Tesla, quanto vale davvero? Gli analisti di Wall Street litigano sul prezzo

Sono 46 gli analisti che coprono il gruppo, con target medio a 421 dollari. Ma come osserva Barron’s, le divergenze sono enormi perché una parte crescente del valore dipende da tecnologie ancora tutte da dimostrare.
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Il consenso riflette una visione moderatamente positiva
Determinare quanto valgano davvero le azioni Tesla è oggi uno degli esercizi più complessi per gli analisti di Wall Street. Non perché manchino i numeri, ma perché il futuro del gruppo guidato da Elon Musk è sempre meno legato alle auto elettriche e sempre più a tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale, i robo-taxi e i robot umanoidi. Attività promettenti ma difficili da valutare con i metodi tradizionali della finanza.
Secondo i dati di MarketScreener sono attualmente 46 gli analisti che coprono Tesla: 21 raccomandano l’acquisto, mentre 17 suggeriscono una posizione neutrale. Il target price medio è di 421 dollari, appena il 4% sopra il prezzo di chiusura di mercoledì 4 marzo. Il consenso riflette quindi una visione moderatamente positiva, ma senza grande convinzione.
Anche l’andamento recente del titolo racconta una storia contrastata. Negli ultimi cinque giorni Tesla è salita dell’1,3%, facendo leggermente meglio dell’S&P 500 (-0,8%). Dall’inizio del 2026 però il titolo perde il 7,7%, mentre l’indice americano è in lieve progresso dello 0,3%.
Il problema: Tesla non è più solo un costruttore di auto
Come osserva Barron’s in un recente articolo, capire come gli analisti arrivino alle loro valutazioni è quasi difficile quanto spiegare il design del Cybertruck. Il motivo è che Tesla oggi è considerata da molti investitori più una società di intelligenza artificiale che un produttore di veicoli.
Per valutare un’azienda si possono usare molti approcci: multipli sulle vendite, sugli utili, sull’Ebitda, oppure modelli di flussi di cassa scontati. Ma nel caso di Tesla molti analisti preferiscono il cosiddetto “sum of the parts” (SOTP), cioè la valutazione separata delle diverse attività del gruppo.
Il metodo ha una logica evidente: le auto elettriche, lo stoccaggio di energia, la guida autonoma, i robo-taxi e i robot umanoidi hanno modelli economici molto diversi tra loro. Il problema è che le stime sui singoli segmenti divergono enormemente.
Quanto valgono robot e guida autonoma?
Un esempio citato da Barron’s riguarda Alexander Perry di Bank of America, che ha recentemente avviato la copertura sul titolo con rating Buy e target price 460 dollari.
Nel suo modello i robot umanoidi valgono circa 8 dollari per azione, la guida autonoma circa 325 dollari e il business delle auto elettriche quasi 90 dollari per azione.
In questa impostazione il solo business automobilistico varrebbe circa 330 miliardi di dollari, una cifra non lontana dalla capitalizzazione di Toyota, il primo e più efficiente produttore mondiale di automobili.
Ma altri analisti arrivano a conclusioni molto diverse.
Edison Yu di Deutsche Bank, anch’egli positivo sul titolo con rating Buy, assegna ai robot un valore di 124 dollari per azione, cioè oltre quindici volte la stima di Bank of America. Al contrario valuta la guida autonoma circa 230 dollari per azione, quasi 100 dollari in meno rispetto alla stima di Perry. Il suo target price è 480 dollari.
Modelli ancora più ottimistici (e altri molto pessimisti)
Tra i più ottimisti c’è anche Ben Kallo di Baird, che assegna a Tesla un target price di 548 dollari. Il suo modello utilizza un multiplo di 74 volte l’Ebitda stimato per il 2030, scontato con un tasso del 9%. Un premio significativo rispetto ad altre società growth, che secondo l’analista sarebbe giustificato dalle prospettive di crescita e dalle forti attese per gli sviluppi tecnologici futuri.
All’estremo opposto c’è Colin Langan di Wells Fargo, uno dei pochi analisti apertamente ribassisti sul titolo. Utilizzando un modello di discounted cash flow, Langan assegna a Tesla un target price di soli 125 dollari e raccomanda di vendere.
Un divario enorme tra le valutazioni
Il risultato di questa varietà di metodi e ipotesi è un divario enorme tra i target price degli analisti. Secondo Barron’s la distanza tra le stime più alte e quelle più basse supera 475 dollari, cioè più del 100% del prezzo attuale del titolo.
Per fare un paragone, nel caso di Apple il divario tra i target price è di circa il 40% del prezzo di mercato. Il motivo è semplice: Apple ha flussi di cassa più prevedibili e tassi di crescita relativamente stabili, mentre Tesla viene valutata in gran parte sulle aspettative legate a tecnologie che devono ancora dimostrare il loro potenziale economico.
Ed è proprio questo il punto centrale del dibattito tra gli analisti: quanto valgono davvero i futuri robo-taxi e i robot di Tesla?
Per ora nessuno ha una risposta precisa. Ed è proprio questa incertezza che continua a rendere il titolo uno dei più discussi e controversi di Wall Street.
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