Vale la pena di investire in Cina?

09/12/2022 08:00
Vale la pena di investire in Cina?

Che cosa sta succedendo in Cina? Secondo la Banca Mondiale lโ€™economia cinese crescerร  del 2,8% nel 2022 e del 4,5% nel 2023: percentuali decisamente contenute per la Cina. Per Tognoli la Cina sta cercando di uscire dallโ€™angolo, e lo vediamo nellโ€™accenno al rispetto delle regole internazionali, al rispetto dellโ€™ordine mondiale, al fatto che la Cina non vuole scalzare il ruolo dellโ€™America nel mondo. La domanda ora รจ: vale la pena di investire in Cina?

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM

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Alle 3:30 escono i prezzi al consumo YoY della Cina di novembre (stima 1,6% contro 2,1% di ottobre). Alle 14:30 i prezzi alla produzione YoY USA di novembre (stima 7,2% contro 8% di ottobre) e alle 16:00 la fiducia dei consumatori di dicembre dellโ€™Universitร  del Michigan (stima 56,9 punti contro 56,8 di novembre).

Ieri la revisione delle richieste alla disoccupazione settimanali USA non ha riservato sorprese (230k), in aumento rispetto alla scorsa settimana (226k).

Intorno allโ€™economia della Cina, che lo ricordiamo รจ la seconda del pianeta, aleggiano diversi rischi (ma su quale paese non ce ne sono). Innanzitutto il debito, che rischia di sfuggire di mano, poi il settore immobiliare che si sta sgretolando sotto il peso del proprio debito, senza dimenticare la strategia zero Covid che rallenta i consumi e che solo ora, dopo gli evidenti danni economici, sembra allentarsi. Tutte cose che il partito sembra ignorare, quasi vivesse una dimensione parallela, ignorando i veri problemi del Paese.

Il mix di cui sopra, รจ probabile che si traduca in una riduzione della crescita economica a livelli trai i piรน bassi degli ultimi 30 anni. Secondo la Banca Mondiale lโ€™economia cinese crescerร  del 2,8% nel 2022 e del 4,5% nel 2023 (la Cina aveva fissato per il 2022 un obiettivo di crescita del 5,5%). Per lโ€™Europa sono percentuali del tutto rispettabili, ma per la Cina sono decisamente contenute.

Sia perchรฉ il PIL del resto dellโ€™Asia รจ atteso crescere nel 2022 del 5,5%, sia soprattutto alla luce del fatto che Xi Jimping, dopo la rielezione per il terzo mandato, ha la formidabile e unica opportunitร  di plasmare e influenzare la Cina in un modo e in una misura pari solo a Mao prima di lui. Occorre che perรฒ faccia i conti con la realtร .

E potrebbe anche aver cominciato a farli, a cominciare dallโ€™incontro con Biden dello scorso novembre. Non succedeva da anni e quello di Bali รจ stato il primo incontro di persona da quando Biden e Xi sono entrambi presidenti. Non dimentichiamo che il meeting รจ avvenuto in uno scenario segnato da mesi dalla guerra tra Russia e Ucraina, dalla crisi climatica e dalle conseguenze economiche della pandemia da Covid-19. Secondo notizie di stampa, pare che i due presidenti abbiano trovato punti comuni in cui si collaborerร , come per esempio sullโ€™ambiente e punti di vicinanza e di vedute come per esempio contro lโ€™uso delle armi atomiche e contro la minaccia dellโ€™uso delle armi atomiche.

Sarร  un caso, ma da metร  novembre il prezzo dei titoli cinesi quotati al Nasdaq (perlopiรน tecnologici), pesantemente negativi fino ad allora, hanno cominciato a salire. Sembra inoltre che gli USA possano anche ridurre le pesanti sanzioni contro Huawei. Vedremo.

Riteniamo che la Cina stia cercando un modo per uscire dallโ€™angolo in cui si sente. Nelle dichiarazioni cinesi si notano infatti diversi elementi che tentano di stemperare gli angoli: lโ€™accenno al rispetto delle regole internazionali, al rispetto dellโ€™ordine mondiale, al fatto che la Cina non vuole scalzare il ruolo dellโ€™America nel mondo.

Non dobbiamo perรฒ fare lโ€™errore di credere che la Cina vuole stare con gli USA e non con la Russia. Pensiamo la Cina abbia la sua agenda politica che non coincide nรจ con quella degli USA e della NATO, nรจ tantomeno con quella della Russia. E lo dimostra il fatto che il primo gennaio 2022 รจ partito operativamente il meccanismo del RCEP (lโ€™accordo commerciale che include la Cina, il Giappone, la Corea del Sud, lโ€™Australia e i paesi dellโ€™Asean), passo fondamentale verso una maggiore integrazione economica dellโ€™intera area asiatica. Lโ€™accordo, che vede la nascita della piรน vasta zona di libero scambio del mondo, prevede una riduzione progressiva delle tariffe doganali tra i vari paesi che si completerร  gradualmente nellโ€™arco di 20 anni. Difficile quindi che la Cina voglia buttare a mare la strategia di crescita dei prossimi anni.

Da un punto di vista economico (non sono un analista politico) รจ ovvio che la Cina non ha interesse ad alzare la tensione con gli USA e con lโ€™Europa, almeno per il momento. Nel 2021 il commercio tra la Cina e gli Stati Uniti รจ aumentato in valore del 28,7%, raggiungendo 755,6 miliardi di dollari, mentre il surplus commerciale ha toccato 396,5 miliardi di dollari (+22%). La sostanza non cambia per lโ€™Eurozona. Secondo Eurostat, nei primi undici mesi del 2021 lโ€™export della UE verso la Cina รจ aumentato dellโ€™11.4%, raggiungendo 203,6 miliardi di euro (da 182,9 miliardi di euro del 2020), mentre lโ€™import รจ invece salito di oltre il 20%, arrivando a 421,8 miliardi di euro (da 351,3 miliardi di euro), facendo crescere il surplus Cinese verso lโ€™Eurozona del 30% a 218 miliardi di euro.

Se allunghiamo lโ€™orizzonte temporale, dobbiamo rifarci alle tendenze di medio periodo dettate nel marzo scorso dalla Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese e dallโ€™Assemblea Nazionale del Popolo (le due sessioni) che hanno dato il via libera al quattordicesimo Piano Quinquennale contenente importanti linee guida di riforma sociale, economica ed industriale e che lasciano intravedere un quinquennio di grandi cambiamenti. Lโ€™impostazione generale poggia su alcuni pilastri:

  • Dual Circulation: รจ la strategia di sviluppo economico basata sul mercato interno (internal circulation) ed in modo articolato sullโ€™integrazione globale (external circulation), confermando di fatto le impostazioni di politica economica del tredicesimo PQ, i cui obiettivi non sono stati raggiunti per effetto della pandemia. Le direttrici riguardano lโ€™uscita della Cina dallo stato di Paese in via di sviluppo, con un PIL pro-capite stimabile intorno ai 30.000 dollari nel 2035. Non sono completamente chiari invece gli obiettivi dellโ€™integrazione globale che fanno leva sullโ€™indipendenza tecnologica;
  • Indipendenza Scientifica e Tecnologica. Giร  il programma Made in China 2025 (MiC2025), lanciato nel 2015, conteneva gli elementi per una profonda trasformazione industriale, spostando lโ€™accento dalla quantitร  alla qualitร  e individuando 10 settori strategici in cui la Cina avrebbe dovuto raggiungere la leadership entro il 2049. Gli obietti del nuovo PQ sono di fatto gli stessi del MiC2025, rivisti alla luce dei mutamenti tecnologici intervenuti;
  • Nuova Urbanizzazione. Lโ€™intento รจ quello di ridurre il divario tra le fasce di popolazione piรน povere e piรน ricche. Gli obiettivi della Nuova Urbanizzazione prevedono grandi trasformazioni del modello economico basato sullโ€™agricoltura e la trasformazione del settore dei servizi, lasciando intravedere grandi opportunitร  di business. Il nuovo PQ non prevede perรฒ una nuova liberalizzazione del mercato fondiario che avrebbe dato ulteriore impulso ai redditi delle famiglie rurali;
  • Green Development. Pur essendo indicato come indispensabile, il PQ non ha dato indicazioni precise e obiettivi specifici del green development, contenuti comunque nelle deliberazioni dellโ€™ultimo State Council che strutturavano un preciso percorso di trasformazione economica e sociale verso la carbon neutrality, non presente nelle pianificazioni precedenti. Eโ€™ uno sforzo immane che comporta la dismissione di circa 700 GW di centrali a carbone (simile alla capacitร  di potenza installata in Europa) e lโ€™eliminazione di 12GtCO2e/lโ€™anno. Gli investimenti sono enormi e pari a circa 140 tn di RMB (circa 16 tn di dollari) in 10 anni.

Fin qui la teoria. Occorre poi metterla in pratica. Tra gli ostacoli da superare cโ€™รจ lโ€™armonizzazione dei diversi portatori di interessi. Per esempio, tra i principali obiettivi per lโ€™anno 2022/23 cโ€™รจ quello che i vertici Cinesi chiamano il โ€œbenessere condivisoโ€, ovvero una condizione condivisa da tutti sia in termini materiali che in termini culturali, con una riduzione del gap tra regioni, aree urbane e rurali e tra entrate individuali e lโ€™impegno nella ridistribuzione della ricchezza che, secondo il Governo รจ possibile suddividere in tre obiettivi che perรฒ sono ben lontani dallโ€™essere raggiunti: ridurre i costi delle abitazioni, aumentare le entrate e dare alla popolazione maggiori opportunitร  di creare ricchezza.

Vale la pena di investire in Cina? Nonostante il 2021 e il 2022 non siano stati particolarmente brillanti per i mercati finanziari cinesi, riteniamo che nel 2023, grazie alle nuove prioritร  politiche di lungo termine imperniate sui pilastri precedenti, le autoritร  abbiano definitivamente chiarito che gli obiettivi primari si sono spostati verso la stabilizzazione della crescita, l'autosufficienza e la tutela dellโ€™ambiente.

Chiaro che i primi passi verso il nuovo equilibrio non saranno facili, soprattutto alla luce della debolezza del settore immobiliare, della pandemia che ne hanno frenato lโ€™implementazione e della guerra. In questo scenario, siamo tuttavia convinti che le azioni di alcune societร  cinesi, la cui attivitร  รจ concentrata principalmente sul mercato interno, abbiano il potenziale per performare relativamente bene nel 2023 e possano anche mettere al riparo il portafoglio dal rischio geopolitico. Il generalizzato de-risking sulle azioni cinesi degli ultimi 6/9 mesi ha creato diverse opportunitร  in particolare nei settori healthcare, IT e dei consumi.

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