USA: gli anticipatori del ciclo economico indicano probabile una recessione

31/05/2023 07:15
USA: gli anticipatori del ciclo economico indicano probabile una recessione

Lโ€™economia USA si รจ rivelata resiliente, ma gli indicatori anticipatori del ciclo economico indicano come probabile una recessione nei prossimi 12 mesi.

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM

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Giornata densa di dati importanti. Si comincia alle 9:55 con il tasso di disoccupazione della Germania di maggio, previsto stabile al 5,6%. Alle 10:00 รจ attesa invece la seconda lettura del PIL dellโ€™Italia QoQ del 1Q23, attesa confermare il dato del +0,5% uscito il 28 aprile scorso. Alle 11:00 uscirร  invece lโ€™inflazione dellโ€™Italia YoY di maggio (stima + 9,2% contro 8,2% di aprile). Alle 14:00 รจ la volta dellโ€™inflazione della Germania YoY di maggio (stima 7,3% contro 7,2% di aprile). Per finire alle 15:45 uscirร  il PMI Chicago di maggio (stima 47 punti contro 48,6 di aprile).

Ieri M3 dellโ€™Europa รจ cresciuto meno delle attese (1,9% contro 2,1%). La fiducia dei consumatori USA MoM di maggio รจ invece risultata piรน alta delle stime (102,3 puti contro 99 stimato), ma minore del dato di aprile, pari a 103,7 punti.

L'attivitร  economica USA ha continuato a crescere nel corso del 1Q23, nonostante l'inasprimento delle politiche monetarie e gli shock geopolitici. La stabilizzazione dell'attivitร  manifatturiera globale puรฒ essere almeno in parte ricondotta al rimbalzo della riapertura della Cina, mentre il forte calo dei prezzi dell'energia ha dato una spinta ai consumi globali. Anche i mercati del lavoro, storicamente rigidi, stanno contribuendo in modo significativo alla forza economica.

Eppure, anche se l'economia appare resiliente, gli indicatori anticipatori segnalano con forza una recessione. Il modello di recessione della Fed di New York per esempio suggerisce che la probabilitร  di recessione nei prossimi 12 mesi in USA รจ la piรน alta dai primi anni ottanta. Fra tutti un indicatore di recessione storicamente affidabile: la curva dei rendimenti che rimane profondamente invertita. Non solo l'inversione della curva a 2 anni e 10 anni รจ sostanziale e sostenuta, ma anche altri segmenti della stessa sono invertiti, come per esempio quelli a 3 mesi e 1 anno, che รจ tipicamente coerente con il rischio di recessione entro un periodo di 12 mesi.

Probabilitร  di recessione negli USA dal 1960

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Gli indicatori anticipatori stanno rilevando sviluppi preoccupanti nei dati economici sottostanti. I risparmi accumulati durante la pandemia e che hanno sostenuto i consumi, sono in via di progressivo esaurimento. Il credito potrebbe certo sostenere i consumi, ma le banche hanno ridotto le linee di credito alle famiglie.

I mercati del lavoro rimangono molto forti e il tasso di disoccupazione USA, pari al 3,4%, continua a stazionare vicino ai minimi da 50 anni. Con quasi due posti di lavoro vacanti per ogni lavoratore disoccupato, i datori di lavoro segnalano notevoli difficoltร  nel coprire le posizioni disponibili, mantenendo una pressione al rialzo sulla crescita dei salari. La soliditร  dell'occupazione e la crescita dei salari sono stati i principali fattori di traino dei consumi.

Tuttavia, le recenti turbolenze nel settore bancario suggeriscono che la forza del mercato del lavoro sarร  di breve durata. Le piccole banche rappresentano il 30% di tutti i prestiti dell'economia statunitense e con molta probabilitร  le banche in difficoltร  (piรน o meno dichiarata) impiegheranno diversi trimestri per risanare i propri bilanci, il che implica un inasprimento degli standard di prestito sia per le imprese che per le famiglie. Riteniamo che questo porterร  ad una maggiore perdita di posti di lavoro, un affievolimento della crescita dei salari, un indebolimento della spesa dei consumatori e, in ultima analisi, a una maggiore probabilitร  di recessione.

Per quanto riguarda lโ€™inflazione, รจ indubbio che sia in flessione. Ma la decelerazione รจ stata in gran parte determinata dall'esaurimento del picco dei prezzi dell'energia dello scorso anno. Tanto รจ vero che l'inflazione di fondo non solo rimane fastidiosamente alta ma continua pure a salire. Inutile girare intorno al problema: il dato generale sull'inflazione del 1Q23 e dei mesi successivi ci dice che la FED (ma anche la BCE) ha fatto meno progressi verso la disinflazione di quanto sperasse. Negli USA l'inflazione dovrebbe rallentare ulteriormente nel corso dell'anno, ma solo molto lentamente (รจ il problema del โ€œlast mileโ€ che abbiamo piรน volte messo in luce).

L'inflazione dei servizi di base al netto delle abitazioni, su cui Powell ha richiamato l'attenzione, รจ strettamente correlata alla crescita dei salari. Per attenuare queste pressioni saranno quindi necessari un rallentamento dell'attivitร  economica e un mercato del lavoro meno rigido.

Con il probabile inizio della recessione, che stimiamo a cavallo tra il terzo e il quarto trimestre del 2023, l'inflazione rallenterร  la corsa ma resterร  al di sopra degli obiettivi della FED, complicando le decisioni politiche. Infatti, se da un lato l'attenzione alla stabilitร  dei prezzi puรฒ giustificare un ulteriore inasprimento monetario, dall'altro potrebbe portare ad un'ulteriore instabilitร  finanziaria. Per la FED si ripropone quindi il dilemma se stroncare lโ€™inflazione sacrificando la crescita economica, oppure accettare una crescita dei prezzi superiore allโ€™obiettivo e pilotare il sistema economico verso un soft landing.

I recenti fallimenti bancari che hanno mandato in tilt il settore finanziario e sottolineato la necessitร  per la FED di concentrarsi maggiormente sull'aspetto della stabilitร  finanziaria del loro mandato, le aspettative sui tassi si sono notevolmente ridimensionate rispetto alla fine di marzo. I mercati ora non prevedono ulteriori rialzi della FED ma anzi si aspettano almeno due tagli entro la fine dellโ€™anno. In effetti se guardiamo il comportamento dei Fed Funds dal 1966 ad oggi, notiamo come questi siano sempre scesi dopo una crisi.

I Fed Funds prima e dopo ogni crisi

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Forse non sarร  il 2023, ma รจ probabile che il 2024 vedrร  un calo dei tassi.

La FED continua ad utilizzare il suo tasso di policy per ridurre lโ€™inflazione (vediamo un tasso di picco tra il 5,25% e il 5,50%) e utilizza la liquiditร  del suo bilancio per puntare alla stabilitร  finanziaria. Sono perรฒ poco chiari sia i tempi che il percorso dei tassi per raggiungere questi risultati. Infatti, non solo รจ difficile stimare di quanto si estenderanno le tensioni bancarie, ma รจ anche incerto il grado di inasprimento degli standard di prestito bancario che deriverร  dalle recenti tensioni del settore. Chiaro che questi fattori saranno molto importanti per determinare il percorso dei tassi.

In questo scenario, come potrebbero comportarsi le azioni e le obbligazioni? Iniziamo dalle prime. I titoli azionari USA si sono dimostrati piuttosto resistenti nei primi 5 mesi dellโ€™anno, registrando guadagni anche quando la FED ha continuato il suo ciclo di inasprimento storicamente aggressivo e le tensioni nel settore bancario sono aumentate. Dal punto di vista fondamentale, riteniamo che ci sono forti ragioni per aspettarsi un calo del mercato azionario. Mentre la dinamica del 2022 รจ stata guidata dalla paura dell'inflazione e dei tassi, la rimanente parte del 2023 sarร  probabilmente dominata dalla paura degli utili e della crescita economica.

Anche nello scenario di un atterraggio morbido da parte della FED, una recessione degli utili potrebbe essere giร  in vista. Gli utili dell'S&P 500 sono in rallentamento dal picco raggiunto a metร  del 2022 e hanno subito una contrazione del -3,2% nel quarto trimestre. Senza il sostegno del settore energetico, la contrazione รจ scesa a -7,4%.

La crescita degli utili sarร  ulteriormente messa a dura prova nei prossimi trimestri. I margini da record, inizialmente sostenuti da un'inflazione elevata, si scontrano ora con unโ€™attenuazione delle pressioni sui prezzi (la dinamica dellโ€™inflazione รจ al ribasso) e una domanda di salari al rialzo. Anche il sostegno del settore energetico sta venendo meno con il ritorno dei prezzi del petrolio ai livelli del 2021. Se ne deduce che una contrazione degli utili sembra sempre piรน probabile.

I titoli dello S&P 500 sono valutati oggi a circa 18x gli utili 2023, al di sopra della mediana a 15 anni, pari a 16,1x, il che suggerisce che le aspettative di crescita positiva degli utili rimangono incorporate nei livelli di prezzo. La delusione degli utili e la revisione al ribasso delle aspettative sugli utili futuri potrebbero quindi rappresentare un rischio significativo per i mercati azionari. In queste condizioni difficili, gli investitori dovrebbero dare prioritร  alla resistenza dei margini. Le societร  in grado di preservare i margini e la crescita dei ricavi grazie al potere di determinazione dei prezzi diventeranno quindi sempre piรน interessanti.

Veniamo alle obbligazioni. Dopo aver subito uno dei piรน profondi ribassi nella storia degli USA nel 2022, le obbligazioni hanno iniziato l'anno con forza, chiudendo addirittura il 1Q23 con modesti guadagni.

Crediamo che nonostante il rally, le obbligazioni restino favorevoli anche per la rimanente parte dellโ€™anno. I Treasury a 10 anni rendono piรน del doppio del dividend yield stimato dell'S&P 500, offrendo agli investitori l'opportunitร  di bloccare il reddito con un asset generalmente meno volatile. Non solo il reddito fisso paga un tasso cedolare storicamente elevato, ma i suoi flussi di cassa sono tipicamente piรน stabili rispetto agli asset piรน rischiosi. Con il rallentamento dell'economia e la probabile pressione sugli utili societari, l'affidabilitร  delle cedole del reddito fisso sarร  quindi sempre piรน apprezzata. Crediamo infatti che man mano che la debolezza economica si diffonderร  nei prossimi trimestri, i tassi d'interesse di mercato scenderanno probabilmente a livelli di recessione. Ciรฒ consentirร  anche una rivalutazione del capitale per i detentori di obbligazioni.

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