Tagli Fed e AI favoriscono le large cap USA

19/12/2025 06:00
Tagli Fed e AI favoriscono le large cap USA

Le performance delle azioni statunitensi potrebbero essere state amplificate anche dalla notizia che la Fed acquisterร  40 miliardi di dollari in buoni del Tesoro ogni mese fino ad aprile per sostenere la liquiditร  nei mercati monetari, oltre che dal taglio dei tassi. La giustificazione per unโ€™ulteriore riduzione dei tassi, potrebbe essere un mercato del lavoro in forte indebolimento, unito ad un peggioramento delle condizioni economiche. Tra le azioni made in US, gli analisti propendono per quelle a grande capitalizzazione per mantenere l'esposizione al ciclo di investimento in intelligenza artificiale in corso, con un occhio di riguardo alla diversificazione.

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM

Scopri le soluzioni di investimento

Con tutti i certificate di Orafinanza.it


Fiducia dei consumatori dellโ€™Universitร  del Michigan di dicembre in uscita oggi (stima 55 punti contro 51 punti di novembre).

Due sono notizie importanti di ieri: la discesa dellโ€™inflazione degli Stati Uniti e il rialzo delle stime di crescita del PIL dellโ€™Europa. Lโ€™inflazione USA di novembre ha fatto registrare a sorpresa un +2,7% contro le attese di +3,1% e di un dato di settembre del +3%. L'indice complessivo, esclusi cibo ed energia, รจ aumentato del 2,6% negli ultimi 12 mesi. L'indice energetico รจ aumentato del 4,2%, ma la benzina รจ crescita dello 0,9% e lโ€™abbigliamento dello 0,2%. L'indice alimentare รจ aumentato del 2,6% nell'ultimo anno.

Guardando al netto peggioramento del PhillyFed di dicembre (-10,2 punti contro +2,5 atteso e -1,7 a novembre) sembrerebbe che la minore crescita dellโ€™inflazione rispetto alle attese sia anche in parte dovuta alla contrazione dellโ€™attivitร  manifatturiera. In linea con le attese le richieste di sussidi settimanali alla disoccupazione (224k) e in leggera flessione rispetto alle 237k unitร  della scorsa settimana.

In linea con le attese degli investitori, la BCE ha lasciato il tasso sui depositi invariato al 2%. Il tasso sui rifinanziamenti principali resta al 2,15%, quello sui prestiti marginali al 2,40%. Per quanto riguarda lโ€™aggiornamento delle stime economiche, le ultime proiezioni dell'Eurosistema indicano un'inflazione complessiva media del +2,1% nel 2025, del +1,9% nel 2026, del +1,8% nel 2027 e del +2,0% nel 2028. L'inflazione al netto della componente energetica e alimentare si porterebbe in media al 2,4% nel 2025, al 2,2% nel 2026, all'1,9% nel 2027 e al 2,0% nel 2028. L'inflazione รจ stata rivista al rialzo per il 2026, principalmente perchรฉ gli esperti si attendono ora che quella relativa ai servizi scenda piรน lentamente. La BCE ha inoltre migliorato al +1,4% (+1,2% di tre mesi fa), la sua stima di crescita del PIL per l'area euro nel 2025. La previsione di crescita per il 2026 รจ stata alzata al +1,2% (dal +1%) e quella per il 2027 al +1,4% (dal +1,3%). Secondo la BCE, la crescita economica dovrebbe essere piรน sostenuta rispetto alle proiezioni di settembre, trainata in particolare dalla domanda interna.

Al di lร  del taglio dei tassi, i mercati azionari hanno risposto positivamente ai messaggi della Fed della scorsa settimana. Negli Stati Uniti le small cap, che come sappiamo sono piรน sensibili ai tassi di interesse, hanno sovraperformato nuovamente i grandi nomi tecnologici. Questa rotazione รจ stata anche amplificata da un inciampo dei Magnifici 7, dopo i risultati di Oracle e Broadcom che hanno sollevato nuovamente preoccupazioni sugli investimenti nell'intelligenza artificiale e sui ricavi a breve termine.

I movimenti del mercato statunitense potrebbero essere stati amplificati anche dalla notizia che la Fed acquisterร  40 miliardi di dollari in buoni del Tesoro ogni mese fino ad aprile per sostenere la liquiditร  nei mercati monetari. A nostro avviso, ciรฒ riflette un adeguamento tecnico al modo in cui la Fed fissa i tassi di interesse, in contrapposizione a qualsiasi cambiamento di politica monetaria, come il QE, in base al quale la banca centrale acquista titoli a piรน lunga scadenza per abbassare i tassi di interesse a lungo termine e stimolare l'economia. Tuttavia, alcuni investitori vedono una distinzione meno netta tra queste politiche, interpretando gli acquisti come una forma di allentamento della politica monetaria.

Siamo all'inizio della fine dell'allentamento della Fed? Domanda lecita. Anche se pensiamo di essere prossimi alla fine del ciclo di allentamento della Fed, guardando al 2026 sembra esserci ancora spazio per uno o forse due tagli (quelli che si aspetta il mercato), lasciando poi i tassi di interesse tra il 3% e il 3,5%.

La giustificazione per unโ€™ulteriore riduzione dei tassi, potrebbe essere un mercato del lavoro in forte indebolimento, in particolare all'inizio del 2026. Gli ultimi dati sulle buste paga non agricole di novembre indicano una variazione di 64k tra gli occupati (50k previsti e -105k in ottobre), trend positivo ma un poโ€™ troppo lento per consentire una crescita stabile del PIL. Ulteriori incrementi lenti con l'avvicinarsi del 2026 suggerirebbero quindi un ulteriore allentamento, soprattutto vista la recente la sensibilitร  della Fed a questi rischi. Da monitorare attentamente anche la spesa dei consumatori per individuare segnali che un raffreddamento del mercato del lavoro stia iniziando a pesare sulla spesa. Da questo punto di vista, le vendite al dettaglio di ottobre hanno fatto registrare una flessione al +3,5% del tasso di crescita (+4,2% a settembre), che comunque si mantiene ampiamente positivo.

Per giustificare un ulteriore allentamento, dovremmo inoltre assistere ad un netto peggioramento delle prospettive economiche. Con l'inflazione ancora ben al di sopra del suo obiettivo del 2% e con una previsione di mantenimento fino al 2026, riteniamo che la Fed debba tenere presente che un allentamento eccessivo della politica monetaria potrebbe esacerbare le pressioni sui prezzi. Il peggio sarebbe poi fare marcia indietro costretti da unโ€™inflazione che riprende a correre.

Che significa questo per gli investitori? Dalle riunioni delle banche centrali della scorsa settimana sono emersi alcuni spunti importanti. In primo luogo, i rendimenti sulla liquiditร , o su investimenti a brevissimo termine come fondi del mercato monetario, certificati di deposito (CD) e buoni del Tesoro, sono giร  diminuiti drasticamente negli Stati Uniti e riteniamo che i rendimenti continueranno probabilmente a scendere nel prossimo anno, ovviamente se abbiamo ragione nell'affermare che la Fed taglierร  ulteriormente i tassi.

Secondo gli analisti, gli investitori potrebbero anche prendere in considerazione l'idea di spostarsi verso l'alto lungo la curva per trarre vantaggio da rendimenti leggermente piรน elevati, considerato che negli Stati Uniti il rendimento dei titoli del Tesoro USA decennali รจ aumentato dal minimo del 4% del 2025 a circa il 4,2% attuale. Gli analisti stimano che il rendimento del Tesoro decennale dovrebbe rimanere entro un intervallo compreso tra il 4% e il 4,5%. Con la Fed prossima alla fine del ciclo di allentamento, l'inflazione ancora sostenuta e alcune persistenti preoccupazioni sulle prospettive del debito federale, sembrano esserci pochi fattori che farebbero da traino per un calo significativo dei rendimenti.

Per gli investitori con una maggiore tolleranza al rischio e soprattutto orizzonti temporali piรน lunghi, gli analisti suggeriscono di aumentare l'allocazione in azioni, rispetto alle obbligazioni, puntando su portafogli diversificati di azioni statunitense e internazionali.

Tra le azioni made in US, gli analisti propendono per quelle a grande capitalizzazione per mantenere l'esposizione al ciclo di investimento in intelligenza artificiale in corso. Tuttavia, la recente rotazione dalle societร  tecnologiche a mega capitalizzazione ad altri settori e dimensioni evidenzia anche vantaggi nella diversificazione e nel potenziale per un'espansione della leadership di mercato. Le azioni a piccola e media capitalizzazione offrono infatti un modo per beneficiare della crescita costante e dei tassi di interesse piรน bassi che gli analisti prevedono per il prossimo anno.

Allo stesso modo, la resilienza del portafoglio puรฒ anche essere rafforzata dalla diversificazione geografica, con azioni internazionali e azioni dei mercati emergenti entrambe attualmente interessanti, date le solide prospettive di utili e le valutazioni piรน basse rispetto ai titoli azionari statunitensi a grande capitalizzazione.

La Finestra sui Mercati

Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!

Leggi la nostra guida sugli ETF

Obbligazione sul rendimento del BTP all'8,25%

Cedole annue condizionate e richiamabile

Chi siamo

Orafinanza.it รจ il sito d'informazione e approfondimento nel mondo della finanza. Una redazione di giornalisti e analisti finanziari propone quotidianamente idee e approfondimenti per accompagnarti nei tuoi investimenti.

Approfondimenti, guide e tutorial ti renderanno un esperto nel settore della finanza permettendoti di gestire al meglio i tuoi investimenti.

Maggiori Informazioni


Feed Rss

Dubbi o domande?

Scrivici un messaggio e ti risponderemo il prima possibile.




Orafinanza.it
รจ un progetto di Fucina del Tag srl


V.le Monza, 259
20126 Milano
P.IVA 12077140965


Note legali
Privacy
Cookie Policy
Dichiarazione Accessibilitร 

OraFinanza.it รจ una testata giornalistica a tema economico e finanziario. Autorizzazione del Tribunale di Milano N. 50 del 07/04/2022

La redazione di OraFinanza.it