Trimestrali Usa al via con JPMorgan. Trump contro i profitti delle carte di credito

Il colosso bancario apre oggi la stagione dei conti del quarto trimestre mentre le azioni di banche e societร di carte cadono a Wall Street dopo la proposta di Trump di limitare al 10% gli interessi. Gli investitori attendono indicazioni su utili, ricavi e sullโimpatto potenziale di una svolta regolatoria.
Indice dei contenuti
- 1. Il presidente Usa: tetto del 10% agli interessi delle carte di credito
- 2. Attesi per JPM risultati in leggera crescita
- 3. Da American Express a Capital One: tutti i ribassi a Wall Street
- 4. In Usa il tasso medio sulle carte di credito supera il 20%
- 5. JPM sostituisce Goldman Sachs nella gestione dellโApple Card
Il presidente Usa: tetto del 10% agli interessi delle carte di credito
Sarร JPMorgan Chase ad aprire ufficialmente questa sera (martedรฌ 13 gennaio) la stagione delle trimestrali statunitensi del quarto trimestre. I risultati del colosso guidato da Jamie Dimon arrivano in un momento particolarmente delicato per lโintero settore finanziario americano, segnato dallโannuncio a sorpresa del presidente Donald Trump: la proposta di introdurre un tetto del 10% ai tassi di interesse applicati dalle societร emittenti di carte di credito.
Attesi per JPM risultati in leggera crescita
Secondo il consensus degli analisti raccolto da FactSet, JPMorgan dovrebbe annunciare per il quarto trimestre un utile per azione di 4,85 dollari, in crescita rispetto ai 4,81 dollari dello stesso periodo dellโanno precedente, e ricavi per 46,17 miliardi di dollari, contro i 42,77 miliardi del quarto trimestre 2024. Numeri che confermerebbero la soliditร del primo gruppo bancario statunitense, reduce da un anno record.
Ma al di lร dei conti, il mercato aspetta on grande attenzione i commenti del management sul business delle carte di credito, diventato improvvisamente il tema centrale dopo le dichiarazioni del presidente Usa.
Venerdรฌ scorso, in un post pubblicato sulla piattaforma Truth Social, Trump ha annunciato che, a partire dal 20 gennaio 2026, chiederร lโintroduzione per un anno di un limite del 10% ai tassi di interesse sulle carte di credito. Un messaggio breve, ma sufficiente a scuotere Wall Street.
Da American Express a Capital One: tutti i ribassi a Wall Street
Nella seduta di ieri, tutte le principali banche e le societร piรน esposte al credito al consumo hanno sofferto in Borsa. Synchrony Financial ha perso lโ8,4%, Capital One il 6,4%, American Express il 4,3%. Tra le grandi banche, Citigroup ha ceduto quasi il 3%, JPMorgan lโ1,4% e Bank of America lโ1,2%. Una reazione che segnala chiaramente la preoccupazione degli investitori.
Il punto, tuttavia, รจ che Trump non ha il potere di imporre unilateralmente un cap ai tassi di interesse. Come sottolineato da diversi analisti di policy a Washington, una misura di questo tipo richiederebbe un intervento del Congresso. Ed รจ proprio su questo aspetto che si concentrano le perplessitร del mercato: iniziative simili, avanzate in passato anche con supporto bipartisan, non hanno mai trovato sufficiente consenso legislativo.
Secondo Jefferies, la proposta รจ destinata a essere โdead on arrivalโ in Parlamento. Raymond James parla di rischio legislativo ancora contenuto, seppur aumentato rispetto al passato. Ma il solo fatto che il presidente degli Stati Uniti abbia aperto il dibattito รจ bastato a innescare vendite diffuse.
In Usa il tasso medio sulle carte di credito supera il 20%
Diversi analisti sostengono che un tetto del 10% renderebbe il business delle carte di credito strutturalmente non redditizio, soprattutto per i segmenti subprime. Truist stima che, in uno scenario estremo, lโintero modello economico del settore verrebbe messo in discussione dallโoggi al domani.
Ed รจ proprio qui che emergono elementi di forte contrasto con la realtร dei numeri. I tassi medi applicati oggi sulle carte di credito negli Stati Uniti superano ampiamente il 20%, con punte ben piรน elevate per i clienti a maggiore rischio. Alla luce di questi livelli, lโidea che un tasso del 10% possa essere considerato โinsostenibileโ per la redditivitร del settore appare quantomeno sorprendente. I dati raccontano un business estremamente profittevole, alimentato da interessi che, per molti consumatori, risultano difficilmente giustificabili.
JPM sostituisce Goldman Sachs nella gestione dellโApple Card
In questo contesto, lโattenzione sul segmento carte di JPMorgan รจ ancora piรน elevata. La banca รจ destinata a rafforzare ulteriormente la propria presenza nel settore diventando il nuovo emittente dellโApple Card, rilevando oltre 20 miliardi di dollari di saldi precedentemente gestiti da Goldman Sachs.
Sul fronte piรน strettamente finanziario, JPMorgan ha giร fornito indicazioni per il 2026: costi operativi in aumento del 9% a 105 miliardi di dollari e margine di interesse netto atteso in crescita del 3% a 95 miliardi, al netto dellโattivitร di trading. La banca prevede inoltre che il tasso di net charge-off sulle carte di credito per il 2025 si attesti intorno al 3,3%, un livello considerato sotto controllo.
Il titolo JPMorgan arriva allโappuntamento con i conti dopo una corsa impressionante: nel 2025 lโazione รจ salita del 34%, sovraperformando nettamente lโS&P 500, fermo a +16%. La capitalizzazione ha superato per la prima volta i 900 miliardi di dollari, un traguardo raggiunto solo da una dozzina di societร americane.
Secondo i dati di consenso, 13 analisti su 25 raccomandano lโacquisto del titolo, mentre 9 mantengono un giudizio neutrale. Il target price medio รจ pari a 338 dollari, appena il 4% sopra i livelli di chiusura di ieri, segnale che buona parte delle buone notizie potrebbe essere giร incorporata nelle valutazioni.
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