USA: gli anticipatori del ciclo economico indicano probabile una recessione

Lโeconomia USA si รจ rivelata resiliente, ma gli indicatori anticipatori del ciclo economico indicano come probabile una recessione nei prossimi 12 mesi.
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
Giornata densa di dati importanti. Si comincia alle 9:55 con il tasso di disoccupazione della Germania di maggio, previsto stabile al 5,6%. Alle 10:00 รจ attesa invece la seconda lettura del PIL dellโItalia QoQ del 1Q23, attesa confermare il dato del +0,5% uscito il 28 aprile scorso. Alle 11:00 uscirร invece lโinflazione dellโItalia YoY di maggio (stima + 9,2% contro 8,2% di aprile). Alle 14:00 รจ la volta dellโinflazione della Germania YoY di maggio (stima 7,3% contro 7,2% di aprile). Per finire alle 15:45 uscirร il PMI Chicago di maggio (stima 47 punti contro 48,6 di aprile).
Ieri M3 dellโEuropa รจ cresciuto meno delle attese (1,9% contro 2,1%). La fiducia dei consumatori USA MoM di maggio รจ invece risultata piรน alta delle stime (102,3 puti contro 99 stimato), ma minore del dato di aprile, pari a 103,7 punti.
L'attivitร economica USA ha continuato a crescere nel corso del 1Q23, nonostante l'inasprimento delle politiche monetarie e gli shock geopolitici. La stabilizzazione dell'attivitร manifatturiera globale puรฒ essere almeno in parte ricondotta al rimbalzo della riapertura della Cina, mentre il forte calo dei prezzi dell'energia ha dato una spinta ai consumi globali. Anche i mercati del lavoro, storicamente rigidi, stanno contribuendo in modo significativo alla forza economica.
Eppure, anche se l'economia appare resiliente, gli indicatori anticipatori segnalano con forza una recessione. Il modello di recessione della Fed di New York per esempio suggerisce che la probabilitร di recessione nei prossimi 12 mesi in USA รจ la piรน alta dai primi anni ottanta. Fra tutti un indicatore di recessione storicamente affidabile: la curva dei rendimenti che rimane profondamente invertita. Non solo l'inversione della curva a 2 anni e 10 anni รจ sostanziale e sostenuta, ma anche altri segmenti della stessa sono invertiti, come per esempio quelli a 3 mesi e 1 anno, che รจ tipicamente coerente con il rischio di recessione entro un periodo di 12 mesi.
Probabilitร di recessione negli USA dal 1960
Gli indicatori anticipatori stanno rilevando sviluppi preoccupanti nei dati economici sottostanti. I risparmi accumulati durante la pandemia e che hanno sostenuto i consumi, sono in via di progressivo esaurimento. Il credito potrebbe certo sostenere i consumi, ma le banche hanno ridotto le linee di credito alle famiglie.
I mercati del lavoro rimangono molto forti e il tasso di disoccupazione USA, pari al 3,4%, continua a stazionare vicino ai minimi da 50 anni. Con quasi due posti di lavoro vacanti per ogni lavoratore disoccupato, i datori di lavoro segnalano notevoli difficoltร nel coprire le posizioni disponibili, mantenendo una pressione al rialzo sulla crescita dei salari. La soliditร dell'occupazione e la crescita dei salari sono stati i principali fattori di traino dei consumi.
Tuttavia, le recenti turbolenze nel settore bancario suggeriscono che la forza del mercato del lavoro sarร di breve durata. Le piccole banche rappresentano il 30% di tutti i prestiti dell'economia statunitense e con molta probabilitร le banche in difficoltร (piรน o meno dichiarata) impiegheranno diversi trimestri per risanare i propri bilanci, il che implica un inasprimento degli standard di prestito sia per le imprese che per le famiglie. Riteniamo che questo porterร ad una maggiore perdita di posti di lavoro, un affievolimento della crescita dei salari, un indebolimento della spesa dei consumatori e, in ultima analisi, a una maggiore probabilitร di recessione.
Per quanto riguarda lโinflazione, รจ indubbio che sia in flessione. Ma la decelerazione รจ stata in gran parte determinata dall'esaurimento del picco dei prezzi dell'energia dello scorso anno. Tanto รจ vero che l'inflazione di fondo non solo rimane fastidiosamente alta ma continua pure a salire. Inutile girare intorno al problema: il dato generale sull'inflazione del 1Q23 e dei mesi successivi ci dice che la FED (ma anche la BCE) ha fatto meno progressi verso la disinflazione di quanto sperasse. Negli USA l'inflazione dovrebbe rallentare ulteriormente nel corso dell'anno, ma solo molto lentamente (รจ il problema del โlast mileโ che abbiamo piรน volte messo in luce).
L'inflazione dei servizi di base al netto delle abitazioni, su cui Powell ha richiamato l'attenzione, รจ strettamente correlata alla crescita dei salari. Per attenuare queste pressioni saranno quindi necessari un rallentamento dell'attivitร economica e un mercato del lavoro meno rigido.
Con il probabile inizio della recessione, che stimiamo a cavallo tra il terzo e il quarto trimestre del 2023, l'inflazione rallenterร la corsa ma resterร al di sopra degli obiettivi della FED, complicando le decisioni politiche. Infatti, se da un lato l'attenzione alla stabilitร dei prezzi puรฒ giustificare un ulteriore inasprimento monetario, dall'altro potrebbe portare ad un'ulteriore instabilitร finanziaria. Per la FED si ripropone quindi il dilemma se stroncare lโinflazione sacrificando la crescita economica, oppure accettare una crescita dei prezzi superiore allโobiettivo e pilotare il sistema economico verso un soft landing.
I recenti fallimenti bancari che hanno mandato in tilt il settore finanziario e sottolineato la necessitร per la FED di concentrarsi maggiormente sull'aspetto della stabilitร finanziaria del loro mandato, le aspettative sui tassi si sono notevolmente ridimensionate rispetto alla fine di marzo. I mercati ora non prevedono ulteriori rialzi della FED ma anzi si aspettano almeno due tagli entro la fine dellโanno. In effetti se guardiamo il comportamento dei Fed Funds dal 1966 ad oggi, notiamo come questi siano sempre scesi dopo una crisi.
I Fed Funds prima e dopo ogni crisi
Forse non sarร il 2023, ma รจ probabile che il 2024 vedrร un calo dei tassi.
La FED continua ad utilizzare il suo tasso di policy per ridurre lโinflazione (vediamo un tasso di picco tra il 5,25% e il 5,50%) e utilizza la liquiditร del suo bilancio per puntare alla stabilitร finanziaria. Sono perรฒ poco chiari sia i tempi che il percorso dei tassi per raggiungere questi risultati. Infatti, non solo รจ difficile stimare di quanto si estenderanno le tensioni bancarie, ma รจ anche incerto il grado di inasprimento degli standard di prestito bancario che deriverร dalle recenti tensioni del settore. Chiaro che questi fattori saranno molto importanti per determinare il percorso dei tassi.
In questo scenario, come potrebbero comportarsi le azioni e le obbligazioni? Iniziamo dalle prime. I titoli azionari USA si sono dimostrati piuttosto resistenti nei primi 5 mesi dellโanno, registrando guadagni anche quando la FED ha continuato il suo ciclo di inasprimento storicamente aggressivo e le tensioni nel settore bancario sono aumentate. Dal punto di vista fondamentale, riteniamo che ci sono forti ragioni per aspettarsi un calo del mercato azionario. Mentre la dinamica del 2022 รจ stata guidata dalla paura dell'inflazione e dei tassi, la rimanente parte del 2023 sarร probabilmente dominata dalla paura degli utili e della crescita economica.
Anche nello scenario di un atterraggio morbido da parte della FED, una recessione degli utili potrebbe essere giร in vista. Gli utili dell'S&P 500 sono in rallentamento dal picco raggiunto a metร del 2022 e hanno subito una contrazione del -3,2% nel quarto trimestre. Senza il sostegno del settore energetico, la contrazione รจ scesa a -7,4%.
La crescita degli utili sarร ulteriormente messa a dura prova nei prossimi trimestri. I margini da record, inizialmente sostenuti da un'inflazione elevata, si scontrano ora con unโattenuazione delle pressioni sui prezzi (la dinamica dellโinflazione รจ al ribasso) e una domanda di salari al rialzo. Anche il sostegno del settore energetico sta venendo meno con il ritorno dei prezzi del petrolio ai livelli del 2021. Se ne deduce che una contrazione degli utili sembra sempre piรน probabile.
I titoli dello S&P 500 sono valutati oggi a circa 18x gli utili 2023, al di sopra della mediana a 15 anni, pari a 16,1x, il che suggerisce che le aspettative di crescita positiva degli utili rimangono incorporate nei livelli di prezzo. La delusione degli utili e la revisione al ribasso delle aspettative sugli utili futuri potrebbero quindi rappresentare un rischio significativo per i mercati azionari. In queste condizioni difficili, gli investitori dovrebbero dare prioritร alla resistenza dei margini. Le societร in grado di preservare i margini e la crescita dei ricavi grazie al potere di determinazione dei prezzi diventeranno quindi sempre piรน interessanti.
Veniamo alle obbligazioni. Dopo aver subito uno dei piรน profondi ribassi nella storia degli USA nel 2022, le obbligazioni hanno iniziato l'anno con forza, chiudendo addirittura il 1Q23 con modesti guadagni.
Crediamo che nonostante il rally, le obbligazioni restino favorevoli anche per la rimanente parte dellโanno. I Treasury a 10 anni rendono piรน del doppio del dividend yield stimato dell'S&P 500, offrendo agli investitori l'opportunitร di bloccare il reddito con un asset generalmente meno volatile. Non solo il reddito fisso paga un tasso cedolare storicamente elevato, ma i suoi flussi di cassa sono tipicamente piรน stabili rispetto agli asset piรน rischiosi. Con il rallentamento dell'economia e la probabile pressione sugli utili societari, l'affidabilitร delle cedole del reddito fisso sarร quindi sempre piรน apprezzata. Crediamo infatti che man mano che la debolezza economica si diffonderร nei prossimi trimestri, i tassi d'interesse di mercato scenderanno probabilmente a livelli di recessione. Ciรฒ consentirร anche una rivalutazione del capitale per i detentori di obbligazioni.
La Finestra sui Mercati
Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!




