Trump non vuole rinnovare la tregua, petrolio in salita e Borse giù

18/08/2026 06:30
Trump non vuole rinnovare la tregua, petrolio in salita e Borse giù

Le nuove tensioni in Medio Oriente e il recente aumento delle quotazioni petrolifere stanno alimentando nuovamente i timori sull’inflazione. La guerra tra Stati Uniti e Iran ha registrato un rallentamento delle operazioni militari, ma le prospettive di pace si sono indebolite, con il presidente Donald Trump che non mostra urgenza nel raggiungere un accordo. Le Borse asiatiche cancellano i progressi iniziali di questa mattina: in Corea del Sud il Kospi, dopo essere arrivato a guadagnare il +3,4%, inverte la direzione e cede il -0,6%. In Giappone il Nikkei 225 perde il -2%. Il deterioramento del sentiment si riflette anche su Wall Street i futures sull’S&P 500 sono in calo del -0,5% e quelli sul Nasdaq 100 in flessione del -1%. Si profila un avvio di seduta negativo anche le Borse europee con i futures sull’Euro Stoxx 50 che perdono il -0,6%.

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MEDIO ORIENTE

La situazione in Medio Oriente resta bloccata, con ripercussioni sui prezzi del greggio e sui principali mercati. L’Iran ha deciso ieri di passare da una strategia difensiva a una linea definita “pienamente offensiva”, in risposta allo stallo dei negoziati destinati a porre fine alla guerra con gli Stati Uniti, secondo quanto dichiarato a Reuters da un alto funzionario iraniano. Washington ha escluso la possibilità di prorogare l’accordo temporaneo per il cessate il fuoco. Il presidente Donald Trump, intervistato da Fox News, ha minacciato di bombardare l’Oman qualora il Paese “metta i bastoni tra le ruote”. Muscat sta negoziando con Teheran un’intesa sulla gestione dello Stretto di Hormuz.

Nessun passo avanti è stato raggiunto neppure nei negoziati sulla Striscia di Gaza. Jared Kushner, genero e inviato di Donald Trump, ha lasciato ieri Gerusalemme dopo due giorni di incontri con i leader israeliani e di Hamas senza ottenere una svolta. I colloqui erano concentrati sul piano promosso dagli Stati Uniti per mettere fine alla guerra a Gaza, iniziativa che resta in una fase di stallo.

Negli Stati Uniti il consenso nei confronti di Donald Trump è sceso al 33%, il livello più basso registrato durante la sua presidenza. Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos concluso ieri, una netta maggioranza degli americani teme che la guerra con l’Iran possa protrarsi a lungo.

OBBLIGAZIONARIO

I Treasury proseguono la fase di debolezza e le vendite si estendono alle obbligazioni asiatiche, mentre aumentano i timori legati alla spesa pubblica statunitense, all’abbondante offerta di titoli a lunga scadenza e alle pressioni inflazionistiche alimentate dal rincaro del petrolio.

Il rendimento del Treasury statunitense a 30 anni sale di 2 punti base al 5,32%, livello che non veniva raggiunto dal giugno 2007, e il rendimento del titolo a 10 anni aumenta di 1 punto base al 4,73%, dopo essere salito di 3 punti base nella seduta di ieri. Le obbligazioni di Australia e Nuova Zelanda arretrano, mentre in Giappone il rendimento dei titoli decennali raggiunge i massimi degli ultimi decenni, inserendosi in una vendita generalizzata del reddito fisso che sta facendo aumentare i costi di finanziamento a livello globale. L’attenzione degli investitori rimane concentrata anche sul mercato obbligazionario in Europa. In Francia i costi di finanziamento raggiungono i livelli più elevati dal 2008, mentre quelli tedeschi si collocano sui valori del 2011. Nel Regno Unito i rendimenti dei Gilt con scadenze comparabili si avvicinano al 6%.

L’aumento dei rendimenti dei Treasury Usa riflette le preoccupazioni degli investitori per la crescita della spesa pubblica statunitense, l’elevata quantità di emissioni di debito a lunga scadenza e un’inflazione che negli ultimi cinque anni è rimasta al di sopra dell’obiettivo della Federal Reserve. L’attenzione verso il mercato obbligazionario sta aumentando anche dopo due letture favorevoli sull’inflazione statunitense pubblicate questo mese, che hanno spinto gli operatori a ridimensionare le aspettative per un rialzo dei tassi della Fed il mese prossimo.

Infine, i mercati mostrano maggiore preoccupazione anche per l’espansione dell’indebitamento degli hyperscaler e si interrogano sulla capacità della Federal Reserve di mantenere un atteggiamento sufficientemente vigile sull’inflazione qualora il petrolio tornasse a salire.

PETROLIO

Il petrolio prosegue il rialzo mentre si allontanano le prospettive di una soluzione in tempi brevi alla guerra tra Stati Uniti e Iran e dallo Stretto di Hormuz arriva la segnalazione di un nuovo attacco contro un’imbarcazione.

Il Brent si avvicina ai 92 dollari al barile e avanza per la terza seduta consecutiva, mentre il West Texas Intermediate supera gli 85 dollari. Il presidente Donald Trump ha dichiarato di non essere interessato a prorogare l’accordo con Teheran, formalmente scaduto ieri.

Le posizioni di Stati Uniti e Iran restano distanti su numerose questioni, compresa la gestione dello Stretto di Hormuz. Teheran sta negoziando con l’Oman le modalità con cui dovrebbe essere amministrato il passaggio marittimo strategico, ma Washington non partecipa ai colloqui. Secondo quanto riportato da Fox News, Trump ha minacciato di bombardare l’Oman qualora il Paese ostacolasse il blocco navale imposto dagli Stati Uniti.

Un’imbarcazione in uscita dallo Stretto di Hormuz è stata colpita da un proiettile di origine sconosciuta, riportando danni alla sala macchine e il ferimento di un membro dell’equipaggio. Lo ha comunicato oggi la UK Maritime Trade Operations, aggiungendo che le autorità stanno svolgendo accertamenti sull’accaduto.

Il Brent ha accumulato dall’inizio dell’anno un rialzo del +50%, con il protrarsi della guerra che ha ostacolato i flussi energetici provenienti dal Medio Oriente. I produttori del Golfo Persico sembrano però avere sviluppato una maggiore capacità di trasferire il greggio attraverso lo Stretto di Hormuz per raggiungere i mercati internazionali. L’Arabia Saudita offre ora carichi disponibili al di fuori del passaggio strategico, segnalando che il Regno potrebbe seguire la strada già intrapresa dagli Emirati Arabi Uniti per far uscire il petrolio dalla regione.

Anche altri esponenti dell’amministrazione statunitense hanno segnalato che Washington non ha fretta di concludere un conflitto ormai vicino alla fine del sesto mese. Il segretario all’Energia Chris Wright ha dichiarato a Fox News che gli Stati Uniti stanno adottando una strategia di lungo periodo nei confronti della Repubblica Islamica, mentre l’inviato Jared Kushner ha affermato che Trump sarà paziente nella ricerca di un accordo.

Gli Stati Uniti hanno indicato l’intenzione di utilizzare la pressione economica per costringere Teheran alla resa, con la possibilità di ridurre il ricorso alla forza militare pur mantenendo il blocco dei porti iraniani. La scorsa settimana il segretario al Tesoro Scott Bessent ha anticipato l’imminente annuncio di nuove misure di portata mai vista in precedenza.

ORO

L’oro si mantiene stabile in prossimità dei 4.400 dollari l’oncia, sostenuto dalla riduzione delle aspettative per un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, fattore che ha esercitato pressioni sul dollaro statunitense e reso il metallo prezioso meno costoso per gran parte degli acquirenti internazionali.

Le quotazioni spot conservano gran parte del +1,5% accumulato nelle due sedute precedenti, mentre il dollar index resta sostanzialmente invariato dopo essere sceso ieri sui minimi da maggio. Il movimento è arrivato dopo una serie di dati economici statunitensi più deboli. Il mercato degli swap non incorpora più completamente un ulteriore aumento dei tassi della Fed entro la fine dell’anno, scenario che risultava ancora pienamente scontato soltanto una settimana fa.

Il rischio di una nuova stretta monetaria, generalmente sfavorevole a un’attività priva di rendimento come l’oro, resta presente in assenza di prospettive evidenti per una soluzione pacifica in Medio Oriente. I combattimenti sono ripresi in Libano e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di non essere interessato a prorogare la tregua temporanea con l’Iran firmata a giugno. Le tensioni persistono anche attorno allo Stretto di Hormuz, rotta strategica per il trasporto marittimo che continua a subire interruzioni a causa degli attacchi contro le imbarcazioni.

Il recente recupero dell’oro sopra la soglia dei 4.000 dollari l’oncia è stato sostenuto dal ritorno della domanda degli investitori e dalla ripresa degli acquisti delle banche centrali, in particolare della Cina. Il rialzo della scorsa settimana ha portato il metallo prezioso sopra la media mobile a 100 giorni per la prima volta da aprile e le quotazioni continuano a muoversi nelle vicinanze di questo livello.

Gli operatori analizzeranno i verbali della riunione di luglio della Federal Reserve, in pubblicazione domani, alla ricerca di indicazioni sul futuro percorso dei tassi di interesse. Saranno seguite con attenzione anche le dichiarazioni del presidente Kevin Warsh in occasione del simposio annuale della Fed a Jackson Hole, previsto dal 27 al 29 agosto.

PIAZZA AFFARI

Ecco le principali notizie di oggi:

BANCO BPM. La banca ha scelto di non presentare alla Bce la domanda necessaria per computare l’utile realizzato nel primo semestre 2026 nel capitale primario di classe 1. A seguito di questa decisione, il Cet1 ratio al termine dei primi sei mesi dell’anno è stato rideterminato al 14,02%.

STELLANTIS. Il gruppo ha disposto il richiamo di 955.000 veicoli su scala globale a causa di un’anomalia nel software della radio che potrebbe compromettere il regolare funzionamento delle telecamere utilizzate durante la retromarcia.

BANCA MPS. L’istituto ha comunicato che il 5 settembre 2026 procederà al rimborso anticipato totale di un’obbligazione senior da 500 milioni di euro, inizialmente prevista in scadenza nel settembre 2027. L’operazione ha ricevuto il via libera del Single Resolution Board.

INTESA SANPAOLO. Alla data del 30 giugno la banca possedeva una partecipazione in SpaceX valutata circa 966 milioni di dollari, secondo quanto riportato in un documento depositato presso la Sec.

ENI. ExxonMobil ha assegnato contratti di pre-investimento per circa 1,1 miliardi di dollari destinati alla fornitura di apparecchiature per le attività upstream della Fase 1 del progetto Rovuma Lng, situato a Cabo Delgado e al quale partecipa anche Eni.

GENERALI. Jp Morgan ha rivisto al ribasso il giudizio sulla compagnia, portando la raccomandazione da “overweight” a “neutral”. La banca d’affari ha contemporaneamente aumentato il target price da 44 a 46 euro.

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