USA: l'inflazione scende, ma i tassi rimangono alti

23/10/2023 07:30
USA: l'inflazione scende, ma i tassi rimangono alti

Powell continua la narrazione secondo cui lโ€™inflazione rimane troppo elevata e diverse sono le incertezze che continuano a pesare sullโ€™economia e i mercati.

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM

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Dati importanti ma non strategici per i mercati finanziari in uscita questa settimana. Venerdรฌ scorso i prezzi alla produzione della Germania YoY di settembre sono risultati in maggiore flessione rispetto alle attese (-14,7% contro -14,2% stimato e -12,6% di agosto) a conferma delle difficoltร  dellโ€™economia tedesca in questa fase congiunturale.

Sempre venerdรฌ, lโ€™agenzia S&P ha lasciato invariato il rating dellโ€™Italia a BBB mantenendo stabile anche lโ€™outlook. A preoccupare lโ€™agenzia, sono un debito pubblico che fatica a scendere in rapporto al PIL, un disavanzo che sarร  piรน corposo delle previsioni di primavera e lโ€™incertezza sulle prospettive di crescita. Lo stesso potrebbe non verificarsi a breve, quando ad emettere il giudizio sullโ€™Italia sarร  Moodyโ€™s. Non a caso รจ questo il voto che piรน intimorisce, visto che lโ€™outlook รจ giร  negativo.

Dallโ€™altra parte dellโ€™oceano nel suo ultimo discorso Powell, pur riconoscendo che le pressioni sui prezzi si sono attenuate, ha ribadito la narrazione secondo cui lโ€™inflazione rimane troppo elevata, rafforzando lโ€™aspettativa che la FED manterrร  tassi di interesse elevati per un periodo prolungato. Nonostante la narrazione di Powell non sia cambiata rispetto alle precedenti dichiarazioni, il discorso di giovedรฌ รจ arrivato poco dopo che il rendimento del decennale aveva raggiunto il 4,996%, il piรน alto dal luglio 2007. Il discorso di Powell ha inizialmente creato un certo ottimismo tra gli investitori, prima che si rendessero conto che aveva detto comunque ciรฒ che il mercato si aspettava.

Diverse sono comunque le incertezze che continuano a pesare sullโ€™economia e di riflesso sui mercati finanziari e che in questo momento superano qualsiasi impatto positivo derivante dalle aspettative che la FED mantenga invariati i tassi di interesse. Tra queste, lโ€™aumento dei prezzi del greggio, le turbolenze politiche a Washington, la guerra tra Israele e Hamas e quella tra lโ€™Ucraina e la Russia.

Il rapporto del Conference Board di giovedรฌ scorso suggerisce che una recessione potrebbe essere in agguato allโ€™orizzonte: il Leading Economic Index per esempio รจ sceso dello 0,7% a settembre, un calo maggiore rispetto allo 0,5% registrato ad agosto e piรน debole di quanto previsto dagli analisti. Ciรฒ ha segnato il 18esimo calo mensile consecutivo per un parametro che รจ spesso visto come un presagio di recessione.

Finora, l'economia USA ha mostrato una notevole resilienza nonostante le pressioni derivanti dall'aumento dei tassi di interesse e dall'elevata inflazione. Tuttavia, il Conference Board prevede che questa tendenza non potrร  essere sostenuta ancora per molto motivo questo che rende probabile una lieve recessione nella prima metร  del 2024, come dicevamo. Non รจ perรฒ detto che nel corso della prima metร  del 2024 lโ€™inflazione possa raggiungere il 2%.

Di fronte ad una recessione seppur lieve, se la FED decidesse di tagliare i tassi prima che lโ€™inflazione raggiunga il suo obiettivo medio del 2%, probabilmente sigillerebbe un contesto inflazionistico strutturalmente piรน elevato rispetto allโ€™ultimo periodo. E questo non potrร  non avere ripercussioni sui mercati finanziari. Dalle diverse dichiarazioni dei membri del FOMC, non ci sono perรฒ indicazioni che la FED possa alzare lโ€™obiettivo di inflazione, per esempio al 3%.

Al momento vediamo che le azioni USA si sono stabilizzate, mentre i rendimenti dei titoli del Tesoro a 10 anni sono scesi dai massimi di 16 anni toccati allโ€™inizio del mese. Riteniamo comunque che la volatilitร  dei rendimenti a lungo termine persisterร , anche se le banche centrali hanno probabilmente raggiunto il picco dei tassi ufficiali. I commenti della FED secondo cui i rendimenti di mercato elevati a lungo termine stavano svolgendo per loro l'opera di inasprimento della politica monetaria hanno contribuito a confermarlo.

Ma una rinnovata impennata dellโ€™inflazione da servizi core, escluso il settore immobiliare, crediamo possa rafforzare le motivazioni che vedono una FED mantenere una politica monetaria rigorosa: tassi elevati piรน a lungo.

Sebbene gli investitori debbano essere consapevoli delle aree del mercato che storicamente hanno registrato buoni risultati dopo il picco dellโ€™inflazione, riteniamo che un portafoglio ben diversificato sia comunque lโ€™approccio migliore. Lโ€™inflazione รจ infatti solo uno dei fattori di cui occorre tenere conto, considerato che le correlazioni tra asset finanziari e inflazione sono imperfette e facilmente influenzabili da una varietร  di fattori esterni.

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