Stretto di Hormuz verso la riapertura ma i rischi restano elevati

La bozza di accordo tra Stati Uniti e Iran rappresenta il primo passo concreto verso la normalizzazione dello Stretto di Hormuz dopo mesi di interruzioni che hanno scosso mercati energetici e condizioni di credito globali. Il percorso verso la piena riapertura resta perรฒ fragile e incerto, con trasporti, forniture energetiche e fiducia degli investitori destinati a recuperare solo gradualmente.
Indice dei contenuti
Un primo passo verso la normalizzazione
La prospettiva di un memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran per ripristinare il transito attraverso lo Stretto di Hormuz rappresenta il primo segnale concreto di distensione dopo mesi di tensioni che hanno trasformato uno dei principali snodi energetici del pianeta in un collo di bottiglia per il commercio globale.
Come si legge in un report di S&P Global Ratings (S&P), l'annuncio del quadro preliminare dell'accordo risulta coerente con lo scenario di base elaborato dall'agenzia di rating per il 2026. Lo scenario prevede infatti un graduale allentamento delle interruzioni nello Stretto di Hormuz nella seconda metร dell'anno, pur senza un ritorno immediato alle condizioni precedenti al conflitto.
S&P sottolinea come la riapertura del corridoio marittimo costituisca un passaggio essenziale per affrontare una crisi che ha avuto effetti rilevanti sui mercati energetici, sulle catene di approvvigionamento e sulle condizioni finanziarie globali.
L'agenzia di rating ricorda inoltre che giร nel precedente aggiornamento pubblicato il 21 maggio aveva modificato il proprio scenario centrale ipotizzando un progressivo allentamento del blocco entro la fine del 2026, accompagnato perรฒ da un recupero lento e incompleto dei flussi commerciali. Gli sviluppi annunciati nelle ultime ore non modificano questa impostazione, ma piuttosto la rafforzano.
Nessuna revisione immediata delle previsioni
Nonostante il miglioramento del quadro geopolitico, S&P ritiene prematuro modificare le proprie previsioni macroeconomiche e creditizie. L'eventuale firma del memorandum rappresenterebbe infatti soltanto l'inizio di un processo complesso, il cui successo dipenderร dall'effettiva implementazione degli accordi e dal ripristino della libertร di navigazione nello Stretto di Hormuz.
Secondo S&P, rimangono numerosi elementi di incertezza che impediscono di considerare risolta la crisi. La riapertura delle rotte energetiche e commerciali richiederร tempo e dovrร fare i conti con una serie di ostacoli operativi accumulati durante i mesi di blocco.
Le infrastrutture danneggiate, le limitazioni imposte dalle compagnie assicurative marittime, la necessitร di riorganizzare i flussi logistici e la persistente avversione al rischio da parte degli operatori potrebbero continuare a frenare il ritorno alla normalitร . Per questo motivo, S&P ritiene che i livelli di traffico e di esportazione energetica possano restare inferiori a quelli precedenti al conflitto anche nel corso del 2027.
L'ipotesi centrale dell'agenzia di rating continua a prevedere che, nella seconda metร del 2026, le spedizioni petrolifere possano attestarsi mediamente attorno al 75% dei volumi registrati prima della guerra, evidenziando come una pace formale non coincida automaticamente con un pieno recupero dell'operativitร . L'accordo annunciato nei giorni scorsi non fornisce dunque elementi sufficienti per modificare in modo sostanziale questa valutazione prudente.
Lโattenzione si sposta sulla qualitร della riapertura
Se fino a poche settimane fa il dibattito ruotava attorno alla possibilitร stessa di una riapertura dello Stretto di Hormuz, ora l'attenzione degli investitori si sta rapidamente spostando su un'altra domanda: quanto sarร effettiva e duratura questa normalizzazione?
Secondo S&P, il tema centrale non riguarda piรน il "se", ma il "come". Anche nell'ipotesi di una firma formale dell'accordo, restano infatti aperti interrogativi cruciali sulla capacitร delle parti di garantire nel tempo un passaggio sicuro attraverso una delle vie marittime piรน strategiche del mondo.
L'esperienza storica suggerisce prudenza. Le tregue raggiunte in contesti geopolitici complessi possono rivelarsi fragili e soggette a improvvise recrudescenze delle tensioni. Per questo motivo, come evidenzia S&P, la presenza di un accordo formale non elimina automaticamente il rischio di nuovi episodi di instabilitร .
La credibilitร dell'intesa dipenderร soprattutto dall'esistenza di meccanismi concreti e verificabili capaci di garantirne il rispetto. In assenza di strumenti efficaci di monitoraggio e applicazione, il rischio di nuove interruzioni rimane elevato.
Nei prossimi mesi i mercati osserveranno con particolare attenzione non soltanto l'attuazione pratica degli impegni presi, ma anche i progressi nei negoziati destinati ad affrontare le questioni che hanno alimentato il conflitto. Come sottolinea S&P, il ritorno della fiducia richiederร sviluppi tangibili sui temi piรน delicati, a partire dalle ambizioni nucleari iraniane, dal programma missilistico e dal sostegno fornito da Teheran ai propri alleati regionali. Solo un avanzamento concreto su questi dossier potrร rafforzare la convinzione che il percorso verso la stabilizzazione sia realmente sostenibile nel lungo periodo.
I rischi estremi iniziano ad attenuarsi
Pur mantenendo un approccio prudente, S&P riconosce che l'accordo potrebbe contribuire a ridurre la probabilitร degli scenari piรน negativi che avevano iniziato a preoccupare investitori e operatori finanziari negli ultimi mesi.
Le condizioni del credito globale continuano infatti a essere influenzate dagli effetti economici della crisi energetica. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha alimentato l'aumento dei prezzi delle materie prime energetiche, aggravando le pressioni inflazionistiche e rendendo piรน restrittive le condizioni di finanziamento per governi, imprese e famiglie.
Un cessate il fuoco credibile e una graduale normalizzazione dei flussi commerciali potrebbero impedire un ulteriore incremento del premio per il rischio geopolitico incorporato nei prezzi delle commodity e nei rendimenti obbligazionari.
S&P osserva che eventuali benefici non sarebbero immediati. La riduzione delle tensioni sui mercati energetici richiederร tempo prima di tradursi in un miglioramento concreto delle condizioni economiche e finanziarie. Gli effetti positivi emergeranno progressivamente man mano che le catene di approvvigionamento si stabilizzeranno e gli investitori acquisiranno maggiore fiducia nella tenuta dell'accordo.
L'agenzia di rating continua comunque a ritenere che le pressioni sul credito tendano ad ampliarsi e intensificarsi quanto piรน a lungo persiste uno shock sull'offerta energetica. Da questo punto di vista, anche una soluzione soltanto parziale della crisi puรฒ contribuire a limitare il deterioramento delle condizioni finanziarie, mantenendole all'interno dello scenario di base giร delineato nei mesi scorsi.
Un elemento particolarmente rilevante riguarda la diminuzione del rischio associato agli scenari estremi. Se l'accordo dovesse dimostrarsi stabile nel tempo, la probabilitร di una crisi protratta per diversi anni diminuirebbe sensibilmente, riducendo uno dei principali rischi di coda che gravano oggi sulle prospettive economiche globali.
Crescita globale ancora alle strette
Nonostante i segnali di distensione provenienti dal Medio Oriente, S&P continua a ritenere che l'economia globale dovrร convivere ancora a lungo con le conseguenze della crisi energetica e delle tensioni geopolitiche accumulate negli ultimi mesi.
L'agenzia di rating evidenzia come l'accordo tra Stati Uniti e Iran rappresenti certamente uno sviluppo positivo, ma non sufficiente a cancellare rapidamente gli effetti prodotti dalle interruzioni dei flussi commerciali e dall'aumento dei costi energetici. Le economie di molte regioni del mondo stanno giร assorbendo l'impatto di mesi caratterizzati da prezzi elevati delle materie prime, maggiori costi logistici e condizioni finanziarie piรน restrittive.
Secondo S&P, il quadro macroeconomico resta quindi caratterizzato da una crescita moderata e da un'inflazione che continua a rappresentare una fonte di preoccupazione per le banche centrali. Anche qualora la situazione nello Stretto di Hormuz dovesse migliorare progressivamente, servirร tempo prima che i benefici si riflettano pienamente sui prezzi dell'energia, sui costi delle imprese e sul potere d'acquisto delle famiglie.
La normalizzazione dei mercati energetici non sarร infatti immediata. Le scorte disponibili si sono ridotte durante il periodo di crisi e la ricostruzione delle catene di approvvigionamento richiederร diversi trimestri. Questo significa che una parte delle pressioni inflazionistiche potrebbe continuare a manifestarsi anche dopo la riapertura delle rotte marittime.
Per S&P, la combinazione di crescita piรน debole e prezzi ancora elevati rimane uno degli elementi centrali dello scenario economico globale. Gli investitori continueranno quindi a monitorare con attenzione l'evoluzione delle politiche monetarie e la capacitร delle principali economie di assorbire gli shock accumulati negli ultimi anni.
Mercati e credito tra prudenza e opportunitร
Nel valutare le prospettive dei mercati finanziari, S&P sottolinea come l'accordo tra Washington e Teheran possa contribuire a migliorare gradualmente il sentiment degli investitori, senza perรฒ eliminare del tutto la prudenza che caratterizza l'attuale fase di mercato.
Le condizioni del credito globale sono state messe alla prova dall'aumento dei costi energetici e dall'incertezza geopolitica. Una riduzione delle tensioni potrebbe favorire un miglioramento della fiducia, sostenendo sia gli emittenti corporate sia i governi che devono affrontare esigenze di finanziamento sempre piรน elevate.
L'agenzia di rating osserva che la capacitร dei mercati di assorbire positivamente l'accordo dipenderร in larga misura dalla sua credibilitร e dalla sua durata. Eventuali passi avanti nei negoziati sul programma nucleare iraniano e sulle altre questioni regionali potrebbero contribuire a rafforzare ulteriormente la fiducia degli operatori finanziari.
Al contrario, qualsiasi segnale di deterioramento dell'intesa rischierebbe di riportare rapidamente al centro delle preoccupazioni i temi dell'inflazione energetica, delle interruzioni commerciali e dell'inasprimento delle condizioni finanziarie.
Per questo motivo S&P continua a considerare la situazione come una fase di transizione. L'accordo rappresenta senza dubbio un importante primo passo verso la normalizzazione, ma non segna ancora il ritorno a uno scenario privo di rischi.
Gli investitori dovranno quindi confrontarsi con un contesto in cui le opportunitร derivanti dalla riapertura dello Stretto di Hormuz convivono con un livello di incertezza ancora superiore rispetto agli standard storici. La traiettoria dei mercati energetici, delle condizioni di credito e della crescita globale continuerร a dipendere dalla capacitร delle parti coinvolte di trasformare l'attuale tregua in una stabilizzazione duratura dell'intera regione.
La Finestra sui Mercati
Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!
