengono considerati temporanei, con benefici attesi a pieno regime tra il 2027 e l’inizio del 2028.
Questo, puntualizza Debach, non significa che i problemi siano spariti. Il segmento Power & Discrete resta debole, con ricavi in calo dell’1,8% anno su anno e una perdita operativa peggiorata. I margini restano compressi. Il gross margin GAAP è al 33,8%, il margine operativo GAAP al 2,3%. Il free cash flow è negativo per 723 milioni di dollari, anche se fortemente influenzato dall’esborso una tantum per l’acquisizione NXP MEMS.
Si chiude la fase in cui STM era percepita come un proxy dell’automotive in rallentamento. Si apre quella in cui il gruppo prova a essere prezzato come infrastruttura critica per l’AI, con l’auto che torna a fare da piattaforma solida, non da freno. In mezzo ci sono anche altri tasselli qualitativi, dal business LEO satellite alla strategia China for China, ma il cuore della svolta è uno solo, conclude Debach: STM non sta più spiegando perché ha sofferto. Sta iniziando a mostrare dove vuole crescere.
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