Tassi alti per sempre? Il mondo si contende il capitale

Negli ultimi 25 anni lโabbondanza di capitale รจ stata un lusso per lโeconomia globale e in questo scenario gli investitori prosperavano. Lโera del capitale abbondante sta cedendo il passo alla โcompetizione del capitaleโ.
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
Il calendario macroeconomico si presenta oggi piuttosto carico sia sul fronte europeo che su quello americano, con unโattenzione particolare ai servizi e al commercio internazionale. In Europa la mattinata sarร dominata dai PMI servizi definitivi di agosto. Il flash aveva giร mostrato un Eurozona stabile a 51,7 punti, leggermente meglio delle attese e al livello piรน alto da febbraio, sostenuto soprattutto dalla ripresa del turismo. Il dato finale di solito non riserva grandi sorprese, ma servirร a confermare se i servizi continuano a fare da motore della crescita mentre il manifatturiero resta debole, in particolare in Germania e Francia. Accanto a questi indici arriverร anche il PPI di luglio, utile per capire se le pressioni inflazionistiche a monte continuano a moderarsi in vista della riunione della BCE della prossima settimana.
Negli Stati Uniti la giornata sarร piรน articolata. Sono attesi la bilancia commerciale di luglio, la revisione della produttivitร e dei costi unitari del lavoro del secondo trimestre e le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione. Sul commercio il consensus punta a un deficit intorno ai 90 miliardi di dollari, in netto allargamento rispetto ai 73,3 miliardi di giugno. Si tratta di un dato che probabilmente peserร sul contributo del commercio al PIL del terzo trimestre. La produttivitร e i costi del lavoro dovrebbero rimanere sostanzialmente stabili, mentre le claims settimanali, attese a 205k, continueranno a offrire il termometro piรน tempestivo sullo stato del mercato del lavoro a ridosso dei Nonfarm Payrolls di venerdรฌ. Il momento piรน atteso della giornata americana arriverร perรฒ nel pomeriggio con lโISM Services di agosto. Il consenso si colloca a 54,1 punti (in linea con luglio). Il settore terziario americano resta stabilmente in espansione da molti mesi, ma sarร interessante verificare soprattutto il sottoindice sullโoccupazione (che a luglio era sceso sotto 50) e quello dei prezzi. Un dato solido rafforzerebbe lโimmagine di unโeconomia americana ancora resiliente, mentre un indebolimento, specialmente sul fronte del lavoro, aprirebbe invece la porta a scenari di soft landing piรน pronunciato.
Per gran parte degli ultimi venticinque anni, lโeconomia globale ha goduto di un lusso straordinario, dove il capitale era abbondante, a buon mercato e apparentemente illimitato ed i risparmi fluivano liberamente attraverso i confini. I tassi di interesse globali scendevano costantemente e, per un certo periodo, sono addirittura diventati negativi in alcune parti dโEuropa e in Giappone. I governi prendevano a prestito con poche conseguenze apparenti. Le imprese finanziavano la crescita a tassi storicamente convenienti e le famiglie avevano accesso al credito a basso costo.
In questo scenario gli investitori prosperavano, poichรฉ i tassi di sconto in calo contribuivano a spingere al rialzo le valutazioni di azioni, obbligazioni, immobili e altri asset finanziari. Pochi paesi hanno beneficiato di questa era di abbondanza di capitale piรน degli Stati Uniti. In quanto maggiore nazione debitrice del mondo e sede dei mercati dei capitali piรน profondi al mondo, lโAmerica ha attinto al pool di risparmi globali con straordinaria facilitร . Il capitale estero ha contribuito a finanziare i persistenti deficit di bilancio federale e delle partite correnti, mantenendo al contempo i costi di finanziamento statunitensi notevolmente bassi. Washington poteva spendere piรน di quanto incassava, le famiglie potevano consumare piรน di quanto guadagnavano e il paese nel suo insieme poteva investire piรน di quanto risparmiava.
Per decenni, il mondo รจ stato lieto di finanziare la differenza. Quellโaccordo confortevole รจ ora messo in discussione. Proprio nel momento in cui le esigenze di finanziamento dellโAmerica sono raramente state cosรฌ elevate, lโera del capitale abbondante sta cedendo il passo a qualcosa di molto diverso che si chiama lโera della competizione per il capitale. ร perรฒ importante sottolineare che il mondo non sta esaurendo i risparmi. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, i risparmi globali lordi restano intorno al 27% del PIL mondiale, grosso modo in linea con la media di questo secolo. Lโofferta di risparmi non รจ quindi crollata, ma quello che รจ cambiato รจ lโaltro lato dellโequazione. Il mondo ha sviluppato un enorme appetito per il capitale. Governi, imprese e famiglie competono sempre di piรน per lo stesso pool di risparmi. E quando la domanda di qualcosa cresce piรน rapidamente della sua offerta, il suo prezzo tende ad aumentare. Per il capitale, quel prezzo รจ il tasso di interesse.
ll passato era diverso. La precedente era di abbondanza era insolita non solo perchรฉ il mondo risparmiava molto, ma anche perchรฉ la domanda di investimenti era comparativamente debole. Cina, Germania, Giappone, paesi produttori di petrolio e altre economie in surplus generavano enormi pool di risparmi in eccesso. Le banche centrali dei mercati emergenti accumulavano riserve di valuta estera, gran parte delle quali confluiva in titoli del Tesoro statunitensi. Nel frattempo, dopo la crisi finanziaria globale, gli investimenti privati in gran parte del mondo sviluppato restavano contenuti. Il risultato รจ stato che troppo capitale inseguiva troppe poche opportunitร di investimento attraenti e potenziali.
Oggi, quellโequazione si sta rapidamente invertendo. I risparmi globali restano abbondanti, ma lโelenco di coloro che rivendicano quel capitale sta esplodendo. Gli analisti le chiamiamo le cinque D: Debito, Difesa, Digitalizzazione, Demografia e Deglobalizzazione.
Iniziamo dal debito. I governi del mondo sviluppato stanno accumulando ampi deficit strutturali affrontando e contemporaneamente spese per interessi in aumento e in particolare gli Stati Uniti. Il debito federale detenuto dal pubblico si sta avvicinando alle dimensioni del PIL annuale degli Stati Uniti, e Washington deve finanziare ampi nuovi deficit mentre rifinanzia continuamente migliaia di miliardi di dollari di obblighi di spesa. I titoli del Tesoro stanno quindi competendo per il capitale su scala massiccia.
Poi viene la difesa. Lโinvasione russa dellโUcraina, le tensioni in Medio Oriente e la competizione strategica tra Stati Uniti e Cina hanno posto fine al dividendo di pace del post-Guerra Fredda. LโAmerica sta ricostruendo le scorte di munizioni, lโEuropa si sta riarmando e le nazioni Asiatiche stanno aumentando le spese militari. Navi, missili, satelliti, droni e impianti di produzione per la difesa richiedono tutti capitale.
Ma anche la digitalizzazione. La rivoluzione dellโIA potrebbe rivelarsi una delle trasformazioni tecnologiche piรน intensiva di capitale della storia. Le societร tecnologiche stanno spendendo somme straordinarie per data center, semiconduttori avanzati, attrezzature di rete e generazione di energia. Le utility necessitano di capitale per espandere e modernizzare le reti elettriche. I produttori di semiconduttori richiedono decine di miliardi di dollari per costruire stabilimenti di fabbricazione avanzati. Tutto ciรฒ รจ enormemente costoso e richiede capitale.
Altro elemento รจ la demografia. Le popolazioni che invecchiano stanno esercitando una pressione crescente sui bilanci pubblici attraverso pensioni, assistenza sanitaria e altri programmi sociali. Un numero inferiore di lavoratori rispetto ai pensionati significa maggiori oneri fiscali in gran parte del mondo sviluppato. Solo negli Stati Uniti, le uscite obbligatorie per Medicaid, Medicare e Social Security sono passate da 724 miliardi di dollari nel 2000 a 3.200 miliardi di dollari nellโanno fiscale 2025.
Last but not least, la deglobalizzazione. Per decenni, la globalizzazione รจ stata fondamentalmente una questione di efficienza, ovvero andare a produrre beni dove i costi erano piรน bassi. Il mondo di oggi valorizza sempre di piรน la resilienza e la sicurezza nazionale, il che significa la duplicazione delle catene di fornitura, il reshoring delle fabbriche, lโespansione delle scorte strategiche e impianti di produzione nazionale sovvenzionati. Tutti questi obiettivi, ovviamente, richiedono capitale.
Come vediamo, il denominatore comune di debito, difesa, digitalizzazione, demografia e deglobalizzazione รจ lโaccesso al capitale. E poichรฉ questi fattori sono strutturali piuttosto che ciclici, le loro richieste sui risparmi globali difficilmente si attenueranno a breve. Le evidenze di questa emergente competizione sono sempre piรน visibili nei mercati finanziari. Le societร investment-grade hanno giร venduto quasi 1.500 miliardi di dollari di obbligazioni questโanno, circa il 36% in piรน rispetto allo stesso periodo dellโanno scorso e siamo sulla buona strada per sfidare i record precedenti, secondo Bloomberg. Con gli hyperscaler che si prevede continueranno a investire capitali massicci nelle infrastrutture per lโIA fino alla fine del decennio, la domanda aziendale di finanziamenti potrebbe quindi rimanere elevata per anni.
Nel frattempo perรฒ il Tesoro statunitense รจ chiamato a finanziare enormi deficit federali. Il risultato รจ un mercato sempre piรน affollato in cui governi e imprese competono per gli stessi dollari degli investitori. I recenti spostamenti dei fondi obbligazionari investment-grade dai titoli del Tesoro verso il debito societario offrono un piccolo ma significativo scorcio di come potrebbe apparire questo nuovo ambiente.
Per gli investitori, le implicazioni sono significative. Intanto i tassi di interesse reali potrebbero rimanere strutturalmente piรน elevati rispetto a gran parte dei due decenni precedenti. Gli investitori che attendono un ritorno allโambiente di tassi ultra-bassi degli anni 2010 potrebbero dover aspettare molto a lungo. Poi la politica fiscale torna a contare. Nellโera del capitale abbondante, i mercati spesso tolleravano gli eccessi fiscali. In un mondo di maggiore competizione per il capitale, i paesi che si indebitano pesantemente senza generare corrispondenti ritorni economici potrebbero alla fine pagare un prezzo piรน alto (tenete dโocchio il Giappone).
Ovviamente lโallocazione del capitale diventa fondamentale. Le aziende capaci di generare solidi rendimenti sul capitale investito, di mantenere bilanci sani e di finanziare lโespansione internamente dovrebbero trattare a premio rispetto a tutte le altre. Quando il denaro non รจ piรน virtualmente gratuito, la differenza tra investimenti produttivi e ingegneria finanziaria diventa molto piรน importante. Poi cโรจ lโenorme ciclo di spesa per investimenti del mondo, che dovrebbe creare vincitori e vinti. La generazione di energia, le infrastrutture elettriche, la difesa, lโautomazione industriale, i semiconduttori, i data center e altre industrie intensiva di capitale potrebbero godere di anni di investimenti elevati e di una crescita degli utili superiori alle attese.
Quindi, senza timore di essere smentiti, possiamo affermare che lโera dellโabbondanza di capitale sta svanendo e lโepoca in cui il capitale inseguiva sostanzialmente i debitori รจ passata. Il prologo sarร definito dai debitori che inseguono il capitale. La marea รจ cambiata.
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