Le tensioni geopolitiche rafforzano la tesi su temi come aerospazio e difesa

25/03/2026 07:15
Le tensioni geopolitiche rafforzano la tesi su temi come aerospazio e difesa

Le attuali tensioni geopolitiche non fanno che rafforzare la tesi della maggior parte degli analisti su temi ad alta convinzione nei settori dell'aerospazio e della difesa

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM

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Giornata avara di dati quella di oggi, che vede solamente l’uscita dell’indice IFO di marzo (stima 86,3 punti contro 88,6 di febbraio). Gli investitori attendono i dati di domani relativi alla disoccupazione settimanale USA e quelli di venerdì con la fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan. Dati importanti per capire lo stato di salute del mercato del lavoro e dei consumatori.

Cresce a 51,4 punti il PMI dell’Europa di marzo (da 50,8 di febbraio), ma diminuisce il PMI servizi (50,1 punti contro 51,9 di febbraio), così come diminuisce il PMI composito (50,5 punti da 51,9 di febbraio).

Decisamente maggiore delle attese il costo unitario del lavoro USA QoQ del 4Q25 (+4,4% contro 2,8% atteso) e in forte crescita rispetto al 3Q25 (+1%). Più bassa delle attese la crescita della produttività QoQ del 4Q25 (+1,8% contro +2,8% attesa) e in forte flessione rispetto al +5,2% del 3Q25. Flessione delle produttività che quindi supporta sempre meno la crescita dell’inflazione. Maggiore delle attese il PMI manifatturiero di marzo degli Stati Uniti (52,4 punti contro 51,5 atteso) e in crescita rispetto ai 51,6 punti di febbraio; crescita che consolida la ripresa della manifattura. Più basso delle attese invece il PMI dei servizi (51,1 punti contro 52 atteso) e in flessione rispetto ai 51,7 punti di febbraio, così come in flessione risulta il PMI composito (51,4 punti da 51,9 di febbraio).

Le attuali tensioni geopolitiche non fanno che rafforzare la tesi della maggior parte degli analisti su temi ad alta convinzione nei settori dell'aerospazio e della difesa. In un mondo in cui “la forza fa il diritto”, continuano a preferire i leader globali della difesa a grande capitalizzazione (Large-cap).

Detto ciò, riteniamo che sia giunto il momento di riformulare e ampliare la prospettiva per quanto riguarda gli investimenti nella difesa. La difesa moderna non riguarda più solo missili, carri armati e grandi appaltatori del settore. Si tratta, piuttosto, di un intero ecosistema industriale che spazia dai minerali delle terre rare alle fabbriche di semiconduttori, dai satelliti ai cavi sottomarini, fino all'intelligenza artificiale e alle infrastrutture digitali.

Consideriamo un singolo caccia moderno. Contiene migliaia di semiconduttori, materiali compositi avanzati, magneti in terre rare, leghe ad alte prestazioni, sensori di precisione e sistemi software complessi, inclusa l'IA. Ciascuno di questi componenti dipende da catene di approvvigionamento che si estendono dalle operazioni minerarie agli impianti di lavorazione chimica, dalle fabbriche di semiconduttori alle società di analisi dei dati. In altre parole, le armi moderne sono solo la punta visibile di una piramide industriale molto più profonda che sostiene la spesa per la difesa.

Viviamo oggi in un mondo in cui la forza geopolitica dipende ed è determinata dalle capacità industriali collettive di una nazione. La sicurezza nazionale comprende sempre più l'intera rete industriale di un'economia. In questa rete, le società minerarie forniscono minerali e metalli critici come terre rare, litio, cobalto, rame, titanio e nichel, che sono input essenziali per l'elettronica e le tecnologie militari avanzate. Le aziende di materiali producono materie prime come acciaio, alluminio, compositi di carbonio e leghe specializzate per veicoli blindati, costruzioni navali e sistemi missilistici. In qualità di sistema nervoso centrale dei moderni sistemi di difesa, i semiconduttori alimentano l'IA, la crittografia, i sistemi di guida satellitare e i sistemi d'arma di precisione. Le reti satellitari e spaziali forniscono navigazione GPS, comunicazioni sicure e capacità di sorveglianza di cui nessun esercito moderno può fare a meno. E i cavi sottomarini in fibra ottica — che oggi trasmettono oltre il 90% del traffico internet globale — trasportano le informazioni da cui dipende la guerra moderna.

Il quadro è sufficientemente chiaro. La spesa per la difesa si riversa ormai in quasi ogni settore dell'economia, mentre i governi di tutto il mondo si adattano ad una serie di linee di faglia geopolitiche. Queste includono l'invasione russa dell'Ucraina, l'espansione del conflitto in Medio Oriente e la rivalità tra le due maggiori potenze economiche mondiali: gli Stati Uniti e la Cina.

Dal punto di vista politico, la geopolitica industriale si traduce in governi che assumono partecipazioni in aziende strategiche del settore minerario e dei materiali. Riguarda le restrizioni all'esportazione di tecnologie avanzate per i semiconduttori e gli incentivi del settore pubblico per aumentare la produzione nazionale di chip. Riguarda la militarizzazione dello spazio, con il controllo dell'infrastruttura orbitale che sta diventando rapidamente una componente chiave del potere geopolitico e riguarda la protezione e il monitoraggio dei cavi sottomarini in fibra ottica, data la loro natura fragile ma fondamentale nel trasmettere le informazioni vitali del pianeta su praticamente ogni cosa.

In sintesi, la geopolitica industriale comporta un maggiore attivismo governativo nel settore privato, richiedendo agli investitori di essere estremamente consapevoli di quali settori o aziende siano legati o meno agli incentivi e alla spesa pubblica quando si tratta di esborsi per la difesa. Richiede inoltre una profonda comprensione del “campo di battaglia” industriale.

Nell'era della geopolitica industriale, i leader per settore o funzione sono concentrati in poche nazioni, con Stati Uniti e Cina in prima fila. La Cina domina nella lavorazione di metalli e materiali critici e detiene un vantaggio decisivo nella produzione globale di navi, macchinari pesanti e acciaio rispetto a Stati Uniti, Giappone e altre nazioni industrializzate.

I punti di forza dell'America risiedono nei semiconduttori — chip avanzati e relativa progettazione — oltre che nell'infrastruttura digitale che include cloud computing, data center e reti di telecomunicazione. Gli Stati Uniti sono leader anche nel settore spaziale (satelliti e reti GPS), nell'intelligenza artificiale e nel software. La Cina, tuttavia, sta compiendo rapidi progressi sia nella tecnologia spaziale che nell'IA, ed è estremamente concentrata sul potenziamento della propria piattaforma militare. Altre menzioni degne di nota riguardo agli ecosistemi industriali includono Taiwan e la Corea del Sud, leader nella fabbricazione di chip, e il Giappone (robotica). Un'azienda di semiconduttori nei Paesi Bassi domina invece nel campo delle apparecchiature per la litografia.

Per gli investitori, l'emergere della geopolitica industriale richiede un ripensamento dei rischi, delle opportunità e della costruzione del portafoglio. Riteniamo importanti focalizzare l’attenzione su alcuni punti chiave. Tra questi:

La spesa per la difesa, sia negli Stati Uniti che all'estero, non avvantaggia più solo i produttori di armi tradizionali. Essa traina la domanda anche in diverse aree tecnologiche, nella produzione industriale e nelle infrastrutture digitali.

Gli obiettivi strategici statunitensi favoriscono un maggiore sostegno governativo, sussidi e protezione normativa in settori quali semiconduttori, minerali critici, materiali e manifattura avanzata, satelliti e spazio, cybersicurezza, infrastrutture energetiche e IA.

Le industrie che sostengono la resilienza della catena di approvvigionamento, quali logistica, IA, robotica e automazione industriale, dovrebbero essere i principali beneficiari della geopolitica industriale.

Il settore industriale, in generale, sarà probabilmente uno dei grandi beneficiari grazie a cicli di investimenti (capex) pluriennali più lunghi.

Le materie prime (commodities) e i materiali rimangono interessanti e restano inseriti in un ciclo rialzista (bull cycle) di lungo periodo.

Nei mercati emergenti, le aziende tecnologiche di Corea del Sud, Taiwan e Cina continuano a essere attrattive.

Tutto ciò evidenzia la sovrapposizione tra sicurezza nazionale da un lato e capacità industriale dall'altro. Quella che si sta forgiando è una nuova era di geopolitica industriale. Allacciate le cinture, si parte.

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