USA: PPI e CPI sono strategici per supportare ancora i mercati

15/05/2024 07:15
USA: PPI e CPI sono strategici per supportare ancora i mercati

Utili e commenti di diversi presidenti della Fed sostengono i mercati, ma si riaccende la disconnessione tra Main e Wall Street.

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM

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Produzione industriale dellโ€™Italia MoM di marzo in uscita oggi alle 10:00 (stima 0,3% contro 0,1% di febbraio). Fiducia dei consumatori dellโ€™Universitร  del Michigan di maggio (stima 77 punti contro 772, di aprile).

Richieste settimanali alla disoccupazione USA in crescita sia rispetto alle attese (231k contro 212k stimate), sia rispetto alla scorsa settimana (209k).

I dati recenti dellโ€™Eurozona, indicano che finalmente lโ€™economia ha accelerato nel primo trimestre dellโ€™anno, mentre lโ€™inflazione รจ diminuita. Nel primo trimestre del 2024 il PIL reale รจ infatti aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente (il tasso di crescita piรน forte dal terzo trimestre del 2022) e dello 0,4% rispetto allโ€™anno precedente.

Per paese, la crescita QoQ del PIL reale รจ stata dello 0,2% per Germania e Francia, 0,3% per lโ€™Italia e 0,7% per la Spagna. Importante รจ stata la forte ripresa dellโ€™economia tedesca, che aveva visto il PIL reale diminuire dello 0,5% nel 4Q23. La crescita del PIL tedesco nel 1Q24 รจ stata la piรน forte dal primo trimestre del 2023. Il governo tedesco ha attribuito la ripresa ai forti investimenti delle imprese e alle esportazioni. Questi hanno piรน che compensato la debolezza della spesa al consumo. La performance relativamente favorevole dell'Italia รจ stata invece, in parte, legata alle forti esportazioni.

Se diamo uno sguardo al futuro, riteniamo che ci siano i presupposti per aspettarsi che la crescita continui, anche se in modo modesto. I salari reali stanno infatti aumentando, creando cosรฌ le condizioni per un impulso alla spesa dei consumatori. Inoltre, lโ€™atteso allentamento della politica monetaria da parte della BCE avrร  probabilmente un impatto positivo sugli investimenti e sulla spesa dei consumatori, sensibili ai tassi di interesse. Nel frattempo, una forte economia statunitense e una performance economica migliore del previsto in Cina possono contribuire a stimolare ulteriormente le esportazioni.

Lo scenario prevede quindi che lโ€™attivitร  economica nellโ€™Eurozona riprenderร  gradualmente nel corso del 2024, sostenuta dal miglioramento del potere dโ€™acquisto delle famiglie e dal calo dei tassi di interesse. Non dimentichiamo perรฒ che il settore industriale dell'Eurozona si trova ad affrontare gravi problemi strutturali, che non verranno risolti (o lo saranno solo in minima parte) abbassando i tassi di riferimento della BCE.

Lโ€™incremento del fondo di ripresa dellโ€™UE dovrebbe, in teoria, consentire ai paesi del sud dellโ€™Eurozona, che ne sono i principali destinatari, di sovraperformare nuovamente nel 2024. Dobbiamo perรฒ segnalare che finora, i suoi effetti sono stati relativamente limitati e i problemi di attuazione, come evidenziato in un recente rapporto della Commissione Europea, non scompariranno del tutto questโ€™anno.

Anche l'inflazione รจ in via di miglioramento. Sebbene quella complessiva a marzo sia rimasta invariata rispetto al mese precedente, quella core ha continuato invece a decelerare. Ciรฒ pone potenzialmente le basi per un allentamento della politica monetaria da parte della BCE. Tuttavia, gli investitori si aspettano sempre piรน che la BCE aspetti ancora un poโ€™ prima di agire. A marzo, i prezzi al consumo nellโ€™Eurozona a 20 sono infatti aumentati del 2,4% rispetto allโ€™anno precedente, lo stesso di febbraio. Tuttavia, escludendo la volatilitร  dei prezzi alimentari ed energetici, i prezzi core sono aumentati del 2,7% a marzo rispetto ad un anno prima. Si tratta dellโ€™inflazione core piรน bassa da febbraio 2022. Ricordiamo che lโ€™inflazione core ha raggiunto il picco del 5,7% nel marzo 2023. Pertanto, sono stati compiuti progressi significativi.

Come negli Stati Uniti, il principale problema dellโ€™inflazione riguarda i servizi. Mentre i prezzi dei prodotti dell'industria non energetica sono aumentati nell'Eurozona solo dello 0,9% rispetto all'anno precedente, i prezzi dei servizi sono aumentati del 3,7%. E questo a causa della rigiditร  del mercato del lavoro che rimane teso, generando incrementi salariali superiori al tasso di inflazione, soprattutto quando si tratta di servizi ad alta intensitร  di manodopera.

Siamo convinti che questa sia la principale preoccupazione della BCE. Considerato che lโ€™inflazione di fondo continua a diminuire e dato che la crescita economica rimane al di sotto della media, sembra ragionevole aspettarsi che la BCE inizi a tagliare i tassi di interesse questโ€™anno, magari giร  nel meeting del 6 giugno.

Per paese, lโ€™inflazione annuale a marzo รจ stata del 2,4% in Germania e Francia, 1% in Italia, 3,4% in Spagna, 2,6% nei Paesi Bassi, 4,9% in Belgio e 0,6% in Finlandia. I numeri per Germania e Spagna sono stati piรน alti rispetto al mese precedente. E questo ha sollevato dubbi sul fatto che lโ€™inflazione stia diventando vischiosa. Ciรฒ implica che anche per la BCE, al pari delle Fed, lโ€™ultimo miglio verso lโ€™obiettivo del 2% potrebbe essere difficile e richiedere una politica restrittiva per un periodo piรน lungo. In risposta alle notizie sullโ€™inflazione, i rendimenti obbligazionari in Europa sono aumentati mentre gli investitori stanno rivalutando i tempi del taglio dei tassi.

Non possiamo non evidenziare i potenziali rischi al ribasso per la crescita. Questi riguardano principalmente il settore industriale, dove il rallentamento dellโ€™attivitร  non sta mostrato segni di stabilizzazione. La produzione industriale si รจ ridotta significativamente a gennaio, scendendo al livello piรน basso degli ultimi tre anni e mezzo, mentre gli indici PMI del settore hanno continuato a contrarsi fortemente e stazionano sotto 50, punto che indica recessione. A marzo, il sottoindice PMI sullโ€™occupazione รจ sceso al livello piรน basso da agosto 2020, alimentando i timori di una maggiore flessione delle tendenze di reclutamento in questo settore.

Il calo dellโ€™occupazione industriale nellโ€™Eurozona deve essere fermato prima che possa verificarsi una qualsiasi inversione di tendenza. Ciรฒ non รจ ancora avvenuto, poichรฉ lโ€™occupazione manifatturiera si รจ stabilizzata nel secondo e terzo trimestre del 2023, prima di crollare dello 0,1% QoQ nellโ€™ultimo trimestre. Di conseguenza, la quota di occupazione industriale ha raggiunto il livello piรน basso di sempre, al 12,8%, durante lโ€™ultimo trimestre del 2023.

Tuttavia, la creazione di posti di lavoro รจ rimasta dinamica in una serie di settori dei servizi (informazione e comunicazione, commercio al dettaglio e all'ingrosso, alloggi e servizi pubblici), nonchรฉ nell'edilizia. Riteniamo che la pressione sul mercato del lavoro rimarrร  elevata nel 2024, come evidenziato dal tasso di posti di lavoro vacanti che, nonostante sia sceso al 2,8% nel quarto trimestre del 2023, รจ rimasto comunque molto piรน elevato rispetto al livello pre-COVID.

Il rischio maggiore per l'Eurozona รจ il ritorno alla stagnazione dell'era pre-pandemica. Crediamo che questo rischio sia maggiore rispetto a quello di un'inflazione persistente dovuta ad effetti di secondo impatto. Dopo la crisi finanziaria globale, il blocco valutario รจ rimasto impantanato in una situazione di bassa inflazione e bassa crescita. La BCE ha fissato un obiettivo di inflazione del 2%, ma รจ un livello che ha faticato a raggiungere nel decennio precedente la pandemia. Una stretta monetaria che si mantiene per troppo tempo potrebbe far crollare l'inflazione al di sotto del 2%, spingendo perรฒ l'Eurozona ancora una volta verso la stagnazione.

Non si tratta di un rischio da poco. Il settore manifatturiero dell'Eurozona ha bisogno di abbandonare il gas e la manodopera importati a basso costo, e questa รจ un'importante sfida strutturale. In condizioni normali, si dovrebbe ricorrere alla politica fiscale per stimolare la domanda in misura sufficiente a garantire che l'aggiustamento dell'offerta avvenga in modo ordinato, ma l'Eurozona รจ soggetta a vincoli fiscali. Vincoli che il nuovo patto di stabilitร  e crescita di fatto non ha rimosso. Anzi.

La BCE si trova quindi ad affrontare il delicato compito di calibrare attentamente la propria politica monetaria in modo che sia sufficientemente restrittiva da mantenere l'inflazione su un percorso coerente con l'obiettivo del 2% nel medio termine, ma non cosรฌ restrittiva da causare una stagnazione persistente. รˆ una strada decisamente stretta da percorrere.

Ci sono due scenari in cui รจ probabile che la BCE avvii un ciclo di tagli dei tassi: il primo, se la crescita risulterร  piรน debole del previsto, il secondo se l'inflazione tornerร  all'obiettivo del 2% piรน rapidamente del previsto. Dal nostro punto di vista, sarร  sufficiente che uno solo di questi scenari si concretizzi perchรฉ la BCE tagli i tassi.

Privilegiamo quindi una posizione long sui bund tedeschi, che secondo noi sarebbero i principali beneficiari di un taglio dei tassi in Europa. Crediamo che la BCE possa tagliare i tassi tra 100 e 150 punti base entro la fine dellโ€™anno, che รจ piรน di quanto i mercati si aspettano. Se le nostre aspettative sono corrette, รจ probabile che l'euro scenda rispetto ad un ampio paniere di valute.

Nell'azionario, i margini di profitto delle imprese si manterranno sotto pressione, mentre le condizioni economiche rimarranno deboli. Se l'Europa eviterร  la stagnazione e tornerร  a crescere, potrebbero presentarsi opportunitร  di investimento in societร  solide, le cui valutazioni saranno probabilmente ancora relativamente convenienti.

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